Mercoledì 8 aprile 1998 - Milano, stadio Giuseppe Meazza - Milan-Lazio 1-0


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8 aprile 1998 - 2.787 - Coppa Italia 1997/98 - Finale, gara d'andata

MILAN: Rossi, Nilsen, Smoje, Costacurta, Maldini, Savicevic, (60' Ba, 75' Leonardo), Desailly, Albertini, Donadoni, Weah, Ganz (60' Maniero). A disposizione: Taibi, Cardone, Daino, Kluivert. Allenatore: Capello.

LAZIO: Marchegiani, Chamot (74' Grandoni), Nesta, Negro, Favalli, Fuser, Venturin, Jugovic, Nedved, Casiraghi, R.Mancini (85' Gottardi). A disposizione: Ballotta, G.Lopez, Marcolin, Almeyda, Rambaudi. Allenatore: Eriksson.

Arbitro: Sig. Bazzoli (Merano).

Marcatori: 89' Weah.

Note: ammoniti Favalli e Nesta per gioco falloso. Assenti per infortuni Pancaro, Okon e Boksic, per squalifica Boban.

Spettatori: paganti 63.564 per un incasso di Lire 1.924.670.000.


Il biglietto nel 2° anello rosso
Il biglietto nel 3° anello blu
Roberto Mancini tenta la via della rete
Un'azione d'attacco della formazione biancoceleste con salvataggio della difesa rossonera
Pierluigi Casiraghi in una delle diverse azioni biancocelesti
Il bomber brianzolo sconsolato
Il colpo di testa vincente di Weah
Un altro fotogramma della rete-vittoria rossonera
Vladimir Jugovic e Paolo Negro in azione

La Gazzetta dello Sport titola: "Rossi salva il Milan e fa segnare Weah. Il portiere protagonista: grandi parate e un assist che stende la Lazio. Una beffa per la Lazio, che si decide troppo tardi a cercare di far sua la partita e alla fine viene sorpresa da un gol fulmineo, con Weah che segna su rimessa di Rossi. Il Milan aveva cominciato con grande ardore, poi si era spento, affidandosi alle parate del suo portiere".

Continua la "rosea": E' nata in questa Coppa Italia una "zona Milan" che sta soppiantando la celeberrima "zona Cesarini". Dopo una semifinale acciuffata a Parma negli ultimi secondi, ecco un gol affibbiato alla Lazio quando stava scadendo il 90o minuto, ma soprattutto quando la squadra di Eriksson appariva padrona del campo e aveva già pensato di far risparmiare a Mancini gli ultimi minuti. Diciamo subito che il gol incassato dai laziali è un po' da polli, perché al di là della tenacia, del "cuore oltre l'ostacolo" di Weah che si è gettato come una catapulta su quel pallone alto che era già in mano alla difesa avversaria, c'è stata una dormita generale da parte di Negro che si è fatto anticipare, da parte dei suoi compagni lì accanto che non hanno avvertito il pericolo e da parte dello stesso Marchegiani che forse poteva restare in porta visto che i difensori "coprivano" il liberiano che aveva una sola possibilità, quella di colpire di testa. Un gol ispirato incredibilmente dal piede di quel Rossi che aveva a più riprese salvato la porta e quindi, in definitiva, era stato il vero protagonista della serata. Se adesso il Milan ha qualche prospettiva sul difficile ritorno dell'Olimpico lo si deve a lui. La squadra di Capello è partita con tanto ardore, ma si è spenta ben presto e poi per lunghi tratti è rimasta in balìa di una Lazio che solo nella ripresa ha deciso di far suo l'incontro, svegliandosi forse troppo tardi e che, colpevolmente, alla fine ha deciso che lo 0-0 poteva bastare. Non pensando che il diavolo ci avrebbe messo la coda.

