Domenica 13 gennaio 1980 - Roma, stadio Olimpico - Lazio-Avellino 1-1


Stagione

Turno precedente - Turno successivo

13 gennaio 1980 - 2026 - Campionato di Serie A 1979/80 - XVI giornata

LAZIO: Cacciatori, Tassotti, Citterio, Wilson, Pighin, Manzoni, Todesco, Montesi, Giordano, D'Amico, Viola. A disp.: Avagliano, A. Lopez, Cenci. All. Lovati.

AVELLINO: Piotti, Beruatto, Giovannone, Boscolo, Cattaneo, Di Somma, Piga, S.Pellegrini II (73' Ferrante), C.Pellegrini III, Valente, De Ponti. A disp.: Stenta, Massa. All. Marchesi.

Arbitro: Casarin (Milano).

Marcatori: 6' S.Pellegrini, 75' Giordano (rig).

Note: cielo coperto, temperatura rigida, terreno in buone condizioni.

Spettatori: 35 mila circa dei quali 12.167 paganti per un incasso di £ 42.613.600.

Giordano prova a sorprendere la difesa irpina
La cronaca della gara
Piotti para un tiro di Giordano
La rete di Giordano
Manzoni contrastato da Boscolo (gent. conc. Francesco Di Salvo)
Mauro Manzoni

Con un calcio di rigore segnato da Giordano a 14 minuti dalla fine della partita, la Lazio è riuscita ad evitare la sconfitta con l'Avellino che stava minacciosamente profilandosi sulla retta d'arrivo. A sette giorni di distanza, la compagine di Marchesi ha concesso all'Olimpico una replica quasi identica del confronto disputato contro la Roma, terminato anche esso con il punteggio di 1-1. L'Avellino riusciva a portarsi in vantaggio per primo (addirittura al 6' di gioco) con Stefano Pellegrini che sfruttava un madornale errore della difesa biancoazzurra. La Lazio, colpita a freddo, si vedeva costretta ad inseguire su una strada in salita, piena di ostacoli e di difficoltà. La squadra irpina, abilissima nel gioco di difesa dove emergevano i soliti Di Somma, Beruatto, Boscolo, il portiere Piotti; ben organizzata a centrocampo, dotata di un pungente contropiede che tuttavia in alcune favorevoli circostanze ha mostrato chiari limiti di inesperienza per le frettolose conclusioni di Claudio Pellegrini e De Ponti, ha messo in imbarazzo i biancocelesti i quali hanno stentato parecchio a trovare il bandolo della complicata matassa. La compagine di Lovati, priva di Garlaschelli e Manfredonia infortunati e con Giordano in difficoltà per uno stiramento alla coscia destra che si trascina da tempo, ha sfoderato una notevole grinta, ha premuto per quasi tutti i novanta minuti, ma con idee non sempre lucide. L'unico ad aver capito la maniera per tentare di far saltare il saldo chiavistello irpino. è stato il terzino Citterio con i suoi continui «affondo» sulla fascia laterale. Anche Montesi e Viola sono stati protagonisti di molti spunti felici. Ma nel complesso l'assedio laziale quasi sempre si perdeva nell'imbuto senza sbocchi, cercando ostinatamente l'attacco frontale, preferito dai coriacei difensori ospiti. Al 26' si presentava ai biancocelesti l'occasione che probabilmente avrebbe potuto dare una svolta diversa sia alla gara che al gioco sul piano della qualità: un cross di D'Amico veniva intercettato con il braccio in piena area da Boscolo. Ma l'arbitro Casarin, mentre gli uomini di Lovati reclamavano vivacemente il calcio di rigore, lasciava proseguire. La partita continuava a marciare sui binari scontati della Lazio protesa in attacco e l'Avellino chiuso a riccio per difendere il vantaggio. La fisionomia del confronto si accentuava nella seconda parte della gara, quando gli irpini cominciavano a fiutare la conquista dei due punti. Forse ci sarebbero anche riusciti se avessero saputo sfruttare un paio di grosse occasioni in azioni di contropiede e soprattutto se Di Somma non avesse commesso un fallo inutile su Giordano che ha provocato il giusto calcio di rigore con cui la Lazio è riuscita in extremis ad evitare la beffa.

Fonte: La Stampa