Via Vittorio Veneto, 7


Roma, Via Vittorio Veneto 7
Piazza Barberini ed in fondo, a sinistra, Via Vittorio Veneto
Un'immagine satellitare del luogo
Sulla rivista "Lazio", organo ufficiale della S.P. Lazio, l'indicazione della Sede Sociale ed altre note

Una delle più importanti sedi della Lazio fu quella di Via Vittorio Veneto, 7.

La società vi si trattenne dal 1914 al 1924. In uno splendido palazzo ristrutturato a fine ottocento il cui nucleo più antico faceva parte del Convento dei Cappuccini, la Lazio entrò nel novembre 1914 dopo il trasferimento dalla sede di Via delle Coppelle. In data 1 novembre la squadra inaugurò vittoriosamente il campo della Rondinella. A fine dicembre Roma fu sconvolta dall'esondazione del Tevere che causò molte vittime e allagò i campi da gioco. Sul fronte calcistico la Lazio vinse il campionato centro meridionale, ma l'entrata in guerra fece sospendere il torneo e, con una decisione cervellotica, lo Scudetto fu assegnato all'altra finalista del girone nord, il Genoa.

La guerra portò lutti e disgrazie e tra le tante iniziative patriottiche si distinse anche la sezione femminile della Società con opere di beneficenza organizzate in sede e con la trasformazione del campo della Rondinella in orto di guerra. Dopo gli eventi bellici il campionato riprese timidamente e si mise in luce il giovane Fulvio Bernardini. Insieme a lui vi erano calciatori del calibro di Fernando Saraceni, Augusto Faccani, Dante Filippi, Corrado Corelli, Pio Maneschi e Spartaco Orazi (I).

Il 2 giugno 1921 con il Regio Decreto n. 907 la Società Podistica Lazio venne eretta in Ente Morale per "le sue benemerenze sociali, culturali e sportive" (*). Nella sede di Via Veneto si alternarono infatti avvenimenti di grande spessore culturale come concerti, dibattiti e convegni che videro la partecipazione di illustri studiosi, molti dei quali soci, come Gustavo Giovannoni, Domenico Gnoli, Rodolfo Lanciani, Leo Montecchi, la Premio Nobel per la Letteratura Grazia Deledda, Oreste Villa, Umberto di Savoia. La sezione femminile era capitanata da Giulia Oddone e Adelaide Parboni. La sede era dotata di ampi ed eleganti saloni. In alcuni di questi il Maestro Innorta insegnava l'arte della scherma ai soci. Le sezioni della Lazio erano: scherma, boxe, ballo, ginnastica, filodrammatica, foot-ball, sport atletici, nuoto, canottaggio, escursionismo.

La Società ebbe anche un suo giornale (Lazio), diretto da Cesare Mariani, che si occupava di sport e cultura e che graficamente era impostato in modo da ricordare lo stile liberty d'inizio secolo. In quel periodo essere socio della Lazio era un obbiettivo ambitissimo anche per le classi sociali più elevate ma in realtà la scelta dei soci avveniva per puri meriti culturali e sportivi ed era aperta a tutti. Inoltre non ci furono invadenze di tipo politico perchè all'inizio il regime non si occupò di sport. Il presidente per tutti gli anni trascorsi in Via Veneto fu il grande Fortunato Ballerini.


(*) L'elevazione della Lazio ad Ente morale fu il cavillo che permise al Gen. Giorgio Vaccaro, nel 1927, di sventare il bizzarro tentativo di unire anche i biancocelesti con le cinque società minori che dovevano dare vita alla "Roma", secondo i voleri del regime e nella persona del federale Italo Foschi. Un Ente morale, giuridicamente, non può infatti essere unito a chicchessia.



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