Venerdì 14 agosto 1998 - La Coruna, - Deportivo La Coruna-Lazio 2-0


Deportivo La Coruna: Songo'o, Manuel Pablo, Ramis (66' Helder), Schurrer, Bonnissel, Scaloni (46' Flavio Conceiçao), Ziani (62' Mauro Silva), Donato, Javi Lopez, Pauleta (76' Turu Flores), Djalminha (46' Bassir, 62' Fran). A disp. Nuno. All. Irureta.

Lazio: Marchegiani, Negro (72' Lopez G.), Couto, Mihajlovic, Favalli, Gottardi (72' Rambaudi), Stankovic (83' Marcolin), De la Pena, Nedved (62' Venturin), Salas, Mancini. A disp. Ballotta, Baronio, Protti. All. Eriksson.

Arbitro: Esquinas Torres (Spa).

Marcatori: 22’ Djalminha, 75’ Flavio Conceiçao.

Note: spettatori oltre 25 mila. Ammoniti: Nedved (L) per gioco scorretto, Salas e Stankovic (L) per proteste.

La pagina de "El Mundo Deportivo" del 15 agosto 1998


Biancoazzurri battuti per 2 - 0 nella finale di La Coruna. Questa Lazio sembra indifesa. Il Deportivo mette a nudo i problemi nel reparto arretrato, bene Salas.

Sul piano del gioco la squadra di Eriksson ha fatto registrare dei progressi, anche se De la Pena ha tradito le attese, visto che è mancato il suo apporto in fase costruttiva. In difesa comincia a farsi sentire l'assenza di Nesta. Difficile venire a capo di un avversario che va ad un'altra velocità. E così la Lazio perde il trofeo Teresa Herrera, che resta in Galizia. Una sconfitta immeritata nel punteggio, perché sul piano del gioco la squadra di Eriksson ha mostrato dei discreti progressi, sottolineati dalla serata negativa di un Ivan De la Pena che ha giocato a fari spenti, facendo mancare il suo estro in fase costruttiva. E se migliora la tenuta fisica della squadra, inquietano le amnesie difensive. E stavolta i due gol non arrivano su calci piazzati. E' in quel settore e nella fase difensiva più in generale che l'allenatore svedese dovrà lavorare molto. Verrebbe da urlare "Nesta dove sei ?", ma non si potrà invocare più di tanto l'assenza del centrale azzurro, visto che in rosa ci sono fior di giocatori. Di positivo ci sono le prestazioni di due singoli: Stankovic e Salas. Lo slavo sta facendo confortanti progressi e in campo dimostra molti più dei suoi 19 anni per personalità e sagacia tattica. Il cileno ieri e' rimasto all'asciutto ma i suoi 90 minuti sono confortanti, per tenuta atletica e continuità. Il Matador ha aiutato la squadra, sacrificandosi in pressing e correndo per creare spazi.

Più volte e' arrivato alla conclusione e anche se gli è mancato il gol, sotto rete si sente sempre la presenza di questo sudamericano che è già un punto di riferimento per i compagni. La partita è stata comunque gradevole e giocata a un buon ritmo, merito soprattutto dei padroni di casa. Il tecnico dei galiziani Irureta cambia parecchi elementi rispetto alla semifinale di 24 ore prima con l'Atletico Madrid e riesce a presentare una formazione ugualmente brillante e ben organizzata, con un quadrilatero di centrocampo il cui vertice avanzato, Ziani ha buoni piedi per servire le punte, oltre a occuparsi di pressare su un De la Pena che cammina più che correre. Il Deportivo pressa bene e alto, tanto che spesso sono i difensori a dover lanciare lungo sulle punte. Dopo un paio di tiri dalla distanza ben controllati da Marchegiani, è la Lazio ad avere due buone occasioni. Prima Nedved liscia un bel traversone di Gottardi davanti a Songo'o. Poi è bravo il portiere camerunese a chiudere su Salas. Al 23' però passa in vantaggio la squadra di casa. Bella la verticale di Ziani sul brasiliano Djalminha che con un destro secco sul primo palo batte Marchegiani. E la difesa sta a guardare. E i due deportisti più volte ripetono l'azione, anche invertendo i ruoli, mettendo a nudo gli attuali limiti difensivi della squadra di Eriksson. Con De la Pena in ombra è Stankovic a caricarsi di maggior lavoro in fase di costruzione e lo slavo mostra buona visione di gioco, lanciando ancora una volta Salas, rapido nel controllo e sfortunato nella conclusione (deviata) con lo stadio Riazor che ammutolisce.

