Sandri Gabriele


Gabriele Sandri
L'area di servizio Badia al Pino Est, luogo del misfatto
Le sciarpe di tante tifoserie in memoria di Gabriele
La coreografia della curva interista nella partita Inter-Lazio del 2 maggio 2009 a ricordo di Gabriele
Il logo della Fondazione Gabriele Sandri sulla maglia della Lazio in occasione della gara Lazio-Parma 1-0 del 6 novembre 2011
Il Sindaco di Roma Gianni Alemanno davanti alla targa del Parco intitolato a Gabriele nel novembre 2011
La targa in memoria di Gabriele posta nell'Area di Servizio Badia al Pino Est
La Gazzetta dello Sport del 15 luglio 2009
La "scheggia" di marmo scoperta l'11 novembre 2011 nella stazione di servizio di Badia al Pino. La madre di Gabriele depone un mazzo di fiori biancocelesti. Vi è incisa la frase "Nel ricordo di Gabriele Sandri - Cittadino italiano - Mai più". (Immagine tratta da: You reporter.it)

La gara Inter-Lazio rinviata a causa del decesso di Gabriele ed ulteriori articoli


La tragedia che scuote l'Italia, che provoca un'ondata di indignazione in tutte le tifoserie, che riaccende il dibattito sia sulle violenze degli ultras sia sugli errori che a volte commettono gli uomini delle forze dell'ordine, comincia poco dopo le nove di mattino, nell'autogrill di Badia al Pino, lungo l'autostrada A1 in direzione Firenze. E' l'11 novembre 2007 e la Lazio è di scena a Milano contro l'Inter.

Un accenno di rissa tra sostenitori juventini e laziali, la Polizia Stradale che subito dopo interviene, un agente che spara uno, forse due colpi di pistola a grande distanza: muore così un giovane ragazzo. Gabriele Sandri, 26 anni, supporter biancazzurro, noto dj dei locali romani e titolare di un negozio di abbigliamento, viene colpito al collo mente si trova all'interno di un'auto, una Renault Megane. Una morte assurda, "un tragico errore", come alcune ore dopo il fatto ammette il questore di Arezzo Vincenzo Giacobbe. Diversa l'opinione di Luigi Conti, legale della famiglia della vittima, che accusa: "E' omicidio volontario". Così come il fratello di Gabriele, Cristiano Sandri, che urla tutto il suo dolore: "Me lo hanno ammazzato".

Adesso, naturalmente, spetta agli inquirenti fare piena luce sull'accaduto sia ascoltando i testimoni - a partire dall'agente che ha sparato, a quanto sembra un trentenne con diversi anni di esperienza alle spalle - sia attraverso altri tipi di riscontri. Come con i filmati delle telecamere di sicurezza dell'autogrill sequestrati dalla Polizia scientifica. In attesa di conoscere l'esito delle indagini quel che sembra certo è che, poco prima delle nove del mattino, un'auto di tifosi juventini, nel piazzale di sosta, viene avvicinata da alcuni supporter laziali, armati di spranghe. C'è tensione, ma i bianconeri riescono a sottrarsi all'aggressione. L'incidente però, ormai concluso, richiama l'attenzione di una pattuglia della Polstrada che, dalla corsia opposta, tenta di intervenire.

La Megane dei laziali sta già uscendo dall'area di servizio. In quel momento, dall'altra parte della carreggiata, l'agente spara ed un colpo almeno trapassa il vetro posteriore della Megane e colpisce a morte Sandri seduto sul sedile posteriore sinistro. Forse un goffo tentativo di sparare in aria proiettili di avvertimento: ma questo lo si vedrà nel corso delle indagini. Gli amici di Sandri, con lui agonizzante in auto, continuano a guidare e si fermano più avanti, praticamente al casello di Arezzo, quando vengono raggiunti dalla pattuglia. Ma per Gabriele non c'è più nulla da fare. Tra i primi ad essere interrogato è l'agente che ha sparato: trentenne, con diversi anni di servizio. Ma per ora le sue dichiarazioni restano top-secret.

