Domenica 9 gennaio 1977 - Torino, stadio Comunale - Torino-Lazio 3-3


Stagione

Turno precedente - Turno successivo

1913. Campionato di Serie A 1976/77 - XII giornata

TORINO: Castellini, Danova, Salvadori, Sala P., Santin, Caporale, Sala C., Pecci, Graziani, Zaccarelli, Pulici P. (12 Cazzaniga, 13 Butti, 14 Garritano). All. Radice.

LAZIO: Pulici F., Ammoniaci, Martini L. (65' Viola), Wilson, Manfredonia, Cordova,Garlaschelli, Agostinelli A., Giordano, D'Amico, Badiani. (12 Garella, 14° Pighin). All. Vinicio.

Arbitro: Sig. Gussoni di Tradate.

Marcatori: 8' Martini L., 27' Sala C., 32' Garlaschelli, 50' Zaccarelli, 56' Salvadori, 66' Garlaschelli.

Note: giornata fredda, terreno in ottime condizioni. Ammoniti: Manfredonia, Badiani, Santin.

Spettatori: 36.672 di cui 16.498 abbonati e 20.174 paganti.

Claudio Sala in azione
Una bella parata di Pulici
La prima rete di Garlaschelli
Castellini esce su D'Amico
La rete di Salvadori
L'esultanza dei granata dopo la rete di Sala
La rete di Zaccarelli
Manfredonia contro Graziani


Incredibile susseguirsi di emozioni allo stadio. Clamorose "confidenze" della difesa granata favoriscono i gol di Martini (replica di Claudio Sala) e Garlaschelli (nuovo pareggio di Zaccarelli al 5' della ripresa) - Una magnifica rete di Salvadori porta in vantaggio i campioni, ma Garlaschelli sigla il 3-3 di nuovo su incertezze degli avversari - Traversa di Santin, errori di Pulici, brivido finale con Giordano - Spietata marcatura di Badiani su Sala, con Gussoni benevolo spettatore La gente granata ha finito per prendersela un po' con tutti, con i suoi ed in particolare con Badiani che ha eseguito spietatamente le consegne di Luis Vinicio placcando Claudio Sala a tutto campo con una "carogneria" degna di miglior causa, ma raramente una partita — pur tanto chiara negli episodi che hanno determinato il risultato — diventa tanto sfuggente ad una analisi ragionata.

Da una parte una Lazio che ha giocato la gara come un derby, o come una partita della salvezza, potendo contare su tipi dal piede buonissimo come D'Amico e Cordova (troppo lento, però) e su mastini come lo stesso Badiani, Manfredonia che ha tolto respiro e spazio a Graziani, come Wilson capace di ogni acrobazia in area di rigore. Dall'altra un Torino che ha pensato di poter giocare di fioretto, che ha presto denunciato strani sbandamenti in difesa forse originati in parte da un centrocampo più lento del solito, legato al piedone sempre sapiente ma non ancora rapido di Eraldo Pecci, il quale non è ancora il giocatore che promise una stagione da primattore proprio a Bologna, dove trovò l'incidente che ancora lo condiziona nel recupero del rendimento.

Un Torino a strappi, ora irresistibile ora ingenuo, coraggiosissimo sempre, magnifico per i recuperi rabbiosi dopo i regali fatti alla Lazio che lo hanno messo per ben due volte nelle condizioni di trovarsi in svantaggio, fatto al quale la squadra di Radice non è certo abituata. Hanno ragione allora i critici che già a Verona lanciarono grida di allarme (pieni di malcelata soddisfazione, dalla capitale lombarda)? Non crediamo. I granata hanno chiaramente regalato i primi due gol alla Lazio e, raddrizzato il punteggio sul 3 a 2, hanno giocato al «prego s'accomodi» attorno a Garlaschelli, il quale persino incredulo non ha potuto fare a meno di infilare la palla di quello che resterà il più incredibile pareggio della stagione. Non c'è sofisma che tenga, il Torino ha realizzato tre gol splendidi, voluti, giocati, ha fallito due palle-gol con Pulici, ha colpito la traversa nel finale con Santin: ma ha fatto harakiri tre volte, e può dirsi ancora fortunato perché nel finale, lasciati partire i laziali in pieno fuori gioco dall'ineffabile Gussoni, Giordano ha ciccato clamorosamente davanti a Castellini la palla del 4 a 3.

