Domenica 15 gennaio 1984 - Roma, stadio Olimpico - Lazio-Verona 1-1


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15 gennaio 1984 - 2191 - Campionato Italiano di calcio Divisione Nazionale Serie A 1983/84 - XVI giornata

LAZIO: Orsi, Miele (88' Piga), Filisetti, Piscedda, Batista, Podavini, Vinazzani, (78' Cupini), Manfredonia, D'Amico, Laudrup, Marini. A disp. Cacciatori, Della Martira, Meluso. All. Carosi.

VERONA: Garella, Ferroni I, Marangon I, Volpati, Fontolan, Tricella, Fanna (87' Guidetti), Storgato, Iorio, Sacchetti, Galderisi. A disp. Spuri, Bruni, Jordan. All. Bagnoli.

Arbitro: Sig. Bergamo (Livorno).

Marcatori: 31’ Iorio (rig), 36' Manfredonia.

Note: osservato un minuto di silenzio alla memoria di Fulvio Bernardini per il quale la Lazio ha giocato con il lutto al braccio. In tribuna il C.T. Enzo Bearzot. Ammoniti Sacchetti e Iorio per gioco falloso.

Spettatori:

Il biglietto ridotto in "Distinti Sud"
Il biglietto intero in "Curva Nord"
Il biglietto di Servizio in "Monte Mario"
Il minuto di silenzio per Fulvio Bernardini
Piscedda contro Fanna
Un'azione dei veneti

La Stampa titola: "La Lazio a testa bassa ma Garella para tutto. Verona in vantaggio su rigore, Manfredonia ha evitato la beffa".

Prosegue l'articolo: La Lazio, più che in altre occasioni, ha avvertito nella gara contro il Verona il grave handicap costituito dall'assenza di Giordano. Alla squadra di Carosi, apparsa chiaramente in ripresa e meglio disposta in campo, non è stato sufficiente dominare l'avversario per quasi tutta la partita. Il notevole volume di gioco, scaturito dalla costante spinta di Manfredonia, nettamente migliore in campo, non ha trovato concreti sbocchi offensivi, nonostante i tentativi di Laudrup, D'Amico, Vinazzani, Marini. Alla scarsa predisposizione al tiro tipica dei giocatori che sanno farsi valere più a centrocampo, si è aggiunta pure la bravura del portiere Garella e la Lazio si è ritrovata nel sacco uno striminzito risultato di parità che non serve molto a risolvere i suoi problemi. I biancocelesti si sono fatti sfuggire una ghiotta occasione per conquistare l'intera posta, contro un Verona apparso l'ombra della bella squadra ammirata appena una settimana fa contro la Roma. Gli uomini di Bagnoli hanno "sofferto" l'aggressività di una Lazio che si è gettata nella mischia con la forza della disperazione. I veneti sono stati costretti a chiudersi nella loro area, difendendosi a tratti con un certo affanno. E' mancata anche la manovra di contropiede che avrebbe potuto costituire un'arma assai efficace, considerato il tipo di gara. Le due punte Iorio e Galderisi. prive di una valida assistenza da parte dei compagni impegnati in un duro lavoro di tamponamento, raramente sono riuscite ad emergere. Anche Fanna, apparso lento e impacciato, è stato nettamente sovrastato dal suo diretto avversario Podavini il quale ha potuto permettersi anche il lusso di inserirsi spesso nelle offensive dei biancocelesti.

Insomma c'erano tutte le premesse per un ritorno al successo della Lazio. Gli uomini di Carosi, ai quali non si può rimproverare nulla, ci hanno provato con tutte le loro forze. Ma evidentemente la squadra non può dare di più. In considerazione della mancanza di un fromboliere, che probabilmente avrebbe potuto risolvere positivamente l'incontro, c'è stato anche un momento in cui la Lazio ha rischiato addirittura di perdere. E'avvenuto al 32' quando Miele, caduto nel grave errore di palleggiare alla "brasiliana", si faceva soffiare la palla da Fanna che se ne andava tutto solo in tandem con altri due compagni. Il numero 7 del Verona crossava verso il centro, ma troppo lungo per Iorio. L'attaccante tuttavia aveva spazio per rientrare pericolosamente in area. A questo punto Miele, probabilmente per farsi perdonare il madornale sbaglio, ne commetteva un altro assai più consistente sgambettando platealmente il centravanti veronese. Rigore indiscutibile che lo stesso Iorio realizzava di precisione. Sull'Olimpico cadeva un gelido silenzio. Dopo tanto affannarsi, i biancocelesti si ritrovavano con un gol al passivo e debolissime speranze di poter rimontare. Ma trascorrevano appena 4 minuti e l'entusiasmo ritornava di colpo a dilagare sugli spalti. Su calcio d'angolo battuto da Batista, emergeva dalla mischia la testa di Manfredonia. La palla, schiacciata verso il suolo, rimbalzava ingannando Tricella e Garella, terminando la sua corsa in rete dopo aver sfioralo il palo. La Lazio tirava un sospiro di sollievo. Almeno la beffa era evitata. Nei secondi 45 minuti Garella completava la sua bella prestazione fermando, anche con un po' di fortuna, tiri di D'Amico, Vinazzani, Marini, Manfredonia, Podavini. Il risultalo non cambiava.


