Giovedì 24 settembre 1958 - Roma, stadio Olimpico - Lazio-Fiorentina 1-0
Da LazioWiki.
24 settembre 1958 - Coppa Italia 1957/58 – Finale
LAZIO: Lovati, Lo Buono, Janich, Carradori, Pinardi, Pozzan, Bizzarri, Tagnin, Tozzi, Fumagalli, Prini. Allenatore: Bernardini.
FIORENTINA: Sarti, Robotti, Castelletti, Chiappella, Cervato, Segato, Hamrin, Lojacono, Montuori, Gratton, Morosi. Allenatore: Czeizler.
Arbitro: Sig. Marchese (Napoli).
Marcatori: 30' Prini.
Note: pomeriggio caldo. Terreno in perfette condizioni. Espulsi al 32' Lojacono e Carradori per reciproche scorrettezze. All'88' Pinardi è dovuto uscire per infortunio lasciando la Lazio in nove uomini. A fine gara i tifosi presenti hanno improvvisato una suggestiva fiaccolata, dando fuoco ai giornali, per festeggiare i neo vincitori della Coppa Italia. Il Commissario della FIGC Zauli (presente all'incontro insieme al C.T. per le Nazionali Viani) ha consegnato alla Lazio la Coppa Italia per l'edizione 1957/58.
Spettatori: 55.000 circa per un incasso £. di 28.000.000.
Bellissime le emozioni per i 55.000 tifosi convenuti all'Olimpico per la prima finale di Coppa Italia del dopoguerra. La favoritissima Fiorentina viene piegata da un'indomita Lazio grazie alla rete del suo fresco ex: Maurilio Prini. La gara inizia con le squadre che si studiano, ma è la Lazio a prendere il comando del centrocampo. Janich, controllando Hamrin, riceve una botta alla gamba che lo costringe ad uscire dal campo per qualche minuto. Al 30' la svolta: una punizione tesa di Pozzan vede Prini svettare di testa, in tuffo, sorprendendo i difensori viola e Sarti che nulla può sul tiro angolato. Il pubblico ed i giocatori vanno in visibilio. Pochi minuti dopo l'arbitro Marchese espelle Lojacono e Carradori per scorrettezze. Nella ripresa sono vani gli attacchi dei fiorentini perchè la difesa biancazzurra è molto attenta nel coprirsi. Inutili sono le proteste di Hamrin per alcuni contatti in area ai suoi danni. Durante le battute finali della gara, con i laziali in nove uomini per l'infortunio occorso a Pinardi, i giocatori biancazzurri, stremati, sono asserragliati in difesa, con Lovati abile a neutralizzare ogni tiro dei viola. Al termine della gara Bernardini entra in campo urlando la sua gioia. La Lazio si fregia della sua prima Coppa Italia e del primo titolo italiano dalla sua Fondazione e moltissimi saranno i caroselli dei tifosi per le strade di Roma fino a tarda notte.
L'Unità titola: "Vittoriosi i bianco-azzurri nella finalissima dell'Olimpico. Alla Lazio la Coppa Italia. Battuta la Fiorentina da un goal di Prini. Espulsi per scorrettezze Carradori e Lojacono".
