Domenica 26 gennaio 1975 - Ascoli, stadio Cino e Lillo Del Duca - Ascoli-Lazio 1-0


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26 gennaio 1975 1838. Campionato di Serie A 1974/75 - XV giornata

ASCOLI: Grassi, Vezzoso, Legnaro, Colautti, Bertini G., Morello, Minigutti, Salvori, Silva (82' Macciò), Gola, Zandoli. (12 Masoni, 14 Campanini). All. Mazzone.

LAZIO: Pulici F., Ghedin, Martini L., Wilson, Oddi, Badiani, Garlaschelli, Re Cecconi, Chinaglia, Frustalupi, D'Amico. (12 Moriggi, 13 Polentes, 14 Nanni). All. Maestrelli.

Arbitro: sig. Menicucci di Firenze.

Marcatori: 75' Colautti.

Note: giornata di sole, terreno in buone condizioni. Ammoniti: Martini, Chinaglia, Bertini, Legnaro. Angoli 7-4 per l'Ascoli. Antidoping negativo.

Spettatori: 35.000 circa

Grassi esce su Chinaglia
Dall'Unità: la cronaca della partita
Silva impegna la difesa laziale
Grassi para in tuffo
(Gent. conc. Francesco Di Salvo)
Chinaglia sconsolato dopo un'occasione sbagliata
Martini tenta l'incursione in avanti
(Gent. conc. Famiglia Vespasiani)
L'ex Masoni saluta Chinaglia a fine gara. Tra i due il dott. Ernesto Alicicco

Il risultato può stupire soltanto gli assenti. Chi ha visto la partita s'è convinto del buon diritto dell'Ascoli alla vittoria. Gli ultimi in classifica hanno battuto i campioni. Nel calcio succede, ma oggi ad Ascoli è successo qualcosa di più: la Lazio, che non perdeva da sei gare, è stata costretta alla resa da una squadra tecnicamente inferiore, ma moralmente più preparata. - Inferiore si, ma con tanto ritmo e tanta volontà, ha precisato l'allenatore Mazzone. Bisogna render merito al trainer che la sua squadra ha giocato un buon calcio. Forse troppo bello. Certe licenze difensive — brevi passaggi nei disimpegni anziché lunghi rimandi liberatori — sono licenze pericolose. Ma Mazzone ama il bel gioco, e forse per questo i bianconeri marchigiani sono ultimi in classifica.

Ora stanno meglio di ieri, ma la strada per la salvezza è ancora lunga, tortuosa e in salita. La Lazio ha giocato male. Inutile nasconderlo. Se si escludono alcune parate stupende di Pulici (salvato peraltro in un caso dalla traversa), le solite, generose sgroppate di Re Cecconi e la potente azione di Chinaglia, oggi abbiamo visto una brutta Lazio, una copia sbiadita della bella squadra che soltanto sette giorni fa aveva sotterrato il Milan sotto una valanga di gol. E' mancata la regia di Frustalupi. Il « vecchio » centrocampista ha tentato di prendere le redini del gioco ma non vi è riuscito, e con lui non è riuscito ad emergere neppure D'Amico, di solito così brillante.

Giù di ritmo e confusionario Garlaschelli, spaesato Martini. Una squadra in difficoltà. A questo punto bisogna ricordare il trattamento tutt'altro che civile del pubblico a Chinaglia. « Long John » era atteso ad Ascoli e i fischi promessi sono venuti. Chinaglia non ha reagito, non ha mai reclamato, ma ha perso un po' la coordinazione. Alla fine del primo tempo, quando l'arbitro l'ha fermato per un fuorigioco discutibile, Chinaglia ha protestato, e Menicucci l'ha ammonito. Indubbiamente Chinaglia aveva sbagliato giudicando male l'Ascoli proprio nella settimana in cui doveva salire nella città marchigiana, ma si era trattato soltanto di mancanza di diplomazia. I fischi, gli insulti, i cori volgari che hanno accompagnato la sua prestazione erano assolutamente ingiusti. Un Ascoli brillante, veloce, ricco di ritmo e di volontà ha battuto una Lazio confusionaria e in netta difficoltà. Il risultato di 1 a 0 non rispecchia l'andamento del gioco. Infatti, fin dall'inizio, i campioni hanno dovuto subire l'iniziativa dei bianconeri, i quali, però, smaniosi di fare bene e in fretta, sbagliavano alcune conclusioni facili.

