Domenica 15 febbraio 1998 - Bari, stadio San Nicola – Bari-Lazio 0-2


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15 febbraio 1998 - 2.774 - Campionato di Serie A 1997/98 - XXI giornata

BARI: F.Mancini, De Rosa, Scala, Neqrouz, De Ascentis (46' Manighetti), Marcolini (46' Giorgetti), Ingesson, Volpi, Zambrotta (64' Allback), Doll, Guerrero. A disposizione: Gentili, Campi, Bressan, Sordo. Allenatore: Fascetti.

LAZIO: Marchegiani, Pancaro, Nesta (92' Grandoni), G.Lopez, Chamot, Gottardi, Venturin, Jugovic, Marcolin (84' Favalli), Casiraghi, R.Mancini (72' Rambaudi). A disposizione: Ballotta, Domizzi. Allenatore: Eriksson.

Arbitro: Sig. Braschi (Prato).

Marcatori: 10' Jugovic (rig), 91' Rambaudi.

Note: ammoniti Neqrouz, Chamot, G.Lopez.

Spettatori: paganti 9.832 per un incasso di Lire 224.965.000, abbonati 12.862 per una quota di Lire 263.760.000.

Il biglietto della partita
Vladimir Jugovic dal dischetto...
... porta in vantaggio i biancocelesti
Alessandro Nesta festeggia il calciatore slavo
Il raddoppio di Roberto Rambaudi
Roberto Rambaudi e Pierluigi Casiraghi
Vladimir Jugovic
Pierluigi Casiraghi in azione

Se non tutto, tanto. Tantissimo. Superata Bari, con sommo opportunismo integrato da dubbie decisioni arbitrali, la Lazio del terzo posto solitario va incontro alla settimana più eccitante della stagione. Quella in cui si gioca la parte più consistente delle sue credenziali. Ottenuto l'undicesimo risultato utile consecutivo in campionato (9 vittorie e 2 pareggi) la squadra di Eriksson comincia ad avvicinarsi alla Juventus prima (giovedì prossimo, semifinale d'andata di Coppa Italia) e all'Inter poi (domenica 22, all'Olimpico). Sarà il momento cruciale, uno scontro diretto per l'assalto al secondo posto. Guardando i numeri, che sempre scavalcano, in quanto a sostanza, arbitri e parole, la Lazio rappresenta oggi la migliore realtà del campionato. Il suo ruolino degli ultimi due mesi è impressionante, e testimonia senza possibilità di smentita di uno stato di grazia che fa tremare i polsi alla Juve e all'Inter. La vittoria di ieri a Bari, per quanto maturata in mezzo a mille discussioni e all'invasione di campo finale di un tifoso pugliese, è figlia di una squadra rattoppata e claudicante, priva di ben 5 titolari (Nedved, Almeyda, Fuser, Negro e Boksic, quest'ultimo sdraiato sabato notte da un febbrone da cavallo). Ciò vuol dire che l'armonia interna e la sicurezza raggiunte dai biancocelesti vanno ben oltre le situazioni di emergenza.

Oggi, insomma, Eriksson può permettersi parecchi lussi. Perfino quello di riesumare Lopez in difesa, di attrezzare un centrocampo ruspante, con Jugovic chiamato a governare compagni di reparto che si chiamano Gottardi, Venturin e Marcolin. Di rischiare, infine, un Mancini acciaccato, pronto invece al sacrificio per cause di forza maggiore. Agevolata dopo dieci minuti dall'arbitro Braschi (mai colto in castagna mercoledì scorso a Napoli e alquanto frastornato ieri), la Lazio ha potuto subito mettersi in coperta e rintanarsi a salvaguardia del vantaggio conseguito attraverso il rigore trasformato da Jugovic (dubbia trattenuta in area di De Ascentis su Gottardi). Inviperito da questa presunta ingiustizia, a pochi giorni di distanza da un rigore negatogli contro la Fiorentina, il Bari si è trovato a dover impostare una partita completamente diversa da come l'aveva immaginata Fascetti. I pugliesi hanno dovuto fare gioco, prendere costantemente l'iniziativa, mettendo così la Lazio nelle condizioni ideali per esprimersi, ormai implacabile nella copertura degli spazi difensivi e nel contropiede. Di mollezza tremenda in attacco, Fascetti ha cercato di rimediare in ogni modo: dopo aver invertito sulle corsie esterne De Ascentis (da sinistra a destra) e Marcolini (viceversa), il tecnico barese ha provato ad avanzare Doll e a tenere larghi Zambrotta (a destra) e Guerrero (a sinistra). Gli sconsolanti risultati lo hanno spinto a cambiare volto all'inizio della ripresa, quando ha immesso Manighetti e Giorgetti e più tardi Allback, punta di ruolo. Arretrando di nuovo Doll e chiedendo a Ingesson di operare in una posizione più avanzata, nel tentativo di sfruttare le sue qualità sui palloni alti.

