Domenica, 21 giugno 1981 - Taranto, stadio Erasmo Jacovone - Taranto-Lazio 1-1


Stagione

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21 giugno 1981 - 38 - Campionato di Serie B 1980/81 - XXXVIII^ Giornata

TARANTO: Ciappi, Falcetta, Mucci, Beatrice, Dradi, Picano, Gori, Pavone, Mutti II, G.Ferrante, N.Cassano (69' Rossi). A disp. Naccarella, Intagliata, Fagni, Di Stefano. All. Pinardi

LAZIO: Marigo, Spinozzi, Ghedin (90' Manzoni), Mastropasqua, Pochesci, Citterio, Sanguin, Bigon, Garlaschelli, Viola, Marronaro. A disp: Di Benedetto, Perrone, Greco, Albani. All. Castagner.

Arbitro: Sig. Menicucci (Firenze).

Marcatori: 2' Pavone, 58' Citterio (rig).

Note: ammonito Mastropasqua.

Spettatori: 10.000 circa

La somma di due delusioni, quella della Lazio per la mancata promozione e quella più viva e presente del Taranto per la retrocessione, hanno prodotto una partita malinconica e scialba nella quale trovano spicco più gli errori del chiacchierato Menicucci che non le imprese agonistiche dei giocatori. Abbandonati nel ritiro di Martina Franca (caldo, zanzare e noia) giocatori e allenatore hanno inutilmente cercato motivazioni che' di rado hanno avuto nel corso della stagione anche in momenti più felici. Convinti del destino ormai fatalmente avverso sono andati in campo pronti a soccombere, immediatamente aiutati da una bella rete segnata a freddo dopo due soli minuti di gioco da Pavone. Il pareggio rabberciato con un rigore che proprio non c'era (poi però è stata annullata una rete di Garlaschelli che era in posizione regolare e non in fuorigioco) serve a chiudere con un minimo di dignità la peggior stagione di questa strana società che appare al momento come la più dissestata d'Italia. Una delusione per la mancata promozione è tanto più bruciante se si considerano le premesse con cui la Lazio era partita.

Questa stessa squadra che non è stata in grado di ottenere la promozione dalla serie B avrebbe dovuto lottare alla pari con Juventus e Roma, Napoli e Inter, perché è bene non dimenticare che la notizia della retrocessione è arrivata a campagna acquisti chiusa. C'è stato quindi un errore di impostazione mascherato dai risultati della serie utile iniziale, nella quale la Lazio ha fruito spesso di un forte vantaggio psicologico nei confronti di avversari intimiditi. Eppure Castagner ha voluto, o per lo meno ha provato, gli acquisti di giocatori come Chiodi e Greco che ieri non abbiamo visto in squadra per scelta tecnica, o di Spinozzi e Sanguin che hanno invece giocato, maluccio come di consueto. Fino a ieri la squadra è rimasta abbandonata poi sono comparsi un paio di dirigenti a dar non si sa quale forza d'animo, visto che l'abbandono dura da tempo, da tutta la stagione. Era iniziata male con la battaglia per il predominio in consiglio direttivo, conclusa con il passaggio della carica di presidente da l'uno all'altro dei due Lenzini, Umberto e Aldo e si è continuato peggio. In questa continua vacanza di potere sono maturati contrasti abnormi (mezzo milione a punto come premio per ogni giocatore, ingaggi dai 60 milioni in su per tutti i titolari con parte della retribuzione in...nero..., contratto triennale a Castagner come allenatore meglio pagato d'Europa) che hanno provocato l'insolvenza continua della società, ed ora una pesantissima situazione in bilancio con la quale si rischia di non riuscire a far fronte agli obblighi del mutuo agevolato. Una seconda stagione in serie B è una delusione per i tifosi ma è soprattutto una mazzata per la società che si trova con impegni gravosi da affrontare, incassi che già sono stati ridotti in quest'annata e minori saranno in prospettiva, e una squadra da rifare senza poter contare nemmeno su un pezzo pregiato da vendere.

Il miglior prodotto laziale è quel Marronaro, tracagnotto e nevrotico, che in tutta la partita di ieri ha toccato esattamente tre palloni: è in vendita, ma finirà a Frosinone per quattro spiccioli. Castagner che non ha saputo dare un gioco a questa piccola Lazio, nemmeno è riuscito a salvare in questi ultimi mesi di continuo declino il capitale che si era venuto a creare con il lancio di giovani come Pochesci e Perrone, affrettatamente messi dà parte in troppe occasioni. C'è poco da salvare nella Lazio sconfitta ed è singolare che l'atto conclusivo del campionato si sia venuto a giocare qui a Taranto dove si è verificata una situazione analoga. Società in piena bagarre con quattro presidenti in due anni, bilancio in passivo nella campagna acquisti, ingaggi fortissimi per tutti i giocatori. C'erano ambizioni di promozione prima della penalizzazione, ed ora Taranto si ritrova dopo 12 anni con la squadra in C1. Il pubblico, quella piccola parte che ha voluto presenziare all'ultimo atto, ha contestalo i giocatori, gladiatori un po' troppo indifferenti alla loro sorte, ha punito i dirigenti con una multa che non potrà mancare dopo il lancio in campo d'ogni oggetto possibile compresa la classica scarpa, si è impossessalo a parziale risarcimento dei danni di ogni pallone che è finito in tribuna. Del resto questo povero pubblico ha potuto vedere ben poco: al 2' la rete di Pavone, un bel tiro dal limite su una corta respinta di Mastropasqua, un libero che solo Castagner valuta positivamente. Al 10' si ripeteva Pavone, ma fuori, mentre al 22' era Marigo a rispondere da campioncino qual è sempre sul tiro del capitanò avversario. La Lazio compariva per la prima volta pericolosamente in area avversaria al 58' con Garlaschelli che però doveva aggiustarsi un paio di volte con la mano la palla prima ili segnare una rete (o forse era soltanto palo interno ?) ovviamente annullata. Al 62' il rigore con Albertino Bigon che si lasciava cadere a terra in mezzo ai due accorrenti difensori Beatrice e Falcetta: Citterio realizzava. Al 71' ancora Citterio, unico vivo e vivace, dalla sinistra centrava per Garlaschelli che scattava da posizione regolare, anticipava tutti e metteva in rete di piatto: Menicucci aggiungeva errore ad errore ed annullava.

Fonte: La Stampa