Martedì 13 febbraio 2001 - Madrid, estadio Santiago Bernabéu - Real Madrid CF-Lazio 3-2


Stagione

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13 febbraio 2001 - 2935 - Champions League 2000/01 - Seconda fase gruppo D - III giornata - inizio ore 20.45

REAL MADRID: Casillas, Salgado, Hierro, Karanka, Roberto Carlos, Figo, Makelele, Helguera (90' Solari), McManaman (77' Guti), Raul, Morientes (66' Munitis). A disposizione: Cesar Sanchez, Lopez, Geremi, Tote. Allenatore: Del Bosque.

LAZIO: Peruzzi, Negro, Nesta, Fernando Couto, Pancaro, Castroman (60' Gottardi), Veron (79' Baronio), Simeone (90' Mihajlovic), Nedved, Crespo, Salas. A disposizione: Marchegiani, Colonnese, S.Inzaghi, Ravanelli. Allenatore: Zoff.

Arbitro: Sig. Veissiére (Francia).

Marcatori: 4' Crespo, 32' Morientes, 82' Helguera, 84' Gottardi, 89' Figo (rig).

Note: ammoniti Pancaro, Nesta, Makelele, Helguera, Veron, Baronio.

Spettatori: 75.000 circa.


L'arrivo del pullman biancoceleste allo stadio
Tifosi biancocelesti al Bernabeu
La formazione iniziale della Lazio
Hernan Crespo, autore del vantaggio biancoceleste

Troppi errori per vincere, troppo cuore per meritarsi una beffa così. La Lazio dovrà aggrapparsi a più miracoli per ritrovare un filo di luce in questa Champions League dopo la sconfitta (3-2) contro il Real Madrid. È stato calcio. Grande calcio. Emozioni, errori, prodezze, storie di piccoli grandi uomini e di campioni che hanno giocato da campionissimi. Figo sublime, Crespo sprecone, Nedved coraggioso a giocare con una gamba quasi fuori uso, Peruzzi a un millimetro dal miracolo, Gottardi a un passo dal sogno, Morientes un incubo, Raul il solito veleno, Simeone il cattivo. Ora bisogna sperare che il Real faccia il suo dovere appieno, battendo Anderlecht e Leeds nelle prossime gare; sperare che belgi e inglesi pareggino tra una settimana; sperare di vincere sempre e giocarsi tutto a 9 punti, magari con una differenza reti migliore. Eppure la Lazio parte come riesce soltanto nei sogni: meno di 4 minuti perché Crespo segni un gol alla Van Basten. È Castroman a far filtrare una palla in profondità: Crespo la controlla, aspetta che Casillas inizi a uscire e lo anticipa con un esterno destro che sembra un passo di tango. Primo suo gol in Champions League. Elegantissimo. Terribile. Il Real è in piena confusione, ma la Lazio non chiude la partita. È ancora Crespo a presentarsi solo davanti a Casillas, ma questa volta il centravanti pensa troppo e permette al portiere di chiudergli lo specchio. Questa occasione taglia in due il primo tempo. Prima solo Lazio, poi solo Real. Pancaro ferma Figo con le cattive: ammonizione.

