Sabato 5 agosto 2000 - Amsterdam, De Meer Stadium - Lazio-Barcelona 3-3


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5 agosto 2000 - Amichevole pre-campionato 2000/01 - Torneo di Amsterdam

LAZIO: Peruzzi, Gottardi, Colonnese, Mihajlovic, Pancaro (86' Santarelli), Stankovic, Lombardo, De La Peña (81' Luciani), Baronio, Salas, Ravanelli (81' Berrettoni). A disposizione: Marchegiani, Conti, Varriale, Ruggiu. Allenatore: Eriksson.

BARCELLONA: Dutruel, Reiziger, Petit (46' Abelardo), Sergi, F.De Boer, Gerard, Xavi (46' Guardiola), Cocu (46' Overmars), Zenden (46' Rivaldo), Kluivert (86' Simao), Dani. A disposizione: Arnau, Puyol. Allenatore: Serra Ferrer.

Arbitro: Sig. Van de Ende.

Marcatori: 21' Mihajlovic, 33' Salas, 35' Dani, 39' Salas, 64' Gerard, 74' Rivaldo.

Note: ammonito Stankovic. Angoli 6-1 per il Barcellona.

Spettatori: 50.000 circa.

La formazione del I° tempo: Baronio, Mihajlovic, Ravanelli, Peruzzi, Pancaro; Stankovic, Lombardo, Gottardi, De La Peña, Colonnese, Salas
Marcelo Salas in azione
Una fase di gioco
Il biglietto della gara
Guerino Gottardi in contrasto su Overmars

La Gazzetta dello Sport titola: Salas fa due inchini a Crespo. Il cileno gran protagonista contro il Barcellona: due gol e tanto orgoglio. Visti gli arrivi di Crespo e Claudio Lopez, Salas doveva essere ceduto, ma è rimasto alla Lazio e ieri ha firmato due reti significative: a questo punto Eriksson ha a disposizione una carta in più. Una partita spettacolare. La squadra di Rivaldo è stata bloccata sul pari dalla Lazio, ma ha vinto il torneo di Amsterdam. Continua così la rosea:

Rivaldo aveva ragione. Lazio-Barcellona è stata amichevole ma vera: bella, viva, ricca di gol proprio come diceva il pronostico del fuoriclasse brasiliano, autore della rete che ha ultimato la rimonta dei catalani, vincitori del torneo. Eriksson comunque è andato a letto contento. Con tre o quattro undicesimi dell'ipotetica squadra titolare (turnover, perdonaci solo un attimo) con cui comincerà a giocare nel calcio che conta, questo 3-3 vale davvero. E in più porta con sé una collezione di buone notizie. La migliore ha il nome e il cognome di chi è stato eletto giocatore della partita: Marcelo Salas. La doppietta del cileno fa immaginare l'ennesimo spareggio interno (alle "primarie" si iscriverà proprio stamattina Claudio Lopez, in arrivo in Olanda), ma è al di là di tutto una carta in più nel mazzo a disposizione dello svedese. E poi non sono stati due gol qualsiasi quelli del "Matador": sul primo ha trasformato alla grande un suggerimento di Ravanelli lasciando di sasso Dutruel con un sinistro rapidissimo, nel secondo ha sfruttato di controbalzo in area l'assist di Lombardo, smarcato da Stankovic.

