Domenica 25 maggio 1958 - Roma, stadio Olimpico - Lazio-Verona 4-0


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25 maggio 1958 - Campionato di Serie A 1957/58 - XXXIV giornata

Selmosson supera il portiere veronese Ghizzardi e segna il secondo gol della Lazio

LAZIO: Lovati, Molino, Colombo, Napoleoni, Pinardi, Carradori, Muccinelli, Burini, Tozzi (Humberto), Pozzan, Selmosson. All. Monza - D.T. Canestri.

VERONA: Ghizzardi, Basiliani, Cuttica, Tesconi, Benedetti, Stefanini, Galassini, Amicarelli, Del Vecchio, Gundersen, Bassetti. All. Tavellin - C.T. Bonizzoni.

Arbitro: sig. Bonetto di Torino.

Marcatori: 6' Pozzan, 26' Selmosson, 46' Tozzi (Humberto), 51' Carradori.

Note: giornata di sole, ma non eccessivamente calda, terreno ottimo; calci d’angolo 7-3 per la Lazio; lievi incidenti a Del Vecchio, Tozzi, Benedetti, mentre Selmosson al 85’, colpito da crampi, ha abbandonato in anticipo il terreno di gioco; al 71’ Ghizzardi ha sventato un calcio di rigore tirato da Burini.

Spettatori: 40.000 per un incasso di 12 milioni di lire.

Giuseppe Melillo su Il Corriere dello Sport scrive: a redini basse la Lazio all’Olimpico. La Lazio è salva, viva la la Lazio: la Lazio è salva, viva la Lazio: questo il ragionamento benevolo e comprensivo dei sostenitori biancoazzuri, sintetizzato al termine delle ostilità da un caloroso e commosso applauso di… liberazione e di speranza per l’avvenire. Né potremmo sofisticare troppo sulla genuinità e sulla cruda realtà di questo risultato. La Lazio ha vinto in carrozza la sua partita più terribile e più impegnativa della stagione, aggiudicandosi una posta vitale quanto preziosa con una supremazia offensiva che nel tratto terminale ha assunto aspetti soverchianti, lasciando persino intravedere un epilogo a contorni clamorosi. Infatti se il punteggio avesse assunto proporzioni più massicce e più vistose non ci sarebbe stato nulla da eccepire. Gli artificieri laziali, dopo aver incamerato i due punti, si sono concessi il lusso di sciupare azioni su azioni, occasioni su occasioni, evitando al modestissimo, se pur volonteroso Verona, la mortificazione di un autentico disastro. La più drammatica gara della domenica calcistica e della stagione capitolina per la Lazio, non ha potuto offrirci le preventivate trepidazioni, non ha quasi toccato il diapason dell’emotività, non ha mai manifestato caratteristiche da splendida alternativa, talvolta tramutandosi in un monologo biancoazzurro, sempre restando nei binari di un evidente predominio tecnico-individuale. La resistnza del Verona è stata sbriciolata virtualmente in soli sette minuti. Un dialogo Carradori-Burini si è estrinsecato in un mirabile allungo in profondità per Pozzan; l’ex veronese con perfetta scelta di tempo ha invitato Ghizzardi ad uscire e quindi ha insaccato con calma e precisione. Il Verona non ha disarmato, è tornato ad attaccare con insospettabile ardire, premendo insistentemente sulle disordinate retrovie laziali, ma sprecando due volte con Gundersen ed una con Bassetti tre rare circostanze per riportarsi in parità. Ma il pericolo ha scosso la Lazio che al 27’ con un meraviglioso «a solo» di Tozzi raddoppiava, grazie anche ad una fortunosa deviazione in corsa di Selmosson. Da allora per la Lazio tutto è diventato estremamente facile, senza spingere a fondo.



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