Domenica 21 marzo 2004 - Roma, stadio Olimpico - Lazio-Roma 0-0 (sospesa al 73' per motivi di ordine pubblico)


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La gara effettivamente disputata

21 marzo 2004 - Campionato di Serie A 2003/04 - XXVI giornata - Gara sospesa al secondo minuto della ripresa per motivi di ordine pubblico sul risultato di 0-0

LAZIO: Peruzzi, Oddo, Stam, Mihajlovic, Zauri, Fiore, Giannichedda, Liverani, Cesar, Corradi, S.Inzaghi. A disposizione: Sereni, Albertini, Fernando Couto, Dabo, Muzzi, Lopez, Favalli. Allenatore: Mancini.

ROMA: Pelizzoli, Panucci, Samuel, Chivu, Candela, A.Mancini, Emerson, Dacourt, Lima, Totti, Cassano. A disposizione: Zotti, Dellas, Tommasi, D'Agostino, Delvecchio, Carew, Montella. Allenatore: Capello.

Arbitro: Sig. Rosetti (Torino).

Note: ammonito Cesar per proteste.

Spettatori: 60.000 circa.

Il rientro in campo delle due formazioni
Bernardo Corradi e Chivu
Arbitro e giocatori discutono
L'arbitro Rosetti ed i giocatori
Alcuni tifosi romanisti invitano Totti a sospendere la partita
Un altro fotogramma dell'incontro tifosi-Totti
Un altro momento dell'incontro tra i tifosi romanisti e Totti
Un momento della sospensione della gara
Un funzionario per l'ordine pubblico intervistato da Sky Sport
La folla defluisce dal campo per evitare i lacrimogeni dietro le curve
Un altro fotogramma del deflusso verso il campo
Continua il deflusso dei tifosi della Curva Sud
Incidenti fuori lo stadio
Danni dopo i tafferugli
Polizia schierata fuori lo stadio
Il titolo del Corsport del 22/3/2004

La Gazzetta dello Sport riporta: Il derby Lazio-Roma è stato sospeso ufficialmente al 28' della ripresa, quando Rosetti ha emesso il classico triplo fischio finale, ma in realtà si era smesso di giocare dopo appena 2' dal ritorno in campo dei giocatori. Nel primo tempo (abbastanza equilibrato) le azioni più pericolose sono state le seguenti: al 12', Mancini rubava palla a Zauri, scambiava con Cassano e poi tirava da destra, con Peruzzi che respingeva; al 29' su cross dalla destra della Lazio, Mancini a centro area tirava giù Inzaghi afferrandolo per la maglia mentre Corradi tirava fuori: Rosetti non interveniva per punire un fallo da rigore. Al 30' Fiore] dal fondo crossava indietro per Inzaghi che smistava a Corradi che tirava in porta a botta sicura, ma Pelizzoli respingeva con il corpo. Al 39' Corradi di tacco serviva Fiore che si proiettava verso l'area di rigore romanista e piazzava un rasoterra che sbatteva contro la base del palo alla sinistra di Pelizzoli. Al 44' era la Roma a cogliere il palo con un'azione quasi simile. Stavolta era Mancini a vincere un rimpallo, ad andare sulla linea di fondo e da qui a pescare Totti che arrivava in corsa in piena area laziale: il suo tiro di destro metteva fuori causa Peruzzi e Oddo retrocesso sulla linea di porta, ma era il palo a respingere il pallone.


Un altro articolo della Gazzetta dello Sport titola: "Al 48' si diffonde la notizia della morte di un bambino, la Questura smentisce, i tifosi impongono lo stop. Totti e Mihajlovic ascoltati nella notte in Questura".

Continua la "rosea": Il derby numero 154 si interrompe al 3' e finisce al 28' della ripresa. All'Olimpico si sparge la voce che negli incidenti che hanno accompagnato il prepartita e tutto lo svolgimento della gara fino alla sospensione, sarebbe morto un bambino travolto da un auto della polizia. A nulla sono valsi i ripetuti appelli della Questura che ha più volte negato, anche attraverso l'altoparlante, che l'episodio si sia verificato davvero. Nulla lasciava pensare che la situazione sarebbe degenerata fino a questo punto. Prima della gara, come purtroppo è abitudine in questi frangenti, si erano sviluppati incidenti tra forze dell'ordine e tifosi delle due sponde. Le solite incredibili scene di guerriglia urbana: botte, lacrimogeni, caroselli delle auto e così via.

