Domenica 15 aprile 2007 - Ascoli, stadio Cino e Lillo Del Duca - Ascoli-Lazio 2-2


Stagione

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15 aprile 2007 - 3.229 - Campionato di Serie A 2006/07 - XXXII giornata

ASCOLI: Eleftheropoulos, Foglio, Nastase, Corallo, Lombardi, Guberti, Di Biagio, Boudianski, Pesce (87' Vastola), Soncin (82' Fini), Bjelanovic (77' Paolucci). A disposizione: Boccolini, Perrulli, Bonanni, Melara. Allenatore: Sonetti.

LAZIO: Peruzzi, Belleri, Stendardo, Siviglia, Zauri, Mudingayi, Ledesma, Manfredini (56' Jimenez), Mauri, Pandev (90' Bonetto), Rocchi. A disposizione: Ballotta, Diakite, Baronio, Tare. Allenatore: D.Rossi.

Arbitro: Sig. Brighi (Cesena) - Assistenti di linea Sig.a Cini e Sig. Ghiandai - Quarto uomo Sig. Zanzi.

Marcatori: 71' Soncin, 73' Rocchi, 76' Di Biagio (rig), 84' Jimenez.

Note: espulso al 75' Stendardo per fallo su chiara occasione da gol. Ammonito al 53' Ledesma per gioco scorretto, al 66' Bjelanovic per simulazione, al 67' Siviglia, al 74' Foglio ed al 78' Mudingayi tutti per gioco scorretto, all'84' Soncin per simulazione. Recuperi: 2' p.t., 5' s.t.

Spettatori: paganti 6.580 per un incasso di 45.807.000 euro, abbonati 4.800 per una quota di 54.150.000 euro.


Christian Manfredini in un fotogramma dell'incontro
La rete annullata per fuorigioco a Guglielmo Stendardo
Goran Pandev deluso
Gaby Mudingayi in azione
Il biglietto della gara
Un contrasto tra Luigi Di Biagio e Stefano Mauri


La Gazzetta dello Sport titola: "Lazio in fuga dalla vittoria. Addio record".

Continua la "rosea": A volte le cose non vanno come uno pensa. Mettiamo il campionato della Lazio: chi avrebbe sperato, all'inizio, di trovarla così in alto? La penalizzazione poi ridotta, la cessione di Liverani e di Oddo dentro una rosa già non stellare, i tifosi neri con Lotito: un quadro a tinte fosche. Invece Rossi ha portato la sua banda in zona Champions e a un passo dalla storia. Sì, un passo, perché quando sembrava una formalità l'aggancio di un record e il sorpasso di un altro, le cose non sono andate come ci si aspettava. Lazio fermata dall'ultima della classe, addio al primato di 9 vittorie consecutive (di Eriksson), rinviato il sorpasso dei successi in trasferta. Per consolazione, se ne avvicina un altro: quello dei 17 risultati utili, sempre firmato da Eriksson che però disponeva di tutt'altra rosa. Ieri Rossi s'è portato a quota 14. E non era facile. Ma la sua Lazio non muore mai. Ha agguantato due volte un buon Ascoli e la seconda l'ha fatto con un uomo in meno, come a Parma. No, davvero non era facile, per un paio di motivi. La Rossi band ha vissuto giornate migliori e di contro ha trovato un Ascoli quadrato e propositivo. Merito di Sonetti, che ha apportato piccole ma decisive modifiche: difesa a 4 e inserimento sulla fascia del giovane peperino Guberti. Una squadra è come un motore da corsa: fai millimetrici ritocchi e quello canta come se l'avessi rifatto. L'Ascoli difatti è diventato di colpo più solido. Poi, anche la sfida non si è sviluppata come uno se l'aspettava. Il primo round è stato una noia: tra caldo e titic e titoc, c'era da combattere coi colpi di sonno. Pochi spazi, niente ritmo e occasioni come oasi nel deserto. Una zuccata di Rocchi sul palo dove Stendardo segnava in fuorigioco. Un tocco ravvicinato di Mauri respinto da Ele-gatto. Un rigore reclamato da Soncin il cui tuffo è stato punito da Brighi col giallo. Stop.

