Faccani Augusto


Un bel primo piano di Augusto Faccani. E' riferibile al match Alba-Lazio 2-7 del novembre 1922 in cui Augusto era il capitano dei biancocelesti
Una lettera inviata dal fronte africano da Augusto Faccani al dirigente laziale Guido Baccani. E' il febbraio 19012

Centrocampista, nato a Roma il 31 maggio 1891 da Ernesto ed Angela Albonetti. Deceduto a Roma il 17 giugno 1944. Statura: m. 1,70, peso kg 75, torace: 92 cm, capelli: neri, lisci, occhi: castani, colorito: bruno. Meccanico. Soprannominato "Compare".

Oltre che come calciatore si distinse anche come forte nuotatore, pallanotista e come lanciatore di giavellotto. In questa specialità aveva un record di m 41,73. Soldato volontario nel 24° Reggimento di artiglieria di campagna il 12 dicembre 1909. Matricola n. 50311. Partito per la Tripolitania e Cirenaica il 21 ottobre 1911. Durante la permanenza in Tripolitania viene incarcerato per abuso di autorità, ma nel relativo processo viene assolto. Promosso caporale. Nel 1912 torna in patria e viene assegnato al 13° Reggimento artiglieria di Roma e quindi congedato. Nello stesso anno riprende il suo posto nella Lazio. Richiamato alle armi il 2 agosto 1914 giunge al reparto in ritardo, l'8 agosto, e viene degradato a soldato il 10 settembre 1914. Il 31 ottobre dello stesso anno viene posto in congedo militare illimitato. Richiamato per mobilitazione il 7 maggio 1915 raggiunge il 13° Reggimento di artiglieria di campagna in territorio di guerra. Ebbe in seguito un riconoscimento per aver partecipato alla guerra italo-turca. Nel 1910 era puntatore scelto.

Proveniente da una famiglia di concessionari all'ingrosso di ortofrutta di San Giovanni (ove abitava in Via Statilia n.18), approda alla Lazio per caso nel 1908, giusto in tempo per essere protagonista della storica vittoria di Pisa, quando in 8 ore, la Lazio sconfisse nell'ordine il Lucca (3-0), il Pisa (4-0) e il Livorno (1-0) conquistando la Coppa Interregionale. Era lui che aveva avuto l'idea di portare con sè una macchinetta da caffè che fu di grande conforto durante il lungo viaggio in Toscana. Non sapendo come fare il fuoco, usò del legno trovato nel vagone e rischiò di provocare un incendio. Il suo ruolo era quello di mediano ma in talune circostanze giocava al centro della difesa. Uomo dalla grande personalità e dalla volontà di ferro, era ritenuto un modello dai propri compagni. Dotato anche di grande sportività faceva delle qualità fisiche il proprio punto di forza. Con il suo calcio pulito e potente sapeva lanciare alla perfezione i compagni del reparto offensivo. La sua carriera fu interrotta dalla prima guerra mondiale a cui partecipò come soldato semplice del 18° Fanteria. Le sue ultime apparizioni nella Lazio risalgono al 1923. Tra il 1919 e il 1921 giocò ad altissimi livelli tanto che anche la stampa del nord ne invocava l'utilizzo in Nazionale. Dopo di che firma per l'Alba, convinto dal presidente biancoverde Farneti che gli prospetta un discreto riconoscimento economico. Dopo due stagioni, vinto dalla nostalgia, torna nei ranghi biancocelesti. Cessata l'attività agonistica, continuò quella di commerciante all'ingrosso, raggiungendo una posizione economica agiata. Il 17 giugno 1944 muore prematuramente, investito in pieno da una camionetta militare americana mentre attraversava la strada a Roma.






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