Sabato 17 maggio 2003 - Roma, stadio Olimpico - Lazio-Brescia 3-1


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17 maggio 2003 - 3051 - Campionato di Serie A 2002/03 - XXXIII giornata

LAZIO: Peruzzi, Oddo, Stam, Mihajlovic, Favalli, Castroman (70' Fiore), Stankovic, Liverani (79' Giannichedda), Cesar, S.Inzaghi (31' Corradi), C.Lopez. A disposizione: Marchegiani, Pancaro, Fernando Couto, Simeone. Allenatore: Mancini.

BRESCIA: Sereni, Martinez, Petruzzi, Dainelli, Schopp (46' Bilica), Appiah, Guardiola, Matuzalem (46' A.Filippini), Pisano (70' Seric), R.Baggio, Tare. A disposizione: Micillo, Mareco, Alberti, Jadid. Allenatore: Mazzone.

Arbitro: Sig. Saccani (Mantova).

Marcatori: 20' R.Baggio, 39' Mihajlovic (rig), 45' Cesar, 81' C. Lopez.

Note: ammoniti Stam, Oddo e Matuzalem per gioco scorretto, Tare per comportamento non regolamentare. Recuperi: 3' p.t., 1' s.t.

Spettatori: paganti 39.660 per un incasso di euro 147.175,00, abbonati 28.435 per una quota di euro 514.807,48.

Il biglietto della gara
La rete di Roberto Baggio
Sinisa Mihajlovic festeggiato dopo la rete del pareggio laziale
Claudio Lopez in azione
Siniša Mihajlović al termine della gara
La formazione bresciana

La Gazzetta dello Sport titola: "Lazio nell'Europa che conta. La vittoria sul Brescia vale la Champions: apre Baggio, Mihajlovic pareggia su rigore. Poi a segno Cesar e Lopez. Nella ripresa i lombardi sono andati vicini al pari, ma Peruzzi non si è fatto sorprendere".

Continua la "rosea": Festa all'Olimpico. Olimpico in festa. Far la festa all'Olimpico. Non è un gioco di parole. In un sabato davvero speciale per lo stadio romano si sono sovrapposti il compleanno, 50 primavere portate benissimo e degnamente celebrate, l'annunciata e meritatissima conquista da parte della Lazio del piazzamento buono per i preliminari di Champions League della prossima stagione, e l'invasione di campo finale, che ha messo sottosopra il manto erboso e mandato in bestia il presidente del Coni Gianni Petrucci. Niente paura. Una toppa qua e una là, martedì sera la finale d'andata di coppa Italia tra Roma e Milan si disputerà regolarmente, qualcuno pagherà le spese del restauro, e avanzeranno gli spiccioli per lo champagne. Che la Lazio stappa con una settimana di anticipo, grazie alla limpida affermazione contro un Brescia mai domo, e grazie soprattutto al pari che proprio gli "odiati" cugini giallorossi hanno strappato a Verona col Chievo. Che per una volta la capitale si sia data la mano è buona cosa, specie in tempi di restaurazione (a suon di risultati, beninteso) dell'impero del nord. La partita ha rappresentato il riassunto di un campionato assai bello per entrambe le squadre. La Lazio ha avuto anche all'atto del commiato coi suoi tifosi, accorsi in numero eccezionale grazie alla saggia politica dei prezzi popolarissimi varata dalla società, momenti di buonissimo calcio.

Che ha sfruttato capovolgendo sin dalla fine del primo tempo le sorti di una partita che l'immortale Baggio aveva indirizzato altrimenti dopo venti minuti, con un delizioso pallonetto a seguire su assist dell'ottimo Appiah sul quale Peruzzi si è inchinato fin troppo. Il Brescia, sia chiaro, non è stato solo estri e chicche di Roby. L'organizzazione di gioco "made in Mazzone" si è rivelata una volta di più assai interessante, con la difesa a tre, il centrocampo folto e qualitativo con Guardiola capace ancora di dire la sua se gli spazi sono circoscritti, la cura delle corsie esterne. Ci fosse stato Toni (infortunato) al posto di Tare, forse sarebbe finita altrimenti. Sui piedi dell'albanese, alla mezzora della ripresa dominata dal Brescia e sul 2-1, Baggio ha depositato il pallone del pari. Ma Peruzzi, che già s'era fatto perdonare salvando su Appiah (altro assist di Baggio), ha degnamente completato la rincorsa a un bel voto. La Lazio è stata brava nel ritrovare la concentrazione dopo un avvio al rallentatore e la doccia scozzese del gol di Baggio. Mancini aveva ancora rischiato grosso, ponendo Liverani al fianco di Stankovic e preferendo nuovamente Inzaghi e Castroman a Corradi e Fiore. Le scelte iniziali non gli hanno dato ragione, le successive correzioni (Corradi per l'infortunato Inzaghi dopo mezzora, Fiore per Castroman dopo settanta minuti) invece sì. Ma dove non hanno potuto gli schemi (in questo senso il vecchio Mazzone ha prevalso ai punti) è arrivato il temperamento e la freschezza atletica della squadra.

Nonché i piedi di Mihajlovic che tra calci di punizione (cui si è sempre opposto Sereni) e corner ha messo in continuo affanno la difesa ospite. E' stata quest'ansia, alla fine, a costare cara al Brescia: Schopp inseguendo un cross di Lopez ha travolto Stankovic in modo involontario ma così scomposto da giustificare il rigore concesso da Saccani e trasformato da Mihajlovic, che ha sottratto a Lopez la delicata (dopo i troppi errori stagionali dal dischetto) responsabilità. Peggio di Schopp ha fatto Martinez, che invano nella ripresa Mazzone ha spostato a esterno di metà campo (al posto di Schopp) inserendo Bilica quale difensore. Da terzino, Martinez si è fatto beffare da Lopez nel controllo di un pallone facile che è invece diventato buono per l'assist dell'argentino a Cesar, col 2-1 allo scadere. Da laterale anche in questo caso in affannoso rientro, Martinez ha completato l'opera depositando sui piedi di Lopez il pallone del 3-1. Mancavano dieci minuti alla fine e la Lazio stava subendo da una buona mezzora, anche grazie alla vitalità di Antonio Filippini, subentrato a Matuzalem. Il gol ha rappresentato una sorta di liberatutti. Inclusi quelli che si sono presi il souvenir erboso. E che potevano farne a meno.