Domenica 19 gennaio 2025 - Verona, stadio M. Bentegodi - Hellas Verona-Lazio 0-3

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19 gennaio 2025 – Verona, stadio M. Bentegodi - Campionato di Serie A, XXI giornata - inizio ore 18.00

HELLAS VERONA: Montipò, Dawidowicz (45' Rocha Livramento), Coppola, Ghilardi, Tchatchoua (73' Faraoni), Serdar, Duda, Bradaric, Suslov (65' Kastanos), Tengstedt (65' Lazovic), Amin Sarr (73' Belahyane). A disposizione: Berardi, Perilli, Dailiuc, Lambourde, Okou, Dani Silva, Magnani, Mosquera, Ajayi. Allenatore: Zanetti.

LAZIO: Provedel, Hysaj, Gigot (66' Romagnoli), Gila, Tavares (73' Pellegrini), Guendouzi, Rovella (84' Castrovilli), Isaksen (66' Pedro), Dia, Zaccagni (66' Dele-Bashiru), Castellanos. A disposizione: Mandas, Furlanetto, Noslin, Basic, Ibrahimovic, Marusic. Allenatore: Baroni.

Arbitro: Sig. Fabbri (Ravenna) - Assistenti: Sigg. Lo Cicero e Garzelli - Quarto uomo: Sig. Rutella - V.A.R.: Sig. Abisso - A.V.A.R.: Sig. Paterna.

Marcatori: 2' Gigot, 21' Dia, 58' Zaccagni.

Note: ammonito 14' Gigot, 26' Dawidowicz, 48' Coppola, 48' Bradaric, 72' Tavares, 77' Ghilardi, 78' Duda. Espulsi 89'` Duda per doppia ammonizione. Angoli 5-5 . Recuperi: 1' p.t., 4' s.t.

Spettatori: 25.747 presenze.


Mattia Zaccagni
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Boulaye Dia
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Il colpo di testa vincente di Samuel Gigot
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Nicolò Rovella
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Gaetano Castrovilli
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Fisayo Dele-Bashiru
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Mario Gila
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Elseid hysaj e Gustav Isaksen
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Matteo Guendouzi
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i due tecnici: Paolo Zanetti e Marco Baroni
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I calciatori convocati per la partita odierna

La classifica dopo la XXI giornata di campionato

► Il Corriere dello Sport titola: “Lazio, il tris Champions”. Prosegue il quotidiano sportivo romano: “Dia (in gol) e Taty di nuovo insieme, più facile così il controsorpasso alla Juventus per tornare quarti. Baroni da ex ha centrato la prima vittoria dell’anno”.

La Lazio è tornata la Lazio. La cara, ferocissima, squadra di Baroni. Il bisogno di ritrovarsi, di vincere la prima nel nuovo anno e di scavalcare la Juve al quarto posto, era troppo grande per frenare ancora. È tornata con la formula Dia-Taty che permette pressioni e ripartenze brutali, rotazioni di ruoli, riconquista alta del pallone, verticalità. Il senegalese su tutti, un serpente. Ora, fateci il piacere, non separateli più. Partenza adrenalinica, gol in 1 minuto e 32 secondi, il più veloce dell’anno. Fior di energie, voglia di giocare, tre colpi. Troppo per il Verona del contestatissimo Zanetti, in versione catastrofica davanti ai nuovi proprietari americani (ahiloro). Ha regalato spazi che erano tappeti di rose. Il primo gol di Gigot (corner di Zaccagni) nasce da un’uscita sballata. Il secondo da una punizione balorda, con 9 uomini all’attacco. Il terzo da un regalo di Tchatchoua. Ma la mano di Marco Baroni s’è vista. Ha spronato i suoi per tutto il riscaldamento, gli ha fatto fare cerchio per caricarli: "Cinque fuori, cinque dentro", il labiale per perfezionare costruzione e attacco. La splendida miscela tattica che mancava. Appena tornati i totem, la Lazio ha vinto alla sua maniera.