Contestato per il rigore concesso alla Lazio, ma incredibilmente inerme (complice un suo guardalinee) su un vistoso fallo di mano fuori area del portiere F.Mancini, Braschi ha concluso in discesa la sua giornata poco felice. Clamorosa la punizione dal limite negata per un fallo di Favalli su Manighetti (non era rigore, ma l'arbitro toscano ha dato il calcio d'angolo), molto dubbia la decisione di non punire un "mani" di Jugovic in occasione del raddoppio laziale (46'). Per i baresi, già puniti dalla jella al 44' (traversa strappacapelli di Ingesson a due metri dalla porta), è stato troppo. L'invasione di campo di un tifoso della curva ha messo il lucchetto a un altro pomeriggio avvelenato.


La Gazzetta dello Sport titola: "I laziali pur rimaneggiati centrano la vittoria, i pugliesi contestano l'arbitro Braschi. La Lazio tiene alta la velocità. Stacca l'Udinese e si piazza al terzo posto, al Bari resta tanto amaro in bocca. Due gol contestati, l'invasione di campo quasi a fine gara e tante lamentele: la squadra di Eriksson agguanta tre punti d'oro, il Bari incassa la quarta sconfitta consecutiva e rimane vicino alla zona retrocessione".

Continua la "rosea": Il San Nicola, alla fine, era un vulcano. La rabbia, montata lentamente, e' proseguita con l'invasione di campo di tre ragazzotti, subito bloccati da un piccolo esercito di poliziotti, ed e' infine culminata, dopo il segnale di chiusura di Braschi, nel lancio di mortaretti dalla curva Nord e nell'accesa contestazione dei tifosi della tribuna ai giornalisti (e a chi, se no?). Una rabbia nata da un paio di gravi errori del direttore di gara, Braschi di Prato. Il Bari, sconfitto per 2 - 0 dalla Lazio, si sente vittima. Viene messo in forte discussione il rigore che il direttore di gara ha assegnato in favore della squadra romana, dopo una manciata di minuti dall'inizio, e trasformato da Jugovic. A Braschi viene rimproverato anche di non aver accordato la stessa punizione alla Lazio per il fallo di Favalli su Manighetti a 3' dalla fine del tempo regolamentare. Per la verità, il fallo c'era, ma fuori area. Senonché Braschi decideva di assegnare al Bari un semplice corner. Subito dopo ci sarebbe stata la traversa colpita da Ingesson e il raddoppio laziale con Rambaudi. La Lazio, piena di acciacchi, con un sacco di giocatori fuori uso (addirittura, alla fine, delle riserve e' rimasto seduto solo Ballotta, secondo portiere) ha conquistato la terza vittoria consecutiva, 9 punti in 3 partite ed ora si trova in bella solitudine al terzo posto in classifica. Nella nottata, a Eriksson era venuto meno anche Boksic: febbre alta e brividi di freddo. E l'attaccante e' andato ad aggiungersi alla lunga fila di indisponibili (Almeyda, Fuser, Negro, Okon, oltre allo squalificato Nedved). Inoltre con un Mancini a scartamento ridotto e con Casiraghi in condizioni tutt'altro che ideali.

