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	<title>Olimpicus - Derby 1944 - Cronologia</title>
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	<subtitle>Cronologia della pagina su questo sito</subtitle>
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		<title>Eagle.frank: Sostituzione testo - &quot;Roma&quot; con &quot;Roma&quot;</title>
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		<updated>2025-12-31T18:03:46Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Sostituzione testo - &amp;quot;&lt;a href=&quot;/wiki/Roma&quot; class=&quot;mw-redirect&quot; title=&quot;Roma&quot;&gt;Roma AS&lt;/a&gt;&amp;quot; con &amp;quot;&lt;a href=&quot;/wiki/Roma_AS&quot; title=&quot;Roma AS&quot;&gt;Roma&lt;/a&gt;&amp;quot;&lt;/p&gt;
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		<author><name>Eagle.frank</name></author>
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		<title>Eagle.frank: Sostituzione testo - &quot;Klose&quot; con &quot;Klose&quot;</title>
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		<updated>2025-12-31T17:33:39Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Sostituzione testo - &amp;quot;&lt;a href=&quot;/wiki/Klose&quot; class=&quot;mw-redirect&quot; title=&quot;Klose&quot;&gt;Klose Miroslav (Kloze Mirosław Marian)&lt;/a&gt;&amp;quot; con &amp;quot;&lt;a href=&quot;/wiki/Klose_Miroslav_(Kloze_Miros%C5%82aw_Marian)&quot; title=&quot;Klose Miroslav (Kloze Mirosław Marian)&quot;&gt;Klose&lt;/a&gt;&amp;quot;&lt;/p&gt;
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		<author><name>Giulio C.</name></author>
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		<title>Giulio C.: Creata pagina con &quot;Aldo De Pierro Amedeo Rega Immagine:ValentiEdoardo3.jpg|thumb|left|200px|Edoardo...&quot;</title>
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		<summary type="html">&lt;p&gt;Creata pagina con &amp;quot;&lt;a href=&quot;/wiki/File:DePierroAldo.jpg&quot; title=&quot;File:DePierroAldo.jpg&quot;&gt;thumb|left|200px|Aldo De Pierro&lt;/a&gt; &lt;a href=&quot;/wiki/File:Rega_Amedeo.jpg&quot; title=&quot;File:Rega Amedeo.jpg&quot;&gt;thumb|left|200px|Amedeo Rega&lt;/a&gt; Immagine:ValentiEdoardo3.jpg|thumb|left|200px|Edoardo...&amp;quot;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Nuova pagina&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;div&gt;[[Immagine:DePierroAldo.jpg|thumb|left|200px|Aldo De Pierro]]&lt;br /&gt;
[[Immagine:Rega Amedeo.jpg|thumb|left|200px|Amedeo Rega]]&lt;br /&gt;
[[Immagine:ValentiEdoardo3.jpg|thumb|left|200px|Edoardo Valenti]]&lt;br /&gt;
[[Immagine:7mag44.jpg|thumb|left|200px|La cronaca della gara in un articolo di giornale]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p style=&amp;quot;font-size:18px; text-align:center;&amp;quot;&amp;gt; &amp;#039;&amp;#039;&amp;#039;RUBRICA LETTERARIA &amp;quot;I racconti di Olimpia&amp;quot;&amp;#039;&amp;#039;&amp;#039; &amp;lt;br&amp;gt; di &amp;#039;&amp;#039;&amp;#039;Olimpicus&amp;#039;&amp;#039;&amp;#039; per LazioWiki &amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
► [[1943/44|Stagione]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;#039;&amp;#039;&amp;#039;[[Derby|DERBY]] [[1944]]&amp;#039;&amp;#039;&amp;#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questa è una storia vera. Sembra inventata di sana pianta, lo so, ma è invece tutta vera. Vera come è vero che l&amp;#039;uomo è lupo all&amp;#039;uomo. Me la raccontò Aldo De Pierro, un veterano calciatore classe [[1923]]. Lo incontrai per caso in un parco capitolino, qualche tempo fa, un mattino d&amp;#039;autunno pieno di vento. Seduti su una panchina di legno verde, ricordò questa e altre vicende per me. L&amp;#039;ho colorita un po&amp;#039; ma il succo è suo, roba biologica al cento per cento, e anch&amp;#039;io ci ho messo poco solfito. Ma andiamo per la quale. Mi disse il vecchio: &amp;#039;&amp;#039;&amp;quot;Marciava, forse anche marciva, l&amp;#039;anno [[1944]]. Roma gemeva sotto il tallone nazista. Dopo l&amp;#039;[[8 settembre|Otto settembre]] [[1943]] dell&amp;#039;armistizio unilaterale, erano giunti i tedeschi a ricordarci che, per loro, la guerra con gli americani non era affatto finita, e noi si era fondamentalmente dei traditori. Kesselring, la città aperta coi tanche cingolati dentro, le pattuglie in divisa, e ziffe e zaffe a gambe tese e mascelle dure, gli ukase bilingue sui muri che invitavano alla collaborazione e tutta quella robaccia nazista. Che schifo...&amp;quot;&amp;#039;&amp;#039;. Aldo sputò per terra e stette un attimo a guardare il vuoto davanti a sé. Ma c&amp;#039;era in quel momento un bambino che transitava in bicicletta e che se lo&lt;br /&gt;
