Domenica 5 maggio 2002 - Roma, stadio Olimpico - Lazio-Inter 4-2


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5 maggio 2002 - 3000 - Campionato di Serie A 2001/02 - XXXIV giornata

LAZIO: Peruzzi, Stam, Fernando Couto, Nesta, Favalli, Poborsky, Giannichedda, Simeone (78' D.Baggio), Stankovic (61' Cesar), Fiore, S.Inzaghi. A disposizione: Marchegiani, Negro, Pancaro, Colonnese, Evacuo. Allenatore: Zaccheroni.

INTER: Toldo, J.Zanetti, Cordoba, Materazzi, Gresko, Sérgio Conceição (60' Dalmat), Di Biagio, C.Zanetti (73' Emre), Recoba, Ronaldo (78' Kallon), Vieri. A disposizione: Fontana, Sorondo, Serena, Guglielminpietro. Allenatore: Cuper.

Arbitro: Sig. Paparesta (Bari).

Marcatori: 12' Vieri, 20' Poborsky, 24' Di Biagio, 45' Poborsky, 56' Simeone, 73' S.Inzaghi.

Note: Giornata calda e terreno in ottime condizioni. Ammoniti Stankovic e Materazzi. Recuperi: 2' pt e 4' st.

Spettatori: 75.333.


Tifosi interisti e laziali mischiati nello stadio
La rete di Vieri del 2° vantaggio Inter
La seconda rete di Poborsky del 2-2
Simeone sigla il 3-2 di testa
La rete di Simeone vista dalla curva
Simeone abbracciato dai compagni
L'esultanza di Inzaghi dopo il 4-2
Il tabellone sancisce il risultato finale
Fernando Couto in marcatura su Christian Vieri
La partita vista dalla tribuna
Il biglietto della gara

In un Olimpico stracolmo di tifosi interisti mischiati per via del gemellaggio a quelli laziali in ogni settore dello stadio, l'Inter perde proprio all'ultima giornata di Campionato lo Scudetto, superata in classifica dalla Juventus vincente ad Udine. I giocatori laziali sono contestati dalla Curva Nord che rimprovera lo scarso impegno nella disfatta per 1-5 nel Derby e quello invece profuso nella partita odierna. Al termine della gara si registra tensione negli spogliatoi tra alcuni giocatori delle due squadre. La Lazio, con questa vittoria, conquista comunque il diritto a partecipare alla Coppa UEFA.


La Gazzetta Dello Sport titola: L'Inter paga la grande illusione. Nerazzurri frastornati: tutto l'Olimpico è con loro, ma la Lazio rimonta e li travolge. Cuper ha schierato una formazione troppo sbilanciata in avanti. Moratti se la prende con la Lazio. "Ha giocato con tanto impegno, come in una finale di Coppa". Il presidente dell'Inter è amareggiato: "I miei giocatori sono dei poveri cristi, ma spero che la Lazio abbia vinto per sé stessa e non per conto di altri".

Solo un paio di volte, nel calcio, eravamo andati vicini a vedere la fine del mondo. Pensavamo che il massimo fosse quanto accaduto a Perugia, due stagioni or sono, nel giorno del diluvio. Invece dovevamo arrivare fino all'Olimpico, stavolta in un pomeriggio di sole tiepido. In questo stadio, riempito da oltre quarantamila nerazzurri, la società di Moratti, che attendeva da sette anni, e la squadra di Cuper, che ha corso per oltre nove mesi, sono stramazzate al cospetto di un avversario resuscitato in maniera appena decorosa solo all'inizio della ripresa. A Roma non è stata la Lazio a vincere.

E' stata l'Inter a non poterlo fare, le residue energie bruciate nella certezza che l'Olimpico dovesse riservare una passerella e non già un incontro di spessore. A dare retta non solo alla prima mezz'ora, la convinzione dei nerazzurri di trovarsi di fronte ad un avversario assai più svuotato di loro sul piano atletico e nervoso, era fondata. Il vantaggio di Vieri, favorito da un evidente imbarazzo di Peruzzi, sembrava la testimonianza palese di quella teoria (un portiere che commette un errore del genere è come minimo deconcentrato). Così come, sempre per stare ai fatti, pure il secondo vantaggio, stavolta di Di Biagio, di testa e ancora una volta dallo stesso angolo, certificava di una difesa non propriamente imbattibile sui palloni aerei. Tuttavia due episodi contribuivano a inquietare i cuori terremotati dei nerazzurri, ben prima che nel secondo tempo avvenisse l'irreparabile.

Uno: il pareggio, seppure durato l'inezia di quattro minuti, di Poborsky, nettamente il più presente tra i laziali. Due: l'inconsistenza offensiva dei nerazzurri per colpa di Vieri e Ronaldo, entrambi risucchiati dai corridoi centrali dove l'intasamento era colossale. Inoltre, nel finale del primo tempo, e con troppe situazioni in bilico sugli altri campi, l'Inter ha cominciato non solo a vivacchiare sui ritmi blandi della Lazio, ma a concedersi distrazioni clamorose. Per esempio, in occasione del secondo pareggio di Poborsky, è facile scaricare tutta la colpa su Gresko. Lo slovacco è di certo il più colpevole, ma a chi capisca di calcio non sfuggiranno la complicità di Materazzi (che non chiama la palla sull'intervento scomposto, di testa, di Cordoba) e quella di Toldo che avrebbe avuto il dovere di "avvisare" Gresko dell'accorrere di Poborsky. La partita, il confronto, l'atteggiamento in campo e perfino all'interno dello stadio, prima unanimemente schierato a sostegno dell'Inter, sono mutati quando, sul 2-2, la Lazio ha realizzato di avere scacciato l'incubo della Roma bicampione.

Di più: nell'istante in cui Simeone depositava in rete la palla del 3-2, le avvisaglie di un imminente cambio di rotta, anche altrove, avevano già tonificato la Lazio. A questo scarto, l'Inter è parsa del tutto impreparata. Prima ha provato a flettersi, poi si è spezzata. Gol di Simeone, di testa, su assist di Fiore (autore anche del passaggio per l'1-1 a Poborsky), gol di Simone Inzaghi, sempre di testa, e sul secondo palo, a incornare un cross di Cesar. Il quale, subentrato a Stankovic a mezz'ora dalla fine, ha pure graziato l'Inter, colpendo un legno, di nuovo di testa, su macroscopico errore di valutazione di Toldo. Prima delle lacrime inconsolabili di Ronaldo, la Lazio si è abbandonata al fraseggio. Forse non era vero, ma ci è parso che accadesse per non umiliare i mancati campioni d'Italia, destinati addirittura a ripartire, l'anno prossimo dai preliminari di Champions League.

Fonte: Corriere della Sera