Poi nel finale del primo tempo è ancora lo slavo a effettuare un traversone per Nedved che con un colpo di testa a pallonetto scavalca Songo'o, ma è Ramis a salvare. Nella ripresa Irureta fa diversi cambi per avere sempre gente fresca e buon ritmo. In mezzo i brasiliani Mauro Silva e Flavio Conceiçao garantiscono ottima copertura e così Eriksson opta per il 3 - 5 - 2, spostando Favalli a esterno sinistro di centrocampo e facendo entrare Venturin (per Nedved) che si mette in mezzo fra Stankovic e De la Pena. Non c'è però più la freschezza per spingere sulle fasce nonostante l'ingresso di Rambaudi. La Lazio comunque riesce a farsi pericolosa altre due volte con Salas che viene strattonato dai difensori avversari, e la seconda volta ci starebbe il rigore. Invece c'è tempo per un'altra amnesia difensiva. Ne approfitta Flavio Conceiçao che con un destro secco fissa il 2 - 0 e le pecche attuali di una Lazio che ha molto da lavorare.


Il Messaggero titola: "La squadra biancoceleste sconfitta dal Deportivo nella finale del torneo di La Coruna. Lazio, due problemi: difesa e De la Pena".

L'articolo così prosegue: Un 2-0 che non lascia spazio ad alibi, né a recriminazioni perché la Lazio, a parte qualche sprazzo, viene dominata da avversari già rodati e pronti per il campionato. Lontana dalla miglior condizione fisica e senza la fantasia di De la Pena, la squadra di Eriksson non punge offrendo una prestazione appena accettabile nel primo tempo e spenta nel secondo al cospetto di un avversario animato da ben altre motivazioni e deciso a conquistare il più prestigioso torneo di Spagna. La Lazio si presenta con una sola novità rispetto alla squadra che ha affrontato il Real: Gottardi al posto dell'infortunato Conceicao. Il Deportivo, invece, che ha affrontato e battuto l'Atletico il giorno prima, schiera una formazione rinnovata e quindi più fresca. Ed i galiziani confermano di essere già a buon punto nella condizione: azioni sempre veloci, continue accelerazioni e cambi di ritmo. I biancocelesti preferiscono scavalcare il centrocampo con i lanci lunghi di Mihajlovic, Couto e Stankovic per i guizzi di Salas e Mancini. Nedved getta alle ortiche un delizioso assist di Gottardi, mentre Salas, lanciato dal ceko, viene anticipato e toccato duro da Songo'o. Il tema tattico della partita è chiaro: gli spagnoli fanno la partita, la Lazio colpisce di rimessa. Al 22', però, la situazione si capovolge. Mancini sbaglia un lancio, Mihajlovic e Couto si fanno anticipare dal brasiliano Djalmihna ed il Deportivo passa in vantaggio.

Si vede poco De la Pena, solo un paio di sprazzi, i compagni lo cercano meno del solito e soffre i continui raddoppi di marcatura. Stankovic prende fiducia e rischia qualcosa in più, dai suoi piedi partono buone iniziative ed entra spesso nel vivo della manovra, il serbo insomma appare in confortante progresso. Da una sua intuizione nasce l'azione più pericolosa costruita dalla Lazio: lancio per Nedved il cui colpo di testa viene respinto sulla riga. Il ceko ci riprova con il destro ma incoccia il piede di un difensore. Tutto sommato una prima frazione dignitosa da parte dei biancocelesti, comunque ancora troppo legnosi e spesso in difficoltà quando il pallone è gestito dagli avversari. Cambia poco nella ripresa con la Lazio che cerca generosamente di pareggiare ma che stenta soprattutto a centrocampo dove latita sempre più il genio di De la Pena, che non riesce proprio ad entrare in partita. Senza gli assist dello spagnolo, Salas e Mancini non creano pericoli. Il cileno trova un solo varco ma viene toccato in maniera dubbia senza che però l'arbitro accordi il penalty. E' una Lazio che fatica sempre di più a fare gioco ed a dare consistenza alla manovra. Eriksson passa dal 4-4-2 al 5-3-2 ma il cambio tattico è solo teorico perché Favalli resta troppo ancorato alla difesa. Inoltre la squadra non ha né velocità né brillantezza e soffre il pressing e l'aggressività dei galiziani che gettano nella sfida ogni energia, sorretti ed incitati dal tifo incessante dei 30 mila del "Riazor". In pratica, per tutta la ripresa, la Lazio non arriva mai al tiro mentre il Deportivo, tonico e vivo, alterna veloci azioni di rimessa a manovre articolate che evidenziano la buona tecnica degli spagnoli.