Poi la partita ha inizio e tutto sembra rientrare nella normalità. Rosetti fischia la fine del primo tempo addirittura con due secondi di anticipo. Al ritorno delle squadre in campo, sugli spalti delle due curve, la Nord laziale, la Sud romanista, un fremito percorre le tifoserie, gli striscioni spariscono e dal settore biancoceleste parte il coro "assassini" all'indirizzo delle forze dell'ordine. Piovono petardi e razzi in campo, Rosetti sospende la gara. Inizia un lungo conciliabolo fra direttore di gara, giocatori e dirigenti. Alcuni tifosi giallorossi, chissà come, riescono a entrare in campo, parlano con Totti e Cassano, il labiale fa capire che la richiesta della curva è di sospendere la gara. Sembra che ci sia anche una minaccia: "Se non sospendete noi qualcosa facciamo...". Minuti che sembrano secoli, lo smarrimento passa da uno sguardo all'altro. Nessuno sa cosa fare, quale decisione prendere.

Un funzionario della questura si avvicina all'arbitro. Lo speaker dello stadio prova a calmare gli animi: "In merito alle voci che si sono diffuse, cioè che un bambino sarebbe morto perché travolto da un'auto della polizia, la Questura comunica che la notizia è assolutamente infondata". Sembra che si ricominci, ma l'atmosfera è quella di un funerale. Altre voci si rincorrono: i giocatori della Lazio vogliono proseguire, quelli della Roma no. Chissà se è vero. La faccia di Totti va dalla perplessità alla paura. Cassano si lascia scappare: "Così non si può giocare". Capello si avvicina a Rosetti e gli fa un cenno, come dire: "Andiamo via". L'arbitro esita, qualcuno gli porta un telefonino, schermandosi le labbra, il direttore di gara parla fitto con qualcuno. Più tardi si scoprirà che era il presidente di Lega, Galliani, che prendeva la decisione di far sospendere definitivamente la partita. Minuto 28' Rosetti si infila il fischietto in bocca e decreta che la gara è definitivamente sospesa. Fuori l'inferno continua.

Durissime le dichiarazioni della Questura di Roma: "È tutta colpa delle tifoserie più violente che hanno voluto far sospendere questa partita. Hanno fatto girare una voce pretestuosa che ci fosse stato un bambino morto. È una notizia destituita di ogni fondamento e che le tifoserie più violente hanno usato per far sospendere questa partita. I giocatori non si sentivano sereni per continuare a giocare e l'arbitro ha deciso di fermare la partita. Alcune centinaia e migliaia di tifosi hanno attaccato le forze dell'ordine in ogni settore dello stadio".

La gara era sullo 0-0, due pali nei primi 45': Fiore al 40' e Totti al 45'.


Il Corriere della Sera racconta:

È iniziato male il derby di ritorno del campionato. E la sua fine era, forse, già scritta nei primi tafferugli cominciati molto presto tra le tifoserie avversarie, intorno alle 17.30. Il calcio, lo sport, insomma Lazio-Roma, doveva ancora cominciare, e poco lontano dallo stadio gli ultrà biancocelesti e giallorossi si lanciavano bottiglie e petardi. Una prassi consolidata, che certo non ha colto di sorpresa polizia, carabinieri e finanzieri. Ad un certo punto però il lancio si è diretto verso le forze dell'ordine: è volato di tutto - scoppi potenti, sembravano bombe carta - e i celerini hanno risposto caricando. I tifosi si sono dispersi. Per quasi un'ora intorno all'Olimpico è tornato la calma. Ma è stata solo apparente. Alle 18.15 i lanci degli oggetti contro la polizia ricominciano, proprio sotto la Curva Sud. Alcuni gruppi di facinorosi tentano di sfondare. Vengono fermate sei persone, un ultrà viene arrestato. L'atmosfera diventa sempre più tesa. All'attesa partita cittadina manca solo un'ora e mezza: lo stadio inizia a riempirsi, c'è aria di festa, ci sono gli striscioni. Potrebbe essere un derby normale, come tanti. E invece durerà solo 47 minuti. Alle 20 ancora fuori dallo stadio accade uno degli episodi più gravi del prepartita: viene accoltellato dai laziali, alla coscia sinistra, Fabrizio Consoli, 27 anni, di Albano, romanista. Il ragazzo viene portato immediatamente al pronto soccorso dell'ospedale San Giacomo.

