Rezzonico Alvaro


Alvaro Rezzonico
Dino Zoff, a sinistra, (futuro allenatore e presidente della SS Lazio) ed Alvaro Rezzonico in un'amichevole della nazionale italiana disputata allo Stadio Olimpico di Roma nell'aprile 1975. (Gentile concessione di Fabio Rezzonico)
Foto scattata all'interno dello spogliatoio della Lazio durante la stagione 1972/73. I portieri Alvaro Rezzonico e Giuseppe Avagliano. (Foto di Fabio Rezzonico)
L'intervista pubblicata sulla rivista "Lazio Club"
Rezzonico (a destra) e Salvatore Amato (a sinistra) oggi

Portiere, nato a Roma il 20 marzo 1954. Nel 1968 la Lazio lo acquista dal San Lorenzo, in cambio di due giocatori della Lazio primavera del tempo. Alla sua prima stagione con la formazione allievi (allenata da Franco Carradori) e con la fascia di capitano al braccio (inusuale all'epoca per un portiere) vince il suo primo campionato. Con la maglia biancoceleste viene a più riprese convocato nella rappresentativa regionale del Lazio dove conosce, tra gli altri, Vincenzo D'Amico, allora di proprietà dell'Almas Roma. Nella stagione 1971/72 viene aggregato alla formazione primavera e partecipa al torneo internazionale giovanile Kvarnerska Rivijera che si disputa a fine stagione nell'allora Jugoslavia. La Lazio si classifica al terzo posto e lui gioca il secondo tempo della semifinale e l'intera finale per il terzo ed il quarto posto (vinto dai biancocelesti), parando anche un calcio di rigore. In seguito nella stagione 1972/73 viene inizialmente ceduto in prestito alla Romulea, all'epoca in serie D, su esplicita richiesta dell'allora tecnico giallorosso Francesco Antonazzi. Con i giallorossi però, si allena soltanto una settimana; "El flaco" Flamini e Paolo Carosi (tecnico della Lazio primavera) lo richiamano immediatamente al posto dell'ormai ex biancoceleste Francesco Carli. In quella stagione, esordisce nel campionato primavera in una celebre partita giocata a Modena; con la fascia di capitano, i biancocelesti battono i gialloblù emiliani ed in quella partita debuttano nel campionato primavera Lionello Manfredonia e Stefano Di Chiara, mentre si accomoda in panchina un giovane centravanti di nome Bruno Giordano. La stagione successiva, gioca in pianta stabile e difende a più riprese la porta dei biancocelesti. E' presente anche nella finale del Torneo di Viareggio del 1974, dove subisce la rete del definitivo 2-1 dei viola da parte di Desolati a due minuti dal termine del secondo tempo supplementare. Si allena in più occasioni con la prima squadra ed è di frequente tra i convocati del Torneo "Under 23" 1973/74. Nel giugno del 1974 parte per il servizio militare e nella stagione 1974/75 viene ceduto con la formula del "prestito militare" all'Almas Roma in Serie D. Con i biancoverdi si mette in luce ed alla fine della stagione (e dopo essersi congedato nel settembre del 1975) la Lazio lo richiama come terzo portiere della prima squadra alle spalle di Felice Pulici e Avelino Moriggi per la stagione 1975/76. Stavolta come allenatore c'è Giulio Corsini ed in più di un'occasione si accomoda in panchina in un paio di gare amichevoli, tra cui su tutte quella contro la nazionale messicana allo Stadio Olimpico. Nel frattempo la Lazio esonera l'ex allenatore dell'Atalanta ed al timone dei biancocelesti torna Maestrelli. Da quest'ultimo, viene convocato per le gare contro il Cagliari ed il Cesena ma pochi minuti prima del fischio di gara è costretto ad accomodarsi in tribuna per il recupero lampo di Avelino Moriggi. Nella stagione seguente (1976/77) viene ceduto in prestito al Latina; con i nerazzurri, vince il campionato di serie D. Ma nella stagione 1977/78 la Lazio decide di mandarlo nuovamente in prestito. Questa volta, viene ceduto in prestito alla Scafatese, dove però rimane soltanto un paio di giorni per "incompatibilità ambientali". A quel punto, si rifiuta di trascorrere un'altra stagione con i biancocelesti come terzo portiere e nel mercato di novembre viene ceduto in prestito al Tuscania, squadra militante in serie D. Proprio in quella stagione, la Lazio richiama come terzo portiere Giuseppe Avagliano che, contro l'Atalanta, esordisce in serie A vista l'indisponibilità di Claudio Garella e la cessione di Felice Pulici all'Ascoli. Alla fine della stagione 1977/78 si prospetta per lui un'altra stagione in prestito in giro per l'Italia e pertanto, desideroso di trovare una sistemazione definitiva, decide di lasciare il calcio professionistico a soli 24 anni. In seguito, difenderà nella stagione 1978/79 la porta della Romana Gas, squadra locale di prima categoria. In questa occasione stabilirà il record di imbattibilità: terrà infatti la sua porta inviolata per 505 minuti di gioco. Dopo aver appeso gli scarpini al chiodo nei primi anni '80 ed essersi dedicato ad allenare con la "S.S.Nuova Ostiense", nella stagione 1982/83 decide di tornare in campo e difende la porta del Pontinia (squadra di prima categoria della provincia di Latina). Oramai gioca soltanto per divertimento, ma le sue prestazioni rimangono ben oltre la media di quella categoria. Ne è la dimostrazione il fatto che riceve offerte per tornare a giocare in serie C2, offerte che però vengono prontamente rifiutate. In seguito si cimenterà sia come preparatore dei portieri (Pontinia, Priverno, Aprilia, ecc....) che come allenatore ottenendo il salto di categoria con il Pontinia dalla "prima categoria" alla "promozione" nella stagione 1987/88. Abbandona il calcio per molti anni e, nella stagione 2007/08 torna in panchina, guidando per un paio di mesi il Pontinia. I risultati arrivano puntuali ma le cose fuori dal campo non vanno per il meglio e così il rapporto si interrompe nei primi mesi del 2008. Fa in tempo però ad affrontare e sconfiggere a domicilio la Virtus Latina, squadra presieduta da Vincenzo D'Amico, presente alla partita. La squadra nerazzurra vincerà il campionato come da pronostico, ma la sconfitta in casa con il Pontinia rimarrà l'unica di tutta il campionato tra le mura amiche. Oggi vive a Pontinia e continua a lavorare presso una multinazionale del settore energetico; ha abbandonato definitivamente il mondo del calcio.