Domenica 6 febbraio 2000 - Torino, stadio Delle Alpi - Torino-Lazio 2-4


Stagione

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6 febbraio 2000 - 2.879 - Campionato di Serie A 1999/00 - XX giornata - calcio d'inizio ore 15.00

TORINO: Pastine, Bonomi, Grandoni, Galante, Jurcic, Brambilla, Pecchia (72' Maltagliati), Lentini, Sommese, Ferrante, Scarlato (46' Ivic). A disposizione: Nista, Minotti, Ficcadenti, Coco, Tricarico. Allenatore: Mondonico.

LAZIO: Marchegiani, Negro, Nesta, Mihajlovic, Pancaro, Stankovic, Sensini (77' Almeyda), Simeone, Nedved (73' Mancini), S.Inzaghi (58' Ravanelli), Salas. A disposizione: Ballotta, Gottardi, Couto, Lombardo. Allenatore: Eriksson.

Arbitro: Sig. Pellegrino (Barcellona Pozzo di Gotto) - Guardalinee Sigg. Mazzei e Farneti - Quarto uomo Sig. Tagliafico.

Marcatori: 8' Sensini, 53' Mihajlovic (rig), 65' Ravanelli, 81' Ferrante (rig), 89' Galante, 91' Salas.

Note: giornata plumbea con leggera nebbia, terreno in buone condizioni. Espulso Mihajlovic all'80' per aver dato una gomitata in faccia a Ferrante. Ammoniti Bonomi, Ferrante, Nedved e Marchegiani. Angoli 3-2 per il Torino. Recuperi: 1' p.t., 4' s.t.

Spettatori: 19.016 di cui 13.233 abbonati e 5.783 paganti. Incasso £. 542.803.200.


Nestor Sensini porta in vantaggio i biancocelesti
L'esultanza del calciatore argentino
Il calcio di rigore trasformato da Sinisa Mihajlovic
La rete dello 0-3 di Fabrizio Ravanelli
L'esultanza del bomber perugino
Il calcio di rigore di Ferrante
Galante accorcia ulteriormente le distanze
Marcelo Salas sigla la rete del definitivo 2-4 per i biancocelesti
Simone Inzaghi prova il tiro
Nestor Sensini, tra i migliori in campo

I biancazzurri scendono in campo conoscendo il risultato della Juventus che il giorno prima non era andata oltre il pareggio con l'Udinese. I laziali partono subito all'attacco e già al 8' passano in vantaggio con un colpo di testa di Nestor Sensini abile a sfruttare un cross di Mihajlovic. La Lazio prova subito a raddoppiare ma le azioni non sono lineari ed il primo tempo si chiude fra gli sbadigli. La ripresa invece ha un avvio subito scintillante. Al 53' è Mihajlovic a trovare la via del raddoppio realizzando un rigore concesso per fallo di Pastine su Simone Inzaghi. Un quarto d'ora dopo è Ravanelli a siglare la terza rete con uno spettacolare colpo di testa. La gara sembra chiusa ma all'80' i biancazzurri rimangono in 10 per l'espulsione di Mihajlovic causata una gomitata in area ad un avversario. Il conseguente penalty è realizzato con freddezza da Ferrante. I granata attaccano mettendo così alle corde la Lazio, che capitola una seconda volta all'89', quando Galante raccoglie un pallone in area ed insacca. Fortunatamente due minuti dopo ci pensa Salas, su assist di Ravanelli, a siglare la rete della sicurezza. Una vittoria, in bilico fino all'ultimo, che consente alla Lazio di riportarsi in testa alla classifica con 42 punti, seguita ad un punto dalla Juventus, mentre Milan e Roma seguono a 38.


La Gazzetta dello Sport titola: "La Lazio torna al potere. Prima dilaga, poi rischia in 10. Ma un gran gol di Salas chiude i conti. Il ritorno al primo posto dei biancazzurri è guastato però dai gesti di nervosismo che contro il Parma li priveranno di Nedved e Mihajlovic. Dopo il gol di Sensini, 15° marcatore stagionale della Lazio, un pasticcio di Pastine (rigore di Mihajlovic) e Ravanelli sembrano chiudere i conti. Ma una gomitata del serbo a Ferrante (espulsione e penalty) li riapre. Finale rocambolesco: Galante trascina il Toro verso una nuova rimonta, ma Salas spegne le speranze granata".