E lì saranno medicati anche altri quattro ultrà, tutti accoltellati: due romanisti e due laziali. Alla fine della nottata i feriti saranno 14, otto dei quali tra le forze dell'ordine. Ma nella loro gravità sembrano episodi che ancora rientrano in una certa normalità, la situazione è sotto controllo, la partita sta per cominciare. Finalmente la sfida sportiva prende il sopravvento su scontri, tafferugli, scaramucce. Il fischio iniziale attrae l'attenzione di tutti sul campo e sul pallone. Di quasi tutti: perché un gruppo di tifosi, invece di guardare Totti e Corradi, continua a scontrarsi all'interno dello stadio, nel piazzale tra i cancelli e le gradinate. La polizia fatica a tenerli sotto controllo, ma ci riesce: volano bottiglie, vengono divelte sedie, sbarre di protezione. Vengono danneggiate le infrastrutture interne dell'Olimpico come bagni e spogliatoi. Intanto i calciatori all'interno giocano. In curva, gradinata e tribuna si segue il pallone, si palpita con le proprie squadre, ma nonostante le voci degli speaker a metà del primo tempo si sente una fragore: una bomba carta, si pensa. O forse un petardo molto potente. Il tempo finisce, sembra tutto tranquillo, anche il pareggio, e lo zero a zero aiuta. Ma durerà ancora poco, pochissimo. Le squadre entrano in campo, dalle curve si sente urlare qualcosa, poi la voce diventa sempre più distinta: "Assassini / assassini / assassini".

I giocatori stanno per ricominciare a giocare, guardano verso le curve, Capello si stringe il volto tra le mani. "Fermate la partita, c'è un morto", urlano dall'alto. Totti sente, e con lui Cassano e Mihajlovic, Corradi, Fiore e Samuel, Panucci guardano le proprie curve. Separate dai tafferugli e dalle sassaiole esterne. Unite sugli spalti dalla richiesta, ai propri idoli, di sospendere la partita. I giocatori alzano le spalle non se la sentono. A nulla serviranno le rassicurazione di Maurizio Improta, capo ufficio-stampa della Questura, che scende in campo: "Non c'è nessun morto". Né quella del prefetto Achille Serra, che ripete: "È tutto tranquillo, la partita può continuare". La partita, lo sport si ferma, gli scontri no. Ore 23: auto distrutta, ragazza picchiata. Guerriglia, lanci di sassi, bombe carta e lacrimogeni. Spettatori terrorizzati presi in mezzo dal fuoco incrociato fra ultrà e forze dell'ordine. Automobilisti bloccati nelle loro auto davanti a ponte Duca d'Aosta mentre decine di teppisti provocavano i poliziotti in assetto antisommossa con razzi fumogeni e pezzi di marmo. Dopo la sospensione della partita la tensione è salita alle stelle. A farne le spese sono stati anche alcuni tifosi che stavano tornando a casa. Alle 23 circa una ragazza, Chiara F., 28 anni, è rimasta ferita dopo essere stata fermata dalla polizia nei pressi all'Obelisco dopo che aveva urlato "Assassini". "Stavamo passando per tornare a casa dopo essere usciti dallo stadio - racconta il fidanzato Francesco G., 31 anni - siamo passati davanti alla polizia e poi non so cosa è successo. Improvvisamente hanno cominciato a colpire la mia Volvo con i manganelli. Mi sono fermato subito e loro hanno spaccato tutti i finestrini e ci hanno tirato fuori dalla macchina. E' stato terribile".

La scena è durata una manciata di secondi e ha coinvolto un cameraman del Tgr Rai che aveva ripreso tutto. Anche lui è rimasto contuso. Chiara F., trasportata in ambulanza al Santo Spirito, è stata giudicata guaribile in pochi giorni. Ma per due ore dalla curva Sud alla Nord le forze dell'ordine sono state impegnate in una battaglia senza precedenti fuori dall'Olimpico. Quando l'altoparlante ha annunciato la sospensione della partita, davanti alla Sud si è riversata una folla di persone nella quale si sono confuse decine di teppisti con il volto coperto dalle sciarpe che hanno costruito barricate con le transenne. "Nassirya, ricordatevi di Nassirya", hanno urlato più volte contro gli agenti. All'interno dello stadio è stato incendiato un gazebo alle spalle della biglietteria. Fuori invece la polizia e la finanza hanno caricato più volte con i lacrimogeni per disperdere gli ultrà armati di ordigni esplosivi riempiti con chiodi e bulloni. Lo stesso è avvenuto davanti alla Nord. Alle 22.30 gli agenti hanno rotto il "fronte" e respinto i teppisti prima alla "Palla" e poi all'Obelisco. Ma dietro di loro hanno lasciato molti poliziotti e finanzieri sanguinanti, soprattutto alle gambe. Gli scontri si sono trasferiti sul lungotevere intasato di auto incolonnate. Anche lì, fino a notte fonda, ci sono stati scambi di colpi da una parte e dall'altra. Sei-sette teppisti sono stati bloccati mentre fuggivano. Gli altri invece sono scomparsi nella nebbia dei lacrimogeni.