Batte il Milan e cerca subito di sfondare a destra con una combinazione volante Weah-Savicevic, che poi, per la troppa foga, finisce per rotolare a terra. Sicuramente c'è un ardore insolito nelle movenze dei rossoneri. Savicevic al 9' conquista un pallone a centrocampo e poi con Ganz corre in avanti, ma viene anticipato da Marchegiani. Tanto ardore, ma anche parecchia confusione e qualche errore di troppo. Al 10' per poco la Lazio non ne approfitta. Il Milan batte una punizione davanti alla propria area in gran fretta per sorprendere l'avversario, invece viene colto di sorpresa Albertini che non raggiunge il pallone, replica pronta della Lazio che fa arrivare Chamot al cross da destra per Mancini tutto solo sul versante opposto; girata al volo con lo specchio della porta libero ed è bravo Rossi a respingere d'istinto. Prima palla gol della serata. Dopo un quarto d'ora il ritmo del Milan comincia a calare, allora si nota la superiore impostazione della Lazio che costringe spesso l'avversario a indietreggiare fino al portiere. Le squadre sono ben bloccate a centrocampo: in verità non si sa chi blocca e chi è bloccato. Da destra a sinistra (lato Milan), Nilsen si occupa di Nedved, Desailly di Jugovic, Albertini se la vede con Venturin e Donadoni si scontra con Fuser. Al 31' lungo lancio di Jugovic che pesca Casiraghi, scattato bene in avanti, tutto solo in area avversaria. Non c'è fuorigioco, ma la punta raccoglie il pallone sul petto, spalle voltate alla porta, così Rossi con bella prontezza riesce a recuperare.

Al 33' Ganz ha un bel pallone sul sinistro, tenta la battuta al volo mentre cade all'indietro, ma Negro, accanto a Marchegiani], riesce a rinviare. Intanto dal settore dei tifosi laziali piovono razzi accesi in campo, davanti a Rossi, ma Bazzoli non fa una piega; né si scompone più di tanto quando Ganz molla un calcione a Nesta. Il primo tempo finisce con la Lazio in attacco. Un primo tempo non entusiasmante. Laboriosa ripresa del gioco perché Bazzoli attende un po' che si plachino le acque nella tribuna occupata dai tifosi laziali dove è in atto una vergognosa guerriglia contro le forze dell'ordine. Poi decide di fischiare sperando che l'attenzione si concentri sulla partita. Al 2' la Lazio va vicinissima al gol, Mancini si libera con un bel dribbling sulla sinistra, arriva in corsa Favalli e batte lui a rete, Rossi è superato, ma dalla linea respinge Costacurta. In questa ripresa la Lazio sembra più decisa a tentare di far sua la partita: al 7' Fuser con un bel pallonetto pesca Casiraghi sulla sinistra, stop di testa e poi sullo slancio il laziale sbatte contro Nilsen che favorisce il recupero di Rossi. Ancora un'iniziativa da destra a sinistra dei laziali: cross di Mancini e Nedved batte al volo con palla che sfila violenta davanti a Rossi. Ancora Jugovic al tiro (un metro a lato) al 12'. Il Milan sta a guardare poi cerca di ripartire con Weah che smista a Savicevic che viene travolto da Favalli] (ammonito) mentre si lancia verso l'area laziale. Punizione che Nilsen tira ancora alto.

Al 15' Capello prova a rinfrescare una squadra in calando fisico e opera due sostituzioni contemporanee: toglie Savicevic e Ganz e al loro posto manda in campo Ba e Maniero. Ma è sempre la Lazio sotto la porta di Rossi che salva il Milan dalla capitolazione quando al 17' devia in angolo una bomba di Casiraghi spuntato solo a pochi metri su punizione di Jugovic. AL 22' è Marchegiani invece che salva la sua porta. Albertini cattura un pallone nella trequarti avversaria, aggira fulmineamente Negro, ma sulla linea dell'area trova già il portiere pronto a stopparlo. Al 29' anche Eriksson è costretto a un cambio: esce Chamot che appare malconcio ed entra Grandoni. Ma al 30' è l'ultima sostituzione di Capello a lasciare sconcertati: il tecnico manda in campo Leonardo al posto di Ba entrato appena 15 minuti prima. Aveva sbagliato parecchio il francese, ma una bocciatura così rapida è rara. Rossi al 34' è straordinario nel volare e deviare un bellissimo diagonale di Casiraghi quasi dal fondo. Il Milan cerca generosamente di arrivare al tiro, quando ci riesce al 39', Leonardo spedisce alto da buona posizione su invito di Weah.

Al 40' ultima sostituzione della Lazio con Gottardi che rileva Mancini, mentre Rossi esce ancora sui piedi di Casiraghi. Ma al 45' arriva, inatteso, il gol del Milan, il più fulmineo gol in contropiede che una squadra possa fare: rilancio lunghissimo del portiere a Weah che, dopo il primo rimbalzo si lancia come una catapulta di testa sopravvanzando Negro che con i compagni correva verso la sua porta, pallonetto che supera Marchegiani colto a metà strada e 1-0 sul quale il Milan può costruire buone speranze europee.