guardò bene, un poco allarmato. Aldo si riscosse da quel nulla che l&amp;#039;aveva acchiappato e riprese a parlare, la cadenza lenta e strascicata, con un fazzolettone bianco stretto forte tra le mani grosse.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;#039;&amp;#039;&amp;quot;Io avevo vent&amp;#039;anni. Abitavo coi miei genitori, mio padre faceva il barbiere a via Clitunno, vicino Villa Ada. Dopo l&amp;#039;[[8 settembre|Otto Settembre]], papà s&amp;#039;era preso in casa, a pensione diciamo, due soldati inglesi fuggiti da una prigione. Avevano la mia stessa età ed eravamo diventati buoni amici. Simpatici. Ci intendevamo a gesti e, col poco italiano che masticavano, si rideva pure. A volte, li portavo a spasso: per evitare di venire scoperti, fingevano d&amp;#039;essere muti. Li ho condotti pure a vedere le partite di pallone allo stadio. Gli piaceva un frego, il football. Erano inglesi! Beh, essere sudditi britannici a Roma, in quel [[1944|&amp;#039;44]] di merda, non costituiva un benestare per il Paradiso. C&amp;#039;erano molti diavoli vestiti di nero, in giro, che gli inglesi li cercavano col forcone. Ma anche i nostri soldati non li vedevano meglio. Dopo la resa, gli ex in grigioverde che non avevano aderito alla Repubblica Sociale se ne rimanevano rintanati nelle case di amici, e in molti, la sera, stavamo con le orecchie incollate ad ascoltare Radio-Londra, con gli indovinelli in codice che non si capiva un accidenti (neppure i miei pensionati inglesi ci capivano un granché...). I controlli della polizia militare erano frequentissimi, si viveva nell&amp;#039;incubo dell&amp;#039;arresto e della conseguente traduzione nei campi di prigionia in Germania. Noi, poi, con due tommie nascosti in casa, rischiavamo che peggio non si poteva. In città s&amp;#039;era fermata quasi ogni attività civile, ma fortunatamente il calcio no. Fu un inverno buio, colmo di angoscia. I tedeschi invasori avevano bisogno del calcio per svagare la popolazione, insieme a qualche cinema e a un paio di compagnie teatrali (ricordo Aldo Fabrizi, magro come uno stecchino, che vidi al Manzoni in un musical &amp;quot;Aria di Roma&amp;quot;). Io ero un calciatore della Società Sportiva Lazio. Tutta la trafila: da pulcino a titolare, per la prima volta in quella stagione [[1943/44|1943-44]]; più una veloce passata nella squadra dell&amp;#039;Aeronautica&amp;quot;&amp;#039;&amp;#039;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;#039;&amp;#039;&amp;quot;Noi giocatori di buon livello – laziali, romanisti, della Mater, dell&amp;#039;[[Alba]], del Trastevere eccetera – avevamo bisogno del pallone come scusa per non arruolarci al servizio dei crucchi, e per stiracchiare qualche liretta con gli incassi che ci spartivamo. È vero che ci toccava sobbarcarci anche la vendita ai botteghini: m&amp;#039;è capitato. Io ero terzino nella Lazio, che con la [[Roma]] e altre poche formazioni raffazzonate alla meglio stava disputando [[1943/44#CampionatoZXI|un torneo]] tipo [[campionato]]. L&amp;#039;incontro della domenica consentiva di dimenticare per un paio d&amp;#039;ore i bombardamenti delle fortezze volanti americane, col loro rombo cupo e maledetto, le sirene che ululavano nella notte, il coprifuoco la sera, la paura sempre presente come una cagna senza padrone che ti guarda in un angolo della strada, e la benedetta, benedettissima tessera del pane. C&amp;#039;era talmente tanta fame e tanto poco pane, che ho magnato un monte di vegetina e castagnaccio, e