Assaliti da un avversario che aveva due punte, molti centrocampisti e alcuni difensori bravi anche nell'avanzare (ad esempio Vezzoso), i biancazzurri hanno accusato sbandamenti nella zona centrale del campo perché né Badiani né Frustalupi e neppure D'Amico sapevano filtrare con efficacia gli affondi degli avversari. Così toccava ai difensori lavorare sodo. Al 18', su calcio di punizione dal limite, Salvori serviva Morello che calciava a rete. Respingeva Oddi con un fianco. Gli ascolani reclamavano il calcio di rigore, asserendo che Oddi aveva toccato la palla con una mano. L'irregolarità, anche se avvenuta, era del tutto involontaria e quindi non punibile. Riprendeva Zandoli tentando nuovamente il gol da buona posizione. Pulici rispondeva con una « parata-miracolo ». Era sempre l'Ascoli ha dettare il gioco. Gli ospiti parevano soggiogati. Si intensificavano le azioni d'attacco dei bianconeri e al 26' Zandoli, dopo un bel palleggio in area, sbagliava da facile posizione. Un minuto dopo veniva ammonito Martini. Soltanto al 37' si faceva viva la Lazio con una azione di Martini e suggerimento a Chinaglia. Il centravanti non sapeva concludere.

Ancora in azione d'attacco i padroni di casa (39'). ma Zandoli « rubava » da terra un pallone che sarebbe stato facile preda di Gola, a pochi passi da Pulici. Al 43', su manovra corale. Gola con un tiro secco e potente colpiva la traversa con Pulici battuto. Prima della fine del tempo Chinaglia protestava e veniva ammonito. Si riprendeva con i marchigiani sempre più attivi. Dal canto loro i campioni, spronati da Chinaglia, tentavano qualche azione d'attacco. Bertini veniva ammonito per gioco scorretto (64'), e poco dopo Frustalupi, con un tiro improvviso, sorprendeva Grassi che si lasciava sfuggire la palla su cui era arrivato in ritardo, riuscendo comunque a bloccarla proprio sulla linea del gol (73').

Mentre si attendeva la riscossa dei campioni, l'Ascoli passava in vantaggio: Oddi bloccava Zandoli sul vertice corto dell'area laziale, a pochi metri dal fondocampo. Sulla susseguente punizione. Gola serviva Colautti che era appostato sul vertice dell'area. Il tiro del « libero » era prepotente e la palla finiva in rete a fil di palo (75'). La reazione della Lazio è stata violenta, ma priva di logica e di ordine. Chinaglia tentava di tutto, avanzava anche Ghedin, interveniva nel gioco pure Wilson con il risultato di creare intasamenti e confusione. I bianconeri erano tutti nella loro area a difesa di quel gol di Colautti che poteva significare una ripresa importante sulla via della salvezza.

Nella confusione generale nascevano due occasioni per pareggiare: all'84' Badiani da sinistra buttava sul fondo un egregio servizio di D'Amico, e poco dopo Chinaglia alzava troppo un pallone avuto da un rimpallo favorevole. Finiva tra il tripudio dei tifosi ascolani ebbri di gioia per una vittoria insperata e tra la disperazione dei laziali, costretti alla sconfitta su un campo che alla vigilia molti (forse troppi) avevano giudicato « facile ». Errore di valutazione? Eccesso di confidenza? Troppa sicurezza? Prima di uscire dagli spogliatoi Maestrelli ha criticato i suoi atleti dicendo: E' inutile reagire dopo aver preso uno schiaffo; bisogna giocare prima di prenderlo . La critica era severa, ma giusta, Maestrelli ha aggiunto: « Comunque tre punti di distacco dalla Juventus non sono insormontabili. Già lo scorso anno, dopo al sconfitta a Genova con la Sampdoria avevamo lamentato un identico handicap e ci siamo ripresi ». Ottimo l'arbitro Menicucci. L'elogio migliore è venuto da Lenzini, che, entrato negli spogliatoi a fine gara, ha detto: Ha arbitrato benissimo, e se lo dice il presidente sconfitto...

Chinaglia, uno dei migliori in campo, certamente il migliore nelle file della Lazio, ha avuto parole di critica per i suoi compagni. Ha detto: « Siamo tornati indietro di tre o quattro settimane, non solo come classifica, ma, credo, come gioco. Quando incontriamo squadre provinciali molti di noi dimenticano di essere campioni d'Italia. Ci vuole più volontà e più coraggio. La critica è fondata. In effetti, ; i biancazzurri hanno disputato una gara inferiore alle loro possibilità.

Il capitano dei campioni d'Italia ha aggiunto: « Fin tanto che molti di noi credono che un pareggio ad Ascoli possa bastare per vincere lo scudetto incapperemo sempre in risultati negativi. L'ho detto più volte ma nessuno mi vuol ascoltare. Dobbiamo lottare di più e giocare meglio ».

Fonte: La Stampa