Il Corriere della Sera titola: "Coppa Italia. Decidono le grandi parate di Rossi e l'opportunismo del liberiano. Ba parte in panchina, entra nella ripresa e poi viene sostituito. La polemica infinita. Weah regala mezza Europa al Milan. Gol al 90', dopo un errore Negro-Nesta: il 29 aprile, a Roma, i rossoneri difenderanno l'1-0. Striscione anti Collina sugli spalti. "Cirio vende pelati, Fiat li compra"."

L'articolo così prosegue: Il Milan si tiene stretta metà Coppa Italia bruciando la Lazio sul filo di lana. Al 90' decide un'astuzia di Weah, complice il pateracchio difensivo della premiata ditta Nesta & Negro che regala ai rossoneri un gol pesante, endovena di entusiasmo e capitale prezioso attorno a cui costruire la gara di ritorno all'Olimpico, il 29 aprile. A trascinare i rossoneri al successo insperato è Sebastiano Rossi che, dopo avere presidiato la sua rete con balzi felini, inventa l'assist del vantaggio, recapitando direttamente nell'area avversaria il suo lungo rilancio. Per il Milan questa era una sfida al suo passato prossimo, l'ultimo tentativo di collegamento con l'epopea d'oro. Un biennio di naufragi ha comunque lasciato il segno se è vero, come è vero, che in curva i tifosi hanno ribadito la loro intenzione di non dimenticare "questi due anni di vergogna". Differenti, è ovvio, le motivazioni laziali. Per la banda-Cragnotti, allungare le mani sulla Coppa significherebbe infatti spezzare un tabù che, dopo lo scudetto del '74, ha impedito ulteriori conquiste. Contorno tutto sommato luccicante, 63.564 i paganti (quasi due miliardi l'incasso), con un'ampia fetta di rappresentanza ospite. Peccato che la cronica inefficienza nel filtro di polizia consenta alle truppe biancocelesti eccessi fuori ordinanza, incluso un costante lancio di razzi. Nell'intervallo, chissà perché, si scatenano gli istinti peggiori, sottolineati da violente cariche delle forze dell'ordine.

Spettacolo indecente, pugno allo stomaco allo spettacolo regalato da questa Lazio durante tutta la stagione. Un suggerimento a Cragnotti, azionista-innamorato della sua squadra: si accanisca contro i delinquenti vestiti di biancoceleste con la stessa grinta con cui sta pilotando l'ingresso in Borsa della società. L'atmosfera da ultima spiaggia irrora i centri nervosi del Milan che esibisce spirito e movimenti da formazione autentica. Rispetto alle più recenti, desolanti esibizioni, i rossoneri viaggiano con determinazione e non disdegnano l'incursione negli spazi vuoti. E' il movimento senza palla che pareva essersi smarrito sotto la polvere di successi lontani. Caratteristiche, queste, che per la Lazio appaiono congenite. E' infatti più squadra, quella di Eriksson, lo si intuisce da certi disimpegni corali, dall'abilità dei centrocampisti di uscire palla al piede da situazioni scomode e di rovesciare il fronte dell'azione. La contrapposizione dei due 4-4-2 non penalizza comunque il Milan che tiene decorosamente il campo per l'intero primo tempo. Potenziato il pacchetto di centrocampo con Desailly grazie all'innesto difensivo della torre Smoje, c'è la fantasia di Savicevic ad accendere scampoli di illusioni rossonere. Solo illusioni, però, perché la concretezza appartiene agli ospiti, nonostante una certa cautela di fondo nei disimpegni. Al 10' è Mancini a girare addosso a Rossi il cross di Chamot, mentre al 32' il portiere rossonero si deve arrangiare su Casiraghi, lesto ad affacciarsi oltre la retroguardia rossonera imbeccato da Jugovic.

