Serafini Enzio Enrique


Enzio Enrique Serafini

Centrocampista, nato a Laranjal Paulista (Brasile) il 1 agosto 1904. Deceduto il 9 marzo 1980. Noto in Italia come Enzo Enrico Serafini. Sui quotidiani brasiliani spesso riportato come Henrique Seraphini.

Nasce a Laranjal Paulista, città è situata a 132 km da San Paolo, dove il padre Luigi lavora come falegname. Il ragazzo, occhi verdi e capelli castani, si trasferisce a San Paolo nel 1914, stesso anno di fondazione della Palestra Italia e inizia a giocare nei campi vicino Rua Barra Funda, località dove vive. Nel 1923, viene notato da alcuni osservatori della Palestra Italia che lo portano a giocare nelle giovanili del club palestrino. Impiegato come "mezzo-sinistro", esordisce in prima squadra il 15 aprile 1923, in occasione della vittoria per 1-0 contro il Corinthians. Vince il Campionato Paulista nel 1926 e nel 1927 andando a costituire, con Pepe e Gogliardo, quella che viene definita la "migliore linea mediana del calcio brasiliano". I tre giocatori ricevono, tra l'altro, il curioso soprannome di "Sissi, Gas e Guaranà", dal nome di tre bibite molto in voga all'epoca. Nonostante il soprannome il giocatore non ama l'accostamento alle bevande analcoliche. Religioso, affronta duramente un tifoso sulle gradinate che ha sentito bestemmiare. Debutta in nazionale nell'incontro contro la Scozia concluso con la vittoria dei brasiliani per 5-0. Con la Selecao gioca in tutto cinque partite, impreziosite da un gol, senza mai subire sconfitte. Viene acquistato dalla Lazio, su richiesta di Amílcar Barbuy, nell'estate del 1931 e arriva l'Italia a bordo della nave Duilio, unitamente ad altri otto giocatori brasiliani. Gioca in biancoceleste per 4 stagioni, dal 20 settembre 1931 al 2 giugno 1935, segnando un solo gol in 94 partite. Durante la sua permanenza a Roma ha occasione di incontrare il Papa, Pio XI, che lo riceve in Vaticano unitamente agli altri calciatori brasiliani. Nella circostanza il pontefice, venuto a conoscenza che la moglie Zulmira è incinta, lo invita a battezzare il nascituro nella Basilica di San Pietro. Dopo la nascita della figlia Marina, il battesimo viene celebrato in Vaticano e vede Amílcar Barbuy come testimone. Viene preso in simpatia da Bruno e Vittorio Mussolini, i figli del dittatore, che attendono la fine delle partite per palleggiare con lui. Mussolini, saputo dell'attenzione riservata ai suoi ragazzi dal brasiliano lo convoca nel suo ufficio di Palazzo Venezia. Il Duce dopo aver appreso delle sue origini italiane e aver5 lo riproverato per la scarsa conoscenza della nostra lingua, lo invita a partecipare ad uno dei successivi pranzi di famiglia che si svolgono tutti i mercoledì. L'invito viene accettato dal giocatore e il pranzo ha luogo nel mese di luglio 1935. Successivamente dopo aver riportato un grave infortunio, il giocatore fa ritorno in Brasile. Dopo aver recuperato, gioca ancora per otto mesi nella Palestra Italia dal 1935 al 1936. La sua ultima partita per il club palestrino ha luogo il 19 aprile in San Paolo-Palestra 3-2. Il bilancio complessivo con la squadra di San Paolo è di 131 vittorie e 12 gol in 195 partite disputate. Gioca poi per poco tempo con il Portuguesa e poi diventa funzionario alla Ford. Nel 1945, inizia a lavorare per una azienda produtttrice di materassi, svolgendo il ruolo di supervisore della sezione dei telai metallici. Malato di diabete, muore il 9 marzo 1980. L'organizzazione del suo funerale viene curata da un ex compagno di squadra, il portiere Oberdan Cattani.






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