Si pensava che, in queste condizioni, ben difficilmente alla squadra romana sarebbe riuscito il colpaccio di far bottino pieno a Bari. La dura legge del gol, invece, ha colpito ancora. Contro un avversario anch'esso malconcio per le troppe assenze e che non poteva opporre altro che sacrificio e abnegazione, alla Lazio e' andata tutto bene. Prima quando Braschi ha visto un rigore in una presunta trattenuta di De Ascentiis su Gottardi; poi quando il Bari ha sbagliato tutto quello che c'era da sbagliare (e anche qualcosa in più) in fase di conclusione; infine quando Ingesson, troppo spento nella ripresa, ha scaraventato di sinistro sulla traversa un pallone facile. Bari - Lazio non ha concesso molto allo spettacolo. In compenso, non sono mancate le emozioni. A centrocampo ha prevalso la squadra ospite, grazie specialmente alla bella partita di Venturin e Gottardi. E specialmente quella di Jugovic, il migliore in campo. Il serbo ha fatto sentire il suo peso ma è stato anche il solo della Lazio a creare parecchi grattacapi alla difesa del Bari: già al 3' Mancini aveva dovuto intervenire di pugno su una sua conclusione. Poi il rigore trasformato. Era il 10' e l'equilibrio era già spezzato. I baresi inseguivano con grande affanno. E con una serie incredibile di strafalcioni. Con Doll schierato da prima punta e Guerrero troppo spesso in posizione arretrata, a dare manforte al centrocampo, solo raramente il Bari ha dato l'impressione di poter agguantare il pareggio. Al 32', su passaggio di Ingesson, Sala ciccava la palla. Al 38' il portiere del Bari, fuori area, schiaffeggiava la palla. L'arbitro ignorava. Bari più vivace nel secondo tempo, con Manighetti per De Ascentiis e Giorgetti per Marcolin.

La fiera degli errori pugliesi, però, continuava. Proprio con Giorgetti che già al 3' sbagliava clamorosamente su cross di Zambrotta. Poi toccava a Gerrero farsi anticipare da Marchegiani. Infine ancora Giorgetti, dopo aver superato Lopez, concludeva sul fondo. Lo imitava Volpi al 16', su suggerimento di testa di Ingesson. Al 27' un Mancini stremato dava spazio a Rambaudi. E l'altro Mancini, quello pugliese, al 30' si lussava la spalla dopo uno scontro con Casiraghi, ma restava in campo. Al 42', il fallo di Favalli su Manighetti, gia' ricordato e 2' dopo la traversa di Ingesson. Errore subito punito col raddoppio laziale. Rambaudi, a conclusione di un'azione di Jugovic, "macchiata" da un fallo di mano e proseguita da Favalli, infilava lo 0-2. Proteste, mini-invasione e poi la fine. Con una Lazio felice e un Bari sempre più preoccupato.


In un altro articolo del quotidiano sportivo è riportato:

