Domenica 4 aprile 1976 - Roma, stadio Olimpico - Lazio-Verona 1-1


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4 aprile 1976 - 1885 - Campionato di Serie A 1975/76 - XXIV giornata

LAZIO: F.Pulici, Ammoniaci, Borgo, Wilson, Ghedin (52' Polentes), Badiani, Garlaschelli, Martini, Chinaglia, D'Amico, Lopez. (12 Moriggi, 14 Ferrari G.C.) All. Maestrelli.

VERONA: Ginulfi, Bachlechner, Sirena, Busatta, Catellani, Nanni F., Franzot, Mascetti, Luppi, Maddè, Zigoni. (12 Porrino, 13 Guidolin, 14 Macchi). All. Valcareggi.

Arbitro: sig. Bergamo (Livorno).

Marcatori: 32' Zigoni, 40' Luppi (aut).

Note: giornata primaverile, terreno in perfette condizioni. Ammonito Chinaglia per proteste.

Spettatori: 35.000 di cui 15.306 paganti e 17.668 abbonati per un incasso di £ 43.556.700.

Un tiro di Zigoni
La rete dei scaligeri
Il pareggio della Lazio
Wilson tenta di salvare su Zigoni
L'autorete di Luppi
Chinaglia ammonito

La delicata partita contro il Verona evidenzia nuovamente i limiti di questa squadra che ormai, da troppo tempo, ha smarrito un gioco decente. E' necessario vincere per staccare gli scaligeri fermi a 17 punti come i biancazzurri, ma, al termine della gara, ne esce un salomonico pareggio che non scontenta di certo i gialloblù che non hanno rubato nulla. Il clima allo stadio non è certamente idilliaco, attesa l'annunciata contestazione alla Società. Uno striscione in curva recita infatti: "1972 Lenzini + Sbardella = Scudetto; 1976 Lenzini + Lenzini = Rovina"

Da una partita-spareggio per la salvezza, come era stato definito il confronto diretto fra Lazio e Verona, non c'era da aspettarsi uno spettacolo calcistico di prim'ordine. Ma le due squadre sono andate ben oltre le più pessimistiche previsioni. Per quasi tutti i novanta minuti di gioco, gli uomini di Maestrelli e Valcareggi hanno pasticciato nel vano tentativo di infondere alla manovra una fisionomia che somigliasse anche da lontano al gioco del calcio. L'assenza di Re Cecconi ha indotto il tecnico laziale a rivoluzionare la formazione che alla prova del fatti si è rivelata sbagliata.

L'errore più vistoso è sembrato lo spostamento di Martini a mezz'ala e la conferma di Borgo nel ruolo di terzino. Ai biancoazzurri è venuta praticamente a mancare la spinta sulle fasce laterali che riesce ad assicurare Martini. Ma non è stata la sola falla emersa nello schieramento romano. Chinaglia continua a giocare arretrato alla "Bobby Charlton"; Garlaschelli, rimasto alcuni giorni fermo per infortunio, ha perduto la brillante forma di qualche settimana fa.

Badiani, corridore senza meta, Lopez regista totalmente mancato, Ghedin afflitto tra l'altro da un incidente che all'inizio della ripresa lo ha costretto a cedere il posto al modesto Polentes, hanno dato il tocco finale ad un quadro desolante. Dal naufragio generale, sono riusciti a salvarsi soltanto D'Amico, protagonista di qualche felice iniziativa, Wilson, sempre pronto a tappare i buchi e Ammoniaci che ha dovuto tenere a freno Zigoni, l'uomo più pericoloso dei gialloblù. Il Verona si è confermato un complesso di scarsissima consistenza specialmente nel reparto di difesa, che anche oggi ha provocato continui brividi al bravissimo Ginulfi.

Tuttavia a centrocampo, dove Franzot, Mascetti e Maddè hanno assicurato un contributo onesto e nella linea d'attacco che ha vissuto però solo sulla grinta di Zigoni, la compagine veneta è apparsa a tratti più lucida dell'avversaria. Forse aveva ragione Valcareggi quando al termine della gara ha dichiarato che se la sua squadra avesse osato di più, specialmente nel secondo tempo, avrebbe avuto parecchie possibilità di portarsi via i due punti. Illustrare le poche azioni della gara sarebbe come ripercorrere un tracciato noioso con il rischio di cadere nel sonno più profondo. L'atmosfera si è scaldata in occasione di due falli commessi da Catellani su Chinaglia per i quali la Lazio ha inutilmente reclamato altrettanti calci di rigore.

Ma i biancoazzurri contro un avversarlo quasi inesistente, avrebbero dovuto anche assorbire eventuali errori arbitrali e aggiudicarsi senza affanni la partita. Invece solo su autogol al 39' sono riusciti ad allontanare l'incubo della sconfitta (Luppi, nel tentativo di respingere un cross di D'Amico, deviava con il ginocchio la palla nella propria rete). Otto minuti prima Zigoni aveva portato in vantaggio il Verona raccogliendo una difettosa respinta di Pulici che non era riuscito a trattenere un tiro improvviso scagliato dal limite da Franzot.

Il punto perduto in casa, rischia di accentuare la crisi della Lazio caduta clamorosamente in basso nel breve giro di due anni. I tifosi, scontenti, oggi hanno mostrato allo stadio numerosi striscioni e distribuito volantino che recavano pesanti accuse a Lenzini. Chinaglia non sembra voler cedere agli appelli del suoi sostenitori e molto presto se ne andrà in America. Maestrelli ha il morale sotto i piedi, come la sua squadra che oltre al giocò non possiede più nemmeno lo spirito di reazione in un frangente cosi delicato.

Fonte:La Stampa

Nota

Giorgio Chinaglia minaccia di non scendere in campo qualora il presidente Lenzini non consenta l'incontro con i rappresentanti del Cosmos e non accetti l'offerta per il trasferimento dell'attaccante nella squadra statunitense. Solo poche ore prima della gara la situazione si sblocca e, dopo aver ricevuto ampie garanzie, il giocatore indossa la maglia numero nove.