Quindi Mihajlovic: la solita parabola micidiale su punizione, una risposta immediata a quel partito degli scettici che non crede troppo alla tenuta ad alto livello del campione serbo dopo i giorni non felici, olandesi pure quelli, degli Europei. Infine Baronio, bravo anche se a volte solo in quel ruolo di ultimo uomo del centrocampo all'indietro, concentrato nelle sue prove generali di attendente del generale Veron. Piace della Lazio il suo interpretare la partita. E anche la metamorfosi continua della sua identità tattica. Il 4-4-2 è solo una base da dove poi si migra verso scelte diverse. L'assenza di Nedved (fermato da una botta ereditata dallo 0-0 con l'Ajax) a sinistra trasforma De la Peña in un improbabile esterno, così Ravanelli scala spesso per mettere la classica pezza. D'altro canto quando Lombardo o Stankovic, sempre portatore di un'energia tecnica speciale che non riesce però a spendere nel migliore dei modi, sale sulla destra, la squadra sfodera una nuova incisività che non s'era vista nei precedenti collaudi. Il tutto è apprezzabile perché il Barcellona, pur avendo cominciato la preparazione dopo la Lazio, ha messo in campo il valore aggiunto di Rivaldo, tenuto in palla dagli impegni con la sua nazionale.

L'incontro ha cambiato faccia diverse volte. Inizio alla Zenden: l'olandese ancora in bilico sul mercato ha cominciato facendo il comodo suo sulla sinistra, con Lombardo costretto a ripiegare. Ma Peruzzi s'è esibito in formato Toldo (visto che siamo all'Arena): nel primo tempo ha firmato almeno tre parate da manuale (prima su Dani in piena area, poi su un tiro in corsa di Kluivert prima del classico "miracolo" su una triangolazione Gerard-Xavi-Gerard conclusa da quest'ultimo da distanza ravvicinatissima). Alla metà esatta del primo tempo la punizione di Mihajlovic ha inaugurato il grande momento della Lazio, deliziosa nell'uscire dalla pressione catalana giocando di prima con velocità già apprezzabile e un Salas ben ispirato. In mezzo ai due gol del cileno la parentesi dell'1-2 firmato da una combinazione Zenden-Dani. Nella ripresa un'altra storia: i nuovi entrati Overmars, Guardiola e Rivaldo hanno dato una nuova elettricità al Barcellona. Il brasiliano s'è scaldato deviando di testa a lato un cross di Overmars, poi ha impegnato su punizione Peruzzi, quindi ha lasciato la parola a una pennellata di Gerard, proprio lui, l'ex del Valencia ammazzaLazio di Champions League, autore di un destro da 25 metri su cui Peruzzi ha dovuto dire "non ce la faccio". Eppure due minuti prima del numero di Rivaldo, una conclusione da fuori che ha sbilanciato Peruzzi alla mezz'ora, la Lazio aveva avuto pure la conclusione del 4-2 con una volata di Stankovic, che avrebbe forse potuto servire Ravanelli alla sua sinistra, terminata con un pallonetto finito sulla traversa. Nel finale da applaudire il coraggio di Colonnese, il vice Nesta per l'occasione. Prossima puntata sabato a La Coruña: la probabile "prima" di Claudio Lopez.


Il Messaggero titola: "Bel gioco e pareggio: la squadra biancoceleste si fa rimontare. Il torneo agli spagnoli. Salas travolgente, Lazio già europea. Rivaldo entra nella ripresa e scuote il Barcellona".

L'articolo prosegue: E' già una Lazio formato Europa. Piace, diverte, sfiora l'impresa, segna 3 reti e mette alla frusta il Barcellona, costretto ad inseguire per buona parte del match fino ad agguantare il meritato pareggio. Meglio del previsto per Eriksson che temeva la figuraccia. Nesta, Negro, Crespo, Veron, Simeone, Sensini, Nedved, Lopez, Couto: è la Lazio che non c'è, quella che il tecnico aspetta per presentare la migliore formazione nella quale lo svedese spera di inserire anche Zenden, l'ultimo tassello che manca per allestire una compagine di livello straordinario. Quella che scende in campo, comunque, è ugualmente una squadra compatta, di tutto rispetto sotto il profilo tecnico, e competitiva anche se - all'ultimo momento - un problema muscolare costringe Nedved a disertare la grande sfida. In panchina, al fianco di Marchegiani, sono seduti tutti Primavera. Uno schieramento senza l'esterno sinistro di centrocampo che desta qualche perplessità. Forse un segnale di Eriksson che aspetta sempre l'olandese del Barca il quale, in avvio di partita, mette subito in crisi la retroguardia laziale: prima offre a Kluivert un preciso assist, che il centravanti getta alle ortiche, quindi prova la conclusione personale dopo un apprezzato doppio passo.

