Antonelli Cosimo (detto Nino)


Cosimo "Nino" Antonelli
Una parata di Cosimo Antonelli

Pallanuotista, nato a Venezia il 23 luglio 1925 e deceduto il 16 gennaio 2014.

Portiere, soprannominato "Momo", giunge alla Lazio nel 1955 divenendo il secondo di Raffaello Gambino. Si mette in mostra nella fase eliminatoria del torneo indoor esplodendo poi nel cuore dell'estate durante il Campionato italiano che vede i biancocelesti giungere secondi alle spalle del Camogli. A fine anno giunge la convocazione in Nazionale in occasione di un doppio confronto con l'Ungheria a Budapest. Nel 1956 l'allenatore Camillo De Giovanni lo promuove titolare con Gambino che assume il ruolo di jolly. Il 16 settembre nella piscina dello Stadio Torino e di fronte a 4.000 spettatori la Lazio Pallanuoto corona il sogno inseguito da anni: divenire Campione d'Italia. La critica lo elegge per il suo rendimento tra i pali "il miglior berretto rosso del Campionato". Partecipa alle Olimpiadi di Melbourne dove il Settebello si ferma ai piedi del podio. Titolare negli anni successivi, pur dovendo fronteggiare la concorrenza di giovani come Fornari, scrive il suo nome nella storia dei tornei invernali che vedono la Lazio vincitrice nel 1958 e 1959. Nei primi anni Sessanta milita con la Roma e a fine carriera agonistica diviene allenatore.


Pubblichiamo un commosso ricordo del grande campione scomparso scritto dal Presidente della Sezione Nuoto della Lazio ed ex compagno di squadra Massimo Moroli:

Un altro grande ci ha lasciato.

La storia dello sport lo ricorderà per la sua partecipazione olimpica a Melbourne 1956 o perché, sempre nello stesso anno, è stato il portiere della Lazio Nuoto dell’ultimo scudetto. Ma noi che abbiamo avuto la fortuna di conoscerlo e di vivere con lui momenti straordinari di un percorso in comune nella storia gloriosa del sodalizio lo ricorderemo sempre per il suo carattere e per il suo modo di essere indimenticabili. Nino era un personaggio incredibile, simpatico, ironico, indomito, sempre pronto alla battuta e alla presa in giro. Bello, elegante, avvincente, amava la vita ed era un rinomato tombeur des femmes. Per questo era anche molto ammirato da noi giocatori giovani, assai intrigati a rubargli l’arte di questo mestiere. Fortunatamente però aveva una pecca, era parzialmente calvo e questo ci dava la possibilità di controbatterlo nel ping pong di sfottò con cui eravamo soliti accompagnare i nostri allenamenti. Il più tremendo su questo tasto era Paolo Pucci,il più della squadra, e la più grande soddisfazione di Nino fu quando, dopo circa vent’anni dall’aver attaccato la calottina al chiodo, rivedendolo in una manifestazione di ex, anche lui con una bella pelata in evidenza, ebbe finalmente modo di rifarsi dei tanti anni di prese in giro subite. Spesso ripenso con nostalgia allo spettacolo degli allenamenti nei tiri in porta con Nino. Era così divertente che riuscivamo ad allenarci per ore senza accorgercene. Lui non te ne perdonava una, se parava ti faceva nero con la sua ironia e se per caso riuscivi tu a bucarlo trovava tutte le scuse per svalutare il tuo successo. "Hai imbrogliato – mi hai distratto – ti ho dato ‘sta soddisfazione perché mi facevi pena ma ora so’ …… tuoi – ecc".

La scusa più ricorrente, che poi era divenuta una specie di refrain delle nostre controcanzonature, era ’e gambe, ‘e gambe pronunciato in dialetto veneto, con cui Nino cercava di rivalutare la defaillance ammiccando a lasciati intendere diversivi amorosi. Il bello di questo teatrino era che, così facendo, ci impegnavamo tutti allo spasimo, noi per segnare e lui per parare e i risultati si vedevano in partita. Lui era un portiere saracinesca e la squadra che gli girava intorno era piena di cecchini, sempre tra le favorite al titolo. Da quando ho attaccato la calottina al chiodo e ho cominciato a interessarmi di Lazio Nuoto sul piano tecnico e dirigenziale ho sempre sperato di rigenerare quel clima e quel modus allenandi che tanti risultati aveva portato al nostro sodalizio e ai suoi protagonisti. Ma di Nino Antonelli ce n’è stato uno solo. Unico e inimitabile, grande e indimenticabile. E quel piccolo universo di personaggi e di valori straordinari che ruotava nella sua orbita e che ha così tanto inciso nella storia gloriosa del nostro sodalizio e dello Sport Italiano appare sempre più lontano e irrecuperabile. Ora che Nino ha raggiunto Raffo Gambino, Lucio Ceccarini e Franco Baccini, suoi compagni del mitico settebello del ’56, Camillo De Giovanni, Sergio Catalani e Renzo Nostini, mister, DT e Presidente dello stesso dream team, accede anche lui nel pantheon della Lazialità e sarà tramandato come figura di grande campione e come espressione fulgida della grande bellezza dello sport.


La S.S. Lazio Nuoto tutta, i suoi atleti, i suoi tecnici e i suoi dirigenti, con Felice Virno, Salvatore Gionta, Franco Berenga e Paolo Pucci veterani del mitico successo del ’56, sono affettuosamente vicini ai suoi familiari e partecipano commossi al loro grande dolore. Massimo Moroli



Torna ad inizio pagina