Mercoledì 9 dicembre 1997 - Roma, stadio Olimpico - Lazio-Rapid Wien 1-0


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9 dicembre 1997 - 2.762 - Coppa UEFA 1997/98 - Ottavi di finale, gara di ritorno

LAZIO: Marchegiani, Pancaro, Nesta, Negro, Chamot, Fuser (82' Venturin), Marcolin, Almeyda, Nedved, Casiraghi, Boksic. A disposizione: Ballotta, Grandoni, Gottardi, Rambaudi, Di Lello, Laurentini. Allenatore: Eriksson.

RAPID WIEN: Hedl, Hiden, Jerkan, Ratajczyk, Prosenik, Braun, Wagner (73' Gruener), Zingler, Wimmer (82' Jovanovic), Stumpf (60' Penska), Ipoua. A disposizione: Koch, Briza, Hirsch, Pfeiffer. Allenatore: Dokupil.

Arbitro: Sig. Wojcik (Polonia).

Marcatori: 86' Venturin.

Note: ammoniti Negro e Hyden. Angoli: 2-0 per la Lazio.

Spettatori: 15.000 circa di cui 10.030 paganti per un incasso di Lire 266.775.000.

Un'immagine concernente la gara
Giorgio Venturin scocca il tiro vincente
Un altro fotogramma dell'azione che porta al gol il centrocampista biancoceleste
L'abbraccio dei compagni
Matias Almeyda in azione
Pierluigi Casiraghi
Alen Boksic
Lo striscione dei tifosi biancocelesti per Roberto Mancini

La Lazio scende in campo concentrata e, forte del risultato conseguito all'andata, amministra una partita dalle poche emozioni. La superiorità in campo della compagine biancoceleste è evidente specialmente a centrocampo dove il Rapid Wien non riesce ad imporsi rinunciando ben presto alla manovra offensiva per privilegiare i lanci lunghi dalle retrovie a servire le punte che non riusciranno però ad impegnare Marchegiani se non con un tiro di Ipoua nella ripresa. Al 14' del primo tempo l'arbitro Wojcik annulla un gol di Casiraghi per fallo sul portiere, poi ancora, Fuser e Nedved nel primo tempo e Boksic nel secondo, impegnano il portiere Hedl ed all'86' Venturin, servito da un colpo di tacco di Casiraghi, scocca il tiro dell'1-0 che proietta la Lazio ai quarti di finale della Coppa UEFA.


La Gazzetta dello Sport titola: "Compitino facile per la squadra di Eriksson. Lazio, missione compiuta. La partita vive di un solo episodio: il gol di Venturin segnato nel finale. A Roma si presenta il Rapid più lento e mediocre che mai si sia visto, così la Lazio approda per la seconda volta nella sua storia ai quarti di finale di Coppa Uefa".

Continua la "rosea": L'ultimo arrivato non era stato avvertito. Giorgio Venturin, uno dei dimenticati di Zeman, il grande protagonista del ritorno di Zoff in panchina e il secondo (il primo era Signori) dei ri-dimenticati di Eriksson, sfrutta nel migliore dei modi gli otto minuti che gli vengono concessi a fine partita. E' suo il gol dell'1-0 con cui la Lazio rispedisce a Vienna il Rapid più lento e mediocre che mai si sia visto, approdando per la seconda volta nella sua storia ai quarti di finale di Coppa Uefa. E' soprattutto suo l'unico gesto tecnico-atletico seducente d'una partita che il risultato dell'andata condiziona in modo così perverso da rendere il match dell'Olimpico praticamente inguardabile. Gli austriaci partono da 0 a 2. Dovrebbero tentare qualcosa, ma nello stadio semideserto non se ne avverte proprio il sentore. Si presentano col loro fragile 3-5-2 e siccome a Vienna hanno preso una scoppola provandoci, pensano bene di restare completamente sulle loro. Le soluzioni offensive vengono affidate a improbabili e approssimativi lanci per Ipoua, che corre tanto e puntualmente a vuoto, e per Stumpf, che non fa nemmeno quello.