L'assetto tattico della Lazio costringe Ravanelli ad un continuo lavoro di copertura e colloca Pancaro sulle piste di R.Boer che gioca molto largo a destra. La squadra soffre a centrocampo al cospetto di un avversario più avanti nella condizione, bravo nella circolazione della palla e pericoloso quando affonda i colpi in verticale. Il Barcellona costruisce un paio di importanti occasioni ma trova un Peruzzi sempre attento e reattivo. Dopo una ventina di minuti di affanno ecco la magistrale, solita, punizione di Mihajlovic a cambiare il corso della partita. Al primo tiro in porta, la Lazio va in gol. Da applausi l'azione del raddoppio: lungo lancio di Mihajlovic, Ravanelli prolunga per Salas che effettua una torsione col busto e fulmima Dutruel. Una vera prodezza che il Matador festeggia con il solito rituale. Una rete che il cileno aveva promesso e che scaccia via molti dei fantasmi che allignano nella sua mente. Dani segna subito il 2-1, su cross di Zenden, Peruzzi iptonizza Gerard ad un metro di distanza e Salas concede il bis suggellando in gol una magistrale azione di rimessa: Stankovic-Lombardo. Il Matador è sempre lui e gli organizzatori lo premiamo come migliore in campo. La panchina biancoceleste, incredula ed ammirata, si alza in piedi, l'Arena applaude divertita.

Nella ripresa il Barcellona cambia mezza squadra: dentro Rivaldo, Overmars, Guardiola, Abelardo. Ancora più aggressivi e determinati i catalani che, colpiti nell'orgoglio, conquistano metri e costringono gli avversari ad una gara di contenimento. Sicuramente più brillanti e reattivi, i blaugrana arrivano sempre minacciosi in area biancoceleste anche perché i nuovi entrati garantiscono maggiore freschezza atletica. Però le reti che portano il Barcellona al 3-3 arrivano con due tiri dalla distanza che sorprendono Peruzzi: il primo di Gerard da 26-27 metri, molto bello all'incrocio, il secondo, del Pallone d'oro, con palla che cambia direzione ed inganna il portiere. Nel mezzo una conclusione di Dani respinta sulla riga da De la Peña ed uno splendido pallonetto di Stankovic che si stampa sulla traversa. Prodezze, gol e spettacolo. Il Barcellona fa la partita, la Lazio si difende con carattere, cuore e determinazione, arroccata attorno al baluardo Colonnese, agisce di rimessa ma quando parte è sempre temibile anche se De la Peña spreca un paio di appoggi importanti per finalizzare le ripartenze in superiorità numerica. In chiusura anche Eriksson cambia qualche elemento ma è costretto a mandare in campo i Primavera mentre quando esce R. De Boer entra Simao... Però, nonostante tutto, i campioni d'Italia tengono botta fino all'ultimo ed è un pareggio che luccica anche se il 3-1 aveva creato qualche giustificata illusione di vincere il torneo che va al Barcellona. Dietro si piazza l’Ajax che batte l’Arsenal per 2-0.


Tratte dal quotidiano sportivo milanese, alcune dichiarazioni post-gara:

