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=== Doll, Sosa, Riedle ===
(consulta la [[Domenica_26_aprile_1992_-_Roma,_stadio_Olimpico_-_Lazio-Cremonese_3-2|versione completa]] di questo articolo)


=== Vita di un campione: Fulvio Bernardini ===
(consulta la [[Bernardini_Fulvio|versione completa]] di questo articolo)


[[1991/92|Stagione]]


[[Sabato 18 aprile 1992 - Napoli, stadio San Paolo - Napoli-Lazio 3-0|Turno precedente]] - [[Domenica 3 maggio 1992 – Milano, stadio Giuseppe Meazza – Milan-Lazio 2-0|Turno successivo]]
==Biografia==
Fulvio Bernardini ha giocato in tutti i ruoli. Nacque a Roma il [[28 dicembre]] [[1905]] ma fu registrato all'anagrafe il [[1 gennaio]] [[1906]]. Deceduto a Roma il [[13 gennaio]] [[1984]]. Nativo del rione Monti, da bambino cominciò a giocare in una squadra del rione Esquilino chiamata Esquilia. Da ragazzo era soprannominato "sfilatino" perchè era sempre munito di pagnottelle che la mamma, premurosamente, gli metteva nella borsa sportiva.


{{datalink|26|aprile|1992}} - '''[[1992|2523]]''' - [[Campionato]] di [[Serie A]] [[1991/92]] - '''XXX giornata'''


'''LAZIO:''' [[Fiori Valerio|Fiori]], [[Corino Luigi|Corino]], [[Sergio Raffaele|Sergio]], [[Pin Gabriele|Pin]] (82' [[Melchiori Stefano|Melchiori]]), [[Gregucci Angelo Adamo|Gregucci]], [[Verga Rufo Emiliano|Verga]], [[Bacci Roberto|Bacci]], [[Doll Thomas|Doll]], [[Riedle Karl Heinz|Riedle]], [[Sclosa Claudio|Sclosa]], [[Sosa (Ruben Sosa Ardaiz)|Ruben Sosa]]. A disp.: [[Orsi Fernando|Orsi]], [[Bergodi Cristiano|Bergodi]], [[Stroppa Giovanni|Stroppa]], [[Neri Maurizio|Neri]]. All. [[Zoff Dino|Zoff]].
===Gli anni della Lazio===


'''CREMONESE:''' Rampulla, Garzilli (75' Lombardini), [[Favalli Giuseppe|Favalli]], Piccioni (64' Maspero), [[Bonomi Mauro|Bonomi]], Verdelli, Giandebiaggi, Iacobelli, [[Dezotti Gustavo Abel|Dezotti]], [[Marcolin Dario|Marcolin]], [[Florijancic Matjaz|Florijancic]]. A disp.: Violini, Montorfano, Ferraroni. All. Giagnoni.
Bernardini arrivò alla Lazio a 14 anni e mezzo, presentato dai soci [[Mangialaio Delfo|Mangialaio]] e [[Riccioni Bindo|Riccioni]]. Poco dopo esordì in porta nel torneo dedicato al calciatore laziale [[Canalini Alberto|Alberto Canalini]] caduto durante la [[Prima Guerra Mondiale]]. Era il [[1919]] e riscosse tanti di quegli apprezzamenti che fu subito promosso portiere titolare fino alla metà della stagione [[1920/21]] quando, dopo una sconfitta con il Napoli per 4-2 e un duro colpo sul capo preso durante un'accesa partita contro la [[Fortitudo]], chiese di poter essere spostato in attacco. I dirigenti, che in un primo tempo non volevano accontentarlo viste le sue grandi capacità come portiere, decisero di provarlo centravanti nella squadra riserve.