Continua la "rosea": La Lazio ritorna al vertice della classifica con il passo della diva che entra in una beauty-farm. Gli stravizi delle feste sono stati quasi completamente riassorbiti, è vero, ma quella che sfila a Torino non è ancora la bambola che in autunno faceva girare la testa a tutti: c'è qualche residuo chiletto da perdere, resta soprattutto un po' di cellulite mentale da rassodare, e il buono di questi tre punti (con sorpasso incorporato) è che non esiste una clinica della salute più piacevole del primo posto. Alla volpe Eriksson non può sfuggire il fatto che sul 3-0, e quindi a partita morta e sepolta, prima il diffidato Nedved si fa ammonire per un superfluo fallo di mano e poi Mihajlovic ammolla una gomitata a Ferrante che gli costa il "rosso", oltre al rigore che resuscita il match: salteranno entrambi Lazio-Parma di domenica prossima, e se chiedete loro "per cosa?" non sapranno come rispondervi e abbasseranno gli occhi. Gli inutili nervosismi sono un eccellente modo per gettare nella spazzatura gli scudetti, come insegna il derby di ritorno della scorsa stagione: oltre alla gara la Lazio perse per squalifica l'intera difesa, e così scombinata le beccò dalla Juve in casa dilapidando il vantaggio extralarge sul Milan. Ai microfoni Eriksson replica il suo consueto look di Don Abbondio furbo, assicurando che questi eccessi non lo preoccupano: nel chiuso dello spogliatoio lo immaginiamo intento a preparare ettolitri di camomilla. Dovesse ricascare un'altra volta sul traguardo, gli toccherebbe passare al whisky. I nervi scoperti sono un argomento da affrontare adesso perché sarebbe un peccato se anche questa Lazio, forse la migliore di sempre, sperperasse le sue chance con imprese da neurodeliri.

Quando Nestor Sensini sfonda per la prima volta il dispositivo granata (minuto 9, brillante inserimento di testa su punizione spiovente), il totale dei biancocelesti in gol nella stagione sale a 15 (13 in campionato più Simeone e Mancini nelle coppe): se non è un record, gli assomiglia parecchio. Una simile varietà di soluzioni offensive è l'ovvio segreto del primato, ciò che consente a una Lazio non ancora perfettamente a punto di stampare 4 sberle sulla faccia del Toro in casa sua: mica semplice riuscirci. Già detto di Sensini, gli altri gol vengono dal lavoro di disturbo della zanzara Inzaghino su Pastine (rigore comico ma netto), da un contropiede a cento all'ora di Stankovic concluso da cross al bacio per Ravanelli, da una combinazione di gran classe Ravanelli-Salas. C'è tutto lo scibile calcistico, in questa galleria d'arte: e per capire fino in fondo le potenzialità laziali, va ricordato che il quarto gol, il più bello, arriva in pieno psicodramma, col Torino che in pochi minuti è passato dallo 0-3 al 2-3, ha pigliato pure una traversa con Ferrante, e sta per fare ancora meglio rispetto a Venezia, dove recuperò due gol a tempo scaduto. Nel momento più duro, in 10 contro 11, la Lazio può estrarre dal suo baule un merletto da collezione e chiudere la bocca a tutti: questa sì che è ricchezza. Bravo il Toro a costringerla a stappare la riserva speciale. Tanto più scarso degli avversari, il plotone di Mondonico va pure sott'acqua molto presto, e i suoi sforzi per rimettere la testa fuori sono encomiabili ma inutili perché la fatica per arrivare al limite dell'area viene puntualmente frustrata dalle puntuali uscite di Nesta. Nel tabellino potete leggere che il Torino gioca 3-4-3, ma la realtà è che gli esterni di centrocampo, Jurcic e Lentini, rinculano sino a fare i terzini per bloccare Nedved e Stankovic (Conceiçao neanche in panchina per scelta tecnica: temporali in vista) e ripartire.

Mai visto Lentini così arretrato, ed è una scelta intelligente perché il capitano, oltre a sacrificarsi in copertura, aggiunge fantasia laterale a un centrocampo solido ma non molto creativo al centro. Sensini è una vecchia lenza, pare Cino Ricci per come riesce a interpretare le correnti del centrocampo; il pallone gli sbatte addosso in una maniera che pare inevitabile. E' lui, con l'assistenza di Simeone, a tenere a galla una Lazio che soffre sino al secondo gol, in sostanza un regalo di Pastine. Poi il Toro va in black-out, becca la terza pera, e senza la cretinata di Mihajlovic probabilmente non proporrebbe altro. Invece l'annesso rigore lo rivitalizza, Galante pare un incrocio fra Bierhoff (per come salta di testa, vedi il gol) e Davids (per come trascina i compagni), e quello che i poeti chiamano cuore diventa visibile e persino palpitante. Se Ravanelli e Salas non calassero la ghigliottina, chissà come andrebbe a finire. Ma se la Lazio non fosse andata fuori di testa, non sarebbe nemmeno cominciata. Il che significa due cose opposte: tante possibilità di far male agli altri, ma anche a se stessi. Chissà se nella beauty-farm c'è anche lo psicanalista.