Giacomini Massimo


Massimo Giacomini
Giacomini insieme al massaggiatore Chiesa durante il suo ricovero dopo il grave incidente automobilistico patito

Centrocampista, nato a Udine il 14 settembre 1939.

Ha giocato con la maglia della Lazio il solo campionato 1963/64 ma ha lasciato un buon ricordo per le sue qualità umane e tecniche. Cominciò la sua carriera nelle giovanili dell'Udinese ed esordì in prima squadra nella stagione 1957/58 nella partita Udinese-Milan, finita 1-1, il 13 ottobre 1957. Rimase nella squadra friulana per quattro stagioni in serie A, totalizzando 97 gare e segnando due reti. Fu ceduto al Genoa in serie B nel campionato 1961/62 e contribuì alla risalita in A dei rossoblù giocando 38 gare e mettendo a segno quattro reti. L'anno successivo giocò 24 partite con un goal. Arrivò alla Lazio, appena risalita in Serie A, nel 1963/64, nell'ambito di confuse trattative che avrebbero dovuto portare a Roma il forte centravanti italo-inglese Edwin Firmani che invece rifiutò il trasferimento. Come risarcimento arrivò in comproprietà per sessanta milioni di lire appunto Massimo Giacomini. Difficile risultò l'inserimento del calciatore nel centrocampo di Juan Carlos Lorenzo anche a causa di una squalifica in atto, di una preparazione insufficiente, di qualche infortunio ma soprattutto di una vicenda tragica che vide il suo coinvolgimento in un incidente automobilistico sulla Via Cassia in cui perse la vita un avvocato di Orvieto.

Giacomini quell'anno giocò solo sedici gare senza segnare reti eppure diventò uno dei punti di forza della squadra nel ruolo di mezz'ala e costituì il punto più avanzato di un centrocampo molto tecnico completato da Graziano Landoni, Nello Governato e Bruno Mazzia e che fu la vera risorsa della Lazio di quell'anno. Dotato di un lancio lungo e preciso, forte fisicamente (m 1,81 per kg 78), molto elegante nei movimenti, suppliva ad una certa lentezza nella corsa con l'intuizione rapida dello sviluppo del gioco. Il pallone passava sempre tra i suoi piedi e gli smistamenti non erano mai banali o scontati. Molto corretto, veniva rispettato da arbitri e avversari che gli riconoscevano carisma e autorevolezza. Nel 1964/65 tornò al Genoa, sebbene il nuovo allenatore laziale Umberto Mannocci ne richiedesse la conferma e lo stesso giocatore intendesse restare. Giocò diciotto partite in serie B, senza segnare e a fine campionato fu ceduto al Brescia dove giocò dodici gare. Nel 1966/67 fu acquistato dal Milan ma l'esperienza milanese fu deludente: una sola partita in due stagioni. Ritenuto anziano a nemmeno trent'anni, fu svenduto alla Triestina in serie C. Nel primo anno giocò ventotto gare e segnò otto reti, mentre nell'anno seguente un grave incidente non gli permise mai di scendere in campo. Ripresa la condizione fisica, accettò la proposta dell'Udinese e rimase nella sua città per tre stagioni, fino al 1973, giocando su buoni livelli ben novantanove incontri di serie C.

Alle fine della carriera l'Udinese gli offrì il posto di allenatore con un altro compagno di squadra, Giovanni Galeone, a fargli da secondo. Non possedendo ancora il patentino gli fu affiancato Manente. A fine campionato l'Udinese fu promossa in serie B. Acquisita la licenza al Supercorso di Coverciano, Giacomini allenò il Treviso, di nuovo l'Udinese dove in due anni passò dalla serie C alla A (premio Il Seminatore d'Oro per la serie B nel 1978/79), il Milan che con lui tornò in serie A nel 1980/81, la Triestina, ancora l'Udinese, il Torino, il Napoli, il Perugia, il Cagliari, il Venezia e il Brescia. E' stato Vice Presidente Nazionale F.G.C.I. del Settore Giovanile e Scolastico. Nel 2007 è uscito un suo libro intitolato "La mia vita" (edizioni Biblioteca dell'Immagine), scritto insieme al giornalista Andrea Ioime in cui ripercorre con accenti disincantati ma anche lirici, i cinquanta anni di calcio che l'hanno visto tra i più acuti protagonisti.






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