Incassato il tredici Eriksson non frena. La Lazio ha fatto 13 e non si accontenta. E' come se fosse riuscita ad accumulare un grande jackpot da poter vincere nella prossima settimana. Già perché ora quel secondo posto tanto agognato e' lì a portata di mano domenica contro l'Inter. Ed anche i giocatori non si nascondono dietro un dito dopo una cavalcata lunga 11 vittorie e 2 pareggi fra campionato e Coppe. La Lazio ricomincia da 13 e dal Delle Alpi, lì dove ha toccato il fondo sabato 6 dicembre. La sconfitta, l'ultima, con la Juventus è stata molto salutare per un gruppo che nel frattempo e' diventato granitico. Ora proprio in casa dei campioni d'Italia, i ragazzi di Eriksson hanno la possibilità di dimostrare che quella è stata solo una giornata storta e che le ambizioni estive non sono state smarrite. Bari, al di là degli episodi da moviola, ha dimostrato che questa squadra e' diventata grande. Vincere 0-2 fuori casa, concedendo solo due tiri in porta agli avversari, quando mancano ben 5 titolari all'appello (Almeyda, Boksic, Fuser, Negro e Nedved) e con un giocatore praticamente zoppo (Mancini), significa che siamo di fronte ad una formazione che ha fatto il salto di qualità ed è pronta per grandi obiettivi. Un flash, in tal senso, e' significativo. L'ultima volta a Bari, nel settembre '95, un'altra Lazio riusciva solo nel finale a rimontare fino al 2-2. Allora Guerino Gottardi, schierato da terzino, raccoglieva magre figure e addirittura la sua prima espulsione italiana. Poco piu' di due anni dopo lo stesso giocatore, spostato in un ruolo più consono e ben motivato, diventa decisivo procurando un rigore. Sono le piccole differenze che fanno grandi le cose. E nell'ennesima domenica di contestazioni arbitrali ci piace raccontare il siparietto all'aeroporto di Bari fra il signor Braschi ed Alen Boksic: l'arbitro avvicina il giocatore della Lazio con la confidenza che c'è tra sportivi per chiedergli come va l'influenza. Un gesto semplice e spontaneo per svelenire un ambiente troppo carico di sospetti.


La Stampa titola: "La Lazio fa tredici e sogna in grande. Reti di Jugovic e Rambaudi a Bari, dove un tifoso si lancia in campo per colpire l'arbitro. Eriksson: "Fra due mesi vi dirò quanto siamo forti"".

L'articolo prosegue: La Lazio fa tredici e ribadisce la sua candidatura alla Champions League. Eriksson smorza gli entusiasmi ma il tredicesimo risultato utile (tra Coppe e campionato) del "San Nicola" è una prova di maturità e cinismo, che coincide con la terza piazza in classifica. E se a una Lazio così quadrata si concede anche un pizzico di fortuna, il cocktail diventa irresistibile. I biancocelesti infatti trovano il vantaggio in surplace con il penalty di Jugovic (forse dubbio) e chiudono il match in zona Cesarini con Rambaudi. Quello che più colpisce è il trasformismo della truppa di Eriksson, costretto a inventarsi sempre qualcosa, questa volta per i forfait di Negro, Nedved, Fuser e Almeyda a cui si è aggiunto nelle ultime ore anche il febbricitante Boksic. Ora la Lazio ha scavalcato anche l'Udinese e domenica affronterà l'Inter che ha solo tre punti di vantaggio. "Sì, la classifica mi piace - dice Eriksson - ma preferisco metterla in tasca e vederla fra due mesi. Adesso pensiamo alla Juve da affrontare in Coppa e all'Inter domenica all'Olimpico".

Il Bari, dal canto suo, fa quello che può, ma si sente vittima quando Braschi di Prato assegna un rigore su Gottardi, netto secondo Mancini ma forse dubbio (il contatto non sembra decisivo) per la truppa di Fascetti. Le proteste del pubblico sono arrivate addirittura all'invasione di campo da parte di un tifoso esasperato, ma fermato in tempo dalle forze dell'ordine e dal portiere F.Mancini. Il tecnico viareggino schiuma rabbia e polemizza, ma non solo per le solite sviste arbitrali: "Quando qualcuno dice pubblicamente che bisogna aiutare il Napoli (Nizzola, ndr) allora è meglio smettere di parlare degli arbitri. Quando risentirete esprimermi sui giudici di gara vorrà dire che ho deciso di smettere di allenare. Ma ho qualcosa da rimproverare anche ai miei: non si possono sprecare certe occasioni da rete. Contro una Lazio così non ci si può permettere il minimo errore". E in effetti il Bari non ha saputo raccogliere un pari che forse avrebbe anche meritato. I rimaneggiatissimi laziali (erano solo in quattro in panchina) si sono fatti vedere in avanti solo a sprazzi. All'8' una punizione di Jugovic ha impegnato severamente F.Mancini, ma quattro minuti dopo è arrivata la svolta inaspettata. Incursione di Gottardi da destra e De Ascentis si aggrappa alla maglia: Braschi ha accordato il penalty, trasformato con sicurezza da Jugovic. Una doccia fredda per i baresi, che si sono ritrovati ancora una volta a dover stravolgere gli equilibri in campo, mentre la Lazio ha recitato il ruolo che più le conveniva con gli evidenti problemi di formazione. Gente come Mancini, in campo quasi per miracolo, potevano giocare quindi in surplace e affondare senza fretta.