Poco dopo la tragedia le indiscrezioni si rincorrono e si comincia a dire che la vittima non è stata colpita da tifosi avversari ma da un uomo delle forze dell'ordine. Vertici calcistici e dirigenti del Viminale si riuniscono subito e alla fine decidono di sospendere Inter-Lazio e di far cominciare le altre partite di Serie A con 10 minuti di ritardo. Si sa anche che il Viminale deciderà di vietare d'ora in poi tutte le trasferte. Ma questo non basta a sedare gli animi dei tifosi ed incidenti si registrano in vari stadi. Atalanta-Milan viene interrotta dopo pochi minuti per motivi di ordine pubblico, lo stesso accade a Taranto per Taranto-Massese di C1. A Milano, tifosi interisti e laziali formano insieme un corteo e percorrono le strade vicino allo stadio. Davanti a un commissariato parte una sassaiola. In quasi tutti gli stadi si sprecano gli insulti alla Polizia.

"Gabbo (questo il soprannome di Gabriele), non era un tifoso violento", dice un amico. Aveva due grandi passioni Gabriele Sandri: la musica e la Lazio. Seguiva la squadra in tutte le sue trasferte. Lo conoscevano pure i giocatori. Recentemente aveva partecipato ad una festa con il difensore Lorenzo De Silvestri. Romano, Gabriele gestiva un negozio di abbigliamento alla Balduina ma la sera indossava i panni di dj. Walter Valloni, un manager amico, ha la voce rotta dalla commozione: "Lo conoscevo bene: non era un violento. Ho trascorso con lui tutta l'estate nel mio locale di Porto Rotondo, l'Em Club. Faceva il dj resident. A Roma lavorava spesso nella discoteca La Cabala". "Me lo hanno ammazzato a 26 anni con una pistola. Ora le istituzioni facciano la loro parte". Cristiano Sandri è il fratello di Gabriele. Esce dalla caserma della polizia stradale di Arezzo che indaga sull'omicidio di questo pomeriggio e si abbraccia a lungo con il padre in lacrime.

Nel suo blog, Gabriele si presenta così: "Commmerciante, nato a Roma, inizia a coltivare la sua passione per la musica in piena era rave. Il suo primo disco lo compra a 13 anni. I suoi vinili comincia a farli girare nei sabati pomeriggio della capitale. Nel 2002, la prima stagione estiva in Costa Smeralda". Il 9 gennaio 2009, presso la Sala delle Bandiere in Campidoglio, alla presenza del Sindaco di Roma Alemanno e di altre personalità, viene costituito il Comitato che darà vita alla Fondazione Gabriele Sandri che concentrerà la propria attenzione sullo studio e sul contrasto del fenomeno della violenza. Il Comitato, presieduto da Cristiano Sandri, fratello dello sfortunato tifoso laziale, avrà lo scopo di "raccogliere fondi per dar vita, unitamente con il Comune di Roma, entro un anno, alla Fondazione Gabriele Sandri".

Alla fine di marzo 2009, ad Arezzo, inizia il processo di primo grado che vede imputato Luigi Spaccarotella, il poliziotto in servizio alla Polstrada dalla cui arma, in quella domenica, è partito il colpo che ha purtroppo ucciso Gabriele. Il 14 luglio dello stesso anno, l'agente viene ritenuto colpevole di omicidio colposo e condannato a 6 anni di reclusione.

Il 1 dicembre 2010, la Corte di Appello di Firenze condanna Spaccarotella alla pena di 9 anni e 4 mesi. La Corte condanna l'agente per omicidio volontario con dolo eventuale. Il pg Aldo Giubilaro aveva chiesto la condanna a 14 anni ma la Corte ha riconosciuto una riduzione della pena legata al rito abbreviato e alle attenuanti generiche.