Il tecnico Dokupil deve avere un brutto ricordo di Nedved e gli piazza addosso Prosenik a uomo. Il loro duello è l'unica cosa accettabile del primo tempo, che scivola via incolore tra un Rapid che vorrebbe ma non può e una Lazio che potrebbe ma decisamente non vuole. Alle assenze annunciate di Mancini (cui la curva nord riserverà uno striscione nell'intervallo), Jugovic e Lopez si è aggiunta quella di Favalli, che da quando indossa la fascia di capitano è soggetto ai più bizzarri accidenti. Stavolta è una colica renale, il bis di quella pre-Juve. Così in difesa si rivedono sia Negro sia Chamot, tra i bocciati di Torino. Eriksson indulge a qualche minima variante, legata alle posizioni in campo. La difesa si schiera da destra con Pancaro-Nesta-Negro-Chamot, cioè "girano" i due centrali, al pari di quelli di metà campo. Marcolin gioca vicino a Fuser e Almeyda vicino a Nedved, che peraltro ha licenza di svariare ovunque. Sono mosse che non producono niente di straordinario. Accade infatti pochissimo, nonostante l'arbitro Wojcik non fischi praticamente mai (inclusa una sventola non si sa quanto involontaria del manesco Ipoua ad Almeyda). D'altra parte, le due volte che lo fa per fermare Casiraghi, in gol (fallo sul portiere) e in presunto fuorigioco, molto probabilmente sbaglia. Contro uno sparring partner che non tira un colpo la Lazio si limita a una scherma puramente accademica. Talvolta quasi irritante, come quando Nesta si produce in un disimpegno difensivo da brividi. Il non tranquillizzante portiere Hedl viene impegnato solo da Fuser e Pancaro e l'occasione più ghiotta resta quella all'inizio, quando, su cross di Boksic, Ratajczyk anticipa Casiraghi sfiorando l'autorete.

Dopo 40' il primo tiro del Rapid è di Wagner ma non ha proprio nulla di musicale, visto come passa una dozzina di metri sopra la traversa di Marchegiani. Il quale sarà impegnato (si fa per dire) una sola volta in avvio di ripresa da Ipoua. Se le bocche da fuoco del Camerun sono queste (e il calcio austriaco pure, verrebbe da dire, ma il Rapid non è purtroppo l'Austria) la Nazionale può stare tranquilla. La Lazio continua a veleggiare tranquilla verso la meno sofferta delle qualificazioni. Boksic si mangia il suo tradizionale gol, Negro riesce a rimediare un'ammonizione, Casiraghi ci prova due volte ma gli va buca. Fin quando, a otto minuti dal termine, Eriksson si ricorda d'un tale Venturin, e lo manda in campo perché nel frattempo Fuser s'è azzoppato. Tre minuti e quello scarica una rasoiata dal limite, su assist di mezzo tacco dell'irriducibile Casiraghi. Un bel gol, non c'è dubbio. Davvero incompatibile con la serata.


La Repubblica titola: "Lazio al minimo, battuto il Rapid: e dopo altri veleni".

L'articolo così prosegue: La convalescenza continua, la Lazio arriva a un traguardo che per lei è raro, i quarti di finale di una Coppa europea, ma tutto è nascosto dalla faticosa esibizione con la quale prevale sul Rapid Vienna solo con un casuale gol in finale di partita, realizzato da Venturin, un dropout della squadra. Segnare è diventato un esercizio complicato, ma tutta la manovra è scarsa di idee. Per l'Europa se ne riparla a marzo, ora c'è di nuovo il campionato, per una squadra che sembra avere perso i fili logici del suo muoversi. E se qualcuno accantonato, come Negro, torna ed è tra i migliori (in una serata nella quale solo Nesta e Nedved hanno mostrato un'ispirazione sincera), c'è anche chi, come Boksic, non trova più le ragioni della sua presenza. Intanto gli Irriducibili hanno superato il trauma della partenza di Signori, non sono più orfani. "Mancio, ora tocca a te", hanno scritto sugli striscioni, consegnandogli il bastone del comando, insultando tutta la nomenklatura laziale al di sotto di Cragnotti. Mancini resta protagonista anche quando non gioca (per squalifica): chiarisce la sua posizione di fronte ad alcuni tifosi incontrati a fine gara; risponde piccato a Signori che a Genova ha detto "E' normale che i tifosi laziali contestino la squadra". "Allora significa che vuole alimentare lui questa situazione, invece di ammorbidirla" è la replica a tarda sera.

Contro il Rapid Eriksson deve rinunciare a Favalli, fermato da una colica renale come alla vigilia della partita con la Juventus. Chamot va sulla sinistra, al centro della difesa la coppia Negro-Nesta. Il pubblico non si è fatto attrarre dall'evento e l'Olimpico è semivuoto: non sono attesi rivolgimenti e il Rapid sin dall'inizio mostra di nuovo di quale modesta qualità sia fatto. Lo sostiene un gruppo di un centinaio di fan, ci si augura che siano venuti qui più per le bancarelle di piazza Navona che non per questa impossibile rimonta. La Lazio si regge sulla concretezza di Almeyda, acquisto benedetto e mai apprezzato a sufficienza, e poi sul dinamismo di Nedved, che ha un'idea della posizione vicina a quella dell'elettrone. Gira e gira, da sinistra a destra, batte una punizione al 6' non troppo lontana dai pali, poi ha la pretesa di fare il Mancini e allora tutto si intoppa. Al 24' c'è una rovesciata-assist di Casiraghi, ma Fuser si ritrova addosso ad Hedl e non riesce a trovare la porta.

