Cesena AC


Il logo del Cesena

Le gare disputate contro il Cesena
Lo stadio Dino Manuzzi di Cesena

Squadra della città di Cesena

Dal 1920 al 1936 il simbolo sportivo di Cesena era rappresentato dalla squadra di calcio della "Unione Sportiva Renato Serra". Quest'ultima venne così battezzata in onore di un giovane patriota cesenate morto combattendo sul Carso durante la prima guerra mondiale in difesa della liberta' e dell'Italia. Il fascismo chiamo' alle armi i giovani e la squadra fu sciolta; ma neanche la guerra riuscì a cancellare la passione per il calcio, che si era diffusa profondamente in tutta la citta'. Nel 1940, il Conte Alberto Rognoni ( che all'epoca era solo uno studente universitario di 26 anni, che si era da poco avvicinato al football grazie al fratello minore Carlo, diventato portiere del Forlì) ebbe l'idea di creare una societa' di football, usando i colori dello stemma cesenate. Il calcio, all'epoca, viveva sulle mirabolanti sfide tra i quartieri; il Conte scelse il meglio tra quelle squadre e il 21 aprile fondo', insieme a Arnaldo Pantani (in qualità di allenatore-giocatore) e Renato Piraccini (in qualità di direttore sportivo), l'Associazione Calcio Cesena. L'affiliazione del Cesena alla F.I.G.C. avvenne l'8 agosto dello stesso anno, dopo regolare versamento della tassa annua pari a lire 100 a cui se ne aggiunsero altre 40 per l'iscrizione al campionato di prima divisione.

Il primo acquisto importante fu quello di Iro Bonci, il miglior numero dieci di ogni tempo, che Piraccini riuscì a prelevare dal Forlimpopoli al costo di 1500 lire. La compagine bianconera era pronta e debuttò nel campionato di prima divisione il 17 novembre 1940 vincendo fuori casa col risultato di 8 a 1 contro il Rimini "B". Il Cesena, che nasce nel vecchio campo dell'Ippodromo, si dimostro' subito la rivelazione del campionato, ma negli anni successivi dovette affrontare molti ostacoli. Per dare ulteriore stimolo alla squadra, venne costruito nel 1957, il nuovo stadio "La Fiorita", seguito da lavori di ampliamento delle gradinate e di copertura della tribuna che terminarono nel 1961. E' proprio in questi anni che tanti giovani, come Azeglio Vicini, nel 1952, approdano a Cesena, uno dei trampolini di lancio verso i più prestigiosi palcoscenici calcistici. Nel 1964 quando già il Cesena si trovava in Serie C, dopo ventiquattro anni dalla fondazione, il Conte Rognoni consegna la società Dino Manuzzi, questi era un ricco commerciante di frutta, imprenditore di gran fiuto che, grazie ad una accorta politica di valorizzazione dei giovani e di rigorosa attenzione al bilancio, riuscì ben presto a fare del Cesena una società modello. Dino Manuzzi capì che per arrivare alla "grande squadra", era neccessario costruire la "grande società". Si circondò quindi di gente fidata ed amica e si mise subito all'opera per costruire una squadra di prestigio che, più che parlare un linguaggio cesenate, doveva, nel tempo personificare un'intera regione: la Romagna.

