Domenica 23 agosto 1998 - Madrid, Estadio Vicente Calderón - Atletico Madrid-Lazio 3-0


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23 agosto 1998 - Amichevoli stagione 1998/99 - X amichevole - Trofeo Villa de Madrid

ATLETICO MADRID: Molina, Aguilera (60’ Torrisi), Santi, Chamot, Serena, Njegus, Jugovic, Bejbl (53’ Roberto), Lardin, Kiko (46’ Correa), José Mari (72’ Valeron).

LAZIO: Marchegiani, Pancaro (46’ Lombardi), Couto, Negro, Favalli, Baronio (42’ G.Lopez), Nedved, De la Peña, Venturin, Salas, Boksic (46’ Stankovic, 84’ Marcolin).

Arbitro: Grady (USA)

Marcatori: 31’ Lardin, 49’ Lardin (rig), 50’ José Mari.

Note:

Spettatori:

De la Peña in azione
Un articolo di un giornale spagnolo
L'esultanza dell'autore di due dei tre gol madrileni
Il biglietto della gara
La pagina de "El Mundo Deportivo" del 23 agosto 1998

Netta battuta di arresto anche per la Lazio: a Madrid, l'Atletico di Arrigo Sacchi si è imposto con il punteggio di 3-0.

Il Messaggero titola: "Lazio, crollo clamoroso. Subisce sempre, resta in dieci: l’Atletico passeggia e la travolge".

L'articolo così prosegue: Nel pianto di Marchegiani, dopo il terzo gol, l'impotenza, la delusione e la rabbia della Lazio attuale. No, ancora non ci siamo. Squadra lenta, in preoccupante ritardo di condizione, fragile sotto il profilo nervoso, con troppi equivoci tattici e senza una precisa identità. A pochi giorni dalla Supercoppa, la Lazio non dà confortanti segnali di vita e rimedia così un'altra figuraccia come quella di Lisbona. Un 3-0 pesantissimo, che non lascia spazio a recriminazioni. Ed Eriksson deve ancora capire qual è l'assetto tattico migliore per la nuova formazione che evidenzia ancora limiti e carenze. Il tecnico aveva pensato ad un 4-5-1, con Salas impiegato sulla fascia destra a supportare il centrocampo, poi si è reso conto che l'azzardo era pericoloso perché il cileno ha il senso del gol nel sangue ed ha ripiegato sul tradizionale 4-4-2 con il Matador centravanti. Dovendo impiegare tre extracomunitari, proprio in vista della sfida alla Juventus, l'allenatore svedese sacrificava Stankovic mandando Baronio a fare il centrocampista di fascia destra. Posizione nella quale Baronio non poteva sfruttare le proprie caratteristiche perché chiamato ad un continuo lavoro di tamponamento per fronteggiare ora il possente Bejbl, ora l'arrembante Serena. L'Atletico (senza Vieri, problemi muscolari), nelle cui manovre si comincia a vedere il lavoro di Arrigo Sacchi, si è subito dimostrato più forte atleticamente e veloce nelle percussioni ed ha messo agevolmente sotto il "leggero" e singolare centrocampo biancoceleste.

Un centrocampo con 3 centrali: De la Peña, Baronio e Venturin. Senza contare che Nedved troppe volte latitava nel lavoro di supporto a Favalli e che Pancaro era sceso in campo con il ginocchio destro ancora in disordine. Lo stesso De la Peña era risucchiato in posizione troppo arretrata tanto da giostrare all'altezza dei difensori. Insomma, una Lazio senza testa che pagava gli equivoci e che annaspava ogni qualvolta gli spagnoli si affacciavano nell'area di rigore. Marchegiani era chiamato agli straordinari per arginare le folate di Kiko, Lardin e José Mari. Alla mezz'ora un dubbio ed ingenuo intervento da dietro di Couto su Kiko veniva punito con il rigore ed il cartellino giallo. Era la svolta del match. L'arbitro non giudicava nello stesso modo un intervento in area di Serena ed ammoniva ancora il portoghese per un fallo su Kiko. Per il recidivo Couto arrivava così un'altra espulsione che costringeva Eriksson a togliere Baronio per inserire un difensore. Il primo tempo della Lazio, giocato su ritmi troppo compassati, era tutto in qualche contropiede di Boksic, che si faceva ammirava per un paio di ottimi spunti, e nei guizzi di un Salas comunque sempre circondato da avversari pronti al raddoppio di marcatura ed a chiudere gli spazi per impedire le verticalizzazioni di De la Peña. La ripresa risultava un'autentica mattanza dell'Atletico che sfruttava benissimo la superiorità numerica e gli ampi spazi a disposizione. Eriksson lasciava negli spogliatoi Pancaro e Boksic inserendo Lombardi e Stankovic con Salas unica punta.