La Lazio va a sbattere contro il modesto muro degli austriaci: le poche volte che gioca in profondità mette in crisi il Rapid, e al 29' una palla verticale di Nedved dà a Boksic la chance per un'azione elegante. Supera Hedl che resiste alla tentazione di fare fallo, ma poi si trova con la palla oltre la linea di fondo. Al 43' il primo tiro del Rapid, un'orribile svirgolata di Wagner, poi al 46' Pancaro fa la prima cosa buona della sua partita, azione sulla destra, rientro a saltare il difensore, ma la botta violenta è fermata in due tempi da Hedl. Nella ripresa il Rapid prova a farsi avanti e questo dà più spazio al contropiede laziale, con palle lunghe a correre per il campo. Ancora Nedved per Boksic al 22', breve partita a scacchi tra il croato e Hedl con finte e controfinte, vinta alla fine dal portiere austriaco. Gli errori di Boksic, qui come qualche minuto più tardi, provocano anche la reazione stizzita del ceco. Al 31' finalmente un duetto tra Casiraghi e il croato, concluso con un tiro al volo centrale. L'unico momento di poesia lo dà Venturin, appena entrato al posto di Fuser, claudicante: Casiraghi gli appoggia indietro un pallone e lui dal limite tira una botta rasoterra che si infila nell'angolo alla destra di Hedl.


Sempre tratte dalla "rosea", alcune dichiarazioni post-gara:

Difficile purificare l'aria avvelenata che si respira intorno alla Lazio. Una frangia di tifosi contesta i dirigenti, salvando solo Cragnotti. Cragnotti dà segni di nervosismo contro un petulante tifoso cosiddetto vip, sempre alla ricerca di pubblicità. Mancini ringrazia i tifosi, ma attacca Signori quando viene a sapere delle sue ultime dichiarazioni da Genova. Cominciamo proprio dal Mancio soddisfatto dalla risposta della curva: "Lo striscione mi ha fatto piacere. Il mio non era uno sfogo e neanche un'accusa. Sono contento che la gente abbia capito". Subito dopo la partita un gruppo di tifosi sollecita un incontro con i giocatori. Dallo spogliatoio sono usciti Orsi, Ballotta, Nesta e lo stesso Mancini. Il faccia a faccia è durato mezz'ora e non ci sono mai stati momenti di tensione. Poi, quando a Mancini viene riferito che da Genova Signori ancora una volta ha difeso la contestazione dei suoi supporter, ecco allora che Roberto aggiunge secco: "Se Beppe ha detto così questa se la poteva proprio evitare".

Di fronte ai fischi e ai cori "contro", Cragnotti risponde sicuro: "In società siamo tutti uniti. Piuttosto guardate le tribune: mi aspettavo più gente". Zoff invece guarda avanti: "Pensiamo a vincere le prossime due gare interne". Intanto il capitano Casiraghi proprio non riesce a segnare con quella fascia: "Vuol dire che cambierò colore. Però di questa prestazione non eccezionale salvo il risultato: siamo nei quarti. Con Boksic non ci sono problemi di affiatamento, solo che con i centrocampisti più impegnati nella fase difensiva non era facile trovare palloni giocabili. Le parole di Mancini? Spero diano la scossa giusta all'ambiente e anche a lui. Abbiamo bisogno delle sue giocate importanti. Certo, Roma non è una città facile, però adesso dobbiamo archiviare il caso Signori. Ora occorre pensare alla Lazio". Chi cerca di dribblare ogni polemica guardando al calcio giocato è Eriksson: "Sono contentissimo del risultato. Arrivare ai quarti di Uefa non è cosa facile. E poi l'atteggiamento difensivo della squadra è stato perfetto, il Rapid non è mai arrivato pericolosamente al tiro. E' logico che nel gruppo c'era molta tensione dopo le ultime sconfitte. Ma ora con questo risultato arriverà anche quella tranquillità che porterà ad altri successi. Certo, giocando così di gol ne faremo pochi. Però se ne segniamo uno senza subirne va bene lo stesso. Mi è piaciuta la coppia centrale Negro-Nesta, in particolare quest'ultimo ha bisogno di un po' di riposo, ha giocato tantissimo, oggi non gli farò vedere il pallone né a lui e neanche a Casiraghi e Fuser. I tifosi contestano ora i dirigenti? Per noi sarà una bella sfida dimostrare loro che hanno torto".

Oggi parte per l'Arabia Saudita Nedved, il giocatore più continuo della Lazio: non sarà facile sostituirlo, anche se dovrebbe recuperare Jugovic. E poi restano in forse anche i difensori Lopez e Favalli, anche ieri colpito da un malore poco prima dell'incontro. Questa Lazio proprio non riesce a sorridere. E allora ci pensa il tecnico del Rapid, Dukopil, a risollevarla: "Quando la squadra di Eriksson sarà al massimo non dovrà temere alcun avversario in Europa".




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