Si aprirà così, un glorioso capitolo nella storia del calcio cesenate, che ci porterà nel 1967/68, sotto la guida di Cesare Meucci, all'ambito traguardo della Serie B. L'approccio con la nuova categoria non fu facile, nei primi tre anni la squadra si trovo' a lottare disperatamente per la sopravvivenza e riuscì sempre ad ottenere la salvezza solo nelle ultime giornate di campionato. Nel 1972/73, la squadra raggiunge la massima serie, sotto la guida di uno dei più famosi allenatori italiani, Gigi Radice, che però l'anno successivo viene sostituito da Eugenio Bersellini, che grazie ad una profonda trasformazione, consentì la permanenza in Serie A alla sua squadra. Nella stagione 1975/76 il Cesena raggiunse l'apice della propria storia. Il "Miracolo Cesena" conquistò l'attenzione nazionale. I 32 punti finali frutto di 9 vittorie, 14 pareggi e 5 sconfitte permisero alla compagine bianconera di raggiungere il sesto posto in classifica che valse l'accesso in Europa e l'appuntamento con la storia. Il sorteggio per il Cesena non fu dei più favorevoli, dovendo, la squadra del neo-allenatore Corsini, affrontare nei trentaduesimi di finale i tedeschi orientali dell' 1FC Magdeburg, già vincitori di tre titoli nazionali (1972/74/75), di due coppe nazionali (1969/73) e della Coppa delle Coppe nel 1974 ai danni del Milan. La gara di andata si giocò il 15/9/1976 allo stadio "Ernst Grube" e vide la squadra romagnola soccombere per 3 a 0 anche a causa di alcune decisioni arbitrali molto dubbie. La gara di ritorno, quindici giorni dopo, si presentava così proibitiva.

Al 6' del secondo tempo invece i padroni di casa si portarono sul 2 a 0 in virtù delle reti di Mariani e Pepe. Il miracolo non appariva più impossibile. Il Cesena ci sperava ma fu solo un'illusione. Il 2 a 1 di Sparwasser sancì la definitiva eliminazione dall'Europa e a nulla servì il terzo goa di Macchi. La stagione 1976/77 si rivelò poi un'annata da dimenticare con la retrocessione in B e l'inizio di un periodo amaro per il Cesena. Nell'agosto del 1979 infatti il Presidentissimo Dino Manuzzi fu vittima di una banale caduta tra le mura di casa. Sottoposto ad un delicato intervento chirurgico alla testa Manuzzi iniziò un lento e difficile periodo di convalescenza che lo costrinse nell'ottobre del 1979 a cedere la presidenza al nipote Edmeo Lugaresi, anche lui esportatore di frutta, il quale aveva imparato dallo zio non solo il commercio delle mele, ma anche la gestione di una società di calcio. Alla sua prima stagione '80-'81 alla guida della società, centrò subito la promozione in serie A. Il protagonista fu un giovane allenatore al suo secondo campionato a Cesena, Osvaldo Bagnoli costretto poi a lasciare la guida della squadra per motivi familiari al termine della stagione stessa. Al campionato '80-'81 risalgono tre record del cesena in serie B tuttora imbattuti: 14 vittorie casalinghe, maggior numero di spettatori in una singola gara interna (28.602 in Cesena-Milan del 17-5-81) e nell'insieme delle partite interne (240.139 per una media a gara di 12.639). Per la nuova avventura in serie A venne scelto come allenatore G.B.Fabbri e venne acquistato uno tra i più forti giocatori provenienti dal mercato estero: Walter Schachner, centravanti della nazionale austriaca.

Fabbri venne licenziato alla quindicesima giornata e venne sostituito da Renato Lucchi, con il quale il Cesena riuscì ad ottenere la salvezza, ma la gioia per il risultato raggiunto venne offuscata dalla scomparsa, il 29 maggio del 1982, di Dino Manuzzi a ricordo del quale il consiglio comunale gli intitolò a partire dalla stagione successiva lo stadio cittadino. Nel campionato '82-'83 il Cesena guidato da Bruno Bolchi retrocedette in serie B. Sempre sotto la guida di Bruno Bolchi il Cesena raggiunge nuovamente nell'87 la serie A, dove rimane per alcuni anni. Nonostante la permanenza in serie B negli anni '90, il Cesena ha dimostrato di essere una grande squadra, che ha dato illustri nomi al nostro calcio, come ad esempio gli allenatori Arrigo Sacchi e Azeglio Vicini, senza poi considerare i numerosi giocatori che hanno indossato la casacca bianconera. Da non sottovalutare è, anche, il vivaio giovanile cesenate, che rappresenta un vero punto di forza della societa', che infatti ogni anno ottiene ottimi risultati nei tornei giovanili, come quello di Viareggio.