Brunico


Un'immagine di Brunico

Capoluogo della Val Pusteria, una delle più ariose dell'Alto Adige, Brunico sorge sulle rive del Rienza presso la confluenza con il torrente Aurino. Tradizione vuole che sia stata fondata da Bruno, principe-vescovo di Bressanone, il quale intorno alla metà del XIII secolo fece circondare di mura l'originario insediamento per difenderlo dalle mire dei conti di Tirolo, dando vita a un centro abitato che circa un secolo più tardi avrebbe ricevuto l'ambito titolo di "città" con il nome classicheggiante di Brunopoli, poi evolutosi in quello attuale. Il nucleo storico, eletto a sede estiva del vescovado brissinese, fiorì sulla riva sinistra del fiume, strategicamente protetto a nord dal corso d'acqua e a sud delle estreme propaggini del Plan de Corones, oggi ambito polo sciistico. Vegliata dal Castello vescovile con maschio merlato e doppia cinta muraria, sorto tra il XIII e il XIV secolo su un'altura boscosa leggermente sopraelevata rispetto al tessuto urbano, la città vecchia accoglie il visitatore con la sua inconfondibile impronta tirolese, qui come altrove rappresentata da case con finestre a sporto coronate da timpani merlati, al cui piano terreno ammiccano le insegne in ferro battuto di eleganti negozi, nella più rigorosa tradizione mitteleuropea.

Varrà la pena spendere qualche parola sulle finestre a sporto (il cui nome originale suona Erker), una soluzione architettonica che accomuna l'Alto Adige al mondo germanico: si tratta di corpi a uno o più piani, finestrati, che sporgono appunto rispetto al filo di facciata e - a differenza dei boy-window anglosassoni - nascono a livello di uno dei piani superiori. Come si può gradevolmente ammirare passeggiando per le strade di Brunico, la loro funzione è a un tempo pratica ed estetica, servendo sia ad accrescere lo spazio abitativo all'interno della casa che a movimentare la facciata all'esterno. L'asse principale del borgo, costituito dalla via di Città che si dipana ai piedi del castello, presenta un'interessante antologia di Erker, concentrati all'interno di un piccolo guscio murario nel quale si aprono tre porte, nelle direzioni verso le quali si svolgevano un tempo i traffici commerciali, trasferitisi oggi sull'altra sponda del Rienza. Oltre alla suggestiva edilizia civile è da ammirare una pregevole opera plastica a carattere religioso conservata nella parrocchiale di San Salvatore, nei pressi della Porta delle Orsoline, il cui altare neogotico ingloba tre rilievi in legno policromo di scuola boema riferibili alla prima metà del Quattrocento.

Sede del ritiro biancoceleste nel 2001.