Veron Juan Sebastian


Juan Sebastian Veron
Un'immagine del calciatore
Veron in azione

Centrocampista, nato a La Plata (Argentina) il 9 marzo 1975.

Figlio di Juan Ramón Veron, detto "Bruja", calciatore che nei Mondiali d'Inghilterra del 1966 segnò una rete all'Old Trafford contro i padroni di casa nella partita Inghilterra-Argentina 1-2, cominciò a giocare da professionista nel 1993 nell'Estudiantes, dopo aver fatto tutta la trafila nelle giovanili dall'età di sette anni. Nella squadra platense giocherà per 3 campionati totalizzando 22 presenze e 2 reti. Nel gennaio del 1996 venne acquistato dal Boca Juniors e giocò in quella stagione 17 gare con tre reti. In quello stesso anno venne seguito attentamente da osservatori della Sampdoria ed il presidente della squadra Mantovani lo portò a Genova anche in considerazione di una futura sostituzione di un Mancini che i dirigenti blucerchiati ritenevano in fase calante.

Nella squadra blucerchiata Veron mise in luce tutte le sue enormi potenzialità ed in 2 stagioni giocò 61 partite realizzando 6 reti. I tifosi genovesi stravedevano per lui ma quando Tanzi, ricco "patron" del Parma, fece un'offerta altissima per comprarlo, Mantovani cedette ed il campionato 1998/99 il giocatore lo disputò con i gialloblu ducali. In quella stagione le partite furono 26 con una rete segnata. Nell'ambito degli accordi commerciali sull'asse industriale e calcistico, tra Tanzi e l'ambizioso Sergio Cragnotti presidente della Lazio, si arrivò alla cessione di Juan Sebastian ai biancocelesti romani per una cifra, mai accertata esattamente, vicina ai 38 miliardi di lire.

A Roma Veron ritrovò Mancini e nuovi fortissimi compagni. Tra il 1999/00 e il 2000/01 Veron vinse uno Scudetto, una Supercoppa Europea, una Supercoppa Italiana e una Coppa Italia. Giocò nella prima stagione in campionato 31 gare con 8 reti, in Coppa Italia 4 gare e nelle coppe internazionali 12 gare con 2 reti, mentre nella seconda le partite in campionato furono 22 con tre goal, in Coppa Italia 3 e nelle coppe internazionali 7 con 1 goal. Con la maglia della Lazio, quindi, ha collezionato 53 presenze e 11 reti in Campionato, 7 presenze in Coppa Italia e 19 presenze e 3 reti nelle coppe internazionali.

Nel 2001 Cragnotti lo cedette in Inghilterra al Manchester United ed in questa squadra Veron restò per due stagioni giocando in tutto 51 partite e segnando 7 reti. Alla fine del 2003 vi fu il passaggio al ricco Chelsea ma giocò, anche per colpa di un serio infortunio, solo 7 partite segnando un goal. Alcuni dissidi con l'allenatore Mourinho ne consigliarono il prestito all'Inter per le stagioni 2004/05 e 2005/06. A Milano disputò due ottimi campionati, giocando 49 gare e segnando 3 reti. Desideroso di finire la carriera in patria, nel 2006/07 torna nell'Estudiantes e totalizza 34 partite e 5 reti. Nel 2009, "Brujita" (streghetta, questo il significato del suo soprannome), è ancora in forza in questa squadra con la quale vince la Coppa Libertadores. Nel gennaio dello stesso anno vince il premio Re d'America che equivale al Pallo­ne d'Oro sudamericano, assegnato ogni anno dal giornale uruguayano El Pais. Tale ambito riconoscimento gli viene di nuovo assegnato a gennaio 2010. Nel 2012 trova un accordo con la squadra dilettantistica del Coronel e gioca 9 partite. Dopo aver annunciato per ben due volto il suo abbandono al calcio, nel luglio 2013 firma con l'Estudiantes un contratto di un anno (da segnalare che nel dicembre 2012 era stato nominato D.S. di questa squadra). Alla fine della stagione 2013/14 annuncia di nuovo il suo abbandono. Il 5 ottobre 2014 viene eletto presidente della squadra rosso-bianca. Nella stagione 2016/17, sebbene sia ancora presidente dell'Estudiantes, è anche presidente e giocatore della squadra dilettantistica argentina dell'Estrella de Berisso.

Juan Sebastian Veron è stato uno dei massimi protagonisti dei successi laziali. In due stagioni ha fatto vedere tutto il suo valore ai sostenitori biancocelesti. Posto al centro del campo era l'elemento per il quale passavano tutti i palloni. Eriksson lo lasciava libero di spaziare su tutto il fronte ma il giocatore, in possesso di un senso tattico superiore, sapeva interpretare le partite e sceglieva da solo la posizione più utile. Dotato di tecnica sopraffina, imprevedibile ma pragmatico, con un controllo di palla ottimo, lasciava partire con ambedue i piedi delle lunghissime sciabolate che con precisione assoluta finivano sui piedi dei compagni. Splendido esecutore di punizioni, trovò nella Lazio un altro specialista nei tiri da fermo, Mihajlovic, con il quale ingaggiava a Formello, in allenamento, delle spettacolari gare incentrate su questo gesto tecnico che duravano fino a sera inoltrata, con i portieri Marchegiani e Ballotta che volavano, il più delle volte inutilmente, da un incrocio dei pali all'altro nel tentativo di parare.

Di carattere allegro e molto disponibile, con un tatuaggio di "Che" Guevara sul braccio, a Roma fu soprannominato "la luce" per evidenti ragioni e ha lasciato molti rimpianti tra i tifosi che lo apprezzano e lo ricordano ancora con gratitudine per quanto da lui fatto per i colori biancocelesti.



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