Martedì 16 settembre 1997 - Guimarães, Estádio Municipal de Guimarães - Vitoria Guimarães-Lazio 0-4


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16 settembre 1997 - 2.745 - Coppa UEFA 1997/98 - Trentaduesimi di finale, gara d'andata

VITORIA GUIMARAES: Pedro Espinha, Josè Carlos, Alexandre, Marcio Theodoro, Tito (56' Milovanovic), Vitor Paneira, Paiva (Marco Freitas), Frederik Soderstrom, Riva, Gilmar, Edmilson (89' Ricardo Lopes). A disposizione: Lama, Kasongo, Evaldo, Paas. Allenatore: Jaime Pacheco.

LAZIO: Marchegiani, Pancaro, Nesta (79' Negro), G.Lopez, Chamot (42' Favalli), Fuser, Jugovic, Nedved, Mancini, Casiraghi, Signori (63' Ameyda). A disposizione: Ballotta, Gottardi, Grandoni, Marcolin, Venturini, Rambaudi, Buso. Allenatore: Eriksson.

Arbitro: Sig. Luinge (Olanda).

Marcatori: 48' Casiraghi, 63' Fuser, 70' Nedved, 78' Nesta.

Note: ammoniti Nesta e Chamot per gioco scorretto, Marchegiani per comportamento non regolamentare. Angoli: 4-2 per la Lazio. Assenti per infortunio Boksic e Okon.

Spettatori: 15.000 circa.


Alcuni calciatori biancocelesti prima della gara
L'esultanza di Pierluigi Casiraghi dopo la marcatura
Una fase di gioco
Matias Almeyda rileva Beppe Signori al 63'
La rete di Pavel Nedved
Un altro fotogramma della rete del centrocampista boemo
Alessandro Nesta, dopo una lunga sgroppata, segna la rete dello 0-4
Un altro fotogramma della rete di Alessandro Nesta
L'abbraccio dei compagni al difensore biancoceleste

La Lazio si presenta al tavolo da gioco della Coppa UEFA 1997/98 con grandi ambizioni di vittoria finale ed al primo turno, in Portogallo, cala il poker. La compagine biancoceleste controlla per tutto il primo tempo il match giocando una partita difensiva con ordine, malgrado qualche incertezza di Chamot e un po' di nervosismo di Nesta che verrà ammonito. Casiraghi prova più volte il tiro in rete senza successo ed il Vitoria Guimaraes si fa avanti con Soderstrom che sfiora il palo e Gilmar il cui tiro è neutralizzato da Marchegiani. Il portiere laziale si supererà al 41' respingendo un tiro di Edmilson. Nella ripresa la Lazio cambia faccia, mostra le unghie e prende il sopravvento. Sale in cattedra R.Mancini, che, migliore in campo, sarà ispiratore di tre gol della Lazio.

Al 3' minuto lancio millimetrico per Casiraghi in corsa che resiste alla difesa portoghese, evita il portiere e insacca in diagonale. Passa appena un quarto d'ora e R.Mancini serve all'indietro una palla invitante a Fuser che non ci pensa su e dai trenta metri lancia di destro un missile che si abbatte sulla traversa e rimbalza in rete, è il 2-0. Sette minuti dopo un'azione dirompente della Lazio fa cambiare ancora il risultato: Casiraghi serve R.Mancini, il quale inventa un bellissimo lancio per Nedved che, in tuffo, insacca di testa. Il Vitoria è al tappeto, annichilito dalla superiorità dimostrata dalla Lazio e non riesce a reagire. C'è tempo, quindi, di festeggiare anche il primo gol in carriera di Nesta, un rasoterra micidiale seguìto ad un'azione indimenticabile per potenza e stile.


La Gazzetta dello Sport titola: "C'è Mancini, il gol è servito. Assist a volontà: Casiraghi, Fuser e Nedved colpiscono. La Lazio vola. Tutte le reti nel secondo tempo con Mancini nei panni di grande ispiratore: lancio in profondità per Casiraghi, palla appoggiata fuori area per il gran tiro di Fuser, cross per la testa di Nedved. E a concludere la festa arriva la grande galoppata di Nesta".

