Domenica 11 marzo 2007 - Reggio Calabria, stadio Oreste Granillo - Reggina-Lazio 2-3


Stagione

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11 marzo 2007 - 3.225 - Campionato di Serie A 2006/07 - XXVIII giornata

REGGINA: Puggioni, Aronica, A.Lucarelli (II), Giosa (61' Amerini), Mesto, Tognozzi (85' Nardini), Tedesco, Modesto, Foggia (89' Nielsen), Bianchi, Amoruso (I). A disposizione: Novakovic, Di Dio, Estevez, Missiroli. Allenatore: Mazzarri.

LAZIO: Peruzzi, Behrami, Stendardo, Zauri, Bonetto, Mudingayi, Manfredini, Ledesma, Jimenez (81' Belleri), Rocchi (73' Makinwa), Pandev (92' Tare). A disposizione: Ballotta, Diakite, Baronio, Inzaghi. Allenatore: D.Rossi.

Arbitro: Sig. Saccani (Mantova) - Assistenti di linea Sigg. Giachero e Comito - Quarto uomo Sig. Damato.

Marcatori: 26' Tedesco, 45' Manfredini, 46' Pandev, 65' Foggia, 79' Makinwa.

Note: ammonito al 20' Bonetto, al 27' Tedesco, al 32' Mesto, al 38' Tognozzi, al 57' A.Lucarelli (II), al 67' Behrami, al 74' Manfredini tutti per gioco scorretto tranne Tedesco per comportamento non regolamentare. Recuperi: 1' p.t., 5' s.t.

Spettatori: paganti 1.036 per un incasso di 17.812,35 euro; abbonati 9.200 per una quota di 10.235 euro.


L'abbraccio a Christian Manfredini dopo la rete del pareggio biancoceleste
La rete di Goran Pandev
La gioia di Stephen Makinwa dopo la rete
La capriola dell'attaccante capitolino

La Gazzetta dello Sport titola: "Impressionante Lazio. Va in quinta ed è terza. Senza 4 titolari, si scatena Pandev: 5 vittorie di fila, Palermo raggiunto. Reggina costretta a fermarsi, i tifosi se la prendono con l'arbitro Saccani".

Continua la "rosea": Numeri indiscutibili: decimo risultato di fila, quinta vittoria consecutiva. Classifica migliorabile: terzo posto in condominio col Palermo, ma una partita in meno e per giunta abbordabile, all'Olimpico contro il Chievo. Signori, ecco a voi la Champions Lazio. Le cifre non dicono tutto, non spiegano come e perché. In Calabria senza Siviglia, Cribari, Mutarelli e Mauri, la squadra di Delio Rossi ha confezionato un'altra prestazione "da paura", infischiandosene dell'ambiente ostile e fibrillato per ragioni arbitrali. La Lazio è venuta, ha visto e ha vinto perché è formazione con struttura forte e resistente a infortuni e squalifiche. Se togli X e metti Y, cambia poco, la Lazio s'impone lo stesso. Lavoro, organizzazione, compattezza di spogliatoio. A Roma tutti celebrano Luciano Spalletti e fanno bene, però è giunta l'ora di dare a Delio quel che a Delio appartiene. Anche Rossi è un grande allenatore, che sconta forse la banalità del cognome. Se si chiamasse Delon Rousset ne parlerebbe l'Europa intera. La Reggina è protagonista di un gran campionato. Senza gli 11 punti di zavorra, navigherebbe in acque placide. Walter Mazzarri è un signor tecnico, ma ieri ha sbagliato formazione: difesa a tre e poi tridente d'attacco contro una Lazio che negli spazi fila che è una meraviglia. Un azzardo, come guidare a fari spenti nella notte. Centrocampo oberato di lavoro, i tre dietro in balia dei flutti. Ci voleva più umiltà, sarebbe stato più logico presentarsi col 4-4-2, rinunciando ad Amoruso, che oggi può essere impiegato come jolly a gara in corso, dato che Foggia ha ritrovato gambe e ispirazione. Mazzarri si è corretto intorno al quarto d'ora della ripresa: fuori Giosa e dentro Amerini, difesa a 4 con Mesto e Modesto terzini, Foggia ala destra. Questa Reggina ha vissuto venti minuti di gloria, poi ha ceduto perché il genio di Pandev è immune a ogni tatticismo.