L'unica unghiata milanista del primo tempo è quella di Ganz (33'), la cui girata di sinistro sul traversone di Maldini centra uno stinco di Negro proprio davanti alla linea di porta. Scarso il peso rossonero in avanti, tanto che Capello dopo un'ora corregge l'assetto della squadra richiamando Savicevic (in riserva) e Ganz per Ba e Maniero. Gara più aperta, anche se è la Lazio a battere con decisione a rete. Provano Favalli (2') e Costacurta salva sulla linea, Casiraghi (8') e Nilsen lo anticipa ruvido, ancora Casiraghi (17' e 34') ma Rossi è eccellente nelle chiusure. L'orgoglio del Milan di Coppa è comunque duro a morire, come dimostra questa ripresa che è una sorta di ping-pong a tutto campo. Da sottolinare, in proposito, l'assalto di Albertini a Negro, il suo tentativo di aggiramento, vanificato dalla tempestiva incursione di Marchegiani ai confini dell'area. Capello, però, vuole forzare la sua squadra, pretende meno fumo e per questo sacrifica clamorosamente Ba, troppo farraginoso, poco più di un quarto d'ora in campo, preferendogli Leonardo. Si dibatte come un'anguilla, il Milan, a volte sorretto solo dalla forza della disperazione: e quando Weah, al 90', approfitta dell'incertezza del blocco difensivo romano sul lungo rinvio di Rossi, San Siro scopre emozioni sopite. Da tempo.


Tratte dalla "rosea", alcune dichiarazioni post-gara:

Aprile nero per la Lazio. Dopo essere stata l'unica squadra italiana a mantenere l'imbattibilità per tre mesi nel '98 la squadra di Eriksson infila due sconfitte consecutive pesantissime sul prosieguo della stagione. Sven Goran Eriksson è combattuto nello stato d'animo: "Sì, sono deluso per il risultato, perché la Lazio meritava di vincere. Ma al tempo stesso sono molto contento per la prestazione, perché dopo la brutta botta subita con la Juventus non si sapeva quale poteva essere la reazione. Ed invece è stata positiva. La squadra è viva e questo è importante". Il tecnico svedese ammette i suoi dubbi della vigilia: "Ho avuto paura. Non è facile prevedere come risponde un gruppo dopo una sconfitta così importante, come quella di domenica scorsa. Ora invece sono fiducioso. Perché anche se è arrivata un'altra sconfitta c'è stata una prestaziona ottima".

Forse esagera con i superlativi, Eriksson, anche perché nell'occasione del gol-beffa c'è stato un clamoroso errore difensivo: "Ma è stato l'unico. Sulla rimessa lunghissima di Rossi, Negro e il nostro portiere Marchegiani non si sono capiti. Non ho parlato con loro. Oggi approfondiremo di più. Però è un momento particolarmente delicato, perché la squadra paga ogni minima disattenzione". Dalla difesa all'attacco c'è poco da stare tranquilli, visti gli errori in fase di conclusione: "In alcune occasioni - sottolinea Eriksson - è stato anche fortunato Rossi, specie nel primo tempo quando ha respinto con i piedi un tiro al volo di Mancini. In altre situazioni abbiamo sbagliato noi. Però abbiamo costruito almeno 5 palle gol e meritavamo non di pareggiare, ma di vincere questa partita. Sono convinto che se giochiamo così anche al ritorno non potremo perdere. Anzi questa Coppa vogliamo proprio conquistarla. E ci teniamo tanto perché basta dire che la Lazio non la vince da quarant'anni per capire quanto sia importante". Si complica dunque la situazione psicologica di questa Lazio. E gli strascichi della Juve non aiutano in questo senso. La squalifica di Chamot ha innervosito ulteriormente l'ambiente e la frase di Alessandro Nesta è abbastanza esplicativa: "A Collina, nel finale convulso, abbiamo detto di tutto. Se l'arbitro avesse segnato tutto sul referto, a Brescia la Lazio non sarebbe potuta scendere in campo...".

Poi aggiunge il difensore: "Fra noi e loro ci sono tre gol di differenza. Invece per un errore ecco arrivare una sconfitta immeritata. Sono convinto che al ritorno ribalteremo questo risultato". C'e' un po' di sconforto fra i giocatori e Fuser sottolinea come "in queste ultime partite non ce ne va bene una. Incredibile perdere una partita cosi". Diversa invece la rabbia di Negro che contesta il gol: "Su quel pallone Weah mi ha spinto nettamente, c'era fallo". Roberto Mancini guarda oltre: "Forse abbiamo sbagliato troppo lì davanti. Ma è un momento un po' così, la fortuna ci ha girato le spalle. Non mi capitava da tempo una partita così strana: potevamo vincere due a zero, invece abbiamo perso. L'importante però è restare calmi perché sul piano del gioco la prestazione è stata soddisfacente. C'è spazio per ribaltare questo risultato. Nulla è perduto".




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