Paniccia Giacomo


Giacomo Paniccia

Centrocampista, nato a Latina il 17 maggio 1977.

Campione d'Italia Primavera nel 1994/95. Colleziona tre presenze in panchina nella stagione 1996/97.

Stagione Squadra Serie Pres. Gol
1996-97 Lazio A 0 0
1997-98 Reggiana B 1 0
1998-99 Reggiana B 1 0
1999-00 Trapani C2 1 0
2000-01 Potenza D 21 2
2001-02 Potenza D 11 2
2002-03 Haskovo(Bulgaria) ---- -- --
2003-04 Latina C2 13 0
gen.2004 Pietà Hotspurs (Malta) ---- 10 3
2004-05 Massetana Ecc. 20 4
2005-06 Sorianese D 5 2
gen.2006 Bassano Romano Ecc. 14 2
2006-07 Lanciano C1 8 1
gen.2007 Avellino C1 0 0
2007-08 Monterotondo D 2 0
feb.2008 Gualdo Ecc. 6 0
2008-09 Flaminia Civita Castellana D

Di lui scrive Marco Spiridigliozzi sulla Gazzetta dello Sport del 27 Dicembre 2010:

Giacomo Paniccia. Talento bizzarro, come bizzarra è stata la sua vita e la sua carriera, un continuo sali e scendi che alla fine gli ha dato meno di quanto avrebbe meritato. A Lanciano arriva per uno strano giro di mercato disegnato dal d.s. Gigi Pavarese. L'allora presidente Paolo Di Stanislao lo presenta come un figlio al quale restituisce il calcio professionistico dopo la malattia. Gioca poco (otto partite) e segna un gol, ma stranamente basta per andare alla capolista Avellino che sale in B dove per alcuni mesi rimane anche nella stagione successiva. Ma con gli irpini non giocherà mai.

Ci sono sogni che finiscono sul più bello. Sono quasi diventati realtà e poi si perdono. Prendete Giacomo Paniccia, un ragazzo nato a Latina nel 1977, che avrebbe potuto riempire le copertine del calcio e invece s’è trovato a sfidare la cattiveria della vita.

Prendete la sua storia, i primi calci con il papà Alessandro. Prendete un pomeriggio del 1994 in cui a Latina arriva per un’amichevole la Lazio. Mimmo Caso, alla fine di quella partita, chiama i suoi dirigenti e chiede loro un solo nome: Paniccia. É accontentato e la Primavera laziale vincerà lo scudetto.

Che Lazio. Il capitano di quei giovani - Nesta, Di Vaio, Roma, Iannuzzi… - è Paniccia: «Eravamo davvero uniti, e io mi ritrovai ad essere il capitano forse perché ero il più estroverso e compagnone». Paniccia poi viene scelto dalla Reggiana che gli sottopone un quadriennale. Ma a metà del terzo anno, nel 1999, un incidente stradale lo costringe ad uno stop che dura un anno. Giacomo se la cava miracolosamente. Gira con il pallone fra Trapani, Potenza, Cska Sofia, Malta… Poi un’altra disgrazia: «Una visita specialistica evidenziò un carcinoma alla prostata. A 26 anni». Inizia la chemioterapia. Poi un’infezione organica lo debilita e porta il suo peso a soli 38 kg. Ma Giacomo vince pure questa. Nel gennaio 2005 torna con la Massetana: «In Eccellenza: la squadra che mi ha ridonato la gioia verso questo sport. Vincemmo il campionato».

Il ritorno. Il grande calcio l’ha dimenticato ma arrivano Bassano, Lanciano e l’Avellino, col quale vince la C1 e torna in B: «Però questo non è più il mio calcio. Oggi ci sono spogliatoi strani, difficili, con gente che baratterebbe anche i propri cari pur di giocare la domenica dopo». Non è di calcio che vuole parlare anche se è grato al Gualdo, la sua ultima squadra: «Ma dei calciatori e di tutti quegli atleti che soffrono. A loro dico che le medicine più potenti sono il cervello, la volontà, la famiglia». L’altr’anno incontra Alessandro Nesta: «Lui fa fermare il pullman del Milan, mi abbraccia e dice: da questo pullman saresti dovuto scendere tu, non io»… A 31 anni Giacomo non ha mai smesso di sognare: «Vorrei ripartire con un mister che guardi l’uomo prima ancora del giocatore. Basta etichette e tutti alla pari. Così potrei ancora dire la mia».


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