almeno in una dozzina di occasioni mi sono avventurato fuori porta a cercare erbe di prato. Pure la cicorietta selvatica, le sorbe e le spighette di qualsiasi cosa verde commestibile erano diventate oro che luce, in quei mesi. C&amp;#039;era gente che andava a rifornirsi d&amp;#039;acqua potabile alla fontana vicino al Vaticano, lì al principio della salita di via Gregorio VII. Aspetta: ricordo un trafiletto sul [[Il Messaggero|Messaggero]], che forse ti dice meglio quello che stavamo passando. Il trafiletto faceva cucù nella pagina degli annunci e diceva testuale: &amp;#039;Chioccia gallina pronta per uova cercasi, anche prestito. Telefonare...&amp;#039;. Quel giorno di marzo – che non m&amp;#039;ha lasciato più e m&amp;#039;angoscia ancora, sapessi quanti sogni brutti ci ho fatto, stavo recandomi al cinodromo della [[Stadio Rondinella - Roma|Rondinella]], su a nord lungo la Flaminia, per l&amp;#039;allenamento solito del giovedì. Funzionava un tramvetto che partiva da piazza del Popolo. Con me c&amp;#039;erano [[Rega (I) Amedeo|Amedeo]], il portiere della squadra, ed [[Valenti Edoardo|Edoardo]], pure lui terzino, ma dall&amp;#039;altra parte, a sinistra. Io ero il terzino destro, te l&amp;#039;ho gà detto mi pare...&amp;quot;&amp;#039;&amp;#039;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il vecchio, a quel punto, mi guardò come per un sospetto improvviso. Il vecchio era un bravo cristiano, ma dava l&amp;#039;impressione di un&amp;#039;allerta perenne, come se stesse sul chi va là che da un momento all&amp;#039;altro lo potevano acciuffare. Ma chi? Chi lo poteva acchiappare, se non la Morte stessa, pensavo tra me. Passarono due carabinieri a cavallo. Belli impettiti. Anche loro se lo scrutarono ben bene per qualche attimo. Proseguirono oltre, giù per la discesa alberata sotto i pini. Io gli feci sì col capo, come a dire che andava tutto liscio, e lui continuò il racconto interrotto, sospirando di sollievo. &amp;#039;&amp;#039;&amp;quot;A [[Valenti Edoardo|Edo]] noi lo chiamavano Er Zagaja, perché balbettava a tutt&amp;#039;andare, in specie quando s&amp;#039;innervosiva. Qualche tifoso maligno diceva che balbettava idem col pallone, nel senso che non disponeva proprio della classe di [[Piola Silvio|Piola]]. A proposito, il Silvione non giocava più con la maglia biancoceleste, sapevamo solo che era tornato su a casa sua. Qualche battuta a caccia con [[Piola Silvio|Piola]], i miei compagni più grandi, l&amp;#039;avevano pure fatta. [[Piola Silvio|Piola]] era un appassionato pazzesco. Ma adesso, gli unici che andavano a caccia erano i nazisti, e purtroppo cacciavano noi romani. Ma scusa la divagazione, noi che abbiamo un&amp;#039;età perdiamo il filo facilmente, sai... Insomma, dopo una ventina di minuti di viaggio, scendemmo dalla predella del tram, la linea uno, e ci avevamo lo [[Stadio Rondinella - Roma|stadio della Rondinella]] proprio davanti. Non s&amp;#039;era acquetato lo stridio dei freni che udimmo una voce stentorea, col classico timbro crucco leggermente in falsetto. Ci intimò: &amp;#039;Alt! Documenti!&amp;#039; Era il capitano d&amp;#039;un plotone di SS, quelle con le lettere a forma di fulmine. I fanatici di Himmler, il peggiore incontro possibile nella città del papa in quel [[1944]] boia. E non è tutto: era giusto il giorno dell&amp;#039;attentato a via Rasella (il [[23 marzo]], ma noi non sapevamo ancora nulla della cosa...) e coi tedeschi c&amp;#039;erano due camicie nere fasciste che gli servivano da interpreti. Quel triste gruppetto stava pattugliando alla caccia dei colpevoli. Alla ricerca di qualcuno a cui farla pagare. M&amp;#039;irrigidii subito, perché ero terrorizzato. I miei due compagni lo erano altrettanto. M&amp;#039;accorsi che [[Rega (I) Amedeo|Amedeo]] stava immobile e tirato in viso come quando puntava i piedi sulla linea di gesso della porta in attesa che il centravanti gli sparasse contro il calcio di rigore. [[Valenti Edoardo|Er Zagaja]], parimenti, era pallido come un cencio lavato tre volte. La mia faccia non doveva essere migliore. A proposito, a me mi chiamavano