'''Arbitro:''' Sig. Rodomonti (Teramo).
La prima partita, contro le riserve dell'[[Audace]] al [[Parco dei Daini]], fu un trionfo e, approfittando della lunga assenza di un compagno di squadra titolare che giocava nel ruolo di mezzala sinistra, prese il suo posto e l'anno dopo finalmente fu spostato nel ruolo di centrattacco. Ma improvvisamente, verso la fine della stagione, chiese ancora di essere sostituito in prima linea e cominciò a giocare nel ruolo di centrale difensivo anche se, in realtà, occupava, a seconda dei momenti della partita, tutti i ruoli. In quegli anni la squadra era allenata da [[Baccani Guido|Baccani]] e giocava alla [[Stadio Rondinella - Roma|Rondinella]]. Si fregiò di molti successi: per tre volte risultò vincitrice delle semifinali interregionali, per altre tre volte fu campione della Lega Sud, due volte finalista della stessa Lega, anche se intervennero decisioni tese a revocare il risultato ottenuto sul campo, e una volta vinse la Prima Divisione.


'''Marcatori:''' 9' [[Doll Thomas|Doll]], 32' [[Sosa (Ruben Sosa Ardaiz)|Ruben Sosa]] (rig), 34' [[Dezotti Gustavo Abel|Dezotti]] (rig), 49' [[Riedle Karl Heinz|Riedle]], 65' [[Marcolin Dario|Marcolin]].
E' difficile calcolare con precisione quante partite abbia giocato Bernardini con la Lazio in quanto, in quei tempi, i giornali non riportavano sempre le formazioni. Il numero però dovrebbe avvicinarsi alle 100 presenze mentre i goal furono circa 65. Nelle varie formazioni biancocelesti Fulvio fu compagno dei più forti giocatori romani di quei tempi come [[Saraceni (I) Fernando|Saraceni]], [[Dosio Ugo|Dosio]], [[Faccani Augusto|Faccani]], [[Filippi Dante|Filippi]], [[Raffo Mario|Raffo]], [[Consiglio Marcello|Consiglio]], [[Sclavi Ezio|Sclavi]], [[Vojak Antonio|Vojak]] ed altri. Il [[22 marzo]] [[1925]] Bernardini ebbe l'onore, primo giocatore in assoluto del centro-sud, di essere convocato in Nazionale per la partita Italia-Francia svoltasi a Torino e finita con il punteggio di 7-0 per gli Azzurri. Durante la sua permanenza alla Lazio ebbe anche l'onore di essere convocato in Nazionale altre 8 volte. In quello stesso anno si cominciarono, purtroppo, ad evidenziare degli screzi e delle incomprensioni tra il calciatore e la Lazio.


'''Note:''' ammoniti: Bacci, Favalli e Sosa. Antidoping: Sergio, Doll, Rampulla e Maspero.
La squadra, alla fine del [[Campionato]] [[1925/26]], finì solo terza in classifica preceduta dalle rivali storiche [[Alba]] e [[Fortitudo]]. Bernardini, effettivamente, con la sua grande personalità, condizionava il gioco della squadra e i rapporti interni. Anche fuori dal campo l'atleta cominciò a mostrare una certa insofferenza. Sebbene i suoi compagni lo venerassero, qualcuno ne cominciò a criticare certi atteggiamenti di superiorità. Ebbe un aspro diverbio con Filippi, un altro giovane romano dalle grandi qualità, e anche dure discussioni con [[Nesi Carlo|Nesi]] e [[Fraschetti Aldo|Fraschetti]]. Inoltre cominciarono ad arrivare anche i primi segnali di un interesse delle grandi società del Nord per il calciatore. Fulvio respinse una richiesta della [[Juventus FC|Juventus]] e il dirigente [[Bitetti Olindo|Bitetti]], che lo venne a sapere, ritenne opportuno trovare subito un impiego in banca per il giocatore.


