Domenica 16 aprile 1978 - Torino, stadio Comunale - Torino-Lazio 1-0


Stagione

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16 aprile 1978 - 1966 - Campionato di Serie A 1977/78 - XXVII giornata

TORINO: Terraneo, Danova, Santin, P.Sala, Mozzini, Caporale, C.Sala, Pecci, Garritano (63' Graziani), Zaccarelli, Pulici. A disp.: Castellini, Butti. All.: Radice.

LAZIO: Garella, Pighin, Martini, Wilson, Manfredonia, Cordova, Garlaschelli, Agostinelli, Giordano, Lopez, Ghedin. A disp.: Cari, Ammoniaci, De Stefanis. All.: Lovati.

Arbitro: Bergamo di Livorno.

Marcatori: 75' Mozzini.

Note: giornata fredda con cielo coperto. Terreno in discrete condizioni. Ammonito Cordova per proteste. Angoli 8-2 per la Lazio.

Spettatori: 34.041 di cui 15.975 abbonati e 18.066 paganti.

Il biglietto della gara
Pighin contrasta Pulici
(Gent. conc. Silvia Biglia)
L'infortunio all'arbitro Bergamo
Garella in uscita su Graziani
(gent.conc. Francesco Di Salvo)
Un intervento difensivo di Wilson
La rete di Mozzini
Mozzini esulta dopo il goal
Dall'Unità: la cronaca della partita

La Lazio recrimina: dirigenti, allenatore, giocatori ripensano al gol di Mozzini e non possono fare a meno di levare gli occhi al cielo stringendo i pugni. Lovati, neo allenatore che sette giorni fa aveva colto il suo primo successo alla guida della squadra laziale, riassume il parere generale: Contiamo le palle-gol e ne abbiamo avute a disposizione di più noi; a questo possiamo aggiungere il palo di Giordano, l'ultimo tiro di Cordova, per non parlare dell'atterramento di Garlaschelli. Insomma, almeno un pareggio ci sarebbe stato tutto, altro che storie. Lovati, comunque, non perde la calma: i risultati dagli altri campi rendono forse meno cocente la delusione al punto da consigliargli persino una velata autocritica. Certo — dice — abbiamo sbagliato anche noi, indipendentemente dalla sfortuna che abbiamo avuto: se avessimo controllato meno ed osato di più forse adesso potremmo festeggiare qualcosa.

Poi aggiunge, quasi per giustificare i suoi giocatori: Certo ci ha condizionati la posizione in classifica, frenandoci e spingendoci ad accontentarci di quel pareggio che sembrava a portata di mano. Scrolla la testa, ma non si sente di gettare la croce addosso ad alcuno. Si limita, come massimo, a due constatazioni: la prima: Manfredonia è stato impeccabile: ha commesso un solo piccolissimo errore volendo controllare la palla anziché rinviarla subito e Mozzini ha fatto gol; la seconda: se Giordano avesse colpito meno bene la palla in una delle due occasioni in cui si è trovato solo davanti a Terraneo probabilmente avrebbe fatto gol. Mal comune mezzo gaudio: i giocatori recriminano ma non tutti sembrano partecipare alla sconfitta.

Così capitan Wilson alza la voce e si arrabbia quando qualcuno si interessa troppo al successo di Moser nella Parigi-Roubaix. Che ci importa di quello — sbotta — pensiamo alla nostra classifica. Quindi passa ad esaminare la partita: Abbiamo giocato abbastanza bene creando occasioni da gol: le abbiamo sbagliate e siamo stati castigati. L'unica consolazione è che hanno perso anche le altre in posizione precaria come la nostra e il calendario che ci attende, con due partite interne su tre, dovrebbe a questo punto leggermente favorirci. Manfredonia se ne va celermente. L'errore sul gol di Mozzini gli toglie la voglia di parlare. Scuote la testa avvilito. Garlaschelli, invece, racconta l'episodio del presunto rigore: Voltandomi — spiega - mi sono trovato addosso a Danova che era caduto: lui forse per lo stesso sbilanciamento ha alzato una gamba facendomi inciampare.

Per me era rigore, o comunque almeno fallo di ostruzione, quindi ha una battuta anche per la Juventus: Vincono sempre: ma per una volta che sarebbe stato utile a noi che ottenessero il risultato pieno, hanno solo pareggiato. Vuol proprio dire che dovremo soffrire fino in fondo. Dello stesso parere è Ciccio Cordova: «Noi non volevamo rischiare troppo riassume, ma nonostante questo abbiamo creato le migliori occasioni da gol al punto che Terraneo è stato di gran lunga il migliore in campo del Torino». Agostinelli poco distante assentisce: «Abbiamo impiegato troppo tempo a renderci conto che il Torino che avevamo di fronte era proprio niente di eccezionale».