Invece il secondo round è stato tutto un fuoco d'artificio: pochi schemi e tanto cuore, prodezze, errori e gol. Ha aperto le danze Soncin, fermato da Peruzzi; ha risposto Stendardo con una zuccata sulla traversa. Poi Pesce, sul quale Belleri è sempre stato a disagio, al 25' ha sfondato per l'assist alla zucca vincente di Soncin, che deve ringraziare la brutta uscita di Peruzzi. La Lazio è stata fortunata a recuperare subito. Ma soprattutto è stato bravo Ledesma a recuperare un pallone e spedirlo a Pandev: tiro respinto da Ele, purtroppo per lui, sui piedi di Rocchi che di piatto trovava lo spazio per segnare. Altro giro, altra corsa. La ditta Soncin-Guberti, con Pandev a terra, confezionava il pacco dono per Di Biagio: botta di prima sulla traversa. Stendardo, in ritardo, sporcava la sua gara spingendo Bjelanovic che cercava di intervenire. Espulsione e rigore, firmato da Di Biagio. Sotto di un gol e di un uomo, La Lazio poteva arrendersi. Invece no. E' salito in cattedra Jimenez, che aveva sostituito Manfredini ma aveva preso il posto dell'apatico Mauri, arretrato al centro, come trequartista. L'unica mossa tattica della gara (ma avremmo tolto Mauri, uscito poi per infortunio) è risultata decisiva. Il cileno prima ci ha provato con una sassata, poi imbeccato da Mudingayi e favorito dal buco di Nastase, ha stoppato e sfornato il capolavoro per la sua prima firma con la Lazio. Che ora conta ben 15 uomini in gol. L'Ascoli invece fa i conti con la sfortuna: il punto fa speranza ma non classifica.


Il Corriere della Sera così racconta la gara:


Svanito un record, ne restano in piedi altri due. Il pareggio che la Lazio acciuffa per due volte contro l'Ascoli vale il quattordicesimo risultato utile consecutivo, a tre dalla serie migliore, firmata da Eriksson nella stagione '98-99. E tre sono i match-ball a disposizione (contro Roma, Inter e Siena) per migliorare il primato di successi esterni (per adesso otto) in una stagione. Certo, Delio Rossi lascia lo stadio Del Duca con il rimpianto di essersi fermato a un soffio dalle nove vittorie consecutive di Eriksson e di averlo fatto proprio sul campo dell'ultima in classifica. All'apparenza doveva essere una passeggiata di salute. Alla fine, invece, il pari è un risultato da benedire perché l'Ascoli fa vedere molte cose buone, andando vicino all'impresa. La Lazio non è quella che ha scalato la classifica sino al terzo posto: manca sia sul piano della reattività sia su quello dell'attenzione. Di solito è impenetrabile in difesa e spietata in attacco, stavolta è distratta davanti a Peruzzi e prevedibile negli ultimi sedici metri, tradita dalla smania di centrare il record e acciuffare la Roma. Contro il Messina, pur non incantando, aveva segnato e difeso con le unghie il risicato vantaggio. Ad Ascoli dà l'illusione di essere padrona del campo, ma dopo mezz'ora sprint in cui le viene annullato un gol di Stendardo, spreca una ghiotta occasione con Pandev (pallonetto fuori misura) e impegna Eleftheropoulos con un tiro sottomisura di Mauri, molla improvvisamente il colpo.

Ledesma tiene in piedi il centrocampo, ma Manfredini non riesce a ribaltare l'azione, Mauri gira a vuoto, gli attaccanti non fanno il consueto movimento, Belleri e Zauri non sfruttano le fasce. Così la Lazio lascia spazio all'orgoglio dell'Ascoli, ben sorretto da Di Biagio e dalle invenzioni di Guberti sulla trequarti. Il resto lo fa Soncin, abile ad approfittare sia dell'uscita a vuoto di Peruzzi sia dell'indecisione di Siviglia. Il suo colpo di testa vale il quinto gol stagionale e accende una partita che il meglio lo riserva nella coda: perché Rocchi fa 1-1 nel giro di tre minuti e perché l'Ascoli trova la forza di riportarsi avanti con un rigore guadagnato da Bjelanovic e trasformato dal vecchio Di Biagio. Sotto di un gol e con Stendardo in meno (punito con il rosso per la spinta a Bjelanovic), la Lazio sembra in ginocchio. Ma il cuore di questa squadra è grande come la voglia di confermare il terzo posto in classifica. Jimenez, entrato all'11' al posto di Manfredini, approfitta dell'indecisione di Nastase e scarica la sua rabbia sotto l'incrocio dei pali. Non segnava da quasi un anno (il 22 aprile con la maglia della Fiorentina), un gol che non serve ad agguantare il record di vittorie ma permette alla Lazio di non perdere il passo. È vero che il secondo posto della Roma, lontano ora nove punti, è quasi imprendibile, ma la zona Champions è ancora in una botte di ferro. E alla fine, come dice Rossi, quello conta: "A noi interessa l'obiettivo finale", assicura l'allenatore. Arrivare nell'Europa che conta. Il resto, assicura, è un contorno: il record di vittorie, come il secondo posto dei giallorossi. E allora questo punticino, all'apparenza misero, non è da buttare via.