Zeppo. E tuttavia, io fui il primo a riprendere il controllo dei pensieri. Perché, devi sapere, non c&amp;#039;è niente di meglio d&amp;#039;un tedesco in divisa che te fulmina con gli occhi celesti, per bloccarti il flusso razionale ed infliggerti una spiacevole sensazione di guai imminenti&amp;quot;&amp;#039;&amp;#039;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;#039;&amp;#039;Per fortuna, siccome sono un tipo per natura previdente e, con gli inglesi in cucina, sapevo come fare per sfangarla, avevo avuto l&amp;#039;accortezza di procurarmi un lasciapassare autografato dal generale Kesselring. Mentre [[Rega (I) Amedeo|Amedeo]], col riflesso pronto che lo contraddistingueva, ebbe la magnifica idea d&amp;#039;esibire la tessera azzurrina della SS Lazio. Il capitano tedesco, biondo e giovane, simile di lineamenti a [[Klose|Miro Klose]], con quegli occhi tondi che sembrano innocenti ma forse non lo sono, dinanzi al documento, sul quale era impressa un&amp;#039;aquila ancora più grifagna e imperiale di quella che mostrava sul berretto, s&amp;#039;inchinò docile e salutò col liberatorio Javol! Ma sfiga volle che il povero [[Valenti Edoardo|Edo]] non ci tenesse in tasca né un documento di riconoscimento né la tessera laziale, e nemmeno la tessera annonaria. Immaginate la smorfia del capitano [[Klose]]. Diventò all&amp;#039;istante un blocco di ghiaccio; già si potevano indovinare le incrinature, su quel ghiaccio bianco e nordico, e nel buco chi ci sarebbe cascato dentro?&amp;quot;&amp;#039;&amp;#039; Il vecchio spalancò gli occhi, che anche lui li aveva celesti e tondi, ma acquosi e poco sani. Si immobilizzò come una sfinge in attesa d&amp;#039;una mia risposta. Io gli puntai la mano come una pistola, col dito indice che faceva da canna, forse una Luger, e il pollice che era il grilletto. Lui mi chiuse la pistola nella sua manona callosa. Si soffiò rumorosamente il naso. Sorrise, infine, e riattaccò la sua storia. &amp;#039;&amp;#039;&amp;quot;Sei un nazista pure tu... Ma quelli erano nazisti veri, sai, tedeschi di Adolfo Hitler, e chiesero spiegazioni al [[Valenti Edoardo|Zagaja]]. Figurati! Il mio disgraziato amico e compagno di gioco, in cinque lunghissimi minuti non riuscì a dire nulla di sensato. Iniziò a balbettare, a tremare e a sussultare con la testa e il petto e le braccia che pareva uno shaker a manovella dei tempi del proibizionismo a Chicago. A un dato momento, le camicie nere si stufarono, s&amp;#039;alterarono alquanto e l&amp;#039;accusarono, senza mezzi termini, d&amp;#039;essere un partigiano, anzi, proprio uno degli attentatori. Un tipo alto e secco, col fez e i baffetti alla Amedeo Nazzari, minacciò di passarlo per le armi. Ci aveva un pugnale alla cintura e lo tirò fuori, con un gesto e un ghigno che dicevano molto. [[Rega (I) Amedeo|Amedeo]] e io cercammo di difendere [[Valenti Edoardo|er Zagaja]]. Lui era innocente e noi eravamo pronti a seguirlo agli arresti&amp;#039;&amp;#039;&amp;quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;#039;&amp;#039;&amp;quot;Poi mi passò per la mente la felice idea di mostrare a quegli aguzzini una copia del [[Il Littoriale|Littoriale]], il giornale sportivo a un foglio solo che tenevo ripiegato in quattro nella tasca interna della giacca, e nel quale figurava una foto della Lazio, con l&amp;#039;[[Valenti Edoardo|Edo]] bello sorridente. La mossa, impreveduta certamente, sortì un certo effettaccio. I nazisti e i fascisti esitarono. Allora ci prese l&amp;#039;animo di Pulcinella ed attaccammo a recitare pressappoco così...&amp;quot;&amp;#039;&amp;#039; Il vecchio si rattrappì tutto mentre mimava la sua scenetta. Pareva davvero che avesse davanti a sé di nuovo dei tedeschi, alti, biondi e in divisa, che è la specie peggiore dei tedeschi, non come quelli mezzi turchi di oggi campioni del mondo, e io allungai un braccio sulla panchina, all&amp;#039;indietro, per gustarmi meglio la recita. I carabinieri ripassarono davanti a noi, a due metri, questa volta in salita, sempre impettiti, e non ci degnarono d&amp;#039;uno sguardo. &amp;#039;&amp;#039;Noi calciatori Lazio, noi fascisti, noi giocare fussball, noi camerati... Noi brava gente. Noi atleti della Patria... Heil Hitler! Heil Hitler! Viva Mussolini! Eia eia alalà! Non ci crederai: la cosa funzionò. Sconcertati, quelli accettarono la probabilità che non avessimo niente a che vedere con le bombe di via Rasella. Improvvisamente, però, una delle due camicie nere, sempre quella coi baffetti biondi, esclamò: &amp;#039;Qui sono in gioco i destini della Patria!