L’avvio. Cinque cambi per Baroni, con i gemelli Dia-Taty davanti. Zanetti con Suslov e Sardar mezzali, Duda al centro, Bradaric a sinistra nel 3-5-2. Tchatchoua e Tavares, uomini-missile, da sfida frontale. Zanetti sarà stato svantaggiato dagli errori, ma ha scelto un piano per farsi radere al suolo. Il Verona non ha mai capito come pressare e come uscire da dietro. Tutti sull’uomo con palla alla Lazio, senza aggressione. Serdar e Suslov in uscita su Tavares e Hysaj, sempre larghissimi. Sarr e Tengstedt a schermare Guendouzi e Rovella. Duda bloccato su Dia, sempre passivo. La Lazio faceva uscire Suslov e si buttava dentro con Rovella e Isaksen. I due botti di Gigot e Dia, arrivati in 21 minuti, sono stati prodotti con una facilità irrisoria. Il primo è nato da un recupero alto di Tavares su Serdar. Zaccagni ha mirato sulla testa di Gigot, ha staccato lasciando Coppola di stucco.

Il sussulto di Tengstedt, ipnotizzato da Provedel, è stato solo un lampo. Al 15' il possesso palla era tutto della Lazio (63,4%) e dopo il giallo beccato da Gigot (entrato male su Sarr) i biancocelesti hanno bissato. Palla strappata da Guendouzi dopo la punizione di Suslov e il lancione di Bradaric. Il Verona era tutto avanti, votato a morte sicura. Guendouzi ha spalancato l’orizzonte a Dia, ha asfaltato il campo per 40 metri. Zanetti ha alzato Suslov nel 3-4-1-2. Squilli di Duda, Tengstedt e Serdar (traversa scheggiata).

La mossa. Zanetti è passato al 4-2-4 (4-4-2 senza palla), attaccando con Tchatchoua e Suslov in zona Tavares. Il regalo del camerunense, fischiato dai tifosi già prima del retropassaggio suicida, ha involato di nuovo Dia. Non ha tirato, ha servito Zaccagni (0-3). Ex rispettoso, non ha esultato. Si sono rivisti Pedro (nella Lazio) e Belahyane (nel Verona). Il marocchino è un obiettivo di mercato dei biancocelesti. Baroni ha inserito Castrovilli da mediano, ha risparmiato Ibrahimovic, ha detto di vederlo anche nei due a centrocampo. Meglio prendergli un centrocampista vero. Il Verona ha chiuso con 4 ammoniti, il doppio giallo a Duda e la contestazione.


Il Messaggero titola: “Lazio show è un tris da Champions”. Prosegue il quotidiano romano: “I biancocelesti stendono il Verona e tornano alla vittoria dopo la crisi post-derby. Partita senza storia e quarto posto confermato. Vanno in gol Gigot, Dia e Zaccagni”.

Verona - Bentornati in paradiso, al quarto posto a -4 dall’Atalanta al terzo. E scusate il ritardo per il brindisi del nuovo anno, consumatosi solo ieri con l'esultanza sotto il settore Ospiti, pieno di tifosi nonostante il divieto. Dopo il ko nel derby e il pari col Como, la Lazio ritrova finalmente il successo. Il Verona si suicida in avvio, Gigot e Dia lo azzannano. L'ex Zaccagni chiude il conto nella ripresa, grazie a un regalo di Tchatchoua, provvidenziale proprio quando i biancocelesti sembrano in calo e rischiano di perdere il controllo. Comunque sprazzi di vera Lazio col ritorno al doppio nove, all'arrembaggio. Così deve proseguire la scalata alla Champions, nonostante la Juve resti col fiato sul collo. In Veneto Baroni ha compiuto il miracolo della salvezza, qui ritrova il coraggio di rischiare tutto. E alla fine sì, concede più di qualcosa dietro, ma l'epilogo è perfetto: la porta resta inviolata come a Napoli, dopo quasi un mese e mezzo.