Da Il Messaggero dell'11 novembre 2011:

Oggi Roma ricorda Gabriele Sandri e gli intitola un campo di bocce nella Pineta di Belsito, in via Parco della Vittoria. "Roma Capitale non dimentica Gabriele Sandri e lo fa dedicandogli, a quattro anni dalla sua tragica scomparsa, un impianto sportivo di bocce nel suo quartiere e nel parco a lui intitolato", hanno dichiarano ieri, in una nota, il consigliere Pdl di Roma Capitale, Federico Guidi, e il delegato del sindaco allo Sport, Alessandro Cochi. Il campo di bocce è nel parco a lui dedicato da Roma Capitale nel 2009, a pochi metri dalla scuola che frequentò da bambino. "Lo vogliamo ricordare - hanno spiegato Guidi e Cochi - nel modo migliore, creando una struttura pubblica a disposizione di tutti, che certamente rappresenterà un importante punto di aggregazione sociale dove poter esercitare una sana attività sportiva e in mezzo alla natura, elevando sport e socializzazione due aspetti molto presenti nella vita di Gabriele e che lo ricorderanno per sempre".

"Mai più 11 novembre", si legge nella targa inaugurata nel parcheggio dell'Autogrill Badia al Pino Est (Arezzo) per ricordare Gabriele Sandri. Oltre alla famiglia, presente al completo, tanti i tifosi in rappresentanza di Bari, Lazio, Sampdoria, Juventus, Inter, Milan, Fiorentina, Ancona, Cremonese e Arezzo. Presenti anche le autorità locali: il sindaco di Civitella (Arezzo) Ginetta Menchetti ha portato il saluto del comune nel cui territorio è Badia al Pino. Sul luogo dove Sandri venne colpito non sono mancati mai fiori e sciarpe dei supporter di tutte le squadre.


Tappe principali della vicenda:

Ecco le tappe della vicenda dell'agente Luigi Spaccarotella, dalla morte di Gabriele Sandri alla requisitoria finale del PM.

11 novembre 2007 - All'autogrill di Arezzo, sull'autostrada A1, rissa tra juventini e laziali. Interviene una pattuglia della polizia stradale. Un agente, Luigi Spaccarotella, spara: muore Gabriele Sandri, 28 anni. La rabbia dei tifosi: assalti alle caserme, devastata la sede del Coni.

12 novembre 2007 - Il questore di Arezzo Vincenzo Giacobbe fa il punto delle indagini: "Per ora è omicidio colposo, ma non escludo che possa diventare omicidio preterintenzionale o volontario: secondo un testimone, l'agente ha sparato con le braccia tese ad altezza d'uomo".

13 novembre 2007 - Folla di amici alla camera ardente. Lutto cittadino in occasione del funerale previsto per il giorno dopo. Intanto proseguono gli interrogatori degli ultrà arrestati a Roma per l'assalto alle caserme.

15 novembre 2007 - L'accusa per l'agente Spaccarotella diventa omicidio volontario. Nel frattempo emergono nuovi particolari relativi alla rissa tra juventini e laziali. E a Roma tre molotov vengono trovate vicino a un commissariato.

15 febbraio 2008 - La perizia balistica sul proiettile che ha ucciso Sandri conferma che il colpo della pistola è stato deviato. Lo dice Francesco Molino, l'avvocato di Spaccarotella.

25 settembre 2008 - Parte il processo per l'omicidio di Gabriele Sandri ma subito c'è uno stop. Il gup decide di rinviare l'udienza accogliendo l'eccezione avanzata dai legali di Spaccarotella, cui non è stato trasmesso l'atto di chiusura dell'indagine preliminare.

29 settembre 2008 - Spaccarotella chiede perdono ai familiari di Gabriele Sandri. Intervistato dall'Ansa dice: "Non volevo ucciderlo".

11 novembre 2008 - Il capo della polizia Antonio Manganelli si assume la responsabilità della morte di Sandri. "Una tragedia causata dall'avventatezza".

13 gennaio 2009 - Un filmato della procura ricostruisce l'omicidio del tifoso laziale. Si tratta di una simulazione basata sulle ricostruzioni dei testimoni, secondo i quali Spaccarotella sparò stringendo l'arma con due mani.

16 gennaio 2009 - Il gup di Arezzo Luciana Cicerchia rinvia a giudizio Spaccarotella per omicidio volontario.

22 gennaio 2009 - Sospeso l'agente Spaccarotella. Lo ha detto il sottosegretario all'Interno Alfredo Mantovano. Ma gli avvocati del poliziotto affermano che non è arrivato alcun provvedimento al loro assistito.