Ecco che quasi alla mezzora (26') Jugovic trovava Pancaro in piena area, ma il difensore a porta vuota calciava a lato. Al 33' i baresi facevano valere le geometrie di Volpi con l'inserimento di Sala, deviazione di Lopez e palla a Guerrero che in diagonale non trovava la porta. Nella ripresa il Bari dell'ex Doll cercava di cambiare marcia e nei primi minuti sfiorava il pari. Prima con Ingesson (2') poi con Giorgetti che calciava a lato e pochi minuti dopo serviva Guerrero anticipato da Marchegiani in uscita. Poi un fallo al limite su Manighetti veniva ignorato da Braschi e poco dopo Ingesson colpiva la traversa da due passi al termine di un'azione convulsa (44'). A tempo scaduto il raddoppio laziale, viziato da un fallo di mani di Jugovic che trovava Favalli sulla sinistra: tirocross preciso e rete di Rambaudi.


La Repubblica titola: "La Lazio non si ferma più".

L'articolo prosegue: La Lazio conquista il terzo posto in solitudine con una gara perfetta nel suo giorno più difficile, con mezza squadra ammalata o squalificata. Ha costruito una partita attenta su un episodio casuale dei primi minuti, il fallo di De Ascentis su Gottardi, con rigore trasformato da Jugovic, duramente contestato dai baresi, così come il secondo gol di Rambaudi nei minuti di recupero, e da allora ha difeso i propri acciacchi e le proprie febbri. Una prova di maturità e saggezza, nel momento più avverso, dopo che anche Boksic nella notte si era dovuto fermare per l'influenza, un'assenza che si andava ad aggiungere a quelle di Almeyda, Fuser, Negro e Nedved, ma che non ha impedito di allungare la striscia positiva in campionato a otto vittorie e due pareggi, 26 punti in dieci partite. L'amarezza finale del Bari era giustificata, più che dagli errori di Braschi, dall'aver visto la palla di Ingesson sbattere contro la traversa al 43' del secondo tempo, durante i migliori dieci minuti della squadra di Fascetti, finalmente padrona del campo mentre la Lazio asfissiava. Da una lunga mischia in area arrivava la chance del pareggio, ma la botta violenta dello svedese sbatteva sul legno. Poi era tempo anche di sconforto e nel recupero una buona azione di Favalli sulla sinistra veniva conclusa con un cross per Rambaudi che, a porta vuota, chiudeva la partita, mentre mezzo Bari discuteva con l'arbitro per un fallo eventuale di Jugovic a inizio azione.

E' una vittoria importante per le ambizioni della Lazio, tre punti preziosi in condizioni precarie. Mancini è sceso in campo a forza, ma non si reggeva sulle gambe, così come Chamot, che a più riprese si è chinato su sé stesso per rifiatare. Il successo nell'emergenza parla della ricchezza di gioco e di tecnica della Lazio, la compattezza raggiunta in questi ultimi due mesi. E su tutti, mentre le valutazioni singole si perdono in un giudizio collettivo, c'è la prova di Jugovic, vero ispiratore di tutta la manovra. Ha realizzato un altro rigore importante, ma, soprattutto, ha dato tempi e profondità in ogni momento, non senza andare a togliere palle agli avversari a centrocampo. Fascetti è ammattito per cercare il marcatore più adatto, ha cominciato con Marcolini, poi gli ha spedito addosso De Ascentis (dopo che questi aveva combinato il pasticcio del rigore). Poi, nella ripresa, ha tolto De Ascentis e ha provato con Manighetti, senza che nessuno riuscisse a frenare il serbo nella sua maestria. Le circostanze sanitarie hanno esaltato il gusto della Lazio per le attese e le gare di risposta. Gottardi ha avuto spunti imprevisti, a conferma che in questo kharma generale ognuno trova idee ed energie. Favalli è entrato un momento e subito ha portato il gol: che questo alla Lazio riesca spesso, che negli ultimi istanti l'ultimo arrivato dia il via ai gol, è un altro sintomo di salute e qualità, la rincorsa al secondo posto è ora davvero una galoppata, uno sprint con Juve e Inter per il resto del girone di ritorno.

