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Novità.jpg I TRE MOSCHETTIERI E LA BANDA OSSIMORICA
Nel corso delle nostre ricerche, ci siamo recentemente imbattuti in tre atleti biancocelesti di cui ignoravamo tutto. Dopo aver scritto oltre 9.000 biografie, pensavamo, illusoriamente, che avessimo individuato tutti coloro che, in 120 anni di ambaradan, avevano vestito l’amata maglia. Ma i tre atleti in questione ci erano sfuggiti. Nelle emeroteche, nelle biblioteche, negli archivi sparsi ovunque, i tre non si erano mai palesati, finché, in un ritaglio di giornale del 1933, nascosti tra mille altri nomi, abbiamo letto con la lente d’ingrandimento i nomi sconosciuti di tre giovani e, accanto, la società di appartenenza: S.S. Lazio. Chi sono questi? Da dove spuntano? Che hanno fatto nella Lazio? Ma soprattutto: ora che si fa? La prima opzione a ronzare, come una mosca stanca di fine estate, è stata cinica: ignoriamoli. La seconda, minimalista: riportiamoli nell’elenco delle biografie con lo sport praticato e gli anni: solo i nomi e nient’altro. La coscienza, così tacitata, pareva quasi a posto. Avevamo acciaccato il grillo, da bravi Pinocchi, ma qualcosa di amaro pizzicava alcune corde interiori e la musica prodotta ci disturbava il core. Finalmente, la terza opzione si è catapultata dentro come un Mennea in rincorsa all’inglesotto nella finale olimpica di Mosca ‘80. A braccia levate, bella e piena come un gol nel derby: ‘sti tre hanno la stessa dignità e importanza degli altri 9.000. Approfondire!

Vindice Cavallera, Nolfo di Carpegna, Edgardo Contini. Già i nomi risultavano un tantino inquietanti. Ci hanno fatto subito pensare a tre capitani di ventura rinascimentali. Tipo: Erasmo Stefano da Narni, detto il Gattamelata; oppure: Mostarda da Forlì. Ma soprattutto, ci ha sorpreso il fatto che avessero gareggiato nelle stesse stagioni con la maglia laziale, e tutti e tre nella Sezione di Atletica leggera. L’attività madre di quella Podistica che "il Puntale" aveva avuto l’idea di fondare con lo scopo di "marciare e correre". A quel punto, il famoso grillo, quello nell’angolo che si era salvato dal tiro di scarpa, è saltato su a dirci un’altra cosa. A suggerire che i nostri "tre moschettieri della Regina" avevano bussato all’ingresso del castello per un motivo preciso, e con un tempo puntuale: Loro, in effetti, erano un Monito.
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Ci sono un paio di considerazioni di Arthur Bloch, quello di "la legge di Murphy", che cascano a fagiolo. La prima considerazione dice: La somma dell'intelligenza che esiste sulla Terra è costante, la popolazione è in aumento. La seconda è pure meglio: Non discutere mai con uno sciocco: gli altri potrebbero non notare la differenza. Sapete, i paesaggi in cui si muovono gli sciocchi hanno piazze che si chiamano "conformismo" e vie che si chiamano "cliché"; o "luoghi comuni", per dirla più semplice. Le strade cliché sono battute e ben conservate come le strade della nostra povera Roma non lo saranno mai. Le piazze dei conformisti sono a ogni ora strapiene di gente, di uomini e donne di ogni età desiderosi solo di stare insieme per fare "numero"; ed è capitato pure che dicessero tutti in coro un bel "sì" a chi proponeva di muovere guerra al resto del pianeta unendosi a un folle Adolfo. Sono passati tanti anni da quel maledetto momento. Addirittura generazioni. Ma Murphy non perdona, e i fiumi sono in piena così che gli sciocchi stanno a galla – come cantava il bardo. Un luogo comune che circola da molto tempo, in questo nostro mondo di affetti che ha nome "Lazio", dice più o meno così: La Lazio ha un'anima di Destra, difende valori che, a condensarli, rispondono ai concetti di Onore, Patria, Discendenza.