Nel finale il Deportivo trova anche la seconda rete che chiude il match, grazie ad un'altra incertezza difensiva dei biancocelesti che, questa volta, vede protagonisti Lopez e Favalli. Sulla corta respinta, Flavio Conceicao trova l'angolo giusto. Il Deportivo vince con pieno merito il "Teresa Herrera", al terzo posto il Real Madrid, che rifila un 4-0 all'Atletico di Sacchi. Per la Lazio una sconfitta netta. E' in evidente e preoccupante ritardo di condizione perché fin'ora ha lavorato molto sul fondo e poco sulla velocità. E' presto per creare allarmismi ma ci sono ancora molte situazioni da sistemare per far quadrare gli equilibri fra i reparti. Alla squadra servono Boksic ed anche un forte difensore (la società sta sondando il mercato) che sistemi un reparto statico e spesso in affanno quando deve affrontare avversari veloci, il centrocampo crea poco se De la Pena incontra una serata no. Eriksson torna dalla Spagna con tanti dubbi e qualche problema inatteso. All'appuntamento con la Juventus mancano ancora due settimane: non c'è tempo da perdere.


Sempre dal quotidiano romano, alcune dichiarazioni post-gara:

Sven Goran Eriksson appariva più turbato dopo il pareggio con il Real Madrid che dopo la seconda sconfitta estiva contro il Deportivo. «I nostri avversari hanno vinto con pieno merito perché hanno dimostrato di essere avanti nella condizione fisica e vicini alla buona forma. Noi, al contrario, siamo ancora pesanti nelle gambe e non riusciamo ad imprimere alle manovre la necessaria velocità. Del resto, solo da pochi giorni abbiamo iniziato ad allenarci sulle distanze brevi. Ad ogni modo, la squadra ha manifestato dei progressi rispetto alla partita contro il Real Madrid. Nel primo tempo, con Salas e Nedved, abbiamo avuto un paio di buone occasioni per segnare». Il Deportivo ha sfruttato due errori della difesa biancoceleste. Eriksson però non chiama in causa né i singoli, né gli schemi. «E' sono una questione di conoscersi perché la squadra ha diversi elementi nuovi, ci vorrà ancora del tempo. Sul primo gol, ad esempio, abbiamo commesso un grave errore ma solo perché Mihajlovic non ha seguito il movimento di Couto. L'intesa si potrà trovare soltanto giocando molti minuti insieme, ci vogliono calma e pazienza».

Nella ripresa il tecnico ha abbozzato anche un 3-5-2 che però non ha cambiato assolutamente niente sia perché Favalli, invece di appoggiare il centrocampo, continuava a stazionare in difesa, sia perché i biancocelesti erano ormai scarichi e vuoti di energie. «Le cose non sono migliorate. Però, ripeto, credo sia soltanto un problema di disabitudine a giocare insieme che hanno molti elementi di questa formazione rinnovata». Dal 4-4-2 al 3-5-2, sembra che il tecnico ancora non decida e sia davanti ad un pericoloso equivoco tattico. La nuova Lazio ha bisogno di trovare presto la giusta dimensione, altrimenti la situazione difficilmente potrà migliorare. Ma Eriksson è ottimista. «I prossimi incontri ci serviranno per migliorarci sia tatticamente che nella condizione. Al campionato manca ancora un mese: per quella data saremo pronti. Anzi, credo che lo saremo già per la sfida di Torino con la Juventus, io non sono preoccupato». Problema muscolare anche per Mihjalovic, che ha lasciato il campo nei secondi finali dolorante alla coscia destra.