Il turbo. Decisiva la carica del tecnico nel riscaldamento, chiude la squadra in un cerchio: "Voglio grinta e sacrificio, sempre cinque sopra e cinque sotto". Eccolo l'equilibrio nel 4-2-3-1 votato all'attacco. Ed ecco soprattutto un altro approccio. Dopo un minuto Tavares sgomma e conquista il corner più prezioso. Come all'andata, Zaccagni lo batte sulla testa di Gigot e la palla finisce all'incrocio. Secondo centro per il centrale francese in campionato (dopo quello al Bologna) e sesto per la Lazio dal calcio d'angolo. Il Verona sputa subito un conato d'orgoglio con Tengstedt, è bravo Provedel a spegnerlo. Il vantaggio immediato permette alla Lazio di eludere l'iniziale pressing veneto con il palleggio. La strategia è aspettare il momento giusto per il raddoppio, ma Isaksen e il Taty sbagliano la giocata o l'ultimo tocco. Dia ha un altro veleno: Guendouzi lo serve in verticale col mancino, il senegalese non si preoccupa del ritorno dei difensori, dribbla Bradaric e ficca il piattone appena sfiorato da Montipò. Secondo timbro consecutivo per Boulaye, dopo quello col Como, l'ottavo con la maglia della Lazio. Il Verona sembra allo sbando, Zanetti lo risistema con un 3-4-1-2, ma al Bentegodi ci sono praterie in lungo e in largo. Castellanos apre troppo un tiro al volo, Isaksen fa volare Montipò sul primo palo, una capocciata di Guendouzi non trova lo specchio. I biancocelesti potrebbero infierire e affondare il colpo, invece gigioneggiano e il Verona si sveglia con uno squillo di Duda, un diagonale a fil di palo poco prima dell'intervallo. Quasi sul gong Tengstedt si divora un gol già fatto. Serdar accarezza la traversa a Provedel battuto.

Il regalo. Nella ripresa il modulo dei padroni di casa cambia di nuovo: fuori il centrale Dawidowicz, dentro l'attaccante Livramento, avanti col 4-4-2 (o 4-2-4) per provare a riprendere il risultato. L'Hellas ritrova linee più chiare, ampiezza, Tavares è in difficoltà a sinistra su Suslov. Baroni è preoccupato, fa scaldare mezza panchina, ma Tchatchoua gli fa un gradito dono in anticipo. Dia intercetta il suo folle retropassaggio e scarica all'indietro per Zaccagni, che controlla e si aiuta con la deviazione di Ghilardi per trovare l'incrocio. Terza rete (e 4 assist) da ex per l'esterno, che non esulta per rispetto ma si sblocca dopo nove gare di digiuno. Grande sospiro di sollievo e triplice cambio: fuori Gigot (ammonito da inizio incontro), Zaccagni e Isaksen, dentro Romagnoli, Dele-Bashiru e Pedro (assente dal 21 dicembre a Lecce per uno stiramento). Entra anche Pellegrini, giallo a Tavares per la mancata uscita sul lato sinistro. La Lazio resta in affanno, ma il Verona è impreciso e confusionario in ogni attacco. Basta davvero poco per batterlo e non temerlo sino in fondo. Duda si becca il secondo giallo per un pestone su Pellegrini prima del triplice fischio. Giù il sipario, avanti Lazio.


Il Tempo titola: “Tris Champions”. Prosegue il quotidiano romano: “Ottima prova dei biancocelesti che mostrano segnali di risveglio dopo un periodo negativo. La Lazio si rialza, segna tre gol al Bentegodi e torna quarta. Apre Gigot, raddoppia Dia, sigillo nella ripresa di Zaccagni”.

Segnali di risveglio. La Lazio passa con autorità a Verona, allontana la crisi scoppiata dopo la goleada incassata dall’Inter a metà dicembre e si riprende il quarto posto. Una prova di forza nel momento peggiore, un tris che consente alla squadra di Baroni di restare in zona Champions dopo ventuno giornate di campionato. Apre Gigot su angolo di Zaccagni, raddoppio di Dia (sesto gol) e sigillo nella ripresa del capitano che sale pure lui a sei gol in questa serie A. Al Bentegodi, solitamente campo per tradizione molto difficile, si rivede la vera Lazio, quella del doppio centravanti, col senegalese imprendibile in quella posizione ibrida dietro a Castellanos che aveva portato i biancocelesti in alto nella fase iniziale del campionato. Nel complesso tutti bene, con menzione particolare per i due di centrocampo Guendouzi (straripante) e Rovella (puntuale), senza dimenticare la professionalità di Hysaj. Il terzino albanese, fuori lista per tutto il girone d’andata, conferma di essere affidabile e pronto. Tant’è, trentanove punti, la marcia continua, senza fissare obiettivi anche perché la Lazio ha cominciato a stentare proprio quando si è messa a fare calcoli. Questa squadra non ragiona (può essere un limite ma anche un pregio), è tornata spensierata a Verona contro un avversario in difficoltà con una difesa da libro degli orrori.