'''Spettatori:''' paganti 6.818; incasso: 181.210.000; abbonati 20.556; quota: 553.524.711.
Vi è da ricordare che la Lazio riteneva lo sport come puro dilettantismo, soprattutto nelle intenzioni del Presidente [[Ballerini Fortunato|Ballerini]], mentre [[Bitetti Olindo|Bitetti]] aveva intuito che il calcio stava andando verso una dimensione in cui l'aspetto economico era fondamentale e quindi, l'impiego trovato a Bernardini, andava propio in questa direzione. Bernardini fu grato alla società per quel gesto ma improvvisamente arrivò un'offerta dell'[[Internazionale FC|Internazionale]] che proponeva al calciatore uno stipendio mensile di 3.000 lire e un premio di rinnovo annuale di 50.000 lire. [[Bitetti Olindo|Bitetti]] capì immediatamente il pericolo mortale che questa offerta significava per la Lazio e, presentatosi da Bernardini, gli ricordò il fatto che proprio lo stesso giocatore aveva sostenuto, solo qualche tempo prima, la necessità del più puro dilettantismo nello sport. D'altro canto, consapevole della realtà delle cose, tentò di offrire un'adeguata ricompensa al giocatore pur di trattenerlo a Roma.


Doll, Sosa, Riedle. Se la Lazio non si avvalesse della sua nobile espressione esterofila, stazionerebbe lontano dall' Europa molto piu' di quanto indichi la classifica attuale. Neanche contro la Cremonese, cronicamente fiacca e oltretutto in comprensibile disarmo, le prodezze dei tre stranieri hanno consentito ai biancazzurri di vivere una tranquilla domenica di primavera. Quel che hanno creato i tre assi d' importazione, il resto della squadra . salvando il solo Fiori, stavolta . ha fatto di tutto per annullare. Riuscendovi parzialmente, pero' . I tre stranieri sono subito saliti in cattedra, lasciando intuire che da soli avrebbero sciolto il nodo della paura che ormai blocca la Lazio. Intorno al 10' , Sosa dalla destra ha mandato al centro area un invitante rasoterra che Doll ha deposto agevolmente in rete. A stretto giro, Doll ha ricambiato il favore all' uruguaiano, preceduto di un soffio dall' irruento Garzilli, che ha sfiorato l' autorete. Ancora dal piede di Doll, poi, e' partito un primo cross per la testa di Riedle, alta di poco, quindi un secondo sul quale il centravanti e' stato trattenuto da Piccioni in area. Rigore realizzato da Sosa. Sembrava fatta, non tanto per i due gol di vantaggio quanto per l' allegra danza menata dai tre, indubbiamente favoriti da una rilassata difesa lombarda. Ma sarebbe stato troppo bello chiudere subito il conto. Questa Lazio invece deve soffrire. E cosi' la difesa biancazzurra, nel giro di due minuti, e' riuscita ad imitare quella avversaria. Su cross dalla sinistra, in due, Corino e Gregucci, hanno ostacolato Fiori in uscita, facendogli perdere il pallone. Su questo s' e' avviato Florijancic, trattenuto da Sergio. Rigore, anche stavolta sacrosanto, che Dezotti ha trasformato. E raffiorato l' incubo della rimonta, che evidentemente alla Lazio piace. Ha reagito bene Doll, i cui suggerimenti sono rimasti inascoltati, Sosa esuberante s' e' abbandonato a qualche divagazione superflua, Riedle ha chiuso il primo tempo stampando un violento pallone sul viso dell' arbitro (che stoicamente ha declinato il pronto soccorso) e in apertura di ripresa ha ristabilito le distanze con uno dei suoi spettacolari ed imprendibili colpi di testa. Ovviamente su proposta di Ruben Sosa. Poi questi se l' e' presa ancora allegramente attardandosi, dopo travolgente incursione, davanti al pronto Rampulla, graziato successivamente anche da Doll. Mancato il 4.1 la Lazio e' entrata nella paura. Stavolta, dall' altra parte c' era la Cremonese che con tutta la buona volonta' , non e' riuscita ad andare oltre il gol del prossimo laziale Marcolin. Poi le solite sofferenze finali.
Per acquisire tale somma [[Bitetti Olindo|Bitetti]] coinvolse alcuni potenti uomini politici del tempo e uno di essi, Cremonesi, il governatore di Roma, convinse l'Associazione Commercianti a raccogliere una somma di denaro per persuadere il giocatore a restare nella Capitale. Bernardini respinse l'offerta e a quel punto [[Bitetti Olindo|Bitetti]] si rivolse all'allenatore [[Baccani Guido|Baccani]] che aveva grande ascendente su "Fuffo", ma il tentativo fallì perchè era proprio [[Baccani Guido|Baccani]] che aveva sempre consigliato al giocatore di non lasciarsi sfuggire l'occasione di trasferirsi al Nord. Non rimase che l'arma del sentimento: Fulvio aveva promesso al padre Augusto, sul letto di morte, che non avrebbe mai lasciato la Lazio e fu proprio questa la leva che [[Bitetti Olindo|Bitetti]] utilizzò per convincerlo. Ma a Fulvio arrivò un messaggio distorto e gli sembrò di capire che Olindo gli avesse rinfacciato le spese sostenute dalla Società per pagare i funerali del suo genitore e a quel punto, furibondo, andò a Milano.


