Girotti Massimo


Massimo Girotti
Il ricordo del Messaggero all'indomani della scomparsa

Pallanuotista e nuotatore . Nato a Mogliano (Mc) il 18 maggio 1918 e deceduto a Roma il 5 gennaio 2003 . Trasferitosi con la famiglia nella Capitale, mostra sin da ragazzo una grande predisposizione verso lo sport. Nel 1933 entra nella squadra juniores della Lazio Nuoto che il Presidente Bitetti sta rapidamente rilanciando a livello nazionale. Si applica allo stile libero, partecipando anche a qualche gara con le staffette. E' però la pallanuoto a catturare il suo principale interesse. Milita come portiere della seconda squadra biancoceleste per quasi tre anni. Entrato all'Università come studente di Giurisprudenza gareggia con il GUF romano tenendo sempre comunque un forte legame con la Lazio. Oltre alle piscine pratica altri sport come il canottaggio, lo sci e l'ippica costruendo così un fisico atletico e scattante. Viene segnalato a diversi registi di Cinecittà da Fulvio Jacchia, nuotatore della Lazio e scenografo cinematografico. Si appassiona alla recitazione e frequenta i corsi tenuti da Teresa Franchini partecipando alle sue prime rappresentazioni teatrali. Il regista Mario Soldati lo nota in uno spettacolo e gli offre un piccolo ruolo nel film "Dora Nelson" nel 1939. Dopo un altro ruolo, l'anno seguente, con Mario Camerini regista, trova la sua prima grande affermazione con "La corona di ferro" di Alessandro Blasetti. Il caso vuole che nella fortunata pellicola vengano ingaggiati, tra le comparse, come aitanti guerrieri i suoi ex compagni di nuoto della Lazio. E' il 1941 e per il giovane attore si spalancano le porte della celebrità e l'inizio di una carriera lunga e fortunata. Due anni dopo è il superbo protagonista di "Ossessione " di Luchino Visconti, un lavoro che lo consacra divo di prima grandezza. Apprezzato dal pubblico, in particolare da quello femminile, e osannato dalla critica, per tutti gli anni Quaranta e Cinquanta ha modo di lavorare con i migliori registi come Vittorio De Sica, Roberto Rossellini, Giuseppe De Santis, Michelangelo Antonioni, Pietro Germi. In questi anni spesso incarna ruoli drammatici caratterizzando uomini tenebrosi e tormentati quanto fragili e inquieti. Negli anni della maturità passa a ruoli di signore elegante e dal carattere risoluto. Lavora con Pierpaolo Pasolini in "Teorema" e in "Medea", con Bernardo Bertolucci in "Ultimo tango a Parigi" e con Giuliano Montaldo in "L'Agnese va a morire".

Intensa è anche la sua attività nel teatro, in particolare nel dopoguerra, e successivamente in televisione, dove è protagonsita degli sceneggiati di maggior successo come "Cime tempestose" di Mario Landi, "I promessi sposi" di Sandro Bolchi e "Il segno del comando" di Daniele D'Anza.

Muore a Roma dopo aver ultimato le riprese del film "La finestra di fronte" di Ferzan Ozpetek che gli vale un postumo David di Donatello come miglior attore protagonista.