&amp;#039; Questi tre li portiamo in caserma per gli accertamenti e domenica sera esamineremo il loro caso!&amp;#039; Per noi si fece allora buio pesto tutto d&amp;#039;un botto, nonostante fosse pomeriggio pieno e il sole brillasse alto, indifferente alle disgrazie umane. Ci sentimmo come il Cristo in croce col ladrone pentito e il ladrone cattivo, nell&amp;#039;istante in cui le nubi si chiudono e arriva il terremoto. [[Valenti Edoardo|Er Zagaja]] riprese a balbettare violentemente, si capiva che intendeva dire qualcosa d&amp;#039;importante, di vitale per la sua stessa sopravvivenza, ma non ce la faceva. Tremava come un salice. Scoppiò a piangere a dirotto, in preda a una crisi di nervi. E fu in quell&amp;#039;attimo che il buon Dio s&amp;#039;interessò al nostro caso. Infatti, mandò sul posto alcuni dirigenti della SS Lazio, che arrivarono in tram, anche loro lì per assistere all&amp;#039;allenamento. Quelli ottennero, parlando con calma e comunque con gravi difficoltà, la nostra liberazione. La camicia nera stronza si rassegnò all&amp;#039;epilogo. Ma, prima d&amp;#039;andarsene, pronunciò una tremenda minaccia. Non so perché la buttò là, sul momento mi parve quasi una battuta, uno scherzo&amp;quot;&amp;#039;&amp;#039;.&lt;br /&gt;
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&amp;#039;&amp;#039;&amp;quot;Disse esattamente: &amp;#039;Tanto domenica perderete... laziali de &amp;#039;sto c...!&amp;#039;. Evidentemente era un giallorosso. Un lupo, però, cattivo profeta, perché la partita la domenica [[Domenica 26 marzo 1944 - Roma, stadio Rondinella - Lazio-1° Corpo Vigili Fuoco 1-0|la vincemmo]]. E il [[derby]] contro di loro, alcune settimane dopo, [[Domenica 7 maggio 1944 - Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Roma 0-0|lo bloccammo sullo zero a zero]], che andava bene per aggiudicarci il torneo di un punto sulla [[Roma]]. Fu una vicenda che, a sentirla adesso, sembra una piccola commedia alla De Filippo. Eppure, ogni volta che ci ripenso, mi viene da vomitare. Da vomitare amaro e da purgarmi l&amp;#039;anima a credere che un tifoso romanista ci aveva quasi condannato a morte per fucilazione perché eravamo tre giocatori laziali. E solo per vincere un [[campionato]] di calcio&amp;quot;&amp;#039;&amp;#039;. A questo punto, il vecchio si fermò: la sua storia era finita. La sorpresa del finalino m&amp;#039;aveva lasciato di stucco; e credo che la cosa si notasse sulla mia faccia. Allora il vecchio rise. La risata partì lenta e bassa, poi tremolò un poco, come un motore che s&amp;#039;imballa, divenne presto una specie di rantolo, morì in un singulto catarroso. &amp;#039;&amp;#039;&amp;quot;Ma è tutto vero?&amp;quot;&amp;#039;&amp;#039; gli chiesi. Per tutta risposta, il vecchio infilò la manona gonfia nel taschino interno della giacca e tirò fuori un portafogli sgualcito. Dentro, ancora più sgualcita, ci teneva una tesserina azzurra, con un&amp;#039;aquila in un angolo e il suo nome stampato sopra. Poi, senza una parola di saluto, se ne andò via dalla panchina. Il fazzoletto&lt;br /&gt;
bianco stretto nella mano destra e l&amp;#039;altra mano sulla tesa del cappello borsalino, a non farlo scappare nel vento.&lt;br /&gt;
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[[Immagine:7maggio44.jpg|thumb|center|450px|La formazione biancoceleste che il 7 maggio 1944 pareggia per 0-0 la gara nel derby con la Roma]]&lt;br /&gt;
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[[Categoria:I racconti di Olimpicus|D]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Giulio C.</name></author>
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