'''Fonte:''' [[Corriere della Sera]]
L'ultimo che tentò la riconciliazione fu il potente socio biancoceleste [[Vaccaro Giorgio|Giorgio Vaccaro]] il quale, una volta accortosi che tutto era inutile, impose a Bernardini, in virtù dei regolamenti, di pagare un indennizzo di 20.000 lire alla Società. Nonostante le proteste del giocatore, suo fratello Vittorio firmò 20 cambiali da 1.000 lire l'una versandole alla Società. Comunque se ne era andato un giocatore che per tanti anni era stato il simbolo stesso della Lazio e per il quale i tifosi biancocelesti stravedevano. Il [[20 agosto]] fu il [[Corriere dello Sport - Stadio|Corriere dello Sport]] a pubblicare la notizia ufficiale del trasferimento.


===Gli anni dell'Internazionale e della Roma===


{{incontro| |19920426|1991/92| |199192}}
Nell'[[Internazionale FC|Internazionale]] "Fuffo" rimase fino al [[1928]] confermando tutte le sue grandi qualità: giocò 58 partite e segnò 27 reti. Nel frattempo trovò anche il tempo e la forza di volontà per laurearsi alla Bocconi in Scienze Economiche. Va ricordato che nello stesso periodo vi erano soltanto altri due giocatori laureati: Rava e Frossi. La Lazio nel frattempo aveva cominciato ad abituarsi all'assenza del giocatore ma, quando nell'estate [[1928]] Bernardini accettò di trasferirsi alla [[Roma AS|Roma]], le ferite che si stavano rimarginando ricominciarono a sanguinare. Il giocatore divenne in breve il punto di forza dei giallorossi e si immedesimò talmente nel carattere della squadra testaccina che, insieme ad [[Ferraris (IV) Attilio|Attilio Ferraris (IV)]], ne divenne il simbolo, schierandosi quasi sempre nel ruolo di centromediano. Avversario implacabile nei [[Derby]], si distingueva alla fine della partita per la signorilità e l'affetto con cui salutava i calciatori biancocelesti come se quei colori fossero sempre rimasti, indelebili, nell'anima del campione.
[[Categoria:Incontri Serie A| 19920426]]


Nella [[Roma AS|Roma]] giocò fino al [[1939]], disputando 286 partite e segnando 45 reti. Paradossale fu il suo rapporto con la Nazionale: fino al [[1932]] giocò 26 partite, segnando anche 3 goal e conquistando la medaglia di bronzo alle Olimpiadi del [[1928]], ma il rapporto con il C.T. Vittorio Pozzo fu molto ambiguo se non addirittura conflittuale. Pozzo non lo portò infatti né ai [[Mondiali]] del [[1934]] né a quelli del [[1938]], giustificandosi con la frase: "Fulvio gioca troppo bene per essere capito dai compagni". Nel frattempo, a testimonianza dello spessore intellettuale dell'uomo, Bernardini scriveva su [[Il Littoriale]] interessanti articoli riguardanti la tecnica e la tattica nel gioco del calcio tanto che, una volta finita la carriera, divenne giornalista professionista. Va ricordato ancora che Bernardini, una volta lasciata la [[Roma AS|Roma]], giocò fino al [[1943]] con la squadra romana della Mater.