I primi scontri. Ultrà, quasi certamente di entrambe le tifoserie, danno l'assalto agli agenti di polizia, secondo un allucinante copione da guerriglia che ormai fa parte della "tradizione" delle grandi sfide. La polizia blocca un gruppo di violenti che volevano entrare gratuitamente, con la forza, in curva Sud: un arresto e sei fermi, ma il focolaio ultrà resta acceso fuori dello stadio Olimpico. Si accendono focolai dentro e fuori lo stadio, il bersaglio ancora una volta sono le forze di polizia. Gli scontri continuano fino a tarda notte: 14 i feriti, tra cui due finanzieri. Il primo segnale arriva nell'intervallo. In curva Sud ci sono diversi movimenti, proprio sotto lo striscione dei Fedayn tanta gente entra ed esce dalla curva in preda a grande agitazione. Ad un certo punto, i capi ultrà decidono di togliere gli striscioni dei gruppi: è un tam tam che si diffonde rapidamente in tutto lo stadio, e di conseguenza sul campo da gioco. Il grido è "assassini, assassini", rivolto dai tifosi alle forze dell'ordine, e così, quando i giocatori di Lazio e Roma rientrano in campo trovano uno scenario agghiacciante. L'atmosfera è cambiata bruscamente, ci vuole poco a capire che è successo qualcosa. L'arbitro Rosetti fischia la ripresa del gioco, che però dura pochissimo. Passati 3', infatti, un gruppetto di ultras romanisti chiede di parlare con Francesco Totti. Al capitano riferiscono le voci, spiegano che vogliono che la partita finisca lì: se avessero ripreso a giocare, loro non sarebbero rimasti in tribuna a guardare. Totti poi va dagli altri, prima da Capello, poi da compagni e avversari, e a sua volta riferisce. Dice Massimo Oddo: "Non abbiamo capito che era successo qualcosa di grave finché Francesco non ci ha riportato la voce che c'era un morto. Dobbiamo prenderci tutti le nostre responsabilità, dai giocatori ai politici. All'estero certe cose non succedono". Il derby, in pratica, finisce lì. Rosetti prova a far riprendere la partita, ma sulla palla a due Cassano si rifiuta di giocare, e Liverani spedisce il pallone in fallo laterale. Ci si ferma di nuovo, stavolta definitivamente.

I giocatori delle due squadre si riuniscono a centro campo, mandano via le telecamere e i giornalisti che si trovano a bordo campo, parlottano fra di loro. Sono tutti d'accordo: si va via, basta calcio, basta derby, basta tutto. La notizia di una possibile vittima non è confermata, ma nell'incertezza decidono di sospendere la gara. "Ci hanno detto che era morto un bambino, come facevamo a giocare? Se fosse stato vero, sarebbe stato orribile", ha detto Emerson. Fuori, intanto, c'è l'inferno. Giocatori, accompagnatori, dirigenti, allenatori vengono accompagnati nello spogliatoi, le squadre per un po' restano chiuse dentro all'Olimpico. Fuori non si può uscire, perché oltre i cancelli c'è la guerriglia vera e propria: dalle tribune piovono pezzi di marmo, le fiamme divampano sul botteghino romanista davanti alla Monte Mario. Italo Galbiati, vice di Capello, è il primo a dirigersi verso l'uscita. Poi sfilano gli altri giocatori. Vincent Candela salta una transenna per guadagnare l'uscita, Vincenzo Montella allunga il passo, Corradi si limita a dire "C'è un comunicato della società, ma era giusto sospendere la gara", Liverani non vuole parlare: è scosso, e si vede. Parla invece Sinisa Mihajlovic, e le sue sono parole dure, pesanti, di quelle che fanno riflettere. Gli chiedono: come si riporta la gente allo stadio? E lui, con un'ironia quanto mai amara: "Coi giubbotti anti-proiettile... Sembra di stare in Serbia, durante la guerra". Tutto per una partita di calcio. "Stiamo calmi e andiamo a casa. È la cosa migliore da fare". Il campo, intanto, svuotato dai giocatori, si riempie di tifosi che vengono fatti defluire dal terreno di gioco. È un'invasione che sa di fuga, scene che a qualcuno riportano alla memoria l'Heysel. Il rettangolo verde diventa il luogo più sicuro in cui stare: un centinaio di persone rimane lì, ad aspettare che la guerriglia finisca. Verso le 23.15, anche le ultime persone vengono invitate ad uscire. In Sud resta un mazzo di fiori; in Nord, sotto al tabellone, lo striscione "Toffolo libero". Sembrano due simboli di una notte di follia.

