Domenica 3 febbraio 2002 - Roma, stadio Olimpico - Lazio-Milan 1-1


Stagione

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3 febbraio 2002 - 2987 - Campionato di Serie A 2001/02 - XXI giornata

LAZIO: Peruzzi, Pancaro, Negro, Fernando Couto, Cesar, Poborsky, Giannichedda, Liverani (66' D.Baggio), Stankovic, Fiore (80' Mihajlovic), C.Lopez. A disposizione: Marchegiani, Castroman, Mendieta, Inzaghi, Evacuo. Allenatore: Zaccheroni.

MILAN: Abbiati, Helveg (53' Contra), Costacurta, Laursen, Kaladze, Brocchi (85' Kutuzov), Gattuso (73' Pirlo), Albertini, Serginho, Shevchenko, Javi Moreno. A disposizione: S.Rossi, Roque Junior, Umit, Donati. Allenatore: Ancelotti.

Arbitro: Sig. Pellegrino (Barcellona Pozzo di Gotto).

Marcatori: 20' Stankovic, 90' Shevchenko.

Note: Espulso Fernando Couto. Ammoniti Gattuso, Pancaro, Contra, Albertini, Poborsky. Recuperi: 1' p.t. 4' s.t. Esordio in serie A per Kutuzov.

Spettatori: 40.000 circa.

Il biglietto della gara
Dejan Stankovic scocca il tiro...
... e la palla termina in rete
Il pareggio di Shevchenko

Quali sono le ragioni della crisi del Milan, che in campionato è riuscito a rimediare alla seconda sconfitta consecutiva solo in modo fortunato e rocambolesco, dopo i non certo consolanti pareggi con il Brescia e a Firenze? Oltre a motivazioni generiche e generali, più o meno condivisibili, ce n'è una che coincide con la censurabile filosofia ispiratrice del mercato estivo della società: la predilezione del solista rispetto alla compatibilità degli interpreti, tra loro e con il modulo che dovrebbero interpretare. Perciò la crisi del Milan nasce da Rui Costa (che tuttavia ora non gioca), passa dall'infortunio di Filippo Inzaghi (e in questo caso non è colpa di nessuno), finisce nello spaesamento dentro il quale sembra precipitato Shevchenko, il solista per antonomasia di una squadra nata per esaltare il contropiede: fino a quando c'era Inzaghi, che è contropiedista e opportunista insieme, si è esaltato anche Shevchenko. Dopo è stato come se addosso all'ucraino fosse calato tutto il peso del sipario. Il punto non è solo che non segna più su azione (l'ultimo gol è stato a Bergamo il 19 dicembre), a meno che qualcuno non gli schizzi addosso il pallone (come è accaduto ieri sera sul colpo di testa di Kaladze: che coraggio rivendicare una prodezza del genere!), ma che adesso sbaglia anche i rigori (due su tre nelle ultime due partite prima di Roma). Siccome il calcio dei solisti produce il calcio degli episodi, e sugli episodi si fondano anche i ragionamenti, allora sarà chiaro a tutti quanto Shevchenko abbia inciso nel periodo negativo del Milan. Con i due rigori trasformati, anziché falliti contro Fiorentina e Udinese, oggi i rossoneri avrebbero presumibilmente cinque punti in più e perfino il pareggio di ieri sera a Roma contro la Lazio, altra grande ammalata, sarebbe risultato più accettabile o meno imbarazzante.

Invece si tratta di un punto per niente glorioso e, al momento, assai poco utile (il quarto posto del Chievo resta a quattro lunghezze), in attesa di qualche rientro (Ambrosini dovrebbe essere il primo). Al Milan manca l'identità di squadra: se, alla fine, il gioco lo produce Serginho con i suoi sprint lungo la fascia sinistra e palla al piede (così era venuta un'occasione per Shevchenko, così è nato l'angolo, battuto dallo stesso Serginho, che ha fruttato l'incornata di Kaladze, a tempo scaduto) significa che dal possesso di palla non si trae nessun vantaggio. La Lazio avrebbe meritato di vincere e il successo le avrebbe consentito di allontanare polemiche e difficoltà che le ultime sconfitte esterne stanno ingigantendo. Prima del vantaggio di Stankovic (20', gran tiro di destro da fuori area) i biancazzurri non avevano fatto nulla più del Milan. Ma dopo avrebbero potuto chiudere la partita due volte nel primo tempo (Lopez e Poborsky) e altre tre nella ripresa (due occasioni per Stankovic, una per Lopez): è mancata la precisione e la buona sorte che, al contrario, ha sorretto il Milan, quasi del tutto incapace di tirare una sola volta nello specchio della porta. Anche sul gol del pareggio rossonero, Stankovic ha provato la ribattuta di testa centrando la parte bassa della traversa. Non va sottovalutata, però, l'inferiorità numerica cui è stata costretta la squadra di Zaccheroni dal 33' in avanti, quando Couto, già ammonito, si è fatto espellere direttamente per una protesta arrivata all'orecchio di Pellegrino. Nonostante l'avvicendamento Mihajlovic-Fiore, la Lazio ha perso smalto, sicurezza e, soprattutto, la lucidità per condurre letali contropiede. Ancelotti ha provato ad aggiungere Kutuzov a Javi Moreno e Shevchenko, dopo avere immesso Pirlo. Eppure non sarebbe cambiato nulla, senza la carambola aerea milanista che, al massimo, potrà scatenare discussioni oziose: gol di Shevchenko, di Kaladze o autorete di Stankovic?

Fonte: Corriere della Sera