Più in generale la Reggina dovrebbe capire che il peggio è alle spalle. Non c'è più bisogno di giocare ogni partita come se fosse una finale di coppa del Mondo e un pareggio non va schifato. Nuovi arrangiamenti in casa Lazio. Insolita la difesa: Zauri, il terzino sinistro, ha affiancato Stendardo al centro e se l'è cavata con disinvoltura. A centrocampo Manfredini, un esterno che s'è inventato mediano. I gol. 1-0. Mudingayi cicca una scivolata sulla trequarti, palla a Giacomo Tedesco che dai 20 metri scaraventa una sassata micidiale. 1-1: terribile finale di primo tempo della Lazio. Rocchi (45') impacchetta Giosa sulla destra, traversone e tocco vincente di Manfredini, sul filo del fuorigioco. 1-2: passano pochi secondi, Jimenez per Pandev, prolungata azione personale di super Goran, difensori reggini inerti e botta vincente. 2-2: cross al volo di Giacomo Tedesco da sinistra e tiro d'incontro di Foggia con pallone sotto la traversa. 2-3: gran apertura di Pandev a Makinwa, che porta a spasso Lucarelli e batte Puggioni. Non c'è dubbio che nelle giornate scorse la Reggina abbia subito torti arbitrali, ma ciò non giustifica l'atteggiamento assunto ieri dal pubblico del Granillo e da Walter Mazzarri in panchina. La stragrande maggioranza dei reggini è convinta di essere vittima di un misterioso complotto.

Saccani è stato contestato a prescindere, qualunque decisione prendesse gli cantavano: "Anche oggi è venduto" (arbitro soggetto sottinteso). Ascoltato poi l'agghiacciante coro "devi morire". Saccani ha commesso qualche sbaglio, nulla di particolarmente clamoroso, ma è andato in confusione e ha un po' perso il controllo della gara a causa dei cori offensivi e degli applausi di scherno. Chiunque al suo posto avrebbe sofferto. Soffiava un brutto vento, da caccia all'"uomo nero". L'effetto Raciti è già svanito.


Il Corriere della Sera così racconta la gara:


La quinta vittoria consecutiva, la settima in trasferta, consente alla Lazio di arrampicarsi sino al terzo posto da dividere con il Palermo. La squadra biancoceleste sa soffrire, sa colpire, sa giocare, una macchina quasi perfetta che si può concedere il lusso di perdere in un colpo solo quattro titolari del calibro di Siviglia, Cribari, Mauri e Mutarelli e passare in casa della Reggina dove - finora - avevano vinto solo Catania e Sampdoria. Rossi è il regista di questo miracolo italiano fatto di concretezza e lavoro. Contro la Reggina, la Lazio fa la partita sin dall'inizio e quando, alla prima disattenzione, viene colpita dal destro imprendibile di Tedesco, anziché sbriciolarsi continua a comandare il gioco, tanto da ribaltare la situazione prima dell'intervallo. Con Zauri improvvisato difensore centrale, Behrami e Bonetto inedita coppia di esterni, Jimenez trequartista alla seconda partita da titolare, Rossi decide di puntare a sorpresa su Manfredini, esterno sinistro nel centrocampo a tre. È la mossa vincente perché il giocatore della Costa d'Avorio, che nel derby si era mangiato un gol fatto, non sbaglia un colpo. Determinato, reattivo, preciso negli inserimenti, fulmina Mesto sul taglio centrale e va a trasformare nella rete dell'1-1 l'invitante cross di Rocchi. Ma la domenica in cui la Lazio centra il decimo risultato utile consecutivo è nel segno di Pandev. La sua partita è da incorniciare: semina il panico tra l'allegra difesa di Mazzarri, ispira le giocate più pericolose, segna il gol del sorpasso all'ultimo respiro del primo tempo. Meglio di così non potrebbe festeggiare le sue prime cento esibizioni con la Lazio. La saetta che fulmina Puggioni è la conferma dello stato di grazia del macedone arrivato a nove reti in campionato, quattro nelle ultime cinque partite.

Nel secondo tempo Mazzarri corregge con sapienza la Reggina, togliendo lo spaesato Giosa e inserendo Amerini in mezzo al campo. La difesa sale, Mesto e Modesto diventano preziosi sulle fasce, la spinta si trasforma in un piccolo assedio che mette in risalto le qualità del solito, straordinario Peruzzi. Il portiere, dopo un'assenza di quattro partite per problemi fisici, è strepitoso su Amoruso, almeno quanto Bianchi è sprecone sulla ribattuta del portierone. Il 2-2 porta la firma del folletto Foggia, un tiro al volo dopo un cross di Mesto e un contro cross di Tedesco. La Lazio, però, non è paga. E approfitta dell'ingenuità dei calabresi, che continuano a spingere alla ricerca dei tre punti salvezza. L'entusiasmo del Granillo viene gelato dal perfetto contropiede biancoceleste: Pandev, ancora lui, scatena Makinwa. Le sue capriole valgono il terzo posto (con una partita in meno rispetto al Palermo), che Peruzzi chiude in cassaforte sul tiro ravvicinato di Foggia.