9 luglio 2009 - Il pm Giuseppe Ledda porta in aula una Beretta, come quella in dotazione alla polizia, e ha mimato il gesto impugnandola a braccia tese. E' il momento finale della requisitoria in cui chiede 14 anni di reclusione per Spaccarotella.

14 luglio 2009 - La sentenza di primo grado condanna l'agente Spaccarotella a 6 anni di carcere per omicidio colposo.

1 dicembre 2010 - La Corte di Appello di Firenze porta la condanna per Spaccarotella a 9 anni e 4 mesi. Per i giudici il fatto accaduto è omicidio volontario.

11 novembre 2011 - A quattro anni di distanza da quel tragico 11 novembre 2007 alla stazione di servizio di Badia al Pino (Arezzo) è stata posta una stele in ricordo di Gabriele Sandri, il giovane tifoso laziale ucciso da un colpo di pistola sparato dall'agente della Polizia Luigi Spaccarotella. Una commemorazione che ha visto protagonisti i tifosi di diverse società calcistiche: Lazio, Inter, Milan, Juventus, Arezzo, Bari, Venezia, Carrarese, Cremonese ed Ancona tra le più numerose. La morte di Sandri unì e unisce ancora oggi i tifosi delle "curve" italiane come il calcio non fa quasi mai. Presenti anche i familiari della giovane vittima. Commoventi le parole di papà Giorgio e del fratello Cristiano, presenti con la madre di Gabriele, che hanno ringraziato "il popolo di Gabbo", ovvero quei giovani che con Gabriele condividevano la passione per il calcio e che non hanno mai accettato la sua morte. Giovani che troppo spesso, secondo Giorgio Sandri, vengono "infangati da persone che non hanno capito il loro vero valore". Presenti anche gli esponenti politici Walter Verini (Pd) e Paola Frassinetti (PdL). L'ultimo saluto da parte dei presenti è stata la deposizione accanto alla stele in onore di "Gabbo" delle sciarpe delle varie tifoserie.

14 febbraio 2012 - da Il Messaggero:

Caso Sandri, la Cassazione conferma: "Fu omicidio volontario". Spaccarotella verso il carcere: lo affronterò da uomo. Il legale: si costituirà. Il padre di Gabbo: giustizia è fatta.

La Cassazione ha confermato la condanna a 9 anni e 4 mesi per l'agente della Polstrada Luigi Spaccarotella, dichiarato colpevole dell'omicidio volontario del tifoso della Lazio Gabriele Sandri, avvenuto l'11 novembre 2007 sull'A1 nei pressi di Arezzo. Spaccarotella potrebbe finire in carcere già nelle prossime ore per scontare la pena. Spaccarotella ha atteso nella sua casa di Arezzo il verdetto della Cassazione, con la moglie, i figli, alcuni parenti e alcuni amici. L'agente, sospeso dal servizio, è rimasto chiuso in casa anche dopo il verdetto. "Giustizia è fatta" le prime parole del padre di Gabriele. "Ho sempre avuto fiducia nella giustizia e voglio dire grazie a tutta la gente che c'è stata vicino fino a questo momento. Ho avuto un solo momento di scoraggiamento quando è stata emessa la sentenza di primo grado che era raccapricciante. Ma ora le cose sono andate come dovevano andare". Queste le prime parole di Piergiorgio Sandri, papà di Gabriele. "La Cassazione ha confermato che l'uccisione di mio fratello è stato un atto volontario, seppure con la responsabilità del dolo eventuale e questo verdetto rispecchia il diritto e la realtà dei fatti" ha detto Cristiano, il fratello avvocato di Gabriele. "Non è il discorso dell'anno in più o in meno di carcere, l'importante è che il principio di diritto sull'uguaglianza dei cittadini davanti alla legge sia stato rispettato", ha aggiunto. "Se venisse legittimata la sentenza di primo grado - aveva commentato Cristiano prima della sentenza - allora tutte le strade italiane diventerebbero un far-west nel quale alle forze dell'ordine sarebbe lecito sparare per nulla".