Continua il quotidiano: Il sole era già andato a nascondersi dietro le pendici di Monte Mario, la partita si avviava lentamente verso l'epilogo, i viola attaccavano con la la forza della disperazione e sotto la porta di Lovati Pinardi zoppicava storcendo il viso in una smorfia di dolore. Ma non c'era più da temere, gli applausi della folla sempre più fragorosi stavando scandendo gli ultimi minuti di gioco; ed ecco finalmente il trillo finale dell'arbitro, ecco le scalee dell'Olimpico incendiate dalla tradizionale fiaccolata. Gli spettatori scattano in piedi all'unisono, gli applausi raggiungono l'intensità di un rombo di tuono. Ricordiamo questo momento: è un momento storico per il calcio capitolino che ieri pomeriggio ha ottenuto il secondo significativo riconoscimento dopo lo scudetto vinto dalla Roma nel Campionato 1941/42. Da ieri, infatti, l'altra squadra della capitale, la S.S. Lazio, è entrata nell'olimpo delle elette del calcio italiano, da ieri il nome della S.S. Lazio figura nell'albo d'oro della Coppa Italia accanto ai nomi gloriosi della Juventus e del Torino (vincitori di due edizioni ciascuna), del Genoa, del Bologna, dell'Ambrosiana Inter, del Venezia e della Fiorentina. E del tutto meritatamente: perché se è vero che nelle sue fila non si trovano i fuoriclassi schierati da altre squadre, è pur vero che più e meglio di queste sa svolgere un gioco pratico, veloce, redditizio, forse non spettacolare (anzi tanto scarno da limitarsi all'essenziale) ma soprattutto moderno. Possiamo ben dire allora che la Lazio non sfigura affatto nell'albo d'oro della Coppa Italia, possiamo ben dire che il successo della Lazio è quanto mai giusto e meritato sotto il profilo storico, perché è il successo del gioco moderno su schemi tattici ormai superati. Del resto si tratta di una constatazione apparsa lampante già in occasione della vittoria sulla Juventus e confermata proprio dalla partita di ieri, la finalissima che ha registrato oltre il trionfo degli "ex".
L'incontro è stato deciso proprio da una rete di un ex fiorentino (l'ala Maurilio Prini), anche il successo di un allenatore moderno e intelligente come Fulvio Bernardini. Successo tanto più evidente in quanto proprio la perdita di Bernardini, la rinunzia ai suoi schemi e l'adozione di una manovra forse più classica ma certamente troppo elaborata e poco redditizia, sono state tra le cause principali della sconfitta dei viola. Si è visto, infatti, che assecondando le direttive offensivistiche di Czeizler la Fiorentina è diventata una squadra divisa esattamente in due tronconi: da una parte l'attacco, che giostra a meraviglia, raccoglie applausi a scena aperta ma purtroppo non segna (anche per la perdita di Virgili) e dall'altra la difesa ove Cervato, Castelletti, Chiappella, Segato hanno fornito un apprezzato rendimento individuale ma non riescono a formare quel blocco compatto che era il vanto maggiore della Fiorentina di Bernardini. E al centro il vuoto: un vuoto pauroso non più riempito da Gratton e Prini, un vuoto nel quale Carradori (finché non è stato espulso insieme a Lojacono per scorrettezze reciproche) e Pozzan (Tagnin si teneva più indietro a marcare il "nuovo" Gratton) hanno giostrato come hanno voluto spezzando le azioni avversarie e rilanciando i propri ataccanti. E poiché la difesa biancoazzurra ha retto con sufficiente disinvoltura agli attacchi dei viola (nonostante il tourbillon marca Czeizler) si può azzardare perfino la conclusione che la Lazio avrebbe forse potuto ottenere un risultato più vistoso se Bizzarri non si fosse ostinato a tirare in porta anche quando non era il caso, e soprattutto se Fumagalli avesse maggiore disinvoltura ed esperienza.
Non vogliamo allinearci con i più pessimisti che ieri sera sostenevano l'immaturità della giovane speranza biancoazzurra e la necessità, quindi, di lasciarlo fuori squadra: secondo noi bisogna avere pazienza con Fumagalli perché indubbiamente possiede tutte le doti necessarie per emergere. Ma il ragazzo deve molto affinare lo stile e acquistare quell'esperienza che sola prima squadra può dargli. Diamo tempo al tempo, allora: diamo tempo a Fumagalli, diamo tempo a Bernardini, diamo tempo alla Lazio per perfezionare la sua manovra. Vedrete che atleti e tecnici biancoazzurri non deluderanno chi avrà avuto fiducia in loro. Come non hanno deluso finora (ricordiamo che la Lazio di Fulvio è ancora imbattuta). Ed ora passiamo alla cronaca. Le fasi iniziali del gioco sono nervose e ricche di scorrettezze. E così non c'è da stupirsi se il primo tiro a rete è frutto di una punizione battuta da Pozzan; ma la sventola di Tozzi finisce a lato come un tiro di Bizzarri; subito dopo la risposta della Fiorentina non si fa attendere: Pinardi "buca" su un lungo rinvio di Sarti che finisce a Montuori il quale scatta verso Lovati. Ma "Bob" è in forma spettacolosa e chiude lo specchio della porta a Miguel che per la fretta calcia a lato. Le due squadrre si sono presentati i rispettivi biglietti da visita. La partita promette bene e mantiene le sue promesse perché ad un'altra uscita di Lovati su Lojacono fa da contraltare una sforbiciata poco regolare di Castelletti su Tozzi: punizione e fucilata di Carradori fuori di poco. Al 13' grosso pericolo per Sarti: Bizzarri supera Robotti, fugge lungo la linea di fondo e crossa ma nessuno è pronto a raccogliere il passaggio. Altra uscita acrobatica di Lovati (è spettacoloso il portiere laziale!) su Hamrin (che in genere non punta a rete ma lancia Montuori e Lojacono) indi uno scontro tra Carradori e Fumagalli. I due si rialzano un po' malconci ma sani e salvi.
Tuttavia l'episodio riporta un po' di elettricità in campo: non si avverte subito, perché i viola devono preoccuparsi di neutralizzare un pericololo assolo di Tozzi che dalla linea di fondo centra e sfrutta il rimpallo su Cervato per sferrare un gran tiro che Sarti riesce appena a deviare in corner con la punta delle dita. Ma subito dopo Robotti spinge platealmente a terra Tozzi ed al 28' Carradori sgambetta Lojacono. Lojacono è un oriundo "a sangue caliente" e risponde con un calcio a freddo. Marchese senza esitare espelle l'uno e l'altro: ne guadagna lo spettacolo perché in dieci contro dieci la partita diviene più veloce e più interessante; ne guadagna anche la correttezza perché i superstiti si guardano bene dal ripetere le gesta dei due espulsi. Ne scapita la giustizia sportiva perché il solo Lojacono avrebbe meritato l'espulsione ma si tratta di una finalissima e Marchese ha badato anche a non rompere l'equilibrio di forze in campo. Si riprende a giocare fra i fischi che però subito dopo divengono applausi: già al 30', infatti, Tozzi supera Cervato, sta per evitare anche l'uscita di Sarti ma tira troppo presto e manda a lato (vuol dire che Tozzi rimarrà cannoniere della coppa in condominio con Petris). E un minuto dopo ecco il goal laziale: Robotti interviene fallosamente su Fumagalli, Pozzan batte la punizione e manda uno spiovente al centro dell'area ove Prini raccoglie di testa e devia di precisione ma dolcemente in rete. E' il finimondo sugli spalti. Ed è il finimondo anche in campo: i viola si scatenano, pongono l'assedio alla rete di Lovati ma non passano, anzi, nemmeno tirano e i pericoli più grossi per "Bob" vengono da un paio di legnate di Cervato su punizione.
Ripresa. Ancora la Fiorentina tutta all'attacco: tre corner di seguito vengono battuti in favore dei viola, poi un'altra "punizione al brivido" di Cervato e un tiro alto di Hamrin. La Lazio risponde con una girata al volo di Tozzi parata in tuffo da Sarti e la partita si spegne pian piano. Bisogna attendere il 32' per registrare un'altra cannonata di Cervato su punizione cui la Lazio risponde immediatamente con un colpo di testa di Fumagalli (su corner battuto da Bizzarri che Castelletti riesce fortunatamente a respingere, pure di testa, sulla linea della porta. Stiamo arrivando verso la fine e logicamente si registra il serrate dei viola e appunto in uno dei mucchi caotici creatisi davanti a Lovati che Pinardi si infortuna e rimane zoppicante. Ma il fischio finale non tarda: lo stadio esplode e applaude ancora mentre entra in campo Siliato e riceve dalle mani del commissario Zauli la Coppa Italia. Altri applausi salutano i viola quando ricevono la coppa di consolazione messa in palio dalla Lega Nazionale. Ed è tutto.
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