Domenica 27 marzo 1960 - Roma, stadio Olimpico - Lazio-Napoli 2-1


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27 marzo 1960 - Campionato di Serie A 1959/60 - XIV giornata

LAZIO: Cei, Molino, Lo Buono, Vignoli, Janich, Prini, Visentin, Carradori, Rozzoni, Franzini, Fumagalli. All. Caciagli. D.T. Bernardini.

NAPOLI: Bugatti, Comaschi, Schiavone, Beltrandi, Greco II, Posio, Vitali, Di Giacomo, Vinicio, Del Vecchio, Gasparini. All. Amadei.

Arbitro: Lo Bello di Siracusa.

Marcatori: 48' Visentin, 80' Del Vecchio, 86' Rozzoni.

Note: cielo coperto con frequenti scrosci di pioggia, terreno leggermente scivoloso. Numerosa rappresentanza di tifosi napoletani. Calci d'angolo: 4-4.

Spettatori: 25.000 con un incasso di circa 16.000.000 di lire.

Un goal di Rozzoni a quattro minuti dal termine consente alla Lazio di tornare al successo dopo sei sconfitte consecutive. Finalmente cade così il tabù dell'Olimpico. Dall'inizio della stagione la squadra ha ottenuto a Roma punti solo al Flaminio, mentre nell'impianto del Foro Italico non solo ha sempre perso, ma non è mai riuscita a realizzare una rete. Per le statistiche l'ultimo marcatore laziale nell'ex Stadio dei Centomila era stato Franzini nel pareggio col Padova del 24 maggio, mentre l'ultimo successo si era registrato con la Juventus il 2 giugno mediante un'autorete di Corradi. Vittoria faticosa quella laziale contro un Napoli che vanta appena due punti in più in classifica. La settimana biancoceleste è stata movimentata sia per il balletto degli indisponibili (gli infortunati ai quali va aggiunto lo squalificato Eufemi) quanto per il caso Tozzi dibattuto a Milano dalla Commissione Giudicante della Lega Nazionale. La Lazio stanca dello scarso rendimento del giocatore e della sua condotta di vita ha notificato il suo volere a non corrispondere gli emolumenti dovuti al brasiliano dal mese di febbraio sino a giugno per un totale di 15 milioni. Humberto si difende con il suo avvocato dichiarando l'ostilità preconcetta di Bernardini nei suoi confronti. Inizio alla camomilla dell'incontro con le due squadre timorose e svogliate. Il primo acuto arriva solamente al 17'. Da Vinicio a Del Vecchio che impegna da distanza ravvicinata Cei in una splendida respinta a mani aperte. La partita torna subito nell'abulia assoluta dei contendenti. Al 32' è ancora il Napoli a dare qualche segno di vita e ancora con Del Vecchio che con un'improvvisa girata costringe il portiere romano a una deviazione in angolo. Solo al 40' la Lazio si rende per la prima volta pericolosa. Franzini lancia in contropiede Rozzoni e Bugatti è costretto a un'uscita di piede ai limiti dell'area per frenare la percussione dell'attaccante. Un primo tempo orribile che trova negli ululati e nei fischi degli spettatori il commento più giusto. La partita riserva nella ripresa uno spartito del tutto diverso. Visentin tira violento al 46' e Bugatti respinge a stento. E' il prologo al primo goal che scaturisce due minuti più tardi. Punizione calciata da Molino, sponda di testa di Rozzoni e intervento acrobatico di Visentin che in tuffo a pesce di testa mette in fondo al sacco. La Lazio si gasa e Rozzoni potrebbe al 50' sferrare il colpo del k.o. Il numero 9 si libera di Greco II e lascia partire un tiro che sfiora il bersaglio. L'incontro si placa anche perché il Napoli non riesce a costruire un'azione degna di questo nome. Al 78' ancora un'occasione per i romani con Fumagalli che indugia da ottima posizione dopo un suggerimento di Rozzoni. All' 80' i partenopei pervengono al pareggio. Triangolo Posio-Vinicio-Del Vecchio che con un diagonale forte e preciso mette dentro. Lazio sulle ginocchia e azzurri spavaldi. Cei deve superarsi all' 81' e all' 84' su due conclusioni di Di Giacomo. Quando sembra che gli ospiti possano passare arriva il goal liberatorio di Rozzoni. Punizione calciata da Prini e scatto sul filo del fuorigioco da parte dell'attaccante che di testa insacca il pallone della vittoria. Vivaci proteste dei partenopei sulla posizione del marcatore, ma Lo Bello non sente ragioni e indica il centrocampo. Successo di fondamentale importanza per una Lazio che deve ora dare continuità ai suoi risultati.