Brivio Ernesto


Ernesto Brivio
Ernesto Brivio saluta il pubblico
Il giorno dell'elezione a presidente
Ernesto Brivio balla con la sua fidanzata Gianna Spatola che fungeva anche da segretaria
Da La "Stampa Sera" del 1° febbraio 1963

Nato a Milano nel 1915. Tra i tanti personaggi che si sono incrociati con i destini della S.S. Lazio, Ernesto Brivio riveste un ruolo tra i più pittoreschi e anche inquietanti.

Divenne presidente della società in circostanze tragicomiche nel 1962 quando il Commissario imposto dalla Lega, Massimo Giovannini, in Assemblea generale, dichiarò che il debito della Lazio era di circa 500 milioni quando qualche giorno prima era risultato del doppio. Comunque il 14 giugno Giovannini venne riconfermato Commissario per altri tre mesi dall'assemblea dei soci, ma la Lega respinse la proroga. A questo punto venne creata una diarchia transitoria composta da Giovannini e Miceli. Il successivo Congresso venne svolto il 27 settembre e, a sorpresa, fu eletto presidente il politico del M.S.I. Ernesto Brivio che era stato eletto nel Consiglio Comunale di Roma. Brivio, ex brigatista nero e braccio destro del dittatore cubano Fulgencio Batista, di mestiere faceva il produttore cinematografico ma la sua effettiva consistenza patrimoniale rimase sempre un mistero. In quel momento storico per la Lazio sembrò però una manna scesa dal cielo e fu accolto come un salvatore della patria biancoceleste.

Voce stentorea, oratoria maschia e decisa, programmi fumosi ma che apparivano chiari, gestualità studiata, riuscì ad ottenere un certo credito tra i tifosi più ingenui. Il suo primo atto fu quello di cacciare l'allenatore Carlo Facchini. Al suo posto fu preso Juan Carlos Lorenzo. Alla riapertura delle liste di novembre vennero ceduti Paolo Carosi e Dimitri Pinti e acquistati Gianfranco Garbuglia e Orlando Rozzoni. Durante un Lazio-Foggia venne quasi alle mani con l'allenatore dei satanelli Oronzo Pugliese e la lite tra questi due focosissimi personaggi ebbe un clamoroso risalto sui media del tempo. La Lazio, nel frattempo, passava di vittoria in vittoria ma Brivio era all'estero non si sa bene dove. Il primo febbraio 1963 venne ferito (qualcuno disse che si ferì) con un colpo di pistola al dito mignolo in circostanze misteriose e la domenica successiva scese sulla pista dell'Olimpico, con una vistosissima fasciatura al braccio avvolto in un prezioso foulard di seta. Promise lo scudetto in breve tempo e dichiarò che se nelle ultime giornate la Lazio avesse avuto un vantaggio rassicurante avrebbe fatto esordire in prima squadra i due noti personaggi ma non calciatori Nicola Pietrangeli e l'attore Maurizio Arena.

L'episodio del ferimento fece però aprire gli occhi sul personaggio e i dirigenti Siliato, Miceli e Giovannini si dimisero. Il 12 febbraio, nella riunione del consiglio generale, presente anche Brivio, tutto però sembrò tornare a posto quando l' "ultima raffica di Salò", come amava farsi chiamare, prese la parola e solennemente dichiarò: "Farò fronte ai miei impegni: o pago o parto". Partirà il 21 febbraio. Di lui si persero per un po' le tracce. Fu arrestato nel giugno 1963 in Libano ma riuscì ad evitare l'estradizione in Italia dove fu processato per bancarotta fraudolenta e condannato in contumacia. Sarà prosciolto nel 1968 in appello. Nel frattempo la Lazio trovò un'ancora di salvezza parzialissima solo nella costituzione da parte di Gian Chiarion Casoni, Dino Canestri e De Sando della "Lazio società per azioni" il 18 giugno. Più consistente, ai fini economici, fu la successiva nomina di Angelo Miceli a presidente.

Morì a Como l'11 dicembre 1976.




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