Mercoledi 16 Aprile 2008, Milano, Stadio G. Meazza, Inter-Lazio 0-0


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16 aprile 2008 - 3.282 - Coppa Italia 2007/08 - Semifinale, gara d'andata

INTER: Toldo, Burdisso, Materazzi, Chivu, Cesar, Figo (84' Bolzoni), Jimenez (76' Siligardi), Maniche, Solari (78' Cambiasso), Crespo, Suazo. A disposizione: Orlandoni, Rivas, Fatic, Filippini. Allenatore: Mancini.

LAZIO: Ballotta, Zauri, Siviglia, Cribari, Radu, Dabo (81' Manfredini), Ledesma, Behrami (60' Mutarelli), Mauri, Pandev (89' Tare), Rocchi. A disposizione: Muslera, Rozehnal, De Silvestri, Meghni. Allenatore: D.Rossi.

Arbitro: Sig. Rocchi (Firenze).

Note: campo scivoloso. Ammoniti Maniche per gioco scorretto e Rocchi per proteste. Recuperi: 1' p.t., 3' s.t.

Spettatori: 11.016 paganti per un incasso di euro 159.642,58.


L'undici iniziale biancoceleste
Hernan Crespo ed Emilson Cribari - Foto © Ansa
Tommaso Rocchi in azione - Foto: © Grazia Neri
Cristian Ledesma ed Hernan Crespo
Un momento dell'incontro
Tommaso Rocchi in azione
Un fotogramma della gara

La Lazio vuole la finale con più convinzione. E non si capisce solo dalla formazione iniziale (a parte Bianchi ci sono tutti i titolari di Rossi), ma anche dall'attenzione a certi particolari: la precisione di Pandev, la guardia spietata di Radu su Figo, il pressing dei tre interni che non lascia scampo ai dirimpettati nerazzurri. Manca solo il gol, cercato due volte da Rocchi e altrettante da Mauri, che a un certo punto si ostacola con Radu su un pallone d'oro calciato da Ledesma. L'"Inter due" scelta da Mancini ha collegamenti frammentari e conclusioni un po' scontate. Maniche e Crespo ci provano da fuori ma Ballotta è attento. Poi, quando Figo deve uscire per un problema muscolare, s'indebolisce quel potenziale offensivo che attenderebbe qualche spunto brillante da Jimenez. La seconda parte rende giustizia ai pochi spettatori (5mila laziali, circa 6mila gli interisti, probabilmente record negativo europeo per una semifinale di Coppa). Squadre più aperte, contropiede reciproco e qualche azione da gol.

Pandev mette in mezzo un pallone d'oro per Rocchi al 64', ma il bomber laziale scivola al momento di calciare. Crespo gira (alto) un traversone da sinistra e chiede un rigore per mani di Siviglia, ma la palla era già uscita su cross di Cesar. Poi schermaglie Materazzi-Pandev per un'entrata dura del campione del mondo, con giallo a Rocchi per proteste. In pochi minuti, dopo l'ingresso di Siligardi in un'Inter insolitramente più "italiana", arrivano una rete annullata a Mauri per fuorigioco e una traversa di Burdisso (colpo di testa su torre di Materazzi). Il centrocampista della Primavera nerazzurra dà spettacolo negli ultimi 15 minuti, con Ballotta costretto all'intervento risolutore per due volte. Ma di gol non se ne parla. Giusto così. La resa dei conti il 7 maggio a Roma.


La Gazzetta dello Sport titola: "La Lazio non punge l'Inter sperimentale. I biancocelesti non impensieriscono le seconde linee nerazzurre. Figo si fa male a un polpaccio: per il portoghese stagione finita?"

Continua la "rosea": Arrivederci a Roma. Ma se la Lazio ha "calcolato" questo 0-0 del primo round, dovrà stare attenta: il 7 maggio magari si ritroverà contro un'Inter meno distratta dalla corsa scudetto. All'epoca, cioè dopo il derby, potrebbe essere già decisa. Vedremo. Al momento si può comunque parlare di un'occasione sprecata dalla formazione capitolina, venuta a San Siro al gran completo con l'eccezione di Bianchi, che in mattinata ha provato senza ricavare esiti confortanti ed è stato escluso pure dalla panchina. Con Mauri al suo posto modesto cambiamento dello schema: doveva fare il trequartista ma è andato spesso sugli esterni. Dunque 4-3-3 mascherato. Proprio a Mauri sono capitate le occasioni più significative della Lazio: un colpo di testa mancato sotto rete, un tiro da pochi metri respinto da Toldo e il gol della ripresa, cancellato giustamente dal guardalinee per fuorigioco: è stato quello l'unico tiro laziale dei secondi 45'! E da questa pochezza offensiva nascono i rimpianti maggiori. Delio Rossi aveva giurato che i suoi non avrebbero puntato allo 0-0. Quindi non ce l'hanno proprio fatta, il che aumenta le perplessità sulle chance di approdo alla finale: se non hanno travolto "questo" centrocampo dell'Inter...

Almeno, però, il tecnico laziale, per la prima volta nella sua carriera, esce da San Siro senza perdere. Roberto Mancini ha affrontato la sfida con in testa un'esigenza primaria: dare spazio a tutti quelli che erano stati un po' trascurati. E allora ha messo assieme una linea di centrocampo da... partitella del giovedì: chi c'è, metta la maglia e vada in campo. Un esperimento privo di logica e perciò di futuro, anche se il 4-3-3 è un'idea che il tecnico accarezzava da tempo. Non con questi protagonisti, naturalmente. Rendendosene conto, il tecnico nerazzurro ha avuto l'accortezza di proteggere Toldo con un assetto difensivo congruo. Che la Lazio ha faticato tantissimo a infastidire. Risultato immediato: un primo tempo insignificante. Poi, a 6' dall'intervallo, l'infortunio a Figo (nuovo problema muscolare al polpaccio, ahi ahi, stagione finita?) ha consentito a Mancini di restituire una logica all'assetto iniziale ricorrendo al maratoneta Bolzoni e collocando Jimenez, che prima giocava da mezzala destra, nel suo naturale ruolo alle spalle delle punte. Pur in un contesto di vuoto tecnico e spettacolare, Crespo si è procurato due occasioni in contropiede. Sulla prima, si era smarcato bene ma Suazo ha preferito andare a sbattere contro il muro laziale anziché lanciarlo nello spazio.

Sulla seconda Suazo gli ha dato un bel pallone e Crespo ha tirato forte e angolato: nonno Ballotta si è dovuto togliere la comoda vestaglia da camera per indossare i panni di Superman. A proposito di contropiede, a metà ripresa Tommaso Rocchi ne ha creato uno esaltante, traversando tutto il campo con una irresistibile progressione e poi chiedendo il triangolo a Pandev. Passaggio di ritorno leggermente arretrato e palla gol sfumata nell'area piccola senza la possibilità di calciare. Finale ravvivato da Siligardi, un altro Primavera, che ha provato due volte il colpo gobbo. E, a proposito di giovani, nel ritorno ci sarà pure Balotelli, ieri squalificato. Sì, questa finale la Lazio dovrà proprio sudarsela.