Mercoledì 31 ottobre 2007 - Roma, stadio Olimpico - Roma-Lazio 3-2


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31 ottobre 2007 - 3.251 - Campionato di Serie A 2007/08 - X giornata - calcio d'inizio ore 20.30

ROMA: Doni, Panucci, Juan, Mexes, Cassetti, De Rossi, Pizarro (87' Brighi), Mancini (74' Giuly), Perrotta, Tonetto, Vucinic (90' Cicinho). A disposizione: Curci, Ferrari, Barusso, Esposito. Allenatore: Spalletti.

LAZIO: Ballotta, De Silvestri, Stendardo (84' Makinwa), Cribari, Zauri, Mudingayi (77' Firmani), Ledesma, Manfredini (46' Meghni), Mutarelli, Pandev, Rocchi. A disposizione: Muslera, Scaloni, Baronio, Vignaroli. Allenatore: D.Rossi.

Arbitro: Sig. Rocchi (Firenze).

Marcatori: 12' Rocchi, 19' Vucinic, 42' Mancini, 57' Perrotta, 69' Ledesma.

Note: serata umida, terreno in buone condizioni. Ammoniti: Vucinic, Cassetti, De Rossi, Pandev, Pizarro, Mutarelli. Angoli: 7-7. Recuperi: 1' p.t., 3' s.t.

Spettatori: paganti 27.547 per un incasso di 886.044 euro, abbonati 27.313 per una quota di 557.895 euro.

Mudingayi, Rocchi, Ballotta, Manfredini, Ledesma e Zauri
La rete di Tommaso Rocchi
Un altro fotogramma della rete del bomber veneziano
L'esultanza dell'attaccante biancoceleste
Gaby Mudingayi
Goran Pandev in azione
Il calcio di punizione vincente di Cristian Ledesma
L'esultanza del centrocampista argentino
Mourad Meghni
Un'azione della gara
Il biglietto della gara

Una vittoria nel derby che sulla sponda giallorossa mancava da parecchio e che permette alla Roma di restare nella scia dell'Inter capolista. La stracittadina dell'Olimpico premia per 3-2 i giallorossi privi di Totti, al termine di una bella sfida con la Lazio di Delio Rossi, Lazio che, come cantano i suoi tifosi, non molla mai, anche quando sembra sul punto di crollare. Dopo il vantaggio di Rocchi, le reti di Vucinic e Mancini ribaltano il risultato prima dell'intervallo. Nella ripresa, dopo il 3-1 di Perrotta, la gara è riaccesa da una prodezza di Ledesma che fa stare preoccupati i tifosi della Roma fino all'ultimo minuto e regala emozioni e un po' di speranze ai tifosi della Lazio. La squadra di Spalletti è priva di Totti, Aquilani e Taddei: c'è allora Vucinic nel ruolo di attaccante, supportato dal tridente basso con Mancini, Perrotta e Tonetto. Cassetti scala nei quattro di difesa, dove c'è Panucci e non Cicinho, De Rossi e Pizarro formano la coppia di mediani.

Sulla panchina biancoceleste anche Delio Rossi lamenta assenze importanti come Mauri, Siviglia, Behrami, Del Nero e Diakite: Manfredini fa il trequartista alle spalle di Rocchi e Pandev, Cribari, con la solita mascherina protettiva, e Stendardo centrali difensivi davanti alla porta di Ballotta. Le due squadre scendono in campo con il lutto al braccio per l'aggressione subita da una donna a Tor di Quinto. Sugli spalti tifo come sempre caloroso e nessuna intemperanza. I biancocelesti partono meglio e si rendono subito pericolosi con Rocchi e si lamentano per un contatto in area giallorossa tra Cassetti e De Silvestri. Al 12' tifosi laziali increduli: lancio lungo di Pandev, Mexes sbaglia l'anticipo, Rocchi scaglia un sinistro in diagonale tanto preciso da impedire a Doni il salvataggio. La Roma non ci sta e alza il proprio baricentro, trovando in Vucinic il solito protagonista, nel male quando al 16', tutto solo, spara su Ballotta, nel bene quando al 19' pareggia di piatto sinistro dopo aver dialogato di prima con Mancini.

Il brasiliano va a segno al 42', quando conclude con profitto, a botta sicura, l'uno-due improvvisato con Mexes. 2-1 e per la Lazio è tutto da rifare. Al 9' della ripresa, Ballotta compie un miracolo nello smanacciare in corner un'inzuccata di Perrotta, che si rifà con gli interessi al 12', saltando l'estremo biancoceleste dopo una sponda spettacolare di Vucinic. Sul 3-1 per la Roma sembra finita, anche perché è ancora Ballotta al 13' a salvare su una folata di Tonetto. Un derby però non è mai morto e lo resuscita Ledesma al 24', con una punizione da manuale che fa volare a vuoto Doni, rivelandosi bestia nera per il portiere giallorosso, già trafitto nel derby dell'anno precedente. La Roma cala e la Lazio inizia a crederci, come dimostrano Mutarelli e Rocchi, anche se nel finale i biancocelesti, sbilanciati in avanti, rischiano di subire il poker dopo un'avanzata di Giuly che Cassetti non concretizza.