Il Bari ha sbattuto inutilmente contro il muro laziale, avrebbe avuto bisogno di accelerare il ritmo, di aggredire fisicamente una squadra non in piena forma: ma non c'è mai riuscito, salvo negli ultimi minuti. L'impressione è quella di una squadra fragile, con impacci e disattenzioni, davvero esile in fase offensiva, mentre dietro è stato eccellente il libero De Rosa. Ma il centrocampo era in forte soggezione davanti ai laziali. Una chance pulita è capitata a Guerrero al 31' del primo tempo e l'ha malamente sprecata. Nella ripresa, c'è stata un'occasione per Volpi al 16', poi quasi più nulla fino alla traversa di Ingesson. Al 40' un contatto Favalli-Manighetti, probabilmente fuori area, veniva ignorato da Braschi, uno degli episodi che suggerivano al pubblico il sabba finale.


Tratte dal quotidiano romano, alcune dichiarazioni post-gara:

Bruttini ma vincenti, e chissene importa degli esteti criticoni. La Lazio passa anche a Bari, vince per la terza volta consecutiva in campionato, allunga a tredici la striscia positiva di partite utili e ha voglia di sognare. Poco spettacolo, al San Nicola, ma tre punti pesantissimi, secondo Eriksson: "Forse - ammette l'allenatore della Lazio - si può giocare meglio di così. Ma davanti avevamo un Bari molto aggressivo, che ci ha messo in difficoltà soprattutto nella ripresa. Siamo stati fortunati sulla traversa di Ingesson, però la vittoria mi sembra meritata. A questa Lazio è difficile fare gol; è una squadra che va in campo per soffrire, ha una grinta incredibile, si esalta nelle difficoltà e vince. E' difficile batterci, lo avete visto, anche quando lamentiamo parecchie assenze. La classifica? Ora è molto bella, ma non vogliamo guardarla: lo faremo alla fine della stagione". Fioccano i paragoni con la sua Roma del 1986, protagonista di una storica rimonta ai danni della Juventus; Eriksson sorride: "E' vero, abbiamo la stessa continuità di risultati. Tredici partite utili consecutive, con undici vittorie, è difficile totalizzarle".

Il rigore concesso da Braschi dopo dieci minuti ha sollevato polemiche tra i baresi, ma Roberto Mancini è categorico: "Rigore nettissimo, secondo me. Ero a pochi metri di distanza dall'azione, De Ascentis ha strattonato a lungo Gottardi. La nostra vittoria? Meritata, anche se potevamo sfruttare meglio il contropiede. La traversa di Ingesson e il nostro raddoppio subito dopo dimostrano che in questo periodo ci va tutto bene; ma certe cose bisogna meritarsele, soffrendo in campo. E io per primo, oggi, ho sofferto: non avrei dovuto giocare perché la gamba mi fa molto male, però l'indisponibilità di Boksic mi ha costretto a scendere in campo. Ora non so se potrò recuperare per giovedì, quando affronteremo la Juventus in Coppa Italia". Luca Marchegiani esalta il cinismo della sua squadra: "Di sicuro - dice il portiere - potevamo fare meglio, come qualità di gioco. Però siamo passati in vantaggio subito e abbiamo cercato di gestire la partita, com'era normale viste le assenze. A parte la traversa di Ingesson, la Lazio non ha corso pericoli e la vittoria è legittima, la partita è sempre stata in mano nostra. Non accetto critiche sul piano estetico, non sarebbe giusto. Ormai la squadra ha trovato un suo equilibrio, è abilissima nella gestione della gara e la controlla con cinismo. E' difficile tirare verso la nostra porta, tutta la squadra ha imparato a fare gruppo e a stringere i denti. Direi che viste le potenzialità, il carattere e le individualità di cui dispone, questa è la migliore Lazio che io abbia mai visto".