I Dirigenti. Sensi: "È stato un incidente". Longo: "Sospensione assurda". Il d.s. giallorosso Baldini: "I ragazzi non hanno creduto alle smentite". Incredulità, amarezza. E la consapevolezza che altro non si potesse fare. Lazio e Roma hanno deciso di comune accordo di non giocare questo derby. La volontà dei giocatori ha vinto sui regolamenti, sulle istituzione sportive e non. Il presidente Franco Sensi ha cercato di smorzare gli animi. "È stato un incidente. State tranquilli, spero di rivedere presto i tifosi allo stadio". Il direttore sportivo della Roma, Franco Baldini, spiega i minuti successivi ai tre giocati nella ripresa. "Quello che è successo è un precedente di cui tenere conto. Prima di arrivare alla sospensione della gara c'è stato un intervento del prefetto per dire che non era successo nulla. La notizia dell'incidente, o presunto tale, è giunta ai giocatori che non hanno creduto alla smentita. Il dubbio è rimasto ed a quel punto non se la sono più sentita di giocare. Quando abbiamo visto togliere gli striscioni, subito abbiamo capito che qualcosa fosse accaduto. Una delegazione di tifosi è scesa in campo e ha detto alla squadra che nel caso avessero giocato loro non sarebbero rimasti a guardare. Ci avevano detto che era morto un bambino. Come si poteva giocare? Se fosse realmente accaduto, sarebbe stato terribile".

Baldini tiene anche a precisare che sia Roma che Lazio non hanno fatto nulla in settimana per esasperare gli animi. "Noi abbiamo sempre tenuto i toni bassi". Eppure l'arbitro Rosetti aveva fatto iniziare la partita. "Lui è un ufficiale di gara e si è attenuto al regolamento. Poi è arrivata la telefonata di Galliani ed è stato rispettato lo stato d'animo dei calciatori". Il presidente della Lazio, Ugo Longo, non crede a quanto accaduto. "Nessuno ha compreso quanto realmente stava accadendo e le motivazioni che hanno indotto l'arbitro a sospendere la gara. È singolare quanto è successo. Visto che la notizia era falsa, non c'era motivo di sospendere la partita ed anche sugli spalti le cose erano abbastanza tranquille. Ripeto quello che è accaduto è assurdo ed incomprensibile anche perché la sospensione poteva creare problemi più gravi di ordine pubblico". Il direttore generale biancoceleste Giuseppe De Mita: "I giocatori erano scossi. La situazione era talmente caotica che si è deciso di comune accordo di sospendere la gara. I due capitani non hanno avuto dubbi, era difficile farli tornare sulla loro decisione".

Non a porte chiuse. La partita verrà ripetuta forse oggi, fissata la data. Parole al vento, mentre fuori infuriava la bagarre. E il prossimo derby potrebbe giocarsi a porte chiuse. Questa è l'ipotesi sulla quale, da ieri sera, stanno ragionando le massime autorità di sicurezza. Il prefetto di Roma Achille Serra ha annunciato l'apertura di un'inchiesta, per capire davvero cosa è successo all'Olimpico. In base ai risultati prenderà le sue decisioni. Ma quando si potrebbe ripetere il derby? Certo non questa settimana, visto che giovedì la Roma è impegnata contro il Villarreal. Poi dipenderà anche dal cammino giallorosso in Coppa Uefa: se Totti e compagni andranno avanti, la partita potrà slittare ancora. "È stata rimandata a data da destinarsi", dice il direttore generale biancoceleste Giuseppe De Mita. Intanto, mentre fuori dai cancelli erano in atto gli scontri tra tifosi e poliziotti, in campo parlavano i rappresentanti delle due squadre: il capitano Totti e Mihajlovic, il presidente della Roma Sensi e l'amministratore delegato della Lazio Masoni. Un messaggio per rassicurare la gente e farla andare a casa serena. Che però non ha sentito quasi nessuno: le tribune, infatti, si erano già svuotate.