Sarebbe stato troppo, in coscienza. Crisi difensiva granata, almeno? Impossibile giudicare una giornata tanto balorda senza una controprova. Ci è parso più un ii bambola, un sommarsi di irripetibili episodi di sregolatezza, che hanno fatto contrappunto al genio dei compagni, i quali (Claudio Sala, Zaccarelli, Salvadori) sono riusciti ad andare tre volte a segno malgrado Graziani fosse finito fra i tentacoli di una piovra (Manfredonia) e Pulici abbia ripetuto anche nel '77 lo scialbo copione recitato nel finale del '76. Santin, Danova, Caporale — sarà una interpretazione fantasiosa, ma non da scartare — hanno giocato come se si sentissero sulla coscienza l'esclusione di Mozzini, rimasto in tribuna.

Sono parsi incerti sin dalle prime battute, chiamandosi a vicenda in disimpegni che non apparivano affatto sicuri, e coinvolgendo anche Patrizio Sala e lo stesso Pecci, "Infognandoli" con tocchi avventurosi fra molti avversari. Ed il primo errore (gol di Martini) ha aggravato l'incomprensibile disagio. A Verona avevano fatto la loro parte, ma non c'erano state discussioni nella settimana di vigilia. Le scelte di Radice non c'entrano, si entra semmai nella psicologia del giocatori. Nessuno, neppure la Lazio (che ringrazia e se ne va con un bel punto), si attendeva una difesa granata gelatinosa e balbettante come quella vista ieri.

La Lazio stessa, del resto, non ha meriti particolari nella vicenda. Ha giocato una rabbiosa gara di difesa e contropiede: ha fallito clamorosamente la prima beccandosi tre -pere- che potevano essere di più, e quando si è affacciata in avanti invece di ostacoli si è trovata sotto i piedi una guida di moquette che portava dritto su Castellini. Questo non per sminuire la coraggiosa, generosa, prova degli atleti di Vinicio, ma pensiamo che lo stesso Garlaschelli non penserà di aver «scardinato» qualcosa, di avere meriti particolari tanto chiara è parsa la balordaggine difensiva avversaria. Quanto al gioco di Badiani, bisognerebbe essere stati negli spogliatoi prima della gara, ed aver sentito le istruzioni impartite al giocatore. Di certo Badiani e Vinicio hanno rischiato grosso, perché un altro arbitro al posto dell'evanescente Gussoni non avrebbe tollerato un non gioco, un ostruzionismo di questo tipo.

Gussoni ha ammonito, bontà sua, il laziale al dodicesimo intervento rugbistico sul granata. Roba da ridere (o da piangere). Il direttore di gara ha dato la definitiva misura di se stesso al 90' concedendo soli sei secondi di recupero dopo la lunga serie di manfrine perditempo dei laziali (rimesse al rallentatore, giocatori che si rotolavano per terra per rialzarsi vispi come grilli). Ha chiuso la gara impedendo al Torino di calciare un corner, con Sala già appostato sulla bandierina. E proprio Claudio Sala, in una giornata storta della squadra, ha dato la misura di quanto alto sia il suo apporto di trascinatore in campo Da solo, malgrado Badiani, ha trascinato i compagni al pareggio, è partito ora in affondo ora in triangolo, ha dimostrato una forza atletica eccezionale. Bearzot era in tribuna, avrà visto. La partita si era aperta in modo favorevole al Torino. Al quarto minuto, su un cross dalla destra di Patrizio Sala sfuggito a Manfredonia e Graziani già avviluppati in corpo a corpo, la palla-gol arrivava sul piede di Pulici che la controllava e nell'attesa generale del primo botto la spediva maldestramente sul fondo.

