Domenica 23 febbraio 2003 - Roma, stadio Olimpico - Lazio-Atalanta 0-0: differenze tra le versioni


 
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'''Arbitro:''' Sig. Tombolini (Ancona).
 
'''Arbitro:''' Sig. Tombolini (Ancona).
  
'''Note:''' ammoniti [[Giannichedda Giuliano|Giannichedda]], [[Zauri Luciano|Zauri]] e Berretta per gioco scorretto. Recuperi: 3' p.t., 4' s.t.
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'''Note:''' ammoniti [[Giannichedda Giuliano|Giannichedda]], [[Zauri Luciano|Zauri]] e Berretta per gioco scorretto. calci d'angolo: 10 - 3. Recuperi: 3' p.t., 4' s.t.
  
 
'''Spettatori:''' paganti 5.168 per un incasso di euro 113.045,00, abbonati 28.443 per una quota di euro 514.819,71.
 
'''Spettatori:''' paganti 5.168 per un incasso di euro 113.045,00, abbonati 28.443 per una quota di euro 514.819,71.

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Stagione

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23 febbraio 2003 - 3034 - Campionato di Serie A 2002/03 - XXII giornata

LAZIO: Peruzzi (46' Marchegiani), Stam, Negro, Mihajlovic, Favalli, Lazetic (68' Fiore), Simeone, Giannichedda, Cesar (87' Chiesa), C.Lopez, Corradi. A disposizione: D.Baggio, Fernando Couto, Pancaro, Liverani. Allenatore: Mancini.

ATALANTA: Taibi, Siviglia, Natali, Sala, Zauri, D.Zenoni, Berretta, Dabo, Doni, Pinardi (54' Vugrinec), Rossini. A disposizione: Calderoni, Carrera, Tramezzani, Foglio, Gautieri, Bianchi. Allenatore: Vavassori.

Arbitro: Sig. Tombolini (Ancona).

Note: ammoniti Giannichedda, Zauri e Berretta per gioco scorretto. calci d'angolo: 10 - 3. Recuperi: 3' p.t., 4' s.t.

Spettatori: paganti 5.168 per un incasso di euro 113.045,00, abbonati 28.443 per una quota di euro 514.819,71.


Il biglietto della gara
Un'azione della gara

La Gazzetta dello Sport titola: "La Lazio abbaia, non morde. La squadra di Mancini domina ma impegna Taibi seriamente una sola volta. Così l'Atalanta strappa il pari. I biancocelesti restano quarti, la testa della classifica, però, si allontana".

Continua la "rosea": Quel che dice giustamente Capello ("Meglio guardarsi indietro piuttosto che avanti") vale da ieri, pur con le dovute proporzioni, per tutto il calcio della capitale. Dunque anche per la Lazio di Mancini. Che infila la nona stecca casalinga, sette pareggi e due sconfitte, contro le sole tre vittorie ottenute con Perugia, Modena e Udinese. Le tre grandi scappano, mentre il quarto posto così prezioso per la Champions diventa a rischio: più del Chievo, a far paura è l'Udinese. A prendersi il pari (0-0) stavolta è l'Atalanta, che infila così il nono risultato utile consecutivo, non tale da allontanarla tuttavia dalle zone calde. Per quel che si è visto sullo spelacchiato Olimpico, una sofferenza-salvezza destinata a durare fino al termine della stagione. Lo strano di questa partita, infatti, è che la Lazio l'ha dominata, con un possesso palla (62% il bilancio finale) venuto meno solo nella prima metà della ripresa ma soprattutto con una occupazione costante della metà campo avversaria. Esistessero in materia le stesse statistiche che il rugby riserva al Sei Nazioni, scopriremmo molto probabilmente che la Lazio ha stazionato lontana dalla propria area per l'80% del match.

La cosa sbalorditiva, tuttavia, e qui rientriamo nelle statistiche certe, è che la Lazio è riuscita ad inquadrare lo specchio della porta difesa da Taibi una sola volta. Con un terzino, Stam, che ha costretto Taibi alla presa a terra proprio a metà della ripresa, quando la Lazio ha finalmente deciso di schiacciare il piede sull'acceleratore. La stessa parata cui in precedenza (artefice Doni) era stato chiamato, con maggiori difficoltà, Marchegiani, che aveva sostituito nell'intervallo Peruzzi capace di farsi male da solo. Per il resto, un festival dell'imprecisione biancoceleste (dodici tiri fuori contro una sola conclusione dell'Atalanta), mai tale tuttavia da far gridare al "quasi gol". Sul piano delle vere occasioni da rete, infatti, la Lazio è stata capace di piazzare il solito Simeone a colpire di testa quasi nell'area piccola (e a sbagliare mira) solo a una manciata di minuti dal termine. Unica volta in cui la difesa bergamasca ha pagato pegno sui palloni alti, sui quali Natali e Sala hanno dominato. Detto che l'Atalanta di Vavassori, al di là dei suoi bravi centrali difensivi, ha proposto un gran catenaccio e poco altro, non è facile andare a cercare la causa prevalente della ormai chiara flessione della banda Mancini. In grado di vincere una sola partita, proprio contro l'Udinese che ora si fa sotto, delle ultime dieci disputate tra campionato e coppe, la Lazio non è più capace di quelle accelerazioni che l'hanno resa celebre in autunno. E quando esse si realizzano, vedi primo tempo col Milan, per il resto della partita la squadra finisce sulle ginocchia. Questione di capacità di dosare le forze: nel momento in cui la Lazio si pone questo problema, diventa normale e non più speciale.

Rivelando i limiti sottorete di un centravanti altrimenti utilissimo come Corradi e di una seconda punta come Lopez, peraltro a segno (eccezionalmente) undici volte in questa stagione. Mancini, inoltre, da qualche partita ci mette del suo. Possiede tre giocatori capaci di far circolare palla e di dare un importante apporto tecnico: Stankovic (ieri indisponibile), Fiore e Liverani. Ieri, per sessantotto minuti, Mancini ha fatto a meno di tutti, riproponendo centrali Simeone-Giannichedda, due che c'erano proprio a Bergamo (1-0). Dimenticando però che all'Olimpico, avevano già fallito con Chievo (2-3), Bologna (1-1) e Reggina (0-1). Sarà un caso, ma la Lazio migliore, capace di mettere davvero in affanno la difesa dell'Atalanta, è stata quella dell'ultimo quarto di partita. Grazie a Fiore, che proponendosi anche quale alternativa a Lopez, ne ha risvegliato la voglia di fare. Solo a tre minuti dalla fine, Mancini ha inserito anche Chiesa per un Cesar spentosi da parecchio. Vista la scarsa voglia di attaccare dell'Atalanta, tanto valeva provarci prima.