Domenica 14 marzo 2004 - Roma, stadio Olimpico - Lazio-Udinese 2-2


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14 marzo 2004 - 3090 - Campionato di Serie A 2003/04 - XXV giornata -

LAZIO: Peruzzi, Oddo, Stam, Mihajlovic, Favalli, Albertini, Dabo, Fiore, Muzzi (46' Zauri), S.Inzaghi (85' Cesar), C.Lopez (69' Corradi). A disposizione: Sereni, Colonnese, Couto, Giannichedda. Allenatore: Mancini.

UDINESE: De Sanctis, Bertotto, Pierini (80' Jancker), Kroldrup, Castroman (72' Felipe), Pinzi, Pizarro, Muntari (67' Iaquinta), Jankulovski, Jorgensen, Fava. A disposizione: Renard, Rossitto, Pazienza, Asamoah. Allenatore: Spalletti.

Arbitro: Sig. Trefoloni (Siena).

Marcatori: 5' Muzzi, 6' S.Inzaghi, 11' Castroman, 90' Iaquinta.

Note: ammoniti Mihajlovic, S.Inzaghi, Muntari, Jankulovski, Bertotto tutti per gioco scorretto. Recuperi: 1' p.t., 4' s.t.

Spettatori: paganti 3.760 per un incasso di 70.846 euro, abbonati 41.536 per una quota di 524.573,35 euro.


Lopez pulisce gli scarpini a Muzzi
Un'azione della gara
Roberto Muzzi in azione
Simone Inzaghi in azione
L'esultanza del giocatore piacentino

La Gazzetta dello Sport titola: "Trefoloni-Lazio. Sbagliano tutti. Mancini furioso per gli errori arbitrali ma il pari al 93' dell'Udinese è meritato".

Continua la "rosea": Lazio, prova di fuga per la Champions fallita. L'occasione di consolidare il quarto posto sfuma quando alla fine manca una manciata di secondi, nel segno di una tradizione cara all'Udinese quest'anno all'Olimpico. Il 25 gennaio l'1-1 siglato da Jankulovski contro la Roma al minuto 88, ieri il 2-2 in pieno recupero, con il ceco nel ruolo di assist-man di Iaquinta che si fa così perdonare il gol a porta vuota fallito poco prima. Nel giorno in cui steccano anche Parma e Inter, la Lazio, che si tiene comunque ben stretta la partita da recuperare a Bologna il 25 marzo, può dolersi di avere sciupato il doppio vantaggio concretizzatosi nei primi sei minuti di gioco, quando l'Udinese è apparsa in balìa delle folate biancocelesti e delle zuccate vincenti di Muzzi prima e Inzaghi (in posizione dubbia) poi. Da quel momento, però, la partita ha cambiato proprietario. L'Udinese, forse fortunata nel dimezzare subito lo svantaggio con Castroman (altro ex come Muzzi puntuale nel non esultare), ha poi prevalso nel prosieguo di un match in cui le scelte dei tecnici hanno alla fine giocato un ruolo decisivo e favorevole a Spalletti. Il dopopartita è ruotato tutto intorno all'incontro ravvicinato tra un Mancini furioso e un Trefoloni fin troppo remissivo. Va detto subito che l'arbitro, contestato fin dal fischio d'inizio dalla Nord per vecchie ruggini, pur senza commettere errori davvero decisivi (se è rigore quello di Bertotto su Inzaghi, è anche da annullare il suo 2-0) ha diretto male, scontentando prima quelli dell'Udinese e poi quelli della Lazio.

Soprattutto, dando l'impressione di perdere strada facendo il controllo del match. Una giornata no, insomma. Partita divertente e curiosamente spezzata in tre distinte fasi, l'inizio coi fuochi d'artificio, poi un lungo equilibrio senza vedere i portieri impegnati, il gran finale quasi interamente targato Udinese. Match deciso da quattro colpi di testa (e da altrettanti errori delle difese), più belli e complicati quelli di Muzzi e Inzaghi] nel giro di un minuto sui cross di Oddo e dello stesso Muzzi, con Pierini, il sostituto dell'infortunato Sensini, sul banco degli imputati; più facili e ugualmente efficaci quelli di Castroman e Iaquinta sui traversoni di Jorgensen (il migliore in campo nel recitare più ruoli nella stessa partita) e del già citato Jankulovski, con Favalli e Mihajlovic, più del guerriero Stam, fuori posto. La menzione speciale se la prende Spalletti. Con la Roma (anche lì gol quasi a freddo di Panucci) aveva agguantato il pari passando da un 3-4-2-1 a un epilogo con tre centravanti (Fava, Iaquinta e Jancker) e con Jorgensen arretrato a centrocampo. Stavolta, dopo l'iniziale e prudente 3-5-1-1, con Jorgensen appena alle spalle di Fava, il tecnico ha finito col percorrere la stessa strada: prima Iaquinta per Muntari, poi, dopo l'ingresso di Felipe per Castroman, l'altra punta Jancker per il libero Pierini. Di nuovo tre centravanti. Confessiamo che lì per lì abbiamo pensato che Spalletti, sbilanciandosi così, stesse consegnando la partita alla Lazio. E forse se De Sanctis non avesse compiuto un autentico miracolo su Cesar, appena subentrato a Inzaghi, le cose si sarebbero sviluppate in un altro modo. La Lazio non ha però saputo approfittare oltre degli spazi enormi concessi dai friulani, ed evidentemente deve avere pesato, oltre al turnover sposato da Mancini, un debito d'ossigeno.

Gli ultimi minuti, infatti, sono stati tutti dell'Udinese, facilitata anche dalla zoppia di Mihajlovic a cambi laziali (Zauri per Muzzi e Corradi per lo spento Lopez) ultimati. Prima Peruzzi è stato bravo e coraggioso a uscire tra i piedi di Jancker, poi ha sbagliato il tempo concedendo a Iaquinta di battere (alle stelle!) a porta vuota, quindi è stato salvato dal palo sulla girata di Fava. Mancavano novanta secondi alla fine del recupero quando Jankulovski, prima terzino su Muzzi e poi centrocampista su Zauri, ha trovato per la prima volta la linea di fondo. Per Iaquinta, appostato sul secondo palo, questa volta era davvero impossibile sbagliare. Mancini si doleva assai con Trefoloni, imputando lo smacco a una punizione battuta dall'Udinese con palla in movimento. Vero, ma tutto era avvenuto molto prima, ben dentro la metà campo ospite. Oggi, a mente fredda, il tecnico converrà: quell'episodio non è stato decisivo, il risultato di 2-2 è giusto, il Trefoloni mediocre di ieri c'entra poco. Conta di più, forse, l'aver voluto centellinare Cesar e Corradi, e l'aver risparmiato del tutto Giannichedda (e Couto). La finale di coppa Italia con la Juventus (mercoledì) e il derby (domenica), giustificano d'altra parte un po' di calcoli.