===Il calciatore===

Fulvio Bernardini è stato un fuoriclasse tra i più grandi che il calcio italiano abbia espresso. Poliedrico e completo, dotato di un fisico calcisticamente perfetto, portò nel calcio la modernità, anticipando di qualche decennio il modo di giocare che si sarebbe imposto negli anni '60 e '70. Quando il calcio era privo di schemi, quando il pallone veniva scagliato in avanti dalle retrovie lasciando agli attaccanti il compito di raccoglierlo, Bernardini, con il pallone tra i piedi al limite della sua area, con calma solenne e lo sguardo rivolto sempre ai compagni, serviva con passaggi millimetrici i mediani per poi scattare in avanti e ricevere da loro la palla di ritorno; da lì ancora avveniva lo scambio con le mezze ali che poi potevano servire le ali o tentare di servire il centravanti per la conclusione. Non era mai in difficoltà o in affanno e riusciva a rendere concreta l'idea di chi ritiene il calcio un gioco semplice in cui è sufficiente rendere facili e spontanee le cose che appaiono difficili. Dotato di un passaggio preciso e di un tiro potente con ambedue i piedi anche se preferiva il sinistro, abile anche di testa, faceva sentire in campo la sua presenza e costituiva, grazie alla sua personalità, un esempio per tutti.

===L'allenatore===

Dopo l'abbandono dell'attività agonistica e la parentesi drammatica della guerra, Fulvio Bernardini cominciò la carriera di allenatore con la [[Roma AS|Roma]] nel [[1949/50]] ma il rapporto si chiuse bruscamente con un esonero. Dal [[1951]] al [[1953]] allenò il [[Vicenza]] in [[Serie B]]. Nel [[1956]], alla guida della [[Fiorentina AC|Fiorentina]], vinse uno storico [[Scudetto]] che replicò con il [[Bologna]] nel [[1964]]. I suoi successi furono completati con la vittoria della [[Coppa Italia]] del [[1958]] ottenuta proprio allenando la Lazio. Va sottolineato che questi successi furono gli unici ottenuti da squadre non di Milano o di Torino nel dopoguerra fino agli anni '70.

Nella Lazio del Presidente [[Siliato Leonardo|Siliato]] fu allenatore dal [[1957/58]] al [[1960/61]] totalizzando 92 panchine. Dal [[1961/62]] al [[1965]] fu a Bologna per poi trasferirsi a Genova alla guida della [[Sampdoria]] fino al [[1971]]. Chiuse la sua carriera a livello di club, ricoprendo il ruolo di direttore tecnico nel [[Brescia]]. Nel [[1974]] fu chiamato dalla Federazione per allenare la Nazionale italiana reduce dal fallimento dei Mondiali di Germania e ricoprì questo delicato ruolo fino al [[1977]]. Modificò profondamente la mentalità difensivista attuata fino allora dall'Italia, esaltando la razionalità del gioco unita ad un grande movimento in cui ogni giocatore doveva occupare una ben precisa zona del campo con un ruolo e un compito specifico. Il pallone non andava mai passato al compagno, ma spedito nella zona di campo dove, chi riceveva il passaggio, doveva trovarsi grazie a un rapido spostamento.

Gli scambi dovevano avvenire tenendo il pallone sempre rasoterra perchè, come affermava Fulvio, il pallone passato alto impiega più tempo per arrivare e ne rende più arduo il controllo. Inoltre il calciatore che imposta l'azione e che manovra deve avere, come qualità indispensabile, "i piedi buoni". Dopo la rifondazione della Nazionale ricoprì il ruolo di Direttore Generale nella [[Sampdoria]] fino al [[1979]]. Morì a Roma il [[13 gennaio]] [[1984]] e fu rimpianto da tutti. A suo nome è intitolato il Centro Sportivo di Trigoria della [[Roma AS|A.S. Roma]]. Come nota di colore si può ricordare la sua interpretazione cinematografica nel film "Gli undici moschettieri" del [[1952]].