Una doppietta può cambiare le strategie di mercato. È quello che sta capitando in casa Lazio. Marcelo Salas si presenta a suon di gol contro il Barcellona e Sven Goran Eriksson frena sulla sua cessione, ora che l' acquisto di Zenden si fa sempre più difficile. Il tecnico, dopo aver tessuto l' elogio al suo gruppo per la bella prestazione («grande grinta e mentalità contro un avversario fortissimo»), esplicita il concetto: «Con il presidente Cragnotti abbiamo portato avanti un certo progetto, se ci sarà una piccola variazione in corsa non sarà un problema. Così com' è, senza altre cessioni, la Lazio è fortissima». Traduzione: se non arriva «Bodo» Zenden («Non so niente. Meglio non parlare», ha detto dopo la partita il perplesso mancino olandese) e resta Salas va bene uguale. Il successivo progetto tattico di Eriksson è proprio pensato in questa nuova direzione: «Magari un giorno potrò provare Salas accanto a Crespo, con Lopez che è molto bravo a giocare esterno. Perché no?». Come dire che in certe situazioni l' esterno sinistro può farlo Claudio Lopez (oggi in arrivo ad Amsterdam) con Salas seconda punta.

Raggiante, naturalmente, Marcelo Salas, più espansivo del solito: «Questi gol per me sono molto importanti. Significa che ancora posso dare molto a questa Lazio. Attilio Lombardo, dopo il passaggio del secondo gol, mi è venuto ad abbracciare urlando "ti voglio bene". Anch'io gliene voglio, anche agli altri. Così dopo i gol sono andato a ringraziare Eriksson e tutta la panchina. Sono molto legato a tutti, siamo un bel gruppo. Messaggi a Cragnotti? No, io non sono abituato a discutere con i dirigenti, lo faccio con i miei compagni e con l' allenatore perché rispondo sul campo. E basta». Sulla Lazio brillante dell'ArenA lascia comunque il segno il fuoriclasse Rivaldo. Dice Roberto Baronio: «Per me è stata una grande emozione stare sul campo con campioni che prima ammiravo solo in televisione. Credo di essermi disimpegnato abbastanza bene, però resta la "macchia" di quel tunnel che Rivaldo mi ha fatto prima del 3-3. Lui è grandissimo». Angelo Peruzzi spiega la strana traiettoria impressa dal sinistro del paulista: «Ha dato un grande effetto alla palla che si è quasi sdoppiata, a quel punto io ho seguito la prima, quella sbagliata, mentre la seconda palla è andata in porta».


Dal Messaggero:

Anche Sven Goran Eriksson applaude la Lazio dell'Arena. Il tecnico temeva una sconfitta pesante contro il Barcellona, invece ha addirittura sfiorato la vittoria e la conquista del prestigioso torneo olandese. «Sono orgoglioso di come abbiamo affrontato questo torneo. Ci siamo presentati con pochi giorni di lavoro e con un organico ridotto. Questi ragazzi meritano un applauso hanno giocato una grande partita.» Soddisfatto ma non sorpreso il tecnico svedese anche della prova di Salas.«Lui è un grande professionista, è uno di noi. E' arrivato in ritiro per ultimo, sacrificando anche qualche giorno di vacanza ma nessuno se ne è accorto.Merita rispetto e considerazione». Particolarmente felice Marcelo Salas. «Sognavo una rete, ne ho segnate due. Meglio di così. Ringrazio i compagni, la mia famiglia ed i miei genitori. Mi sento bene fisicamente e so di poter dare qualcosa alla Lazio». Il cileno spera di aver convinto Eriksson e la società, che lo avevano messo sul mercato. «Per me non cambia niente. Mi sono sempre sentito della Lazio e non fuori. So che sarà un anno durissimo. La concorrenza è tanta.Dopo il primo gol mi sono emozionato. Tutti mi sono venuti ad abbracciare. Ho salutato la panchina e quelli che erano in tribuna. Tutti insieme dobbiamo fare una grande Lazio». Il cileno lascerà l'undici agosto il ritiro della Lazio per rispondere alla convocazione in nazionale per la sfida contro il Brasile. Questa mattina è atteso ad Amsterdam l'arrivo di Claudio Lopez che, essendo squalificato, potrà allenarsi con i nuovi compagni. Quella che inizierà domani dovrebbe essere la settimana decisiva per definire il difficile passaggio di Zenden alla Lazio ed il ritorno , più semplice, (prestito gratuito) di De la Peña al Barcellona.