Continua la "rosea": La Lazio passa lì, dove un anno fa era caduto il Parma. E lo fa con una prova straordinaria. Controlla per un tempo la partita, poi nella ripresa, guidata da un Mancini inarrestabile - suoi gli assist dei primi tre gol - demolisce la squadra rivale. Mancini, dopo i fuochi polemici del dopo-San Siro, risponde in maniera sontuosa sul campo, ergendosi un'altra volta a leader della squadra biancoceleste. Ma tutta la Lazio offre sul campo una prova eccellente sul piano tattico e risponde, a parte le eccezioni negative di Chamot e Signori, anche sul piano atletico e agonistico. Convince la difesa, che gioca in modo intelligente e autorevole. Sorprende il centrocampo, molto ordinato e sapiente. E l'attacco, si sa, può essere irresistibile se la luna di Mancini è buona. Il Vitoria gioca con cinque brasiliani: in difesa Alexandre e Marcio Theodoro; il veloce Riva, il cannoniere Gilmar e Edmilson in attacco. C'è anche Tito, l'autore del gol-vittoria sabato contro lo Sporting, che si era poi infortunato. L'obiettivo di Pacheco è dichiarato: "Segnare e vincere. Giocheremo un calcio offensivo". Perciò nell'Estadio Dom Afonso Henriques il Vitoria si mostra subito aggressivo sul campo, mentre nel cielo la luna, uscendo dall'eclisse, è sottile come una scimitarra.

Nella Lazio rientra Chamot per Favalli, Signori prende il posto dell'infortunato Boksic e, soprattutto, Eriksson preferisce Nedved ad Almeyda, in mediocre condizione. Così la Lazio fa il suo esordio sulla scena europea in versione molto offensiva. Le polemiche seguite alla partita di sabato di San Siro non si sono spente, ma la Lazio appare concentrata. La difesa gioca con ordine - a parte le amnesie di Chamot - il centrocampo copre bene, tornano anche Mancini e Casiraghi. I portoghesi, che domenica festeggiano i 75 anni del club, mostrano buona tecnica e premono. Ma la prima palla-gol è della Lazio: Jugovic, su punizione, trova Casiraghi in area, ma il centravanti gira di testa fuori (9'). In risposta il sinistro di Frederik sibila tagliente vicino al palo (11'). Bella azione della Lazio Nedved-Pancaro-Casiraghi, ma l'attaccante, sbilanciato, sbaglia (18'). Sul contrattacco Riva scivola in area e non può sfruttare un'eccellente occasione. Mancini regala l'assist a Fuser, ma la conclusione in scivolata è debole e centrale: viene così sprecata la seconda palla-gol (28'). Poi è Pancaro a fornire l'assist per Casiraghi, che scavalca il portiere, ma anche la traversa (31'). Nesta, già ammonito, abbocca alle provocazioni di Gilmar, ma per fortuna l'arbitro prende le sue parti. Nel finale del tempo il Vitoria prevale. Gilmar impegna Marchegiani in una parata a terra. Poi Edmilson, sfuggito a Chamot, tira e il portiere è costretto ad una difficile respinta (41'). Esercitazioni balistiche di Josè Carlos (43') e soprattutto Paiva (44'), che sfiora l'incrocio con un missile. Mancini schiude la gara con un lancio dei suoi: vede Casiraghi in movimento e gli serve una palla deliziosa, il centravanti galoppa, resiste agli attacchi di Josè Carlos e Alexandre, evita il portiere, segnando con un tocco in diagonale (0-1). E' un'altra Lazio, attenta sempre, ma graffiante. Mancini la guida da superbo condottiero.