Il portoghese fa partire una stella filante dalla destra al 17', Peruzzi la osserva: il pallone lo scavalca e sbatte sul palo. La Lazio, più che difendersi, lotta per la sopravvivenza. Pancaro rischia l'espulsione con un'altra entrata da dietro su Figo. La passa liscia, ma la Lazio paga una tassa: è subito cartellino giallo per Nesta, pesante perché il capitano salterà Lazio-Real tra sette giorni. Al 30' Morientes va in gol, ma il guardalinee segnala un fuorigioco millimetrico. Al 32' Raul innesca Morientes in area: l'anticipo su Couto, in girata di sinistro al volo, è bello come il tiro di Crespo a inizio partita. Il risultato è lo stesso: gol. Pareggio. Bernabeu che fa paura. McManaman scuote in pieno la traversa al 44' con un destro a girare che Peruzzi può solo guardare. Nella ripresa la Lazio riparte come un tappo di champagne e Crespo si ritrova ancora per due volte solo davanti al portiere, al 5' e al 7'. Nel basket sarebbero due "tiri liberi", ma Hernan prima si attarda a scartare il portiere e scarica il tiro sull'esterno della rete e poi si vede respingere di faccia la deviazione ravvicinata. Gli sbagli si pagano. E la beffa è doppia, con Veron ammonito che salterà anche lui Lazio-Real. L'ex romanista Helguera (37') sfrutta, a porta vuota, un liscio di Simeone. Sembra finita, ma è un altro clamoroso errore, questa volta del portiere Casillas, che spalanca la porta a Guerino Gottardi. Ma non è serata di miracoli. È proprio Gottardi a farsi sfuggire Munitis sul fondo, al 42': si arrangia con un braccio, Veissiere non aspetta altro. Peruzzi sfiora soltanto il rigore di Figo. E questa volta, per Dino Zoff, il Bernabeu ha la faccia cattiva.

È tornato. Si è guardato intorno. Ha finto di non emozionarsi perché faceva parte di un piano prestabilito, che aveva studiato nei minimi particolari. Come sempre, Dino Zoff è stato un aziendalista, in senso buono. Non voleva che questa fosse la "sua" partita, dell'uomo che diciannove anni dopo rimetteva piede al Santiago Bernabeu, dove aveva alzato al cielo la Coppa più bella del mondo. Voleva che fosse Real Madrid-Lazio e che i suoi giocatori avessero tutta la scena per loro e si sentissero grandi protagonisti in uno degli stadi più belli del mondo. Ha avuto ragione. Perché la squadra ha capito ed è entrata in campo con l'unica moneta che ti permette di entrare in questo tempio: il coraggio. Così ha costruito il gol di Crespo, si è difesa quando il Real sembrava un tornado, ha sprecato troppe occasioni ma non ha mai tremato. Però non è bastato, perché il Bernabeu più che uno stadio è un sacrario. È lì che il Real Madrid ha edificato 27 campionati vinti, 17 Coppe del Re di Spagna, 1 Coppa di Lega, 4 Supercoppe di Spagna, 2 Coppe latine, 8 fra Coppe dei campioni e Champions League, 2 Coppe Uefa, 2 Coppe Intercontinentali, una serie di 121 partite senza sconfitte (dalla 23esima del campionato '56-57 alla 25esima del campionato '65-66) per un totale di 2.940 giorni. È uno stadio maledetto per le italiane. L'ultima a vincerci è stata l'Inter, Coppa dei Campioni 1966-67, televisione in bianco e nero, altro che Champions League. Poi, da allora, solo dolori: Inter battuta per quattro volte (più una in campo neutro per la squalifica della "cattedrale" madridista), Juve sconfitta tre volte, Napoli e Torino k.o., solo il Milan di Sacchi portò via un pareggio e una sconfitta che bastava comunque a passare il turno nelle stagioni '88-89 e '89-90.

Lontana quella notte di luglio, quel 1982, quella coppa alzata al cielo. Vicina, troppo vicina questa serata con i troppi errori sottoporta di Hernan Crespo, con il rigore di Veissiere che poteva starci e non starci, con le parole di Zoff che per una volta sono meno sussurrate del solito: "Peccato, perché avevamo giocato bene e con coraggio. Abbiamo avuto tante occasioni, non le abbiamo concretizzate. L'arbitro? Ha fatto quello che ha fatto, ha fischiato a senso unico. Ma io ho calcato tanti campi di calcio, so come vanno le cose. Il rigore? Ridicolo. Figo, tra l'altro, l'ha battuto fermandosi". E, a completare l'opera, ci sono anche le ammonizioni a Nesta e Veron, che, diffidati, salteranno la rivincita contro il Real tra sette giorni. Ma la Lazio deve maledire anche i suoi tanti errori.

Fonte: Corriere della Sera