La Lazio ha dominato i primi quaranta minuti segnando solo due gol (Taty poco preciso sotto porta, come purtroppo a volte gli succede), poi si è distratta concedendo agli avversari di poter rientrare in partita (bravo Provedel). Come si è fermata la squadra di Baroni è andata in difficoltà, deve solo attaccare e cercare di fare gol perché dietro, soprattutto dalla parte di Tavares si soffre troppo quasi tutti ormai abbiano scoperto le grandi doti offensive del portoghese ma anche i limiti difensivi. Tra l’altro Nuno è uscito contrariato per un problema al ginocchio e ha rimediato un inutile giallo dall’arbitro Fabbri per aver rallentato l’uscita al momento della sostituzione.

Nella ripresa il tris di Zaccagni ha chiuso i giochi, poi solo gestione con gli ingressi di Romagnoli, Pedro (al rientro dopo un mese), Pellegrini, Dele Bashiru e Castrovilli. Bene così, serviva una risposta agli ultimi deludenti risultati e qualche prestazione sottotono, è arrivata forte e chiara: la Lazio non vuole mollare, deve cercare di restare attaccata al treno Champions fino a marzo per poi potersi giocare le possibilità di rendere esaltante una stagione partita a fari spenti. Adesso una settimana di lavoro per chiudere giovedì il discorso europeo (può bastare un pari casalingo contro la Real Sociedad in caso di risultati negativi delle dirette concorrenti ai primi otto posti utili per saltare i playoff) e, solo settantadue ore dopo, la sfida sempre all’Olimpico contro la Fiorentina che può servire a mettersi definitivamente alle spalle il fisiologico periodo di calo.


La Gazzetta dello Sport titola: “La Lazio riparte”. Continua la "rosea": “Tris da Champions. Domina a Verona. Sorpassa la Juve e torna al 4° posto. Subito Gigot, poi segnano Dia e Zaccagni: tutto liscio per i biancocelesti. Hellas male al debutto della nuova proprietà”.

Con il pieno in serbatoio, la Lazio si riprende di slancio il quarto posto. A nove giorni dal pareggio interno con il Como, Baroni ha avuto il tempo di ricaricare le gambe e la testa dei suoi giocatori, famelici nel mangiarsi campo, posizioni e avversari: subito in vantaggio, presto al raddoppio, tris nel secondo tempo quando la partita sembrava quantomeno in equilibrio. A farne le spese è stato un Verona scriteriato nell’approccio mentale e tattico alla gara. Non un bel vedere per i nuovi proprietari di Presidio, all’esordio al Bentegodi. L’Hellas che non vince in casa da due mesi e mezzo (contro la Roma) non riesce a staccarsi dai bassifondi, e il motivo si fa presto a trovarlo: una fase difensiva disastrosa, in una combinazione mortifera tra errori sistemici (lo 0-2) e pasticci individuali (lo 0-3). Con le tre reti biancocelesti, sale a 47 il computo dei gol subiti dai gialloblù, e la scansione temporale fa ancora più spavento: 10 nel primo quarto d’ora di gioco, 22 nella prima mezzora, 30 nel primo tempo.

Mosse. Zanetti imposta la partita uomo su uomo, almeno questa sembra l’intenzione, ma la squadra non sembra abituata a seguire i riferimenti o non ha l’attitudine difensiva individuale, vedi Suslov schierato mezzala su Guendouzi. La Lazio non è l’avversario adatto per certe disattenzioni. La fluidità posizionale dei biancocelesti manda in crisi le ipotetiche marcature veronesi. Il tutto ancora più complicato dal vantaggio immediato di Gigot: sul primo angolo della partita, il difensore francese trova la breccia nel castello difensivo a zona dell’Hellas e infila dopo nemmeno due minuti.

La Lazio domina. Rovella e Guendouzi arretrano per costruire, si allargano, si muovono in avanti; Zaccagni e Isaksen entrano in campo o allungano, Dia fa l’elastico tra mediana e attacco. La risalita biancoceleste è sempre sciolta, con i veronesi che si guardano attoniti chiedendosi chi dovrebbe prendere quel particolare avversario sfuggito alle marcature. Il raddoppio arriva in modo clamoroso, aggettivo non benevolo nei confronti dell’Hellas. Che batte male una punizione sulla trequarti, si scopre e viene infilato da una verticalizzazione di Guendouzi che innesca Dia. Tchatchoua e Ghilardi marcano l’aria – e le marcature preventive? -, e il senegalese è come il vento: al 21’ è 2-0. Il riferimento sull’uomo impedisce all’Hellas anche di ritrovare struttura quando ha (di rado) il pallone. Tengstedt potrebbe pareggiare subito – ottima uscita di Provedel – ma poi è solo Lazio. Se non prende il largo è per la vena arida di Castellanos, poco preciso soprattutto con il sinistro, e per una bella parata di Montipò su Isaksen. Dopo questa occasione la Lazio tira un po’ il fiato e il Verona entra in partita, grazie a un paio di cambi-gioco di Suslov che portano al tiro Duda – largo – e Tengstedt – debole – e poi con un cross di Duda per la testa di Serdar, che scheggia la parte alta della traversa.