Tratte da La Stampa alcune dichiarazioni post-gara:

"Speranze? Certo che possiamo salvarci. Ma lasciamo perdere le tabelle e le percentuali — dice Paolo Carosi — e cerchiamo di giocare al meglio le 14 partite che restano da disputare. Se la Lazio continuerà a battersi come ha fatto contro il Verona, avremo buone possibilità di farcela". "Ce l'hanno messa proprio tutta — concorda Giorgio Chinaglia, finalmente soddisfatto —. "Il pari? Un po' di colpa per il punto perduto, nonostante tutto, ce l'abbiamo. Quel rigore, peraltro ineccepibile, infatti potevamo evitarlo. Pazienza. L'importante, ora è continuare su questa strada". La settimana di ritiro in campagna, a Capena, ha giovato alla squadra: "Se questo può significare la salvezza — dice ridendo Manfredonia—, sono disposto a trovar casa a Capena. Il gol? Sul calcio d'angolo ho schiacciato la palla di testa sul primo palo sorprendendo Garella". "La classifica, purtroppo, è quella che è — ricorda Carosi — e domenica, tra l'altro, dovremo affrontare l'Inter a San Siro. Spero che la squadra continui a battersi con la stessa determinazione. Piuttosto, dovendo rinunciare per molto tempo a Giordano, dovremo rivedere qualcosa in attacco, dove occorre una maggiore velocità negli scambi al limite dell'area e nelle conclusioni". Batista, insinua un cronista, è apparso ancora una volta spaesato. £Non sono d'accordo. Ha giocato in una posizione più avanzata, distribuendo molti palloni e rientrando spesso per coprire la difesa. Oltretutto, il centrocampo, con un Manfredonia eccezionale, è stato il punto di forza della squadra". "Ho saputo che sarei sceso in campo tre quarti d'ora prima dell'inizio — dice Orsi —. Cacciatori, rimasto contuso durante l'ultimo allenamento, non ce la faceva e Carosi mi ha detto di prepararmi. Nessun problema: sono sceso in campo tranquillo e credo di non aver demeritato". Laudrup ha visto "la miglior Lazio dall'inizio del campionato", ammette di aver trascorso "una settimana difficile" e impreca alla sfortuna per la mancata vittoria che, si sfoga, "avevamo strameritato". "Con un altro portiere — taglia corto D'Amico — avremmo segnato tre gol. Un Garella paratutto proprio a noi doveva toccare! Abbiamo preso un punto ma siamo sempre li, in fondo alla classifica". Vinazzani, uscito per un infortunio all'anca, ringrazia il pubblico: "Per salvarci abbiamo bisogno anche della carica dei tifosi e quelli laziali sono impareggiabili". Celestino Guidotti, presidente del Verona, storce la bocca: i gialloblù non gli sono piaciuti. Bagnoli ammette che la squadra "ha subito un po' troppo l'iniziativa della Lazio, soprattutto nella ripresa. Per noi, comunque, era importante continuare la serie positiva di risultati. Inoltre c'erano tre-quattro giocatori non al meglio, alle prese col mal di stomaco e debilitati, sembra, da un'intossicazione alimentare. Quanto alla Lazio, il consiglio che dò ai romani è quello di non lasciarsi condizionare scendendo in campo con l'ansia di fare punti a tutti i costi. Fanna è d'accordo: "I biancazzurri — assicura — hanno i mezzi per rimanere in serie A".