Domenica 4 maggio 1980 - Torino, stadio Comunale – Torino-Lazio 1-0


Stagione

Turno precedente - Turno successivo

4 maggio 1980 - 2040 - Campionato di Serie A 1979/80 - XXIX giornata

TORINO: Terraneo, Volpati, Mandorlini, P.Sala, Danova, Masi, C.Sala, Pecci, Graziani, Sclosa, Mariani. A disp.: Copparoni, Pileggi, Greco. All. Rabitti.

LAZIO: Avagliano, Tassotti, Pochesci, Perrone, Pighin, Citterio, Todesco, Zucchini, D'Amico, Ferretti (75' Campilongo), Scarsella. A disp.: Budoni, Cenci. All. Lovati.

Arbitro: Milan (Treviso).

Marcatori: 65' Pecci.

Note: pioggia, vento e campo allentato. Ammoniti D'Amico, Pochesci e Pighin. Esordio in serie A per Maurizio Scarsella classe 1962 e Salvatore Campilongo classe 1961.

Spettatori: 15.000 di cui 3.302 paganti per un incasso di £ 13.631.000.

Il biglietto della gara
La rete di Pecci
La cronaca della partita
Graziani contrastato da Pighin
Un tiro di Sala

Con una prodezza di Pecci, per di più su azione di rimessa, il Torino è riuscito a battere la Lazio-baby in una partita nella quale ha costruito la bellezza di undici palle-gol di cui tre finite contro i legni della porta difesa dal bravissimo Avagliano. Ci sono voluti sessantacinque minuti per infrangere la resistenza della giovane formazione schierata da Lovati: le due ore di gioco nel derby di mercoledì, il campo reso viscido dalla pioggerella uggiosa precipitata per tutta la gara e la freschezza atletica degli avversari, hanno tolto lucidità e precisione ai granata, soprattutto in fase conclusiva.

Avagliano, che era al suo debutto stagionale in campionato, ha effettuato almeno quattro interventi decisivi (un solo neo nella sua brillante prova: la palla che s'è lasciata sfuggire contro la traversa su tiro non difficile di Pecci nella ripresa) ma è stato anche risparmiato dallo stesso Pecci, un paio di volte da Graziani e una da Patrizio Sala. Il Torino, che avrebbe potuto maramaldeggiare sui resti di una Lazio falcidiata dallo scandalo delle scommesse, ha dovuto accontentarsi di un successo striminzito nella giornata che segnava il congedo casalingo in campionato.

Continua la serie positiva di Rabitti (dieci domeniche più le due gare di Coppa Italia con la Juventus) e l'ascesa del Torino verso la «zona Uefa», ma c'è chi si preoccupa del fatto che Graziani non segna da tre incontri. Il centravanti, che nel derby era stato sovrastato da Gentile, ieri ha lottato ma, come già gli era capitato a Pescara, non ha trovato la via del gol. Dopo aver giocato ad alto livello per tre quarti della stagione, Graziani sta accusando un normale appannamento. Anche in condizioni di forma non ideali, ha tenuto in costante allarme Pighin (che ha commesso un fallo da rigore non rilevato dal mediocre Milan) e Perrone.

Avagliano gli ha negato il punto su un magnifico colpo di nuca ma in altre due occasioni è stato l'attaccante ad avere un indugio fatale. Per un Graziani in leggero (e giustificato) calo, un Mariani che cresce. Il ragazzo è sempre puntuale sul pallone anche se difetta di esperienza: è destinato ad una brillante carriera quando imparerà ad essere più freddo in area. Un altro giovane che sta prendendo quota è Sclosa il quale, pur con qualche sbavatura, acquisisce personalità di partita in partita. Un po' sotto tono, invece, la prestazione di Mandorlini che non sempre ha saputo sfruttare la libertà di cui godeva poiché D'Amico e Ferretti, che capitavano nella sua zona, spesso si accentravano concedendogli ampi spazi per proiettarsi in avanti. D'Amico è stato fra i più attivi della Lazio. Cinque anni fa, Fulvio Bernardini diceva che aveva piedi «buonissimi» ma una mentalità da oratorio. Adesso è lui, Vincenzino, a capitanare un manipolo di imberbi che qualcuno ha scherzosamente definito «asilo infantile». Fare la «chioccia» è una parte che il venticinquenne D'Amico, dal «curriculum» dì un veterano, sembra gradire: sente la responsabilità e matura a vista d'occhio, sacrificandosi anche nel lavoro di copertura, mettendo l'abilità tecnica e la classe purissima al servizio dei compagni.

Lo scarso pubblico torinese ha apprezzato qualche «numero» di D'Amico che ha fallito d'un soffio l'unica vera palla-gol della Lazio. Attorno al suo piede sapiente si sono mossi senza sfigurare, elementi che sino a qualche tempo fa militavano nella «Primavera» o nel parco-rincalzi, come Todesco, Ferretti, l'esordiente Scarsella (un regista di 18 anni alto e dinoccolato, dalla buona visione di gioco ma un po' lento), Zucchini, Pochesci. Tra i migliori il lungo Citterio che sulla fascia sinistra ha creato qualche problema alla retroguardia granata. Se per la Lazio, come società, il futuro è pieno d'incognite, come squadra non mancano le alternative.

Il Torino, lo ripetiamo, oltre a sprecare troppe opportunità, ha pagato lo sforzo infrasettimanale. La Lazio non aveva niente da perdere e la sua disinvoltura, certe felici triangolazioni radenti a centrocampo, hanno messo in imbarazzo i granata i quali, tuttavia, hanno giocato ad una porta sola per quasi l'intera ripresa (14 calci d'angolo complessivi) e hanno trovato il colpo vincente su contropiede manovrato da Graziani e concluso da Pecci con un tocco da artista (a Pescara il romagnolo si era già prodotto in uno spunto simile). L'obiettivo è stato centrato grazie alla spinta di Volpati e Pat Sala (con la collaborazione di Claudio Sala) e alla determinazione poiché non sempre, sul piano della manovra, le geometrie erano rispettate. Domenica a Bologna, dove sarà privo dello squalificato Claudio Sala, il Torino dovrà compiere l'ultimo sforzo per vincere e garantirsi il diritto di partecipare alla Coppa Uefa, in attesa della finalissima di Coppa Italia.

Fonte: Stampa Sera