Si sveglia anche Signori, finalmente. Nedved lo lancia ed egli impegna il portiere in una parata in due tempi (6'). Poi Mancini stordisce con il dribbling il povero Josè Carlos e serve l'assist a Signori, che alza il sinistro oltre la traversa (8'). Signori, servito da un rilancio affannoso di un difensore portoghese, riesce a sprecare un'altra occasione (14'). Il Vitoria è annichilito. E' ancora Mancini ad offrire indietro una palla rasoterra su cui Fuser carica il destro: è un proiettile micidiale, scagliato a 30 metri, che batte sulla parte inferiore della traversa ed entra in rete (0-2). Eriksson sostituisce Signori con Almeyda e la Lazio gioca col 4-4-2. Mancini, servito da Casiraghi, inventa un lancio superbo su cui si avventa Nedved e segna in tuffo di testa (0-3). Nedved sfiora il poker con una bella fuga. Lo centra invece Nesta con un'escursione esilarante, chiusa da un rasoterra micidiale (0-4). E' la Lazio delle delizie.


La Repubblica titola: "Casiraghi apre il poker. E' una Lazio da grande show".

L'articolo così prosegue: Trentaquattro minuti travolgenti. Uno spezzone del secondo tempo per riscrivere una storia che sembrava bruttina. Uscire con quattro gol a zero da un campo portoghese è un'impresa, è un momento da fissare nella storia di un club, sopratutto se si chiama Lazio e se ha vissuto vicende europee grame come quelle conosciute finora. Basta ricordare Tenerife, è passato poco più di un anno. Il 4-0 di Guimaraes è il più grande risultato all'estero nella storia della squadra biancoceleste. C'erano paura, muscoli contratti, gaffe nel primo tempo a Guimaraes, sul campo del Vitoria che guida il campionato ed eliminò il Parma, nello stadio intitolato al primo re del Portogallo Afonso Henriques. Poi ha preso in mano la partita Roberto Mancini, e chissà che i suoi tre assist non siano stati una risposta - da atleta - alle polemiche di questi giorni. "E' troppo esperto per innervosirsi per queste cose" scolpisce Eriksson. Altro che condizionamento. Eccola, la sequenza da applauso: al 3' della ripresa il suo passaggio in profondità lancia Casiraghi, che in velocità supera quel Theodoro che aveva osato metterla con lui sul piano fisico. Arriva il portiere Pedro Espinha, il centravanti lo aggira e infila di destro. Secondo colpo, al 18'. Signori taglia da sinistra verso destra, dove ad agganciare c'è Mancini, che potrebbe tentare quel che gli era riuscito dieci minuti prima: dribbling ad affettare la difesa in area, pregevole regalo per Signori che però aveva sparacchiato alto ad un passo. Stavolta Mancini guarda a sinistra, e tocca all'indietro per Fuser che accorre e libera la castagna dei bei tempi andati. Un'intuizione, Mancini style. Il genio è anche tirar fuori risorse nascoste negli altri.

Non è finita, povero Vitoria. Casiraghi tocca di testa, è il 25', Mancini raccoglie, studia in una frazione di secondo e la posa, la palla, sulla testa di Nedved che affonda in rete. E qui è la voglia di riscatto del ceco - preferito ad Almeyda - a venir fuori, con il gol, con quel lancio per il sinistro (bloccato) di Signori al 6', con quella cavalcata bella ma infruttuosa al 27'. E' un altro match, rispetto al primo tempo: Nesta, ammonito "stupidamente" secondo Eriksson, parte palla al piede a cinquanta metri dalla porta. E alla fine, è il 34', il suo diagonale di piatto destro nella porta ci entra. "Sono contento - sorride Eriksson - abbiamo sofferto nei primi venticinque minuti, come a Milano, poi mi è piaciuta la reazione di questa squadra. Sappiamo soffrire, e non molliamo mai. Non so da quanto tempo a Guimaraes vedevano perdere la loro squadra 4-0". Signori già vede grandi orizzonti: "Questo risultato ci fa capire che possiamo fare grandi cose". Eppure non era cominciata bene. All'inizio, subito una grana extrasportiva: Tmc, proprietaria dei diritti radiotelevisivi, fa tagliare le linee telefoniche alla Rai e alle radio private per impedire la cronaca. Poi il match. Al 3' Marchegiani viene punito per aver tenuto troppo la palla: l'olandese Roelof Luinge comanda il calcio a due in area, che si spegne sulla barriera. Il bis al 44': Marchegiani ammonito per aver ritardato il rinvio. La difesa laziale interpreta in maniera rude le prime battute. Con Nesta, che sarà ammonito per aver trattenuto la maglia di Gilmar, ma sopratutto con Pancaro sulla fascia destra.