== Palmares ==

* 1 Coppa Italia (Lazio) nel [[1957/58]]


[[Categoria:Biografie|Bernandini Fulvio]]
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[[Categoria:Allenatori|Bernardini Fulvio]]
[[Categoria:Pionieri|Bernardini Fulvio]]

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Doll, Sosa, Riedle

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Stagione

Turno precedente - Turno successivo

26 aprile 1992 - 2523 - Campionato di Serie A 1991/92 - XXX giornata

LAZIO: Fiori, Corino, Sergio, Pin (82' Melchiori), Gregucci, Verga, Bacci, Doll, Riedle, Sclosa, Ruben Sosa. A disp.: Orsi, Bergodi, Stroppa, Neri. All. Zoff.

CREMONESE: Rampulla, Garzilli (75' Lombardini), Favalli, Piccioni (64' Maspero), Bonomi, Verdelli, Giandebiaggi, Iacobelli, Dezotti, Marcolin, Florijancic. A disp.: Violini, Montorfano, Ferraroni. All. Giagnoni.

Arbitro: Sig. Rodomonti (Teramo).

Marcatori: 9' Doll, 32' Ruben Sosa (rig), 34' Dezotti (rig), 49' Riedle, 65' Marcolin.

Note: ammoniti: Bacci, Favalli e Sosa. Antidoping: Sergio, Doll, Rampulla e Maspero.

Spettatori: paganti 6.818; incasso: 181.210.000; abbonati 20.556; quota: 553.524.711.

Doll, Sosa, Riedle. Se la Lazio non si avvalesse della sua nobile espressione esterofila, stazionerebbe lontano dall' Europa molto piu' di quanto indichi la classifica attuale. Neanche contro la Cremonese, cronicamente fiacca e oltretutto in comprensibile disarmo, le prodezze dei tre stranieri hanno consentito ai biancazzurri di vivere una tranquilla domenica di primavera. Quel che hanno creato i tre assi d' importazione, il resto della squadra . salvando il solo Fiori, stavolta . ha fatto di tutto per annullare. Riuscendovi parzialmente, pero' . I tre stranieri sono subito saliti in cattedra, lasciando intuire che da soli avrebbero sciolto il nodo della paura che ormai blocca la Lazio. Intorno al 10' , Sosa dalla destra ha mandato al centro area un invitante rasoterra che Doll ha deposto agevolmente in rete. A stretto giro, Doll ha ricambiato il favore all' uruguaiano, preceduto di un soffio dall' irruento Garzilli, che ha sfiorato l' autorete. Ancora dal piede di Doll, poi, e' partito un primo cross per la testa di Riedle, alta di poco, quindi un secondo sul quale il centravanti e' stato trattenuto da Piccioni in area. Rigore realizzato da Sosa. Sembrava fatta, non tanto per i due gol di vantaggio quanto per l' allegra danza menata dai tre, indubbiamente favoriti da una rilassata difesa lombarda. Ma sarebbe stato troppo bello chiudere subito il conto. Questa Lazio invece deve soffrire. E cosi' la difesa biancazzurra, nel giro di due minuti, e' riuscita ad imitare quella avversaria. Su cross dalla sinistra, in due, Corino e Gregucci, hanno ostacolato Fiori in uscita, facendogli perdere il pallone. Su questo s' e' avviato Florijancic, trattenuto da Sergio. Rigore, anche stavolta sacrosanto, che Dezotti ha trasformato. E raffiorato l' incubo della rimonta, che evidentemente alla Lazio piace. Ha reagito bene Doll, i cui suggerimenti sono rimasti inascoltati, Sosa esuberante s' e' abbandonato a qualche divagazione superflua, Riedle ha chiuso il primo tempo stampando un violento pallone sul viso dell' arbitro (che stoicamente ha declinato il pronto soccorso) e in apertura di ripresa ha ristabilito le distanze con uno dei suoi spettacolari ed imprendibili colpi di testa. Ovviamente su proposta di Ruben Sosa. Poi questi se l' e' presa ancora allegramente attardandosi, dopo travolgente incursione, davanti al pronto Rampulla, graziato successivamente anche da Doll. Mancato il 4.1 la Lazio e' entrata nella paura. Stavolta, dall' altra parte c' era la Cremonese che con tutta la buona volonta' , non e' riuscita ad andare oltre il gol del prossimo laziale Marcolin. Poi le solite sofferenze finali.

Fonte: Corriere della Sera