Filippi Dante


Dante Filippi

Pioniere

Attaccante, nato a Roma il 21 agosto 1904 in Vicolo della Farnesina n. 29 da Odoardo, negoziante, e Luisa Roccani. Detto "Strofoleppe".

La fama di Dante Filippi esplose a Roma immediatamente dopo la prima guerra mondiale, in un'epoca ormai non più eroica come quella che precedette il conflitto ma che, per molti aspetti ancora fortemente dilettantesca, già denunciava i primi segni del grande successo che lo sport del calcio avrebbe avuto e che portò a codificarne le successive strutture. In tale contesto si palesò la figura di questo ragazzino che, in mancanza di un vero pallone, prendeva a calci tutto ciò che incontrava sulla sua strada con una netta preferenza per i rumorosi barattoli. Nel 1913 il "nostro" cominciò a fare le sue prime esperienze ai margini del campo di calcio che la Società Podistica Lazio aveva nei pressi della Farnesina. Dante, troppo piccolo, non partecipò al conflitto mondiale e come tanti coetanei poté immaginare ciò che succedeva dagli splendidi disegni di Achille Beltrame sulla Domenica del Corriere o dalle figurine presenti sulla scatolette di fiammiferi "pro mutilati". Il ricordo dei 18 campionati già disputati, dal 1898 al 1915, svanì quasi completamente soffocato dall'evento bellico a cui parteciparono tanti giocatori, tra cui alcuni notissimi, che giocavano in squadre appena nate o più antiche come il "Genoa Cricket and Foot Ball Club", il "Milan Cricket and Foot Ball Club", insieme alla Juventus, alla Ginnastica di Torino, alla Pro Vercelli, al Casale, etc. Tanti furono anche gli atleti della Lazio che diedero la loro giovinezza alla patria. Il primo campionato post-bellico, in un'Italia che cominciò a conoscere il jazz, si svolse nel 1920 dopo che le squadre più importanti si erano preoccupate soprattutto di ricostruire i propri vivai.

Uno dei primi giovani ad essere notato a Roma fu il quindicenne Dante Filippi che ogni pomeriggio era assiduo frequentatore dell'"Alberata" di Villa Borghese dove ogni partita non durava mai meno di cinque ore; fu un distinto signore che lo avvicinò, proponendogli senza tanti giri di parole di volerlo tesserare per la Società Podistica Lazio. Il ragazzo, già laziale "in pectore", accettò con entusiasmo nonostante fosse stato in precedenza avvicinato da altri emissari. Il signore distinto non era altri che Pietrangeli, a quel tempo osservatore della Lazio e che ritroveremo nei primi anni '50 segretario della Roma. Dante fu subito inserito nella squadra "boys" della società biancoceleste con un rendimento medio di un goal a partita; il suo ruolo si alternava tra centravanti e mezzala destra. La fama di questo giovane killer di portieri cominciò ad allargarsi nei luoghi deputati al football romano: intorno al Colosseo, a Piazza d'Armi, all'"Erbetta secca" di Valle Giulia, al Parco dei Pini. Per la sua giovanissima età Dante avrebbe potuto giocare nella squadra ragazzi per almeno altri tre anni, ma non era trascorso nemmeno il secondo che, fortemente voluto dal carismatico e forte terzino "Cecè" Saraceni (I), fu arruolato in prima squadra. L'esordio fu contro la Fortitudo dei Sansoni e dei Ferraris quando Dante aveva quindici anni e mezzo. Il ragazzo se la cavò brillantemente e da quella partita divenne titolare inamovibile. Ben presto fu raggiunto in prima squadra da un altro ragazzino di nome Bernardini che, stanco di annoiarsi in porta, decise di tramutarsi in centravanti e, insieme al nostro Dante, divenne il nemico dei numeri 1. A completare il tremendo attacco biancoceleste arrivò anche Pio Maneschi detto "Braciola", con l'aggiunta alle ali di Fraschetti e Saraceni (II). In quest'attacco era abolito ogni personalismo; ci si aiutava l'uno con l'altro e tutto in funzione della "maglia".

