Domenica 18 novembre 1979 - Roma, stadio Olimpico - Romani-Resto d'Italia 1-2


Stagione

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18 novembre 1979 - Amichevole 1979/80 - Derby misto Lazio e Roma.

ROMANI: (primo tempo) Cacciatori, Tassotti, Peccenini, Spinosi, Manfredonia, Rocca, B.Conti, Montesi, Giordano, Di Bartolomei, D'Amico. ROMANI: (secondo tempo) Cacciatori, Amenta, Manzoni, Spinosi, Manfredonia, Rocca, Scarnecchia, A.Lopez, Giordano, Di Bartolomei, D'Amico. A disp. Del Ciello. All. Lovati.

RESTO D'ITALIA: (primo tempo) Tancredi, Santarini, Citterio, Wilson, Turone, Benetti, Garlaschelli, Viola, Pruzzo, Nicoli, Ancelotti. RESTO D'ITALIA: (secondo tempo) Tancredi, Maggiora, Pighin, Wilson, Turone, De Nadai, Garlaschelli, Viola, Pruzzo, Nicoli, Ugolotti. A disp. Avagliano. All. Liedholm.

Arbitro: Menegali (Roma).

Marcatori: 9' Pruzzo, 14' Giordano (rig), 86' Pruzzo.

Note: cielo nuvoloso, temperatura rigida.

Spettatori: 20.000 circa per un incasso di 59 milioni devoluto alla famiglia di Vincenzo Paparelli.

Gli sportivi romani hanno risposto con civile compostezza all'appuntamento che aveva il significato di un categorico «no» alla violenza negli stadi. Intorno ai protagonisti del derby amichevole fra Roma e Lazio, scesi in campo in formazioni miste (romani contro il resto d'Italia), si sono creati tanti piccoli episodi che hanno formato un grande mosaico dal sapore deamicisiano, tuttavia senza mai scadere nella banale retorica. La coreografia è sembrata a tratti forzata da un pizzico di esagerazione nello scambio di gesti amichevoli fra le due tifoserie, divise da una radicata rivalità. Ma considerato il motivo profondamente umanitario che aveva spinto 19 mila persone a ritrovarsi nello stesso luogo dell'assurda tragedia avvenuta il 28 ottobre, con l'uccisione di un giovane padre di famiglia, non trova spazio la facile ironia dei nostri tempi, in cui si sono smarriti, purtroppo, tanti valori morali.

Il maltempo ha sicuramente inciso sulla partecipazione di pubblico. Ma nel complesso il bilancio è positivo se si considera che l'incasso, devoluto alla famiglia Paparelli, è stato di 58 milioni e 900 mila lire, da cui va sottratto il 14 per cento per diritti erariali. La giornata, tutta particolare, è cominciata con una messa in memoria di Vincenzo Paparelli a cui hanno assistito la vedova dello scomparso, i presidenti delle due società, tecnici e le squadre. I giocatori hanno consumato insieme la colazione. Poi si sono recati allo stadio con il biglietto acquistato ai botteghini, dove sono passati anche il presidente della Regione Santarelli, il prefetto Porpora, il sindaco Petroselli e lo stesso arbitro Menegali.

Ai cancelli sono stati distribuiti migliaia di garofani che recavano un cartellino sul quale era scritto: «Se proprio vuoi, lancia un fiore». Una specie di altarino circondato da bandiere romaniste e laziali era stato eretto nel punto preciso dove il giovane tifoso cadde fulminato da un razzo accanto alla moglie. E' cominciata la partita, inedita e singolare per la composizione delle due compagini: i «romani in maglia verde con spalline bianche; il resto d'Italia in maglia bianca e spalline verdi. In panchina Lovati per i romani e Liedholm che guidava i forestieri. Chi si aspettava una platonica esibizione con un risultato scontato di parità, ha dovuto ben presto ricredersi. La gara è stata vivace, interessante, valida sul piano agonistico e a tratti anche tecnico. Senza il pensiero dei due punti in palio, spinti da una allegra rivalità (è stata scommessa una cena che dovranno pagare gli sconfitti), i giocatori hanno potuto sbizzarrirsi a loro piacimento, anche per le marcature assai blande e approssimative.

I bianchi di Liedholm, con Viola, Wilson, Turone e Pruzzo in vetrina, protetti da un Tancredi in giornata strepitosa (il portiere ha sventato almeno cinque palle-gol), sono apparsi più ordinati ed esperti. Ma anche i romani si sono fatti ammirare, soprattutto con D'Amico, Di Bartolomei, Bruno Conti e Cacciatori. I gol nella ripresa: Pruzzo realizzava con una splendida mezza rovesciata. Quattro minuti più tardi Giordano (apparso assai in ombra) trasformava un calcio di rigore per fallo commesso da Wilson su Di Bartolomei. Ma a tre minuti dalla fine, con le squadre caparbiamente lanciate alla ricerca del successo, ancora Pruzzo, su preciso passaggio di Viola, siglava la rete della vittoria.

Si riaffacciava la rivalità, ma con toni sempre amichevoli, fra romanisti e laziali. «Pruzzo batte Giordano due a uno» cantavano in coro i giallorossi. La punta d'orgoglio proprio non riuscivano a nasconderla.





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Fonte: La Stampa