La Gazzetta dello Sport titola: "Roma caput derby. Vucinic è il nuovo re. Il montenegrino segna e serve assist: Lazio battuta, Totti applaude".

Continua la "rosea": Totti, in tribuna, si spella le mani e soffre. Incantato dallo spettacolo di una Roma capace per la terza volta consecutiva di vincere senza di lui. Farlo poi nel derby, e in rimonta, riuscendo a respingere la controrimonta di una generosissima Lazio, deve essere il massimo della vita per uno che è giallorosso fino al midollo. Un 3-2 molto bello, tra due squadre che non si risparmiano, buttando nella mischia cuore e muscoli. Vince, con merito, quella più forte tecnicamente e in questo momento anche atleticamente. Le firme sono dell'ormai immancabile Vucinic, del redivivo Mancini, migliore in campo, e di Perrotta, l'uomo della continuità. A Rocchi, che aveva aperto le danze, e a Ledesma, con una sontuosa punizione, il compito di rendere meno amara una serata fatta, per la malconcia Lazio, anche di qualche spiraglio di luce. Quanto alla Roma, un occhio al calendario: Empoli, Cagliari, Genoa, Udinese, Livorno, Torino, Sampdoria, Atalanta, Catania, ecco cosa la aspetta fino alla fine del girone d'andata. Se non fa la stupida, è l'Inter a doversi preoccupare. Il gol del 3-1, autore Perrotta, è la cosa più bella della partita e riassume la differenza tra Roma e Lazio.

Un contropiede manovrato, il pallone che attraversa il campo passando da De Rossi a Tonetto. Il cross sul quale Vucinic fa una cosa di gran classe, il pallonetto-assist sulla testa di Cribari, che Perrotta replica facendo passare la sfera sopra la testa di Ballotta prima di depositarla in rete. Una sintesi di velocità, cervello e classe. Il resto, su entrambi i fronti, lo fanno due bravi allenatori. Che le provano tutte per mettersi in difficoltà e superarsi. Senza Totti, Taddei e Aquilani è una Roma circospetta, Spalletti privilegia Panucci a Cicinho e sull'altra corsia ripropone la coppia Cassetti-Tonetto, due terzini al servizio di un maggiore equilibrio tattico. Se questo non impedisce alla Roma di subire l'avvio (e il gol) della Lazio, la reazione della squadra è impressionante. Per carattere e velocità di esecuzione. Su tutti, Mancini, autentico grimaldello. Sarà lui a propiziare il pareggio di Vucinic (qualche dubbio sulla sua posizione di partenza, sospetto di fuorigioco di rientro) e a siglare il sorpasso con un'azione molto simile alla prima, divisa stavolta con Mexes che aveva qualcosa da farsi perdonare. La Roma non si sarebbe fatta più riprendere. La sostituzione di Mancini (sgradita) con Giuly coincide con l'arretramento di Tonetto a terzino e l'avanzata di Cassetti davanti a Panucci, bisognoso di maggiore protezione. Alla fine Spalletti ricorre, passando da Brighi per Pizarro, addirittura a Cicinho per Vucinic. Il fine giustifica i mezzi. Rossi gioca la carta dell'aggressività. Lazio con una strana coppia di trequartisti: Pandev, che parte basso, e l'assaltatore Mutarelli, cui è riservato il pressing nei confronti delle menti giallorosse, De Rossi e Pizarro.

E' un giochino che per un quarto d'ora mette in soggezione la Roma. Aggiungeteci anche la supponenza di Mexes e avrete il gol del vantaggio biancoceleste, frutto di una verticalizzazione di Pandev sulla quale Rocchi non perdona. I limiti della Lazio, che comunque ritrova in Ledesma (al rientro 24 giorni dopo l'operazione di menisco) un buon playmaker e un ispirato tiratore, si evidenziano non appena la Roma reagisce e cambia marcia. Cioè subito. I problemi sono di qualità tecnica ma anche di gamba. Non c'è brillantezza fisica e le scorie di Champions pesano. Soprattutto dalla parte di Zauri e Cribari, cioè il fronte sinistro della difesa. Da lì arriveranno i primi due decisivi gol. Nella ripresa Rossi, aiutato da Ledesma che riapre il match, le prova tutte: Meghni (per Manfredini) ancora una volta non lo ripaga, e il Makinwa per Stendardo del finale sa solo di carta (perdente) della disperazione.