Cambi e regali. Dopo l’intervallo svolta tattica. Zanetti toglie Dawidowicz per Livramento: una punta in più e 4-2-4, che sembra risultare subito più adatto a soffocare alla fonte la risalita lunga della Lazio e anche per allestire una fase offensiva più consistente. La squadra di Baroni si difende con ordine, Hysaj a destra per la prima volta titolare in questo campionato si dimostra sempre attento e aumenta di un’unità la rosa di scelte a disposizione di Baroni, concede comunque poco: un tiro cross di Duda respinto da Provedel, un tiraccio di Tengstedt su cui Ghilardi buca la deviazione di tacco. E proprio quando pare esserci almeno una partita, il Verona regala. Tchatchoua chiude una diagonale lunga su Dia, ma poi appoggia corto indietro, e il senegalese come un’aquila ci si avventa per poi assistere con altruismo l’ex Zaccagni: controllo e tiro a porta spalancata verso l’incrocio, anche con deviazione di Ghilardi. Le ulteriori mosse di Zanetti – Lazovic, Kastanos, poi Belhayane e 4-2-3-1 – servono a poco, Baroni dà minuti a Pellegrini, Pedro e Dele-Bashiru, mentre il Taty conferma la giornataccia con una deviazione larga. Nel finale, doppio giallo rapido a Duda e Verona che chiude in dieci. Così i problemi si allungano alla prossima sfida col Venezia.




La formazione biancoceleste:

La formazione iniziale biancoceleste in grafica



► Per questa partita il tecnico biancoceleste Marco Baroni ha convocato i seguenti calciatori:

I convocati in grafica



Dal sito http://www.legaseriea.it/it/serie-a/
Dal sito http://www.legaseriea.it/it/serie-a/



• La classifica dopo la XXI giornata del campionato di Serie A:

Classifica Punti GG V N P GF GS DR Punti C VC NC PC Punti F VF NF PF
Napoli 50 21 16 2 3 35 14 21 24 8 0 2 26 8 2 1
Inter 47 20 14 5 1 51 18 33 24 7 3 1 23 7 2 0
Atalanta 43 21 13 4 4 46 24 22 22 7 1 2 21 6 3 2
Lazio 39 21 12 3 6 37 28 9 21 6 3 1 18 6 0 5
Juventus 37 21 8 13 0 34 17 17 19 4 7 0 18 4 6 0
Fiorentina 33 20 9 6 5 33 21 12 18 5 3 2 15 4 3 3
Bologna 33 20 8 9 3 32 26 6 17 4 5 1 16 4 4 2
Milan 31 20 8 7 5 29 21 8 17 4 5 1 14 4 2 4
Roma 27 21 7 6 8 31 27 4 21 7 0 4 6 0 6 4
Udinese 26 21 7 5 9 24 32 -8 14 4 2 4 12 3 3 5
Torino 23 21 5 8 8 21 26 -5 10 2 4 4 13 3 4 4
Genoa 23 21 5 8 8 18 30 -12 9 1 6 4 14 4 2 4
Como 22 21 5 7 9 26 34 -8 15 4 3 3 7 1 4 6
Cagliari 21 21 5 6 10 23 34 -11 12 3 3 5 9 2 3 5
Empoli 20 21 4 8 9 20 28 -8 7 1 4 5 13 3 4 4
Parma 20 21 4 8 9 26 36 -10 12 3 3 5 8 1 5 4
Lecce 20 21 5 5 11 15 36 -21 13 3 4 3 7 2 1 8
Verona 19 21 6 1 14 24 47 -23 10 3 1 7 9 3 0 7
Venezia 15 21 3 6 12 19 34 -15 11 3 2 5 4 0 4 7
Monza 13 21 2 7 12 20 31 -11 6 1 3 7 7 1 4 5





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