Un altro articolo del Corriere della Sera racconta: "Sospesa Lazio-Roma, scontri fuori dallo stadio. Giallo all'Olimpico: tensione sugli spalti per una notizia, smentita dalla Questura, di un ragazzino ucciso dalla polizia".

Sospesa Lazio-Roma. Il derby era stato interrotto al 2' della ripresa dopo che si era diffusa la notizia della morte di un bambino che sarebbe stato travolto da un'auto della polizia mentre erano in corso incidenti al di fuori dello stadio. Dopo la smentita ufficiale via altoparlante della questura e un lungo tira e molla, con i giocatori che non volevano continuare a giocare, si è deciso di sospendere definitivamente la partita per motivi di ordine pubblico. Intanto, fuori dallo stadio sono continuati gli scontri tra le tifoserie e le forze dell'ordine pubblico. "Ho deciso io di far sospendere Lazio-Roma". Adriano Galliani, presidente della Lega, chiarisce parte di quanto avvenuto nei momenti convulsi che hanno portato alla sospensione del derby romano. "Ero io - aggiunge - la persona al telefono con l'arbitro". "La decisione l'ho presa - aggiunge Galliani - perché mi sono fatto la convinzione che fosse impossibile giocare. Ho parlato con molte persone che erano in campo, e ho scelto per il minore dei mali. Certo, è stata una decisione difficile. Ho parlato non solo con Rosetti, ma anche con Capello, Baldini, Cinquini: anzi, il telefono cellulare era di quest'ultimo. Cosa e successo davvero? Io sono a Milano, a me la questura ha detto che la notizia del bambino morto è falsa. Ma ho detto all'arbitro di sospendere. La partita dunque sarà sicuramente rigiocata perché la decisione è stata presa dalla Lega. Quindi la rigiocheremo. Perché ho deciso di far sospendere? Avevo due strade da prendere, ho preso quella che la mia testa e la mia coscienza mi hanno suggerito. Tutte le persone che ho sentito mi hanno detto che c'era il pericolo dei tifosi che minacciavano un'invasione di campo nel caso fosse ripresa la partita, oltre al fatto che i calciatori non volevano giocare"'.

"Visto che la notizia diffusa era falsa, non c'era motivo per sospendere la partita". Così il presidente della Lazio, Ugo Longo ha mostrato la sua sorpresa e contrarietà per la decisione presa dall'arbitro Rosetti di sospendere il derby all'Olimpico. "È incomprensibile quello che è accaduto - continua Longo ai microfoni di Sky - qualcosa non ha funzionato nell'informazione, ma nessuno ha compreso cosa sia accaduto. È un fatto singolare, mai capitata una cosa del genere".

Scontri tra forze dell'ordine e ultras romanisti sono poi avvenuti davanti all'uscita della curva sud dello stadio Olimpico, dove gruppi di ultras hanno attaccato polizia e carabinieri con lanci di oggetti e grossi petardi. Secondo quanto hanno riferito diversi testimoni, la polizia avrebbe lanciato diversi lacrimogeni verso i tifosi romanisti. Polizia e tifosi si sono poi fronteggiati per diversi minuti davanti all'obelisco sul Lungotevere Maresciallo Cadorna all'angolo con ponte Duca d'Aosta. I tifosi hanno creato con delle transenne e con cassonetti un blocco, e hanno ripetutamente lanciato nei confronti delle forze dell'ordine bottiglie e asse di bastoni. Gli scontri sono continuati per diversi minuti e la polizia ha effettuato alcuni fermi. La zona davanti a ponte Duca d'Aosta è ora sgombra e un centinaio di poliziotti in tenuta antisommossa la presidiano. Attorno alla zona in direzione di Ponte Milvio si sono sentiti ancora spari di lacrimogeni. Ci sono sette feriti tra le forze dell'ordine e sono stati effettuati diversi fermi tra gli ultras.

"È finita bene, poteva scapparci la tragedia". Lo ha detto il prefetto di Roma Achille Serra, ancora all'interno dello stadio Olimpico. Il prefetto ha detto che chiederà alla magistratura di aprire un'inchiesta per individuare chi ha messo in giro le voci "pretestuose" di un decesso, che ha ribadito, "potevano far succedere una tragedia".