Sul fronte opposto soffre Chamot. Sulla sinistra continuano gli squarci fino al 41', quando Eriksson lo chiama fuori. Lui non ci sta, resta bloccato in mezzo al campo con le mani sui fianchi. Dopo venti secondi si rassegna, saluta il suo sostituto Favalli e fila negli spogliatoi. "Chamot era troppo nervoso, per questo l'ho tolto" spiegherà Eriksson negli spogliatoi.


Tratte dalla "rosea", alcune dichiarazioni post-gara:

Eriksson cerca di trattenere l'entusiasmo, appare quasi preoccupato per questa eclatante vittoria. Le ripercussioni di questo poker su una piazza infiammabile come quella romana possono essere eccessive. Ma lo svedese di ghiaccio ammette lui stesso la sorpresa: "Una volta, col Goteborg, avevo vinto 0-3 ad Amburgo. Ma un successo così largo ed importante come questo non mi era mai capitato". All'ultimo momento ha preferito la freschezza atletica di Nedved alle capacità in copertura di Almeyda: "Ho riflettuto a lungo. Poi ho pensato che nel secondo tempo a Milano, con Jugovic centrale e Nedved a sinistra, avevamo giocato meglio del Milan. Allora ho creduto che poteva andar bene anche qui a Guimaraes". Adesso diventa più difficile mandare in panchina uno come Nedved, sempre incisivo: "Lui è molto bravo. Ma di questi giocatori ne abbiamo tanti. Se restiamo tranquilli è la nostra grande forza". Sembra quasi un riferimento a Chamot uscito arrabbiato dal campo: "Ancora non ho potuto parlare con lui - spiega il tecnico - ma credo ce l'avesse più con sé stesso. Non sta ancora molto bene e dopo che ha subito l'ammonizione temevo per l'espulsione, così ho pensato fosse meglio sostituirlo. Ecco, se c'è una nota negativa riguarda le ammonizioni: tre sono troppe".

Poi Eriksson continua il suo elogio: "Abbiamo sofferto i primi 20 minuti. Sembra una nostra costante. Poi siamo venuti fuori ed abbiamo giocato un ottimo secondo tempo. Mancini nella ripresa è stato eccezionale. Siamo stati bravi a dare subito l'1-2, lì loro sono crollati. Però ora dobbiamo restare con i piedi ben piantati per terra. Non abbiamo vinto nulla. Questa è stata solo una tappa". Grande entusiasmo per Alessandro Nesta, al battesimo del gol in maglia biancoceleste: "E pensare che non c'ero mai andato neanche vicino. Per me è un grande premio di una serata indimenticabile. Abbiamo cominciato così così, anche perché sulle gambe avvertivamo un po' la gara di Milano. Ma col passare del tempo abbiamo saputo imporre la maggiore forza tecnicotattica. Ora abbiamo la certezza di poter puntare davvero in alto". Beppe Signori tesse le lodi di Mancini: "Nella ripresa abbiamo giocato palla a terra ed è stato meglio. Il Mancio si è esaltato perché sa mettere il pallone dove vuole. Io ho mancato delle occasioni? Vero. Ma è normale per me in Europa, dove non sono mai riuscito a segnare su azione". Conclude Casiraghi, l'uomo che ha sbloccato la partita: "Mancini sa servirti palloni importantissimi. Se continua così andremo in alto. Molto in alto".




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