Sul rovesciamento di fronte primo pasticcio difensivo, la Lazio non ne approfittava, ma colpiva all'8' quando una serie di tocchi e tocchetti sui tre quarti campo era chiusa da un maldestro passaggio di Danova che favoriva Martini. Venti metri di corsa del forte terzino, vano affannoso recupero di Patrizio Sala, bel pallonetto e prima beffa per Castellini. La reazione granata era decisa, capitan Sala trascinava la truppa; Pecci dal limite all'area (dribbling ficcante e tocco laterale di Salvadori) impegnava Pulici in una difficile parata e quattro minuti dopo era Santin (punizione di Sala senior, «velo» di Graziani) e costringere il portiere ad un difficile intervento. Un minuto dopo ancora da Pat Sala per Zaccarelli e gran botta al volo alta.

Usciva dall'area in dribbling Castellini al 21' dando una mano a far confusione, poi Cordova sfiorava l'autogol liberando affannosamente su centro di Claudio che al 31' rinunciava a battere un corner (lo lasciava a Patrizio) per appostarsi al limite dell'area e scaricare un bolide rasoterra di destro che fruttava il pareggio. Neppure il tempo di gioire, per i granata, e la Lazio segnava ancora. Claudio sbagliava un tocco sulla destra, partiva un contropiede, Martini apriva per D'Amico sulla sinistra: questi in dribbling evitava il tackle scivolato del rientrante Sala, aggirava Salvadori, eludeva l'intervento di Caporale e centrava: nasceva un batti e ribatti davanti a Castellini, Danova, Santin e Caporale consentivano a Garlaschelli di battere due volte a rete, e la seconda a segno. Nuova reazione del Torino, altri placcaggi di Manfredonia e Badiani con Gussoni benedicente e benevolo, nuova palla gol al 37' per Pulici ma l'ex bomber indugiava nel tiro, e quando lo faceva partire se lo vedeva ribattere agevolmente.

Riscossa rimandata alla ripresa, al 5' minuto. Pecci opponeva il piede ad un rinvio di Manfredonia, la palla si impennava fuori dell'area laziale, lo stesso Pecci se ne impadroniva, resisteva ad una carica e dal fondo centrava per Zaccarelli lanciato in corsa sulla sinistra: la botta bassa, al volo. Un gol davvero bello. Tentava ancora Pulici con un pallonetto, ma il suo omonimo parava in presa, quindi al 10' il Torino andava in vantaggio. Pecci lanciava Salvadori che correggeva la traiettoria per Zaccarelli sulla sinistra, e sul centro in corsa del compagno si inseriva con bella scelta di tempo davanti a Felice Pulici deviando In rete di testa. Pareva fatta per il Torino, ma c'erano ancora corridoi di moquette per il contropiede laziale. Così al 20' (dopo che Viola aveva sostituito l'infortunato Martini) su un innocuo lancio lungo dalla sinistra di D'Amico, Santin respingeva di testa su Giordano, quindi Danova e Caporale consentivano al persino incredulo Garlaschelli di superare Castellini con una botta ravvicinata. La reazione granata stavolta era meno convinta, come rassegnata. Claudio Sala, meno lucido, si intestardiva in tentativi personali avventurosi, veniva finalmente ammonito Badiani, quindi su un centro di Patrizio Sala che scavalcava il mucchio di difensori ed attaccanti piombava Santin il quale fermava la palla con il petto e faceva partire un bolide che rimbalzava contro la traversa. Ed al 40' la Lazio sfiorava la beffa: dopo un errore di Pecci a centrocampo partivano in netto fuori gioco Garlaschelli e Badiani, Gussoni non interveniva ed il centravanti a cinque metri da Castellini falliva la deviazione sul tocco del compagno. Poteva bastare, In quanto ad emozioni. Forse per questo, Gussoni ha chiuso la gara con la maggior fretta possibile con il Torino all'attacco.

Fonte: La Stampa