I guizzi di Lardin e José Mari mettevano in ginocchio una Lazio incapace né di reagire, né di impostare azioni degni di rilievo e che evidenziava anche poca personalità nel fronteggiare una situazione difficile ma non drammatica. Senza il peso di Boksic, e con un uomo in meno, i biancocelesti, infatti, erano relegati al ruolo di modesti sparring partners. Salas provava qualche sortita offensiva ma non trovava né il sostegno adeguato, né i varchi per piazzare lo spunto in velocità. Del cileno, comunque, l'unica azione pericolosa costruita in tutto il secondo tempo, mentre Lombardi evitava con un ottimo recupero il quarto gol. Nel finale Lardin macchiava la bella prova con un duro intervento che azzoppava Stankovic e gli costava la meritava espulsione. Eriksson ha dovuto ancora rinunciare ad elementi importanti come Conceicao, Mihajlovic, Mancini, Almeyda ed ha schierato un paio di pedine in condizioni fisiche precarie, ma queste attenuanti non sembrano poter giustificare la pochezza tecnica e fisica evidenziata contro una formazione reduce da prestazioni negative. Resta un sola consolazione: la Lazio vista a Madrid è stata troppo brutta per essere quella vera. Però la nuova squadra, quella voluta da Cragnotti e dallo svedese, sembra lontana all'orizzonte: una figura sbiadita ed ancora difficile da definire. Contro la Juventus servirà una Lazio ben più tonica, quadrata e di personalità. Addirittura lapalissiano.


Tratte dal quotidiano romano, alcune dichiarazioni post-gara:

Duro sfogo di Sven Goran Eriksson dopo la batosta subita dall'Atletico. «Non siamo ancora una squadra, né in fase difensiva, né in quella offensiva. Abbiamo giocato male in undici e peggio in dieci. Una delusione. Inoltre, abbiamo spianato la strada del successo agli spagnoli con una grave e grossa ingenuità nell'azione che ha portato al primo gol. Così come ingenua è risultata l'espulsione di Couto: c'è ancora tanto da lavorare per migliorare questa situazione difficile ed imprevista». Eriksson, che aveva deciso di dare un giorno di vacanza alla squadra, ha cambiato idea: oggi pomeriggio tutti a Formello per allenarsi. E' chiaro che la brutta prestazione offerta a Madrid ha preoccupato il tecnico svedese che oggi avrà un faccia a faccia con i biancocelesti per cercare di capire i problemi che assillano la formazione. Il direttore generale Velasco si è schierato al fianco dell'allenatore. «La mia posizione è quella di Eriksson». Una situazione comunque molto delicata.

Mancini, Conceicao, Mihajlovic, Almeyda, Pancaro, Favalli, Stankovic: la lista degli infortunati è lunga e condiziona le scelte di Eriksson in vista della Supercoppa di sabato prossimo. L'allenatore deve anche fare i conti con le condizioni di Boksic che non sono delle migliori perché il croato, pur avendo lavorato tanto in fase di potenziamento, ha giocato poco ed ha limiti di tenuta. Inoltre il ginocchio destro di Pancaro è tornato gonfiarsi ed il difensore non può forzare, tanto che nemmeno avrebbe dovuto giocare contro l'Atletico. L'articolazione deve riprendere l'abitudine agli sforzi prolungati. Per la sfida del "Delle Alpi", comunque, l'infermeria dovrebbe svuotarsi. Eriksson, infatti, ha tenuto a riposo i vari Mancini, Mihajlovic, Conceicao per averli pronti contro la Juventus e così pure Pancaro. Resta da valutare se sarà il caso di affidarsi ad un Boksic ancora a corto di fiato o preferirgli Stankovic come terzo extracomunitario, ammesso che il serbo smaltisca la botta rimediata alla caviglia. Favalli ha riportato una sospetta distorsione al ginocchio destro.

La società biancoceleste continua a corteggiare Christian Panucci. I campioni d'Europa in cambio del difensore vorrebbero Conceicao. Ed Eriksson sul portoghese sembra abbia posto il veto. Quindi la trattativa, seppur in piedi, resta molto difficile. Il direttore generale Julio Velasco ha deciso di potenziare in maniera adeguata la palestra di Formello fino a renderla una struttura all'avanguardia come mezzi. Velasco, proprio nell'ottica di strutturare una Lazio secondo i modelli delle società più prestigiose d'Europa, effettuerà dei viaggi di "aggiornamento professionale" in casa dell'Ajax e del Real.