Principi travisati, però; maneggiati grossolanamente e infine annullati dalla stupidità conformista. Ad esempio, pare proprio che certe categorie – comunisti e anarchici, non ariani, non cristiani, omosessuali e "deboli" in generale – non abbiano, nel pensiero della élite che si preme di governare il flusso sciapo, quarti di nobiltà sufficienti per entrare a pari diritto nella casa "Lazio". A ogni occasione, lo gridano e quindi lo ricordano, i maneggioni, perché solo così vivono a sprazzi e si riconoscono in quanto entità a se stante: un meccanismo naturale. LazioWiki vuole, invece, avvisare tutti i suoi amici che il sentimento di "lazialità" ha una ampiezza molto maggiore, in rispetto al pensiero angusto e senza sbocchi della "élite conformista". In esso non è tanto centrale il concetto di "egualitarismo", ché in Natura nulla è eguale e domina la subordinazione, quanto piuttosto il principio di "umana libertà"; il cui prezzo, poi, è una vigilanza eterna. Siamo vigili (non vigili urbani, non del tipo che ci propose Albertone per farci riflettere ridendo), dunque, e allora proponiamo le tre belle storie recuperate dei nostri "moschettieri". Uomini d'ingegno e di cuore puro. Anime che oggi, ancora oggi, la banda ossimorica strepitante non ammetterebbe mai nella koinè biancoceleste.
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Vindice Cavallera

Mezzofondista della Sezione di Atletica leggera, nato a Genova il 9 giugno 1911 da Giuseppe e Annetta Vassallo, deceduto a Cuneo il 12 novembre 1998.

Il padre fu un medico, legato al Partito Socialista, che, dopo essere stato deputato dal 1913 al 1919, diventerà senatore nel 1948. Vindice, cresciuto in ambiente socialista, si laureò in Giurisprudenza a Roma nell'agosto 1933, dopo aver compiuto parte dei suoi studi all'Università di Torino, dove si era iscritto nel 1930. Fervente antifascista sin da ragazzo, fece parte del movimento "Giustizia e Libertà" di Carlo Rosselli. Giunto a Roma nel tardo 1932 per completare gli studi, già nel gennaio di quell'anno venne denunciato al Tribunale speciale dalla questura di Torino, ottenendo ad aprile l’assoluzione per "non aver commesso il fatto". ► Clicca qui per continuare la lettura...
Nolfo di Carpegna
Nolfo di Carpegna

Velocista della Sezione di Atletica Leggera, nato a Roma il 5 febbraio 1913 dalla nobile e antica famiglia Carpegna, originaria del Montefeltro, e deceduto a Roma il 30 settembre 1994.

Nolfo di Carpegna era un pronipote del fondatore dell'ASCI (Associazione Scautistica Cattolica Italiana), il conte Mario di Carpegna, dignitario pontificio, che nel 1916 volle creare questa organizzazione giovanile di matrice cattolica in contrapposizione al CNGEI, che aveva un'impostazione laica e finalità pedagogico-educative, fondato nel 1913 da Carlo Giovanni Colombo. Mal sopportata dal regime fascista, l'ASCI fu abolita definitivamente in due diversi momenti tra il 1927 e il 1928 e sostituita con l'Opera Nazionale Balilla. Nolfo entrò a far parte dell'ASCI nel periodo immediatamente precedente allo scioglimento. In seguito svolse attività clandestina tra il 1928 e il 1930 nel gruppo Roma V come caposquadriglia delle Aquile. ► Clicca qui per continuare la lettura...
Edgardo Contini
Edgardo Contini

Mezzofondista della Sezione di Atletica Leggera, nato a Ferrara il 22 aprile 1914 e deceduto a Los Angeles il 28 aprile 1990.