In una partita contro l'U.S. Romana, vinta per 7 a 1, Dante Filippi segnò la bellezza di 5 reti divenendo "cannoniere" del girone laziale. Lo sviluppo del fenomeno calcio era intanto travolgente. La F.I.G.C. stabiliva regole tecniche e organizzative per la struttura. I campionati erano divisi in un girone di Lega Nord e in uno di Lega Sud, in cui le squadre finite prime in classifica si incontravano per decidere l'assegnazione dello scudetto. La Lazio nel 1923, dopo aver vinto il Girone Laziale, vinse anche quello Interregionale della Lega Sud, ritrovandosi in finale, con la vincitrice della Lega Nord, il Genoa. La prima partita di finale fu giocata nel capoluogo ligure e la squadra di casa, composta per 10/11 da nazionali, sconfisse per 4 a 1 (3 rigori a favore di cui 2 realizzati) i biancocelesti romani. L'onore dei laziali fu salvato da Dante Filippi detto "Strofoleppe", che si levò la soddisfazione di battere niente di meno che il grandissimo portiere De Prà con un tiro da trenta metri. Troppo forte era il divario tra calcio settentrionale e calcio centro-meridionale e nella partita di ritorno, giocata alla Rondinella, il Genoa si impose per 2 a 0. Ma la Lazio uscì a testa alta tanto che De Vecchi, il "Figlio di Dio", si congratulò a lungo con il riccioluto e stremato Bernardini. All'età di ventanni Filippi partì militare e il lungimirante comm. Augusto Rangone, C.T. della Nazionale del tempo, propose alla Lazio di far trasferire il calciatore nelle file dell'Alessandria, squadra della città dove Dante avrebbe dovuto svolgere il periodo di leva. Pur di evitare il trasferimento nella città piemontese, la Lazio fece in modo di far spedire Dante militare a Messina da dove, dopo alcuni mesi, poté far ritorno a Roma.

Le richieste giunte alla società romana per l'acquisto di "Strofoleppe" giunsero da tutta Italia. La più insidiosa fu quella dell'Alba il cui presidente Farneti, ricco grossista di vini, aveva introdotto a Roma il professionismo nel calcio con l'ingaggio del famoso trio d'attacco della Fortitudo: Degni, Alessandroni, Corbjons. La risposta della Lazio a Farneti fu lapidaria. "Filippi è stato creato in maglia biancazzurra" e si tenne il giocatore. Nella stagione 1926/27, che vide la nascita, dalla fusione di più squadre, dell'A.S. Roma, Dante Filippi subì un grave infortunio al ginocchio. Infatti, colpito duro durante una partita contro il Novara, fu tenuto a riposo una sola settimana e, dietro le insistenze dei dirigenti laziali, tornò in campo la domenica successiva contro la Pro Patria e, sebbene claudicante e con il ginocchio gonfio, mise a segno 2 reti (vedasi nota sottostante). Il campionato seguente vide la Lazio modificare profondamente la sua formazione ma il posto di titolare a mezzala rimase a Dante Filippi. Per tutto il campionato il giocatore si portò appresso i postumi del grave incidente e neanche settanta giorni di riposo forzato posero rimedio alla situazione. Rientrato in squadra contro il Padova fu necessaria a fine partita un'iniezione di morfina per placare il dolore. Altro lungo periodo di riposo e il suo rientro in squadra coincise, in una giornata plumbea, con una pesante sconfitta della Lazio per 6 a 0 contro la Pro Vercelli di Ardizzone.

Nel frattempo erano cominciati i primi screzi tra Dante e alcuni esponenti della Società, tanto che nel 1928/29 il giocatore fu trasferito al Pontedera che lo utilizzò come calciatore-allenatore. Nel 1929/30 nuovo trasferimento, questa volta a Macerata dove la fine del campionato lo vide capocannoniere. Dal 1930 al 1932 fu al Cagliari in serie B. In questa squadra mise a segno la rete decisiva per il ritorno in A degli isolani. Seguirono altri due trasferimenti: nel 1932/33 all'Aquila e infine al Taranto. Ormai stanco di spostarsi in giro per l'Italia appresso ad un pallone, Filippi decise di ritirarsi e da ragazzo intelligente e con una buona cultura, accettò le proposte del Montepaschi divenendo un impiegato dell'Esattoria e al tempo stesso giocatore nei tornei Interbancari. Innamorato vero del calcio, giocò fino all'età di quarantadue anni, divenendo un esempio per i giovani. Dante Filippi non ha mai smesso di amare profondamente i colori biancocelesti e ogni pomeriggio libero lo passava nella sede della Lazio di Via Frattina, 89 tra un ramino e una chiacchierata con Zenobi da cui era talmente stimato da essere nominato Consulente Tecnico della sezione Calcio.


Nota: la biografia qui riportata è tratta da un articolo di Alberto Marchesi, giornalista del Corriere dello Sport e pioniere del calcio e del rugby romano, detto "il comandante", che rievocava la figura del suo amico Filippi. Tuttavia l'infortunio citato nell'articolo non è riferibile alla gara disputata contro il Novara in quanto, dal tabellino in possesso di LazioWiki, il calciatore biancoceleste non risulta in formazione. Pur se presente nella gara giocata contro la Pro Patria, Dante Filippi non risulta tra i marcatori. Le due reti indicate nell'articolo, con ogni buona probabilità, si riferiscono alla partita del 26 maggio 1927 giocata contro la Reggiana in cui, appunto, Filippi risulta autore delle due reti biancocelesti.





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