Sabato 13 ottobre 2001 - Roma, stadio Olimpico - Lazio-Atalanta 2-0


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13 ottobre 2001 - 2965 - Campionato di Serie A 2001/02 - VII giornata

LAZIO: Peruzzi, Fernando Couto, Stam, Favalli, Mendieta, Giannichedda, Liverani, Pancaro (80' Negro), Fiore (65' Poborsky), C.Lopez, Kovacevic (78' S.Inzaghi). A disposizione: Marchegiani, D.Baggio, De La Peña, Stankovic. Allenatore: Zaccheroni.

ATALANTA: Taibi, Paganin, Sala, Carrera, Rinaldi (68' Dabo), Zenoni, Berretta, Doni, Zauri, Saudati (68' Rossini), Comandini (75' Colombo). A disposizione: Pinato, Rustico, Natali, Orlandini. Allenatore: Vavassori.

Arbitro: Sig. Bertini (Arezzo).

Marcatori: 42' C.Lopez, 71' Fernando Couto.

Note: Nessun ammonito. Recuperi: 1' p.t., 4' s.t. Tutto il secondo tempo della partita e' stato accompagnato dall'inno "Non Mollare Mai" cantato ininterrottamente per 50' dall'intera tifoseria biancoceleste.

Spettatori: 40.000 circa.


La rete di Claudio Lopez
La rete di Fernando Couto
Il portoghese festeggiato da Fabio Liverani
Corrsport del giorno dopo
Il biglietto della gara

Prima le buone notizie e poi le cattive. Le buone: la Lazio ha vinto la prima partita di campionato al sesto tentativo, è tornata al gol con Lopez dopo 444 minuti di astinenza (netta la deviazione involontaria di Paganin), Liverani ha giocato una buona gara - applaudito o snobbato, mai fischiato - e non si è fatto male nessuno. Le cattive: il gioco è ancora un optional, Mendieta resta un fantasma, l'Atalanta ha avuto molte più occasioni da gol. Ma bisogna sapersi accontentare e Alberto Zaccheroni lo sa. Questi tre punti sono fondamentali per non cadere in una crisi di punti e psicologica, aspettando i ritorni imminenti di Crespo e Nesta. Potrebbero giocare già martedì sera, in Champions League, nella partita contro il Psv Eindhoven che è già l'ultimo metrò europeo. Ieri è tornato a tempo pieno Stam, schierato nel ruolo di Nesta e molto sicuro, e si è visto per un quarto d'ora anche Paolo Negro. Questa Lazio ha bisogno di qualità anche e soprattutto perché il gioco è ancora ruminato. Ci sono almeno due aspetti paradossali nella squadra che Zaccheroni deve ancora plasmare a fondo: 1) Giannichedda fa il pressing da solo; 2) i cross vengono quasi sempre dalla trequarti (prevedibili, preda sempre del portiere) e mai dal fondo. L'Atalanta deve lamentarsi della cronica incapacità delle due punte titolari, Comandini e Saudati, di trasformare almeno una delle tante occasioni da gol.

Saudati è stato anche sfortunato quando, al 30', ha colpito un palo da fuori area con il pallone che è poi rimbalzato sulla nuca di Peruzzi terminando rocambolescamente in corner. La traversa colpita da Colombo a un quarto d'ora dalla fine, quando la Lazio era già sul 2-0 ma la gara si sarebbe potuta riaprire, fa capire che il risultato premia la Lazio oltre i suoi meriti. L'infortunio nel finale a Taibi (ginocchio, dopo uno scontro che Poborsky poteva forse evitare) rende ancora più negativa la giornata dei nerazzurri. La Lazio soffrirà sempre la sindrome-Veron, perché le manca il talento puro che può cambiare la partita in ogni momento, ma Liverani le ha dato ordine a centrocampo e un pizzico di furbizia, come quando ha battuto di sorpresa la punizione che ha innescato l'assist di Lopez e il 2-0 di Couto solo davanti al portiere. Belle, a fine gara, le parole dello spettatore Carlton Myers: "Liverani è mio amico. Ha sbagliato un passaggio su venti. Bravo! Le scritte razziste? Non parlo di quattro gatti". L'importante era vincere e la Lazio ha vinto. Altrettanto importante sarà non illudersi. Chiamare il gol dell'1-0 colpo di fortuna è pura retorica, perché è proprio con il fondoschiena che Massimo Paganin ha deviato il pallone alle spalle di Taibi. Se doveva essere un segno, lo è stato. Ora, però, la Lazio deve migliorare la qualità del gioco. È l'unica strada per essere ancora una squadra ambiziosa e non una delle tante.

Fonte: Corriere della Sera