"Affronterò la situazione da uomo", ha detto Spaccarotella a uno dei suoi legali, l'avvocato Federico Bagattini. Il legale, racconta che l'agente della Polstrada sta vivendo queste ore "drammaticamente". "Questione di ore - spiega - e le porte del carcere per lui si apriranno. Andrà a costituirsi." ha detto uno dei legali di Spaccarotella. In ogni caso il difensore dice chiaramente che "tutte le decisioni devono essere rispettate. Rispettiamo anche questa. Purtroppo finisce in maniera non positiva anche se va ricordato che di solito per l'omicidio volontario la pena è molto più alta e, solitamente, non vengono inflitti 9 anni ma anche 20". In Cassazione numerosi amici di Gabbo. Non ci sono mai stati momenti di tensione, eccetto qualche piccolo mugugno in aula quando i difensori di Spaccarotella hanno sostenuto la tesi del dito "rattrappito" che, per incidente, aveva sparato a Gabriele. Spaccarotella, che non ha subito carcerazione preventiva durante le indagini preliminari, era stato condannato in primo grado a sei anni di reclusione per omicidio colposo, determinato da colpa cosciente. In secondo grado i fatti erano stati qualificati come omicidio volontario per dolo eventuale e la pena era stata elevata a nove anni e quattro mesi di reclusione. Il ricorso dell'imputato in Cassazione è stato ora rigettato e la sentenza è così diventata irrevocabile. Cominceranno ora gli adempimenti per l'esecuzione della pena, che dovrebbero concludersi nelle prossime ore, o domani, con il trasferimento di Spaccarotella in carcere.

Secondo il sostituto procuratore della Cassazione Francesco Iacoviello, che aveva chiesto all'Alta Corte la conferma della condanna, l'agente Spaccarotella, non stava mirando alle gomme della Renault sulla quale si trovava Gabriele Sandri, ma sparò perché "voleva colpire la macchina e l'ha colpita". Aveva aggiunto: "La vittima è stata colpita al collo, se ci fosse stata una deviazione della rete, al massimo, sarebbe stata attinta al petto!". Per il pg, dunque, si trattò di omicidio volontario e non colposo come invece ritenuto dai giudici di primo grado. "La requisitoria del sostituto procuratore generale della Cassazione, Francesco Iacoviello, è stata molto insidiosa, svolta benissimo e piena di suggestioni. Si vede che aveva studiato molto bene questa vicenda". Era stato questo il commento degli avvocati Federico Bagattini e Francesco Molino, difensori di Spaccarotella. I due legali, nelle loro arringhe hanno riproposto la tesi, già sostenuta nei giudizi di merito, in base alla quale il poliziotto (ora sospeso dal servizio) avrebbe sparato non per uccidere ma solo per fermare la macchina e hanno ancora battuto sul tasto dello "stress" che avrebbe portato Spaccarotella a premere involontariamente il grilletto a causa "del dito rattrappito" dal freddo e dallo sforzo fisico.

15 febbraio 2011 - da Il Messaggero:

Luigi Spaccarotella, condannato ieri dalla Cassazione a 9 anni e 4 mesi di carcere per l'omicidio di Gabriele Sandri, si è costituito stamani al comando provinciale dei carabinieri di Arezzo. L'agente è stato portato via dal comando su un auto dei CC, poco dopo le 11,40. Era seduto sui sedili posteriori e aveva un cappuccio in testa per non farsi riconoscere. Spaccarotella sarà condotto in un carcere toscano per poi essere trasferito domani in quello militare di Santa Maria Capua Vetere. Spaccarotella ha aspettato questa mattina nella sua abitazione la trasmissione sentenza insieme ai famigliari, alla moglie e ai due figli, una bambina di 12 anni e un bimbo piccolo. Come annunciato ieri dai suoi legali, il poliziotto si è consegnato appena sono stati trasmessi i documenti per l'ordine di esecuzione della pena. Dal momento che il carcere di Arezzo è chiuso per lavori di ristrutturazione, l'agente sarà portato in primo momento nel penitenziario di Sollicciano, a Firenze.


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