E domenica arriva l'Inter, che è lì a tre punti di distanza: Marchegiani, si può sognare? "E perché no, per una settimana facciamolo...". Gli fa eco Rambaudi, al terzo gol in campionato dopo quelli segnati a Lecce e Fiorentina: "E' giusto - dice l'attaccante - che i nostri tifosi facciano volare la fantasia, è nel loro diritto. Noi non possiamo, è chiaro. Ma state tranquilli, abbiamo imparato tante cose e non ci monteremo la testa".


Dalla Gazzetta dello Sport:

La Lazio si prepara col morale alle stelle alla sua settimana più importante: Juventus giovedì (in coppa Italia) e Inter domenica. Eriksson guarda la classifica e sorride: "Bella, mi piace. Ma ora lasciamo perdere, la guardiamo fra due mesi". Il tecnico svedese preferisce soffermarsi su questo importante successo ottenuto privo di ben 5 titolari, visto che anche Boksic è da sabato notte febbricitante. "Complimenti al Bari che ci ha messo in difficoltà, specie nel secondo tempo. Noi abbiamo avuto anche un pizzico di fortuna, nella traversa di Ingesson, pero' abbiamo costruito più occasioni da gol, meritando il successo. E' diventato davvero difficile batterci". Sull'episodio decisivo del rigore, il tecnico commenta: "Io dalla panchina non potevo veder bene, ma Gottardi mi ha detto che e' stato tirato giù per la maglia ed anche gli altri mi hanno confermato la stessa cosa". Sull'argomento quasi si arrabbia Roberto Mancini: "Il rigore e' nettissimo. Non c'e' altro d'aggiungere". Le condizioni fisiche del numero 10 diventano pero' sempre più precarie: "Se Boksic non avesse avuto la febbre, avrei giocato solo uno spezzone, sforzando meno la gamba che adesso mi fa tanto male. C'e' tempo fino a giovedì, speriamo che basti perché adesso abbiamo due scontri diretti esaltanti. Resta il segnale esaltante per una vittoria importantissima: chiunque e' chiamato a giocare in questo gruppo da' il massimo. Ed i risultati si vedono".

Si esalta Luca Marchegiani: "Magari oggi non abbiamo giocato benissimo, ma quasi mai abbiamo sofferto. A questa Lazio è davvero difficile tirare in porta ed il merito è di tutti. Siamo quasi gli stessi degli ultimi anni, pero' adesso e' cambiato l'atteggiamento. Tutto ciò è fondamentale perché ci ha fatto raggiungere equilibri notevoli. Ora che il secondo posto è a portata di mano fateci sognare per una settimana di battere l'Inter ed agganciare quella posizione". C'è il primo gol in campionato di Jugovic, su rigore, ma la felicità è Rambaudi che "trascinato" in panchina con i postumi dell'influenza entra e mette dentro il suo 3° centro personale: "A chi parla di fortuna dico che certe cose non capitano a caso. Questa squadra ha una fame di vittorie eccezionali e le occasioni per colpire l'avversario va a cercarsele. Oggi abbiamo una cosa che prima ci mancava: sappiamo "leggere" le partite, aspettando il momento giusto. Sul gol ero in posizione regolare e non ho visto alcun mani di Jugovic. Personalmente sono contento di essermi scavato uno spazio importante. Adesso domenica ci aspettiamo uno stadio esaurito contro l'Inter. La squadra ha raggiunto una sua forza che non la distoglierà dagli impegni. A questo punto e' giusto che i tifosi comincino a sognare".