Di famiglia ebraica, era figlio di Ciro e Luisa Malvano. Suo padre fu ingegnere e realizzò un masterplan di Ferrara, diverse abitazioni in stile Liberty e il portale d'ingresso del Cimitero della città emiliana. Diretto discendente della famiglia Finzi-Contini le cui vicende ispirarono a Giorgio Bassani il romanzo "Il giardino dei Finzi-Contini" da cui poi Vittorio De Sica trasse il suo film, dall'omonimo titolo, Premio Oscar nel 1972. La famiglia si trasferì nel 1917 a Roma e pertanto Edgardo compì tutto il suo ciclo di studi nella capitale, fino a laurearsi in Ingegneria nel 1937 all'età di 23 anni con una votazione di 110 e Lode con una tesi incentrata sulla costruzione di uno stadio. Giovane prestante e sportivo, si era iscritto nel 1933 nella neonata Sezione di Atletica Leggera della S.S. Lazio. ► Clicca qui per continuare la lettura...


ERIKA BALESTRIERI E’ LA PRESIDENTE ONORARIA DI LAZIOWIKI
LazioWiki ha il piacere di annunciare che, dal primo settembre 2020, la dottoressa Erika Balestrieri sarà Presidente Onorario della nostra Associazione. LazioWiki è lieta e onorata di averla in un ruolo così significativo e importante. Savonese, classe 1974 (un buon anno per nascere...), la nostra Erika è la nipote diretta di Arturo Balestrieri. Già questo sarebbe sufficiente per invitarla a entrare nel consesso laziowikiano dalla porta principale; anzi, con la fanfara dei bersaglieri proprio, che fa sempre buon umore e ringalluzzisce anche gli incartapecoriti. Ma Erika è molto di più: laureata in psicologia, da giovane è stata un’ottima delfinista. Nuota ancora oggi e con indomita perseveranza, al punto che si può dire sia tra le più valenti master italiane. Raccoglie successi sia nelle gare di fondo in acque libere che in vasca. E qui buon sangue non mente. Il nonno era un bel nuotatore, al punto da ricevere una medaglia per avere salvato la vita a un ragazzo che stava annegando nel Tevere. Roscio e quindi estroso, solfeggiava su una ocarina di coccio un "Inno Sociale" a ogni nuovo affiliato della "Podistica". Ma Balestrieri è stato soprattutto un eccellente marciatore, campione nazionale e recordman. E un giornalista sportivo fondatore di federazioni, nonché il primo arbitro famoso della boxe italiana, poliedrico e versatile nelle sue passioni. La nostra Erika non boxa ma ama molto camminare. E siccome l’escursionismo è da sempre una delle colonne portanti della SS Lazio, anche qui ci siamo: la tradizione è rispettata.

Ma è "laziale", la celtica Erika? No, di più: è superlaziale! Quando ci contattò per la prima volta, un po’ di stagioni fa, ci chiese notizie sul nonno fondatore. Gliele fornimmo, compresa l’informazione sul luogo dove era sepolto, e oggi sta collezionando materiali per scrivere una biografia. Un bel libro che non vediamo l’ora di leggere: la aiuteremo e sarà un’altra ricerca marchiata LW. Erika ha un simpaticissimo e sportivissimo figlio di otto anni, Lorenzo, e un marito, Paolo, che condividono con lei l’amore per i colori bianco e celeste. Il piccolo Lorenzo fa opera di apostolato presso i suoi amichetti che stanno diventando tutti laziali; e in questo è proprio tale e quale al bisnonno Arturo, agit-prop a favore della "Lazio" in quei primi giorni del Novecento. L'11 febbraio 2017, pur risiedendo ad Albisola Marina, Erika Balestrieri si è iscritta alla SS Lazio Nuoto. Subito ha gareggiato nella piscina di Ostia ai Campionati Regionali Master, e con ottimi risultati! Beh, noi laziowikiani in generale non brilliamo, lo confessiamo, per qualità agonistiche. Ad esempio, non scriviamo poesie a cavallo come Gabriele d’Annunzio. E tuttavia, ora abbiamo una presidentessa onoraria che ci riscatta ampiamente. La meritiamo? La meriteremo? Capovolgendo una frasetta di Oscar Wilde: "It is no bad for one’s morals to see good acting".
La scheda di Erika Balestrieri
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Erika Balestrieri è premiata dal Presidente della Lazio Generale Antonio Buccioni, a destra, e dal Presidente della Sezione Nuoto Massimo Moroli


LECTIO FACILIOR
Nel numero di novembre del 2000 la rivista Lazialità pubblicò, a cura di Fabio Argentini, un diario redatto nel 1899 dal fondatore Luigi Bigiarelli. Alcune notizie riportate all'epoca della pubblicazione si sono rivelate negli anni successivi non esatte, grazie a successivi approfondimenti e nuove ricerche. Riportiamo in galleria cinque articoli ritagliati. Per una loro miglior lettura, potete cliccare sulle foto per ingrandirle. Questi diari erano noti sin dal 1948, quando furono resi pubblici da Olindo Bitetti in un articolo apparso sul Corriere dello Sport. La vicenda è inedita e assai curiosa: Edmondo Pollini si recò, un giorno di fine estate, alla sede del giornale. Il "Corriere" stava, all’epoca, a via del Corso, e precisamente in un palazzo a Largo dei Lombardi e la sua tipografia rombava proprio sotto l’altare maggiore della Chiesa di San Carlo.

Edmondo aveva letto i precedenti articoli di Bitetti, pubblicati in una rubrica dal titolo "Ciarle sportive". In essi, il decano della Lazio aveva raccontato le origini del nuoto e della pallanuoto a Roma; e come fossero collegabili ai primi passi della Podistica Lazio. Pollini recò con sé il diario, tenuto in custodia dalla sorella di Luigi Bigiarelli, la signora Anna. Dal testo di Bitetti, che inizia col report della visita inattesa, si evince che il diario sia stato, nella circostanza, addirittura lasciato al giornalista, forse per consentire una più attenta disamina. Ma cosa scrisse il fondatore della Canottieri Lazio, nonché futuro "suggeritore" (così diceva agli amici...) dei colori laziali, nel 1948? Ebbene, la cosa vi stupirà: Bitetti riporta i dubbi podistico-natatori del Fondatore e non allude ad altre motivazioni per la nascita del sodalizio se non alle disgrazie amorose di Bigiarelli. Con spirito elzeviristico, ne fa il centro del titolo: "DALL’AMORE...........".

Se pensiamo che da pochi giorni si erano chiusi i Giochi Olimpici a Londra, sorprende che Bitetti non abbia approfittato della coincidenza per ricordare la matrice "a cinque cerchi" della Società che amava tanto. Cosa se ne può dedurre? Beh, noi di LazioWiki ne deduciamo che anche questo episodio non fa che avvalorare quanto sostenuto da noi e dallo storiografo dello sport Marco Impiglia, fresco socio di LazioWiki: qualsiasi ipotesi relativa alla scelta dei simboli, dei colori e dei riferimenti olimpici, coeva alla fondazione della Lazio, è non provata e non suffragata da documenti. Bitetti conclude il suo articolo del ’48 con una informazione pure preziosa: Bigiarelli partì per il Belgio e portò con sé il "seguito" del diario, che come sappiamo si interrompe a dicembre del 1899. Secondo fantasmagorico diario di cui si sono perse le tracce. Ma è sicuro che in questo "Santo Graal" sta il Segreto Vero della Fondazione della Lazio. Beato il Cavaliere del Cigno che lo troverà.

Certo è che Bitetti, nel raccontare a Mario Pennacchia delle scaturigini della SS Lazio vent’anni dopo la visita di Edmondo Pollini, non prende assolutamente in esame il diario bigiarelliano. E non ne parla all’amico giornalista! Infatti, non rientrano nelle storie tutti i dubbi di "Giggi" riguardo al nome da dare alla costituenda società. Al contrario, emerge una storia nuova e tenera, ma fino a quel momento sconosciuta. Beh, abbiamo la netta impressione che il "mito di fondazione" sia partito da lì: dal desiderio di Bitetti di appaiare la Lazio ai Giochi Olimpici; che giusto pochi anni prima aveva visto "esplodere" di bellezza e vitalità nella sua città. Una romantica quanto studiata idea, degna dell’uomo che più a lungo si è speso per il bene della SSL. E però LazioWiki è tetragona a simili fantasticherie. LazioWiki ragiona come Sherlock Holmes, motivo per cui ribadisce le sue ferme convinzioni: i colori furono introdotti il 15 maggio 1904 in occasione della prima partita giocata con i "cugini" della Virtus a Piazza d'Armi.

Nacquero – quasi per un processo biologico naturale – dai capricci del Fato e furono ufficializzati nel corso del pranzo alla Trattoria dell'Olmo il 24 ottobre 1904, allorché fu donata la bandiera al neo-presidente Fortunato Ballerini. E parimenti vale il discorso inerente all’aquila. Che non spiccò il volo sullo scudo della SPL all’attimo della fondazione. Il simbolo araldico per eccellenza venne adottato almeno dal primo ottobre 1905 – sempre secondo le nostre ultime indagini. Il documento più antico in cui compare rimane quello del marzo 1906, scoperto da Impiglia. Anche per l'ispirazione olimpica, dunque, la bilancia del merito sembra pendere dalla parte di Ballerini – uno dei personaggi più importanti nell’impianto sportivo nazionale nel periodo ante prima guerra mondiale. Ballerini, funzionario incaricato di intrattenere i rapporti con il C.I.O. per far assegnare a Roma le Olimpiadi del 1908, approva nel 1904 un vessillo a righe bianche e celesti che ricorda un poco la bandiera della Grecia.

Ed è lui, il futuro segretario del primo CONI, l’uomo che si incarica di trasmettere alla Podistica i valori connessi al concetto decoubertiniano di "amateur", in un ambito disciplinare quanto mai eclettico e venato di sentimenti pedagogici e formativi. Il Mito della Lupa e di Romolo e Remo è cosa grandiosa. Ma è pur sempre una storia. Il Mito della Fondazione Olimpica della Società Sportiva Lazio è grandioso, ma è pur sempre un racconto morale, una carezzevole fiaba. Un racconto che ancor oggi commuove i più giovani lettori. Utile a trasmettere i valori giusti a chi prosegue il cammino. Codesta è, dunque, la "lectio facilior" consegnataci da Olindo Bitetti. Cinquanta anni or sono.
I diari di Luigi Bigiarelli
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I Terrapiattisti
Anassagora, Eratostene, Pitagora, Parmenide, pure quel pedante di Platone, Aristotele e poi Plinio il Vecchio, Sant’Agostino, l’Alighieri ne erano certi: la terra è una sfera. Poi intervennero Huyghens, Richer, Newton e ci spiegarono che proprio una palletta la terra non era, bensì un ellissoide. Gli astronauti ci hanno fatto vedere fotografie che solo qualche marziano probabilmente aveva scattato prima di loro e tutti ci siamo convinti che abitiamo su una superficie curva a forma di mela. Tutti? No, non tutti. Ci sono i "terrapiattisti". Coloro che giurano che la terra è una tavola, che il sole dista appena 5000 chilometri e che tutta la scienza precedente e quella attuale sono parte di un complotto; al punto che il loro teorico Charles Kenneth Johnson scrisse un dotto articolo dal titolo "L'idea di un globo rotante è una cospirazione fallace contro la quale Mosè e Colombo si batterono...".

In effetti, il mondo dei terrapiattisti (esiste anche la Società) è un assieme variegato come un gelato all’amarena, in quanto a idee bislacche e teorie fumose. Ci sono quelli che sostengono che le scie lasciate dagli aerei in cielo, normali fenomeni di condensazione, siano irrorazioni chimiche rilasciate a fini complottisti da alcune superpotenze. Altri affermano che l’uomo non sia mai stato sulla luna, che Leonardo fosse un alieno, che i "protocolli dei savi di Sion" fossero mezzi per permettere ai perfidi giudaico-massoni di dominare il mondo. Più o meno dalla metà dell’Ottocento circolano queste organizzazioni, e, guarda un po’, sorsero in America. Ricordiamo di aver letto, da ragazzi, una simpatica novella di Rudyard Kipling: The village that voted the Earth was flat. Un divertissement letterario in cui lo scrittore anglo-indiano dimostra come si possa tranquillamente sfruttare la credulità popolare.

Una caratteristica comune a tutti i terrapiattisti è che non si smontano nemmeno davanti alla prova provata. Niente, intignano. Sono refrattari. I terrapiattisti ci interessano perché pure nella nostra "piccola patria" laziale abbondano e prosperano. E’ vero: prudenza, tolleranza e saggezza vorrebbero che fossero lasciati liberi di credere a ciò che vogliono. Purtroppo, però, costoro instillano le loro convinzioni negli abitanti del villaggio di cui Kipling parla. E il risultato è che elementi storici oramai accertati scendono di rango, divenendo essi stessi oggetto di controversie aleggianti sul tam-tam delle radio e Tv private e dei blog, se non addirittura dichiarati falsi.

E qui LazioWiki, sito enciclopedico che da 13 anni, per primo, si adopera a ricostruire la storia della SS Lazio, artefice dell’aver portato alla luce almeno l’80% di tale storia tramite le 25.000 pagine pubblicate e i 130.000 documenti e fotografie messi a disposizione degli appassionati gratuitamente, noi (i "laziowikiani") che abbiamo pubblicato quattro libri sulla Lazio di grande successo critico e commerciale e collaborato alla redazione di un ulteriore volume di fondamentale importanza per conoscere – alla luce della storiografia più seria – la genesi della Società biancoceleste, noi – si diceva – ci alteriamo. Una alterazione amara, un sentimento delicato da luna che si riflette nel pozzo, un rammarico interiore, intimo. Notturno. Laziale. Ma che è successo di così grave?

Durante una recente trasmissione televisiva imperniata sulla Lazio, un intervistato, dopo aver dottamente spiegato la situazione concernente l’iter del procedimento teso a far assegnare alla Lazio ex aequo col Genoa il sacrosanto titolo di campione d’Italia 1914-15, nelle more affermava, ex abrupto e con inossidabile certezza, che la Lazio, in sostanza per circa un secolo, ha avuto i colori biancoazzurri e non quelli biancocelesti. A molti potrebbe sembrare una questione di lana caprina. Forse a Montale quel bianco-azzurro piacerebbe molto più del bianco-celeste. Ma per chi ha indagato per anni in biblioteche, emeroteche, archivi e istituti di ricerca, per noi che abbiamo sfogliato migliaia di pagine di giornali, libri, opuscoli, e tutto al fine di dimostrare quali fossero i veri colori della Lazio, udire il pressapochismo ci fa cadere letteralmente le braccia.

Dice l’intervistato che la Lazio è biancoceleste perché uno statuto di fine anni ’90 ha deliberato che i colori sociali sono il bianco e il celeste. Tuttavia, aggiunge, la Lazio nasce il 9 gennaio del 1900 e sceglie come bandiera quella greca che era bianca e azzurro chiaro e che prima del campionato 1912/13 la Lazio veniva riportata sui giornali solo per le Sezioni Escursionismo, Podismo e Nuoto e non veniva definita cromaticamente. Poi, dal 1912/13 è stata bianca e azzurra fino alla seconda guerra mondiale e fino agli anni ‘90 la Lazio è sempre bianco azzurra. Fino al 2001 ancora veniva comunemente indicata come biancoazzurra e solo con il nuovo millennio sia diventata biancoceleste.

Vogliamo prendere in considerazione la parte sottolineata. E’ certo che i giornali scrivessero "biancoazzurro" e addirittura "turchino", per indicare le maglie dei calciatori della Lazio; ad esempio, lo scrivono La Capitale Sportiva, L’Italia Sportiva e vari altri giornali. Ma la dizione più comune resta "biancoceleste". Se l’intervistato pone come vincolante la decisione dello statuto di fine millennio per il cambiamento da "biancazzurro" a "biancoceleste", perché mai non ritiene altrettanto vincolante lo statuto approvato nell’assemblea dei soci tenuta all’ex convento dei Cappuccini il 9 aprile 1923, in cui, all’articolo 15, si stabilisce che: I colori sociali sono il bianco e il celeste. Il motto: Concordia parvae res crescunt."? Tale decisione è confermata anche nel contemporaneo Regolamento della società che all’articolo 66 specifica nel dettaglio colori e divise.

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Se poi si desiderassero altre prove, è sufficiente scorrere le pagine de L’Italia Sportiva del 27 settembre 1920, e leggere un breve segmento dell’articolo dedicato all’inaugurazione dello chalet del Circolo Canottieri Lazio, che recita:

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Risibile, poi, è l’assunto dell’intervistato laddove afferma che prima del campionato 1912/13 la Lazio veniva riportata sui giornali solo per le Sezioni Escursionismo, Podismo e Nuoto e non veniva definita cromaticamente. "Ma siamo pazzi?", direbbe Totò. A parte che i giornali trattavano di Calcio e di Lazio quasi quotidianamente, per smentire che non ci siano stati riferimenti cromatici è sufficiente leggere una parte della cronaca del settimanale Roma Sportiva del 4 maggio 1908, relativa al match Naples FC-SP Lazio valido per la Coppa Salsi: "...Alle quattro e pochi minuti l’arbitro, il signor Lau-Esposito, chiama in campo le due squadre. La squadra della Lazio (camicette bianco-celesti) è favorita dalla sorte e il suo capitano, Dos Santos, sceglie il campo: alla squadra del Naples (camicette bleu-celesti), capitano Potts, resta la palla..."

E di che colore erano le sette strisce della prima bandiera sociale donata al presidente Ballerini alla trattoria dell'Olmo il 24 ottobre 1904? Bianche e celesti, naturalmente. Giunti a questo punto, sempre Totò esploderebbe la celebre frase: "Si informi e si convinca!" Tuttavia, dovendo convincere gli increduli, qui offriamo loro altre prove. Con quali colori il grande Santino Ancherani aveva fatto confezionare da sua madre e dalla sorella le camicie da gioco a riquadri per indossarle nella prima partita ufficiale Lazio-Virtus, giocata a piazza d'Armi il 15 maggio 1904? E’ facile: il bianco e il celeste. In un articolo apparso sul Corriere dello Sport nel 1961, il primo centravanti – l’antenato più lontano di Ciro Immobile – spiegava al giornalista Vittorio Finizio la cosa.

Il ritaglio proviene dall'archivio Ancherani


Fu lui, dunque, come ci ha ricordato il libro di Impiglia sulla "Podistica", l’atleta che diede ai compagni i bei colori. La storia della bandiera greca e dell’aggancio alle Olimpiadi fu una versione assai tarda, risalente alla metà degli anni sessanta, operata da Olindo Bitetti per il libro di Mario Pennacchia. Infatti, per quanto noi si sia solcato in lungo e in largo i mari della documentazione critica, archivistica o di emeroteca, mai è uscito fuori alcun accenno all’"olimpismo" genetico della SPL, avanti detta pubblicazione. Forse – come ci ha più volte detto l’amico Marco – l’idea geniale della bandiera greca sopravvenne a Bitetti in rapporto all’inaugurazione del vessillo sociale a rigoni bianchi e celesti, occorsa poco dopo l’avvento alla presidenza di Fortunato Ballerini. Che giusto in quei giorni portava avanti il progetto di allestire a Roma i Giochi Olimpici del 1908. E se c’è qualcuno che ha dato alla Lazio un assetto amatoriale altamente organizzato e lo spirito olimpico pan-culturale che fu del barone Pierre Fredy de Coubertin, costui è stato il grande Ballerini. "Sua Eccellenza", come gli si rivolgevano i pionieri. Crediamo sia inutile continuare, giacché i documenti da mostrare, a sostegno del nostro logos, sarebbero numerosi. E allora, ancora una volta ci viene in soccorso il Principe De Curtis: "Ogni limite ha una pazienza".

A noi di LazioWiki il biancoceleste piace. Ci gusta un chicchero. I primi footballers lo scelsero perché era "delicato e signorile" – come ricordò con tanta emozione e sentimento Santino –, motivo per cui ce lo teniamo ben stretto. Inoltre, resiste da 116 primavere. Ciò detto, rispettando il pensiero democratico di Gorgia, è pure vero che a ogni questione sono applicabili almeno due argomentazioni. Così la terra è rotonda e piatta allo stesso tempo. Ma a ognuno il suo mestiere, per cortesia!

Le "celestiali" maglie dello scudetto 1973/74 accudite